giovedì 31 gennaio 2013

Nuovo progetto di coppia per Adam Green (e data live)


Ha poco più di trent'anni, Adam Green, americano dalle parti di New York, ma ha già una discografia imponente e interessante.
Senza dilungarci troppo, tra i 17 e i 23 anni, è metà dei Moldy Peaches, in compagnia di Kimya Dawson, con varie brani, singoli, ep e quant'altro di dolcissimo pop zuccheroso, con grande talento melodico, talento sdoganato qualche anno dopo dal film Juno, che ne mette in primo piano alcuni brani (ed è un ottimo film, da recuperare).
Poi inizia la carriera solista, 7 album tra 2002 e 2010, con la probabile punta qualitativa nell'ultimo disco, Minor Love, compiuto e solido disco d'autore, con quella capacità di non prendersi mai sul serio che contraddistingue Green da sempre

Ora è il momento di tornare al lavoro in coppia, in questo caso con Binki Shapiro, ex musa di Fab Moretti (The Strokes) e terzo membro, con lo stesso Moretti e Rodrigo Amarante dei Little Joy, che pubblicarono un discreto disco omonimo nel 2008.
Il progetto si chiama, molto semplicemente, Adam Green & Binki Shapiro, il primo estratto è la carinissima Just To Make Me Feel Good e la bella notizia è che vedremo la coppia anche dal vivo, al Covo di Bologna (dove Adam Green sta diventando una specie di presenza amica, tra concerti annuali e performance tra dj set e ubriachezza post, ce lo ricordiamo eccome!) il 30 Marzo.

martedì 29 gennaio 2013

I due ritorni dell'anno (almeno uno sicuro)


Non è sempre vero, ma spesso, a fare più rumore negli ultimi anni sono state reunion (o ritorni) dopo parecchi anni di band inattive.
E in questi giorni ci sono una certezza e un dubbio fondato di due nomi che, in caso positivo, riempiranno con ogni probabilità copertine, articoli e quant'altro possa girare in rete al giorno d'oggi.
Partiamo dalla certezza: Postal Service.

Band che rimane in molti cuori nonostante un solo album: Give Up, datato 2003, delizioso esperimento di elettro-pop, difficilmente riconducibile ad un genere preciso.
Altrettanto difficile però non innamorarsene.
Nel decennale, la band composta da Ben Gibbard (Death Cab For Cutie) e Jimmy Tamborello, tornano con una ristampa (con quindici inediti, cover e altro) alcune date live (per ora Coachella e Primavera Sound) e chissà, forse pezzi nuovi per il secondo disco che stiamo aspettando da dieci anni.
Nel frattempo, un riascolto di un pezzo divenuto ormai classico.



E l'altro nome?
Si tratta ancora di voci, ma da più parti si dicono due parole: Daft Punk,
Con cambio di etichetta e nuovo album in primavera, pronti per la nuova stagione dei festival live.
E se ci saranno loro, si muoveranno folle enormi per quella che è, molto probabilmente, la più importante band elettronica degli ultimi anni.



