lunedì 10 luglio 2017

[Live Report] Sohn @ Anfiteatro del Venda

Per prima cosa: l'Anfiteatro del Venda non è un anfiteatro.
Non è uno spazio. E' un'invenzione e ne stiamo parlando in positivo.
Vai verso Padova, svolti verso le terme euganee, poi ad un certo punto inizi ad arrampicarti per cinque o sei chilometri come fosse una gita di montagna, tornanti, curve secche, strada che speri sempre più di non incontrare una macchina in senso inverso.
Il navigatore però è sicuro di sè stesso.
Trovi un ragazzo che ti dice: svolta a sinistra, arriva in fondo, gira la macchina e parcheggia nel primo posto libero, così siamo già in fila per la discesa.
Scendi dalla macchina, 3 minuti a piedi dove realizzi di essere nel niente, tra le colline venete, le viti, i paesi con le luci in sottofondo in una serata fresca.
Poi una salita ripida, le luci come fosse un festival di una volta, una baracchina con vino, birra e panini e arrivi all'Anfiteatro: ovvero una conca naturale, il palco in basso, la gente seduta attorno dove vuole, il panorama sullo sfondo.
Come sia venuto in mente non è dato saperlo, quanto funzioni bene sarà provato nel corso della serata.


Detto questo, eravamo qui per la musica, sentiamo un paio di pezzi di Santamanu, che sta chiudendo il suo set di apertura e poi ci lasciamo coinvolgere dal buon set di L I M, ovvero il progetto solista di Sofia degli Iori's Eyes. 
Che è nei dintorni della proposta di sohn, ovvero un pop elettronico e ben prodotto, con una voce che a volte è canto e a volte strumento, ritmi a volte dilatati a volte più raccolti: piacevole.

Ma siamo qui per Christopher Taylor, in arte Sohn, inglese ormai stabilito a Vienna e esponente di quel genere non bene definibile ma chiaro nato da James Blake in poi.
Nel suo caso un pò meno lavoro sulla voce, che dà l'idea di una produzione meno digitale rispetto a Blake, di melodie che spesso nascono da tastiere e pianoforte e vengono poi arricchite di elettronica intorno.
Se il primo album era pieno di ottimi brani e il secondo non è da meno, valeva la pena di vederlo dal vivo? Si e ancora si.
Perchè (quasi contrariamente alle aspettative) il live è probabilmente il live che quasi nessuno ha visto ma che meritava di non essere perso in questa estate.
Forse trecento persone hanno potuto assistere alla perfetta messa in scena dei due album (generosa la scaletta, che ha toccato gran parte della produzione discografica), in formazione a 4, con due batterie e led luminosi davanti agli strumenti, a formare un anello di suoni e luci dietro al cantante, con il consueto cappello, al centro del palco.



Una voce perfetta, lo scenario unico, un pubblico in attenta contemplazione hanno contribuito man mano a far pensare: ma perchè siamo così pochi?
Ne esce una scrittura ottimale, una band capace di fare uscire il suono al suo meglio, momenti intensissimi come Rennen / Falling, dall'ultimo album. O come la brillantezza di Lights e Lessons, dall'esordio.
Ne esce potensissima Hard Liquor, che magari su disco è solo una bella apertura ma live rimane impressa per un paio di giorni buoni.
Bassi intensi e delicatezza vocale, grande scrittura fanno emergere Sohn dalla media, era una idea maturata su disco ma la certezza è che dopo il live, chi era presente, terrà pienamente in considerazione questo ancora giovane artista.







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