venerdì 21 luglio 2017

[Live Report] Le Luci Della Centrale Elettrica + Colombre @ Ferrara Sotto le Stelle


Felice da fare schifo.
E' una delle magliette al banchetto, una delle intuizioni letterarie di Vasco Brondi (qui a Ferrara è Vasco Brondi, in Italia è Le Luci della Centrale Elettrica) e chiude in quattro parole un concerto, una sera.
La domanda sta nella prospettiva: sta crescendo Vasco? Cosa è oggi?
Perchè per noi, per quelli del demo, per quelli delle date da lui citate in provincia di Ferrara, per quelli dei reading, dell'urgenza espressiva dei primi due album, per noi che "cosa racconteremo ai figli che non avremo", ora una figlia ce l'abbiamo.
E ora anche noi abbiamo passato i trent'anni.
Siamo ancora a vedere il Brondi, capace di evolversi, scrivere un disco meraviglioso chiamato Terra e che sa di viaggio, di migranti, di ballate, di sentimenti, di cinque continenti racchiusi in pochi brani.
E siamo a vederlo con la barba lunga, una maglietta, la chitarra spesso e volentieri appoggiata, una band dietro a suonare a lui a ballare e cantare sul palco.
Quel suo parlare strascicato, incerto, involuto ora, pur rimanendo di sfondo, è diventato sicurezza, gioia, tranquillità nel raccontarsi.
Vasco Brondi (non) cantava immagini di un cupo futuro, poi ha cantato il cupo oggi e le difficoltà, poi ha iniziato a cantare in tutti i modi per liberarsi da sè stesso e ora canta per il piacere di farlo.
Felice da fare schifo.
Canta quasi più da Costellazioni (che pure, ora, mi pare il disco più incerto) che da Terra, canta una Macbeth nella nebbia che doveva uscire così su disco, canta Piromani come faceva al Korova un milione di anni fa, canta Chakra che pare poter essere la storia d'amore meno convenzionale che tutti vorrebbero raccontare (l'incertezza).
Chiude con Nel Profondo Veneto, che ha il testo della violenta morte dei sogni, sui cori africani della speranza.
E' dissonante così, anche alla fine, con il suo pubblico di chi ha cinquanta anni e chi nemmeno diciotto e passa il tempo a baciarsi con la foga di pensa che quell'istante, quella sera, quel concerto sia il momento perfetto di una vita (dico a voi, coppia davanti a me, eravate felici da fare schifo).
La sensazione  (e lui cantava la nostra disillusione!) è che quel pezzetto di pubblico di stasera, il popolo di Brondi sia pienamente con lui, un'anomalia genetica di serenità, canta altri versi ma se ti giri e guardi bene leggi tra le labbra "ce la faremo" "il mondo può andare avanti".
Vasco ha smesso di avere paura nel momento in cui ha iniziato a viaggiare e conoscere il mondo; mentre noi stiamo insegnando ai nostri figli ad avere paura, se solo non lo conosciamo.
Io ho visto questo ieri: la voglia di abbracciarsi.
Non ho visto un concerto perfetto, non mi è piaciuto che il suono vibrasse così poco, che la batteria non colpisse pesante, che le chitarre a volte non sferzassero.
Ma poi riflettendoci, era che sbagliavo prospettiva.
Non era quella data zero al teatro comunale, non erano bassi, chitarre e archi.
Non c'era imponenza ieri.
Vasco era venuto a piedi.
Felice da fare schifo.





Setlist
Coprifuoco
Qui
Stelle Marine
Macbeth nella nebbia
Quando tornerai dall'estero
La Terra, l'Emilia, la Luna
Ti vendi bene
Questo scontro tranquillo
I Sonic Youth
Una cosa spirituale
Waltz degli scafisti
Cara catastrofe
40 km
Piromani
Un bar sulla via Lattea
Chakra
Le ragazze stanno bene
I destini generali

Encore:
A forma di fulmine
Nel profondo Veneto

lunedì 10 luglio 2017

[Live Report] Sohn @ Anfiteatro del Venda

Per prima cosa: l'Anfiteatro del Venda non è un anfiteatro.
Non è uno spazio. E' un'invenzione e ne stiamo parlando in positivo.
Vai verso Padova, svolti verso le terme euganee, poi ad un certo punto inizi ad arrampicarti per cinque o sei chilometri come fosse una gita di montagna, tornanti, curve secche, strada che speri sempre più di non incontrare una macchina in senso inverso.
Il navigatore però è sicuro di sè stesso.
Trovi un ragazzo che ti dice: svolta a sinistra, arriva in fondo, gira la macchina e parcheggia nel primo posto libero, così siamo già in fila per la discesa.
Scendi dalla macchina, 3 minuti a piedi dove realizzi di essere nel niente, tra le colline venete, le viti, i paesi con le luci in sottofondo in una serata fresca.
Poi una salita ripida, le luci come fosse un festival di una volta, una baracchina con vino, birra e panini e arrivi all'Anfiteatro: ovvero una conca naturale, il palco in basso, la gente seduta attorno dove vuole, il panorama sullo sfondo.
Come sia venuto in mente non è dato saperlo, quanto funzioni bene sarà provato nel corso della serata.


Detto questo, eravamo qui per la musica, sentiamo un paio di pezzi di Santamanu, che sta chiudendo il suo set di apertura e poi ci lasciamo coinvolgere dal buon set di L I M, ovvero il progetto solista di Sofia degli Iori's Eyes. 
Che è nei dintorni della proposta di sohn, ovvero un pop elettronico e ben prodotto, con una voce che a volte è canto e a volte strumento, ritmi a volte dilatati a volte più raccolti: piacevole.

Ma siamo qui per Christopher Taylor, in arte Sohn, inglese ormai stabilito a Vienna e esponente di quel genere non bene definibile ma chiaro nato da James Blake in poi.
Nel suo caso un pò meno lavoro sulla voce, che dà l'idea di una produzione meno digitale rispetto a Blake, di melodie che spesso nascono da tastiere e pianoforte e vengono poi arricchite di elettronica intorno.
Se il primo album era pieno di ottimi brani e il secondo non è da meno, valeva la pena di vederlo dal vivo? Si e ancora si.
Perchè (quasi contrariamente alle aspettative) il live è probabilmente il live che quasi nessuno ha visto ma che meritava di non essere perso in questa estate.
Forse trecento persone hanno potuto assistere alla perfetta messa in scena dei due album (generosa la scaletta, che ha toccato gran parte della produzione discografica), in formazione a 4, con due batterie e led luminosi davanti agli strumenti, a formare un anello di suoni e luci dietro al cantante, con il consueto cappello, al centro del palco.



Una voce perfetta, lo scenario unico, un pubblico in attenta contemplazione hanno contribuito man mano a far pensare: ma perchè siamo così pochi?
Ne esce una scrittura ottimale, una band capace di fare uscire il suono al suo meglio, momenti intensissimi come Rennen / Falling, dall'ultimo album. O come la brillantezza di Lights e Lessons, dall'esordio.
Ne esce potensissima Hard Liquor, che magari su disco è solo una bella apertura ma live rimane impressa per un paio di giorni buoni.
Bassi intensi e delicatezza vocale, grande scrittura fanno emergere Sohn dalla media, era una idea maturata su disco ma la certezza è che dopo il live, chi era presente, terrà pienamente in considerazione questo ancora giovane artista.







[Live Report] Dear Reader @ Clandestino, Faenza

Il Clandestino, a Faenza, è un posto strano. Da fuori, pare un bar. Un lungo tavolo, sulla sinistra, ne suggerisce chiaramente l'i...