domenica 27 gennaio 2013

Ascolti: Local Natives - Hummingbird


Non sta ricevendo particolari consensi, Hummingbird.
E nemmeno troppo interesse, a dire la verità, per quella legge di hype che dice che un gruppo ormai viene sovraesposto prima del disco d'esordio, discusso nel momento in cui esce e spesso ignorato dopo.
Non che non ci siano motivi: Gorilla Manor era un buonissimo disco del 2009, altra epoca, musicalmente parlando, non eravamo ancora nell'epoca delle reunion (tra gli headlinear del Primavera Sound ci sono Postal Service - Blur - The Jesus And Mary Chain - Nick Cave And The Bad Seeds - My Bloody Valentine) e quel folk-rock pieno di vitalità, cambi di tempo e riuscite melodie aveva coinvolto parecchie orecchie.
Quattro anni dopo, i dieci pezzi che compongono Hummingbird (il nostro Colibrì) scivolano invece discretamente bene nelle orecchie.
Solo, sono un pò inoffensivi.
Peccato, perchè quando è il momento di You And I, che apre il disco, le aspettative si alzano subito, un ottimo inizio, confermato dalla già conosciuta Heavy Feet a seguire.
A quel punto, l'ascoltatore, nella fattispecie il sottoscritto, era già pronto a imbandire la tavola della recensione con qualcosa tipo "non ne parla nessuno, ma è un disco molto bello".
Non essendo così iniziata la recensione, facile capire che non sia così.
Ma chiariamoci: non è un nemmeno un disco brutto.
Non c'è un pezzo da dimenticare, si rimane su coordinate vocali interessanti (e in qualche caso vicino ai Fleet Foxes) il lento dipanarsi di Black Spot è piacevole e Mr Washington ha il pregio di non dilungarsi troppo in un riuscito crescendo.
Però la tavolozza di colori è un pò troppo limitata, ci si muove nello stesso colore sonoro per troppo tempo, tanto che, se si ascolta a caso qua e là riesce difficile distinguere, a volte, subito un pezzo dall'altro.
Insomma, svanita, in parte l'originalità del debutto, rimane un disco piacevole, ma non certo indimenticabile.
Diciamo che per una sera di pioggia, può andare bene.

sabato 26 gennaio 2013

Tornano Strokes e Knife

Se ne parla in questi giorni.
Il ritorno di questi due gruppi è sicuramente l'evento musicale della settimana, oltre alla solita lineup da mascella abbassata del Primavera Sound di Barcellona (che siccome non possiamo andarci, ve la andate a leggere da soli).


Due ritorni capaci di muovere una nutrita lista di fan, ma il primo parte male già dal singolo di apertura.
Non difficile pronosticare chi, visto che questa seconda carriera degli Strokes sembra non aggiungere davvero niente alla invece interessante prima parte.
Così, dopo avere scritto che il prossimo album è in arrivo (pare) a breve, ecco in ascolto il brano: poca cosa, con un insolito (e mal riuscito) falsetto, per un pezzo che, siamo onesti, non sarebbe stato che una bsides ai tempi di Is This It.




Differente il discorso per i The Knife.
Che intanto, per la cronaca,  sono stati protagonisti di un enorme risveglio popolare difficilmente preventivabile: basti dire che la maggior parte delle date live sono andate esaurite in poche ore o giorni, ancora prima che uscisse materiale nuovo.
Sono passati sette anni da Silent Shout, album di cui si discusse molto, ma immaginarsi un affollamento mediatico a livello di una reunion dei Blur, chi l'avrebbe detto?
Fatto sta che anche in Italia il destino è stato il medesimo, per cui chi volesse prendere i biglietti per l'unica data, appena spostata all' Alcatraz di Milano, il 29 Aprile, si affretti.
C'è invece la possibilità di ascoltare il primo singolo di Shaking The Habitual, lungo brano (nove minuti) piuttosto intenso e acido.
Anche se, per chi scrive, si tratta di una band leggermente sopravvalutata....

martedì 22 gennaio 2013

Ascolti: Eels - Wonderful, Glorius


Decimo album in studio, si diceva, per Eels.
Che ci arriva in forma smagliante, regalando un ennesimo disco di (belle) canzoni, sulla scia della trilogia Hombre Lobo - Tomorrow Morning - End Times.
Un album sinuoso e che come un disco istintivo e non troppo prodotto, che immagini prodotto in poche settimane.
Ci accoglie Bombs Away, voce leggermente filtrata, basso in prima linea e una bella continuità con il divertente singolo Peace Blossom, primo estratto di un mesetto fa.
Non sono più gli anni novanta, Everett ha cinquant'anni e risponde all'età con parecchia energia, la solita voce meravigliosa e il talento melodico: che dire di Open My Present, che sembra un pezzo anni sessanta, te lo immagini tra i classiconi dell'epoca.
E di tanto in tanto non mancano le ballate, quelle che in fondo sono spesso rielaborazioni riuscite della stessa idea: quante volte Eels ha fatto qualcosa tipo On The Ropes, voce e chitarra?
Tantissime, eppure ci piace sempre.

