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Visualizzazione dei post da Maggio, 2014

[Ascolti] Damon Albarn - Everyday Robots

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Una gradita, inaspettata sorpresa.
Perchè è giusto dirlo: è abbastanza raro che un disco solista, per giunta di un personaggio così importante, sia davvero bello. Una penna quella di Damon Albarn che si è mossa nelle più disparate direzioni in questi anni: se non è necessario dire niente sui Blur, non sono da dimenticare le parentesi riuscite e sperimentali dei Gorillaz, l'interludio del progetto estemporaneo The Good, The Bad And the Queen, gli esperimenti a contatto con l'Africa (il Mali Music di inizio millennio).
Progetti diversi per quello che più di tanti altri è un grandissimo autore di canzoni e che a guardare indietro ha prodotto, a nemmeno cinquanta anni, una discografia capace di farlo entrare nel novero dei grandi.

Evidentemente però, anche per Albarn è arrivato il momento di inserire la propria firma davanti ad un disco. Archiviate così le costante voci sul ritorno dei Blur (concretizzato solo live e in un pugno di singoli) l'ormai ex ragazzo di Londra si cir…

Introducing... Benjamine Clementine

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Così, nel mezzo di una serata, spesa (forse) in compagnia di qualche linea di febbre.
Un girovagare per la rete (un occhio all'orologio che impone una sveglia ravvicinata) e le dita che si muovono sole a scrivere alcune parole per Benjamin Sainte Clementine, che in arte rinuncia alla parola in mezzo.
Rinuncia, sembra a quasi tutto quello che non sia voce e pianoforte.

Inglese, si trasferisce a Parigi nel 2008 dopo una rottura sentimentale.
E' un ragazzo intimo: vive spesso per strada, si appoggia qua e là, di umili origini percorre un percorso personale nella metro della capitale francese.
Canta per sè stesso, scopre se stesso.
Qualcuno lo nota, in città se ne parla.
Un passaparola, quel qualcosa che quando scendi nella tua metro, con la tua frenetica vita di ogni giorno, ti costringe a fermarti.
Chissà cosa canta, Clementine.
Ma un illuminato agente lo prende con sè, lo strappa dalle paludi della società e lo riporta dove gli spetta: Inghilterra, un contratto, un primo Ep e …

[Ascolti] The Black Keys - Turn Blue

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Ottavo album in dodici anni per i Black Keys.
Il duo formato da Daniel Auerbach e Patrick Carney ha svoltato con un un-due che, se stessimo parlando di sport, avrebbe steso l'avversario: Brother e El Camino erano infatti due gemelli partoriti in un momento di estasi creativa, baciati dalla produzione di un Danger Mouse in grado di perfezionare il suono dei duo e culminati in una serie di singoli capaci, per fortuna, di raggiungere un pubblico enorme.
Così se già un piccolo pubblico li aveva imparati a conoscere (già il precedente Attack & Release aveva colpito la nicchia indipendente) ora, oggi, i Black Keys sono una delle più importanti rock band del globo, senza se e senza ma.

Responsabilità capace di pesare, un fardello di aspettative per una band con il limite oggettivo (o apparente) di essere ridotta a due elementi.
Devono essere accorti anche Daniel e Patrick che scrivono un album diviso a metà tra crescita e continuità.
Che si voglia espandere il discorso musicale vers…