Giudizio semplice e composto: se vi piace Eels, Wonderful, Glorius è un altro bel disco da aggiungere ad una bellissima discografia.
Non solo, è un disco più rock e veloce dei precedenti e si ascolta con estremo piacere.
Serve altro?

giovedì 17 gennaio 2013

Focus On: Stateless (e un album solista futuro)


Capita, di tanto in tanto, di tirare fuori un cd per un pò di tempo lasciato nel porta cd dell'auto.
Io ne ho due, attualmente, di porta cd, quello grigio, che contiene tutta una prima fase di dischi (straboccanti di mp3) e un secondo, nero, che gira da un annetto abbondante, dove finiscono più o meno tutti gli ultimi dischi, 50-70 brani per cd, per l'ascolto in macchina che rimane, a mio parere, uno dei migliori possibili, secondo solo a quello in (buona) cuffia.
Questa mattina ho ritirato fuori quello grigio, inserito un cd di (relativa) vecchia data e ritrovato il sapore, gustosissimo, di un tempo, nell'ascoltare gli Stateless.
Che sono, e probabilmente saranno, uno dei gruppi più sottovalutati degli ultimi anni.

Quartetto di Leeds, città nel nord inglese, capitanato da Chris James, gli Stateless si formano nel 2002.
Cinque anni di gavetta e collaborazioni (di rilievo quella importante con Dj Shadow, con alcuni pezzi scritti insieme) e infine nel 2007, l'esordio, omonimo.
Disco quasi perfetto e indimenticabile, capace di fondere la vocalità dei Radiohead, le suggestioni elettroniche dei recenti Portishead e un grande lavoro di ritmiche spezzate e di rilievo alla batteria.
Soprattutto, un grande lavoro melodico che porta a grande risultati:



Non c'è bisogno di dire molto, dopo un pezzo come Bloodstream e il bello è che è solo il punto di inizio, il più accessibile di un grande disco che si muove lento e sinuoso, muovendosi, di tanto in tanto su coordinate più black (The Language) o acide (Bluetrace, quasi industriale nel suo finale sincopato).
Un altro pezzo memoriabile? Crash. Ballata indimenticabile, perfetta, da stupirsi nel non essere stata più di tanto utilizzata dal cinema.

Le attenzioni per la band ci sono, ma non sale mai un hype per una band che forse non ha nei comportamenti o nelle personalità qualcosa di spicco per far parlare la stampa.

Così, quattro anni dopo, quando arriva Matilda, su etichetta Ninja Tune, non c'è, in realtà grande attesa per il secondo disco.
Che pure, è si leggermente sotto il livello dell'esordio (poteva essere altrimenti?) ma non è per niente brutto.
Anzi, affascina.
In primis per Ariel, particolarissimo brano che sembra partire con melodie orientali e si libra leggero nelle contorsioni della batteria e che suona affascinante e ancora una volta, diverso.



Non è l'unica cosa bela: se è vero che l'iniziale, confusa Curtain Call, spaventa un pò, la parte centrale del disco convince parecchio.
In particolare Miles To Go, e Assasinations, che confermano un approccio più vicino all'hip hop, seppure destrutturato, più Dj Shadow che Radiohead, per intenderci, che magari non è indimenticabile ma funziona, eccome se funziona (degna di nota anche Ballad of NGB).

Nel andare a ricostruire questo articolo, poi una notizia: mentre la band è presumibilmente in pausa, il frontman, Chris James è all'opera per un album solista, come ci twitta un paio di giorni fa.
Se son coincidenze queste....


mercoledì 16 gennaio 2013

Will Sheff (Okkervil River) fa un album per conto suo


Fuori piove, piove forte e mentre ritorno a casa, dopo una notte di lavoro, mi pregusto il momento.
E' un'attesa breve, durata qualche ora, da qualche, sul mio prode smartphone, è arrivata una mail targata Okkervil River dal titolo "Will Sheff annunces Lovestreams".
Non serviva molto altro, per intuire il progetto solista di Will, frontman del gruppo americano che, per chi non li conoscesse, sono uno dei gruppi rock più importanti e intensi di questo millennio di cui va recuperata più o meno tutta la discografia (specie nella parte centrale).

C'è invece un bel testo, dentro, dove il cantante ci racconta di avere sempre voluto uno studio proprio, per poter fare un album per sè. Ci racconta di avere trovato questo spazio, dopo tanti anni, in un appartamento di Brooklin, appartenuto precedentemente ad uno scrittore, John Wray.
Ci racconta che se per tutti, l'autore solitario finisce irrimediabilmente a pizzicare le corde di una chitarra, per lui l'intimità è sussurare ad un computer e comporre.

E infine ci dice di non voler pubblicare un album, di averne fatte alcune copie per amici e infine di aver pensato di diffondere alcuni brani.
Gratuitamente, perchè a lui non è costato nulla produrli.
E ci dice, intanto, questa è Shock Corridor, traccia numero due dell'album, di questo progetto che ha come nome Lovestreams.

Un bel pezzo, inaspettato per chi, come dice lui e pensavo io, pensava ad un malinconico album acustico e invece si rivela per ora più dalle parti di Eels o Mr Ward, sostenuto da una bella ritmica, una voce un pelo effettata, un pezzo di cinque minuti che ci fa, semplicemente, un immenso piacere.
In attesa di ricevere il resto, qui sotto il brano in ascolto e qui il download.

martedì 15 gennaio 2013

Introducing Palma Violets



Che il decennio appena iniziato non sia quello delle chitarre, è ben chiaro.
La rivoluzione dubstep, le influenze elettroniche sparse ovunque, il folk che trova sempre nuovi nomi, il suffisso post appiccicato a parecchi generi (in fondo cosa fanno gli At J se non un post pop, o più che altro, un pop del 2013?).
Tutto questo e molto altro, ma sicuramente non il rock, che rimane vivo nelle sue creature maggiori e qualche raro esponente che ogni tanta pure catalizza alcune attenzioni (Vaccines?) e che pure non vive quello stato di grazie di quegli anni zero, dove Libertines, Strokes, Arctic Monkeys, Block Party, Franz Ferdinand, Interpol e molte altre band a seguire scrissero grandi dischi e convinsero tutto che il rock era tornato, nei locali live e nei dj set.

Il 2013, sembra segnare, si dice in giro, una piccola inversione.
Vedremo se sarà vero, sicuramente un nome con hype altissimo alle spalle è quello dei Palma Violets, che hanno in comune con gli Arctic Monkeys l'avere già enorme seguito e attenzione prima ancora di avere pubblicato il disco; disco che, lo diciamo subito, uscirà a fine febbraio, con il titolo 180.

Quartetto di Londra, quartiere di Lambeth, si formano nel 2011, in sostanza colpiscono con il primo singolo, Best Of Friends, che insieme al nuovo Step Up for The Cool Cats, ci porta in un rock vicino a quello dei Libertines, senza dimenticare, si sente parecchio nell'ultimo estratto, parentele con la psichedelia dei Velvet Underground.

Se saranno un fuoco di paglia è difficile dirlo, sicuramente l'attesa è elevata e la speranza altrettanto: c'è parecchio bisogno di buon rock.

domenica 13 gennaio 2013

Ascolti: Everything Everything - Arc


Frutto, a mio parere, di un discreto abbaglio, gli Everything Everything escono nel 2010 con l'album d'esordio Man Alive.
E' subito clamore, elemento che se non è troppo rilevante in Inghilterra, dove tutto sommato la ricerca della next big thing è all'ordine dell'ordine, ma il clamore si diffonde (moderatamente s'intente) anche in Italia, dove nei forum si parla e apprezza parecchio questo album che in fondo si muove sulle coordinate seguite, anni dopo, anche dagli Alt + J.
Un pop sbilenco, insomma, una vocalità fuori dagli schemi, incroci ritmici arditi che però raramente, secondo il giudizio soggettivo di chi scrive, riusciva davvero a generare qualcosa di interessante.

Arc esce in questi giorni porta la band su territori più normali.
Il che, diciamolo subito, è il meglio e il peggio dell'album.
Un album che inizia benissimo: Cough Cough e Kemosabe sono due ottimi pezzi, il primo in particolare, un divertissement allegro e riuscito che fa la sua ottima figura.
Il resto del disco, però, si arena alla distanza, risultando, si godibile ma anche un pò monocorde.
In particolare nella voce Jonhatan Higgs si muove spesso in territori poco brillanti, specie quando i ritmi si abbassano e cosa resta ad una band che viene acclamata per originalità se si butta in ballate e lenti?
Poco.
E' un pò l'effetto di Choice Mountain, per carità, piacevole, ma non certo indimenticabile.
Anche le parti di batteria e chitarra, a volte, si muovono troppo vicine l'une con le altre pezzo dopo pezzo.
Insomma si è capito: Arc si ascolta bene, ha un paio di acuti interessanti, ma risulta un disco abbastanza dimesso, forse interessante dal vivo, sicuramente (questo susciterà critiche) migliore del primo disco, ma conferma il giudizio ancora incerto su una band si degna di nota e sicuramente alla ricerca di un proprio suono originale ma anche ancora non ha colto nel segno.
Quello che, per dirne una viste le frequenti citazioni, è riuscito agli Alt + J al primo colpo.
Ci rivediamo al terzo giro.


martedì 8 gennaio 2013

Nuovi singoli per David Bowie e Atoms For Peace


Tra ieri e oggi, due uscite importanti che hanno fatto parlare la rete (e non solo).
Il non solo è sicuramente merito di David Bowie, che compie sessantasei anni (auguri) e si fa un regalo da solo, pubblicando Where Are We Now, delicata e apprezzabilissima ballata che anticipa l'album annunciato oggi, dal titolo The Next Day.
Se il disco seguirà il singolo, ci si può aspettare un ritorno in grande stile dopo ben dieci anni.


E se Bowie è tutto tranne che un esordiente, esordienti lo sono gli Atoms For Peace.
Esordienti in queste veste, s'intende, visto che si tratta di un quintetto composto da Thom Yorke (Radiohead) Flea (Red Hot Chili Peppers) Nigel Godrich (produttore e sesto membro acquisito dei Radiohead) Joey Waronker (collaboratore in passato di Beck e R.E.M.) e Mauro Refosco.
Insomma, un vero supergruppo, nato per suonare live The Eraser (primo e attualmente unico album solista di Thom Yorke) e divenuto formazione vera e propria.
Ecco che dopo "Default", esce anche "Judge Jury And Executioner" che sembra mostrarci comunque continuità con il disco del cantante dei Radiohead.
Un disco molto atteso, ad ogni modo, in uscita il 25 Febbraio.

lunedì 7 gennaio 2013

I Pulp ci regalano un inedito in compagnia di James Murphy



Dopo la pausa natalizia, sta per arrivare un altro periodo pieno di dischi, su cui verosimilmente faremo un punto della situazione nei prossimi giorni.
Prima di imbarcarci in questa operazione, fermiamoci un attimo per un omaggio ai Pulp, che dopo una trionfale reunion nell'ultimo anno (chi ha avuto la possiiblità di vederli live, ne parla in maniera entusiasta) ci regalano un inedito, After You, rimasto demo per una decina di anni e inaspettatemente pubblicato poco dopo Natale.
La cosa bella è che al mixer (e forse non solo) c'è James Murphy, che avrà pure concluso nella maniera migliore con l'esperienza Lcd Soundsystem, ma rimane uno dei nomi più influenti del millennio in corso.
E così ne esce un pezzo che è assolutamente dei Pulp eppure suona esattamente come un brano di Murphy, assolutamente un pezzo bomba e con una coda che, in un mondo giusto, si farà apprezzare in tutte le piste alternative di questo mondo.
Un bellissimo regalo e considerato che quest'anno il nostro James è in fase di produzione del disco nuovo degli Arcade Fire...


venerdì 4 gennaio 2013

Ascolti: Chromatics - Kill The Love


Tra i più chiaccherati album dello scorso anno, Kill The Love è in realtà il quarto album dei Chromatics, quartetto di Portland, nell'Oregon, regione abbastanza insolita degli Stati Uniti che pure ha regalato qualche discreto nome alla scena musicale (Courtney Love, il bassista dei Gang of Four, Laura Veirs e i chiaccherati Yatch di un paio di anni fa).
Divenuto un album con parecchia attenzione per il contemporaneo successo di Drive, film d'autore di qualche mese fa.
Un accostamento piuttosto riuscito: se il film insegue questo protagonista in una metropoli notturna, sarà suggestione o meno, ma la musica suona esattamente come una città, con il suo pulsare di luci e vita, con una velocità media costante e (quasi) mai troppo lenta.
Un synth pop che si snoda lungo un disco articolato (17 pezzi per un'ora e venti abbondante di musica) fondamentalmente divisa in un due metà.
La prima, facile dirlo, la migliore, più vicina alla forma canzone e la seconda (meno incisiva) con una maggiore componente strumentale.
Una grande metà disco, si diceva: Into The Blue, cover di Neil Young, introduce il disco in maniera sobria, aprendo ad una grande sequenza: Kill For Love, in pieno delirio anni ottanta, Back for The Grave, puro pop contemporaneo e soprattutto la doppietta Lady / These Street Will Never Look The Same, dove si incrociano magicamente voci e accenni sintetici in sottofondo, pezzi perfettamente riusciti e che potrebbero, viene da pensare, durare il doppio senza far soffrire nessuno.

Peccato poi che la seconda parte del disco perda un pò mordente, trasformandosi in una elettronica strumentale con una ritmica spesso lenta e assomigliando più a qualcosa da aperitivo, da mantenere in sottofondo.
Anche se qualcosa spicca ancora, la bella ballata The River, ad esempio.
Ma tutto rimane piacevole e la splendida prima metà di disco fanno concludere in modo chiaro: vale la pena di ascoltare il disco.

Secondo Album per i Local Natives


Una bellissima notizia, quella del ritorno dei Local Natives.
Quintetto dalle parti di Los Angeles, nel 2009 ci avevano delicato con l'album d'esordio, Gorilla Manor, pienamente inquadrabile in un folk/rock mai scontato, pieno di cambi di tempo e idee, tra Shins e Fleet Foxes, per farci capire.
Ne avevamo già parlato qualche mese fa, con un primo inedito e ora arriva la notizia del nuovo album, dal titolo Humming Bird e di un primo estratto, Heavy Feet, in ascolto qui sotto, che ci riporta in prima linea con le sonorità già apprezzate nel primo disco.
Sarà una conferma?

martedì 1 gennaio 2013

Prossimi Appuntamenti Live

Quale modo migliore per iniziare l'anno, se non dando lo sguardo ai concerti più interessanti dei prossimi mesi?
Solita regola: in giallo ci sono le nuove entrate.



Paul Banks

  • 1 Febbraio - Milano, Magazzini Generali


The Raveonettes

  • 17 Febbraio - Roma, Circolo degli Artisti
  • 18 Febbraio - Milano, Tunnel
  • 19 Febbraio - Rimini, Velvet

Sigur Ros

  • 18 Febbraio - Jesolo, Pala Arrex
  • 19 Febbraio - Assago, Mediolanum forum
Glen Hansard
  • 20 Febbraio - Milano, Limelight
  • 21 Febbraio - Roma, Auditium Parco della Musica
  • 22 Febbraio - Firenze, Viper

Crystal Castles

  • 23 Febbraio - Bologna, Estragon
  • 24 Febbraio - Milano, Alcatraz

Local Natives

  • 28 Febbraio - Milano, Tunnel
Get Well Soon
  • 6 Marzo - Ravenna, Teatro Almagià
  • 7 Marzo - Roma, Lanificio 159
Everything Everything
  • 6 Marzo - Milano, Tunnel 
Beach House
  • 9 Marzo - Bologna, Estragon
  • 10 Marzo - Roma, Piper

Mumford And Sons

  • 14 Marzo - Milano, Alcatraz
  • 15 Marzo - Firenze, Oblhall
  • 16 Marzo - Roma, Atlantico

Of Monster And Man

  • 18 Marzo - Bologna, Estragon
  • 19 Marzo - Roma, Piper
Eels
  • 18 Aprile - Milano, Alcatraz

[Live Report] Home Festival - Giorno 1 - 31/8

Non è nemmeno, spero, necessario l'abusato discorso che potremmo riassumere in festival/italia/mondo. Ovvero: siamo una rara anom...