martedì 30 ottobre 2012

Ascolti: Reptar - Body Faucet


C'è nebbia, spesso, qui dove scrivo io.
La nebbia arriva in questi giorni, cala lenta nella notte e al mattino ti trovi un muro a volte penetrabile a volte minaccioso, che ti impedisce di vedere l'uscita della rotonda che stai percorrendo.
Dura fino a primavera.
Non è un problema, se ci si cresce.
Però che esca un disco come questo, quattro ragazzi esordienti dalla Georgia, poco sopra la ridente Florida, in questo periodo può essere una bella cosa.
Perchè, chiariamolo subito, i Reptar sono i primi eredi (o fratelli, viste le affinità musicali) dei Vampire Weekend.
Ne ricalcano le esatte coordinate, brani afro-pop, melodie cristalline, una batteria leggera e dinamica.
Certo è anche una bellissima occasione per capire la differenza tra una band di fuoriclasse (i Vampire) e una discreta band.
Perchè se la ricetta è centrata in pieno, quasi a far gridare al plagio, i risultati finali sono leggermente sottotono, anche se, onestamente, il disco scorre con piacere.
Prendiamo Sebastian, scanzonata, ad aprire il disco. Deliziosa.
Non rallenta mai, Body Faucet, fino a quando non giunge in fondo con la doppietta Three Shining Suns e Water Runs (la migliore) in cui le percussioni si riposano quasi del tutto, per lasciare la scena alla voce di Graham Ulicny.
I Reptar comunque ci hanno provato, il disco sta vendendo bene negli Stati Uniti e mostra l'apprezzabile tentativo di allargare il cerchio, con brani che spesso superano i quattro e i cinque minuti, al contrario del quartetto di New York che si è sempre distinto per le perfette three-minute-song.

Insomma, il giudizio è chiaro: da queste parte i Vampire Weekend sono amatissimi (e quanto vorremmo un loro live) e questi Reptar, con molta modestia, possono regalare qualche ora più che piacevole sulla stessa scia musicale.
Non male, con questa nebbia.

P.s. da non perdere il sito della band, in un genuino stile Windows 3.1 di qualche decade fa...

Reptar - Sebastian by Vagrant Records

lunedì 29 ottobre 2012

Musicraiser arriva in Italia


Qualche tempo fa gli organizzatori dei Secret Concert, di cui ogni tanto avrete letto qualche report, hanno scritto parlando di un nuovo progetto, Musicraiser.
Realtà già esistente in altri stati, ecco arrivare quindi la settimana scorsa anche nella penisola questo peculiare progetto di Crowdsourcing.
Per chi non lo sapesse, il progetto è semplice quanto geniale: l'artista si distacca dalle regole di mercato e da case discografiche, imposta il progetto (un disco, un video, un tour) e una cifra da raggiungere per poterlo ottenere.
Il popolo della rete dona quanto vuole, se il progetto va in porto, tutto si svolge, in caso contrario gli utenti vengono rimborsati.
Piccolo surplus, la band può impostare diversi gradi di donazione, dai più semplici che includono il download o il disco fisico una volta terminato fino a weekend con la band, la partecipazione ad un pezzo, note sul libretto o quant'altro, a libertà degli autori. Ovviamente ricompense ottenute con donazioni di alto valore.

E' una bella cosa, Musicraiser, ennesimo passo verso un rapporto più vicino tra fan e gruppo e soprattutto in grado di permettere libertà artistica totale dell'artista.
Ovvio che un nome conosciuto (ad esempio partecipano gli Stato Sociale, caso indie di questi mesi) avrà maggiori possibilità di uscire con l'obiettivo raggiunto ma è tutto democratico, come nella migliore tradizione della rete.
In fondo, se uno sconosciuto mette un paio di bei pezzi realizzati da solo e chiede fondi per un album completo, chi vieta di potersi farlo largo con il passaparola?
Il consiglio è di perderci qualche minuto, chissà che non possa uscirne qualcosa di ottimo nei prossimi anni...

MusicRaiser

giovedì 25 ottobre 2012

Ascolti: Amanda Palmer - Theatre is Evil


Amanda, Amanda Palmer. Amanda Fucking Palmer, come ama definirsi.
Trentaseienne di New York, dodici anni fa forma i Dresden Dolls insieme al folle batterista Brian Viglione, due brillanti album di punk-cabaret tra piano e batteria, un disco (discreto) di B-sides.
Poi un primo album solista, collaborazioni di ogni tipo (l'ultima con i Flaming Lips), un disco di cover con l'Ukulele dei Radiohead, una solidissima attività di contatto con i fan tra facebook, twitter e foto, tanto da portare ad una raccolta fondi su Kickstarter per questo disco, Threatre is Evil, capace di raccogliere più di un milione di dollari da quasi 25mila donatori, diventando il progetto musicale ad avere raccolto più fondi di sempre.
Artista fuori dagli schemi, provocatrice e capace di creare un piccolo culto sfortunatamente rimasto fuori dal successo in Europa (mentre un disco come questo è arrivato al numero dieci negli Stati Uniti).
Se l'eccesso sembra uscire da queste poche e sintetiche righe di descrizione della (non più) ragazza, eccesso è anche quello che esce da questo album.
Quindici brani per settantuno minuti di musica, strumenti di ogni tipo e una sensazione generale di magnificenza in quasi tutti i brani difficile da non notare.
Nell'eccesso però, Amanda riesce spesso a centrare il bersaglio.
Curiosamente partiamo da metà disco, una "The Bed Song" voce e piano dove esce l'intimità e la qualità interpretativa della Palmer che riesce raramente a limitarsi a questa dimensione (un peccato viene da dire).
Tutto l'opposto l'apertura di "Smile", brano di apertura, iperprodotto e sempre sopra la righe, pur pieno di intensità.
Non mancano i bei pezzi in questo lungo disco: The Killing Type è una perfetta pop song che meriterebbe le rotazioni in radio molto più di quelle cose che girano in radio (e vado a presunzione, non sapendo cosa succede in quel mondo).
E' un disco che si muove tra suggestioni pop, echi del passato dei Dresden Dolls (Lost, Berlin pur nel suo brillantissimo finale quasi orchestrale), tra partenze e ripartenze, con un cantato quasi sempre eccessivo ma perfettamente incisivo, come è storia della Palmer.

Una volta digerito e assimilato, insomma, Threatre is Evil è un disco dalla ampia sufficienza, che forse con tre-quattro pezzi in meno poteva diventare uno dei migliori dischi autoriali dell'anno ma che conferma le qualità uniche di Amanda Palmer.
E non essendo l'unica artista a cui abbiamo perdonato negli anni una certa bulimia creativa (il Bright Eyes dei tempi d'oro?) ci godiamo questo bel disco.
Ben fatto, Amanda.

07. Trout Heart Replica by DE-CIDER

martedì 23 ottobre 2012

Introducing Jake Bugg


Un ragazzino classe 94 alla conquista delle classifiche inglesi, questa è la storia di Jake Bugg.
Che parte in realtà dall'Inghilterra centrale, contea di Nottingham.
Riesce facile immaginarlo, questo Jake, da più parti definito come ombroso e ben poco sorridente , chiuso nella sua cameretta ad ascoltare vinili dei genitori (si, anche in questo decennio digitale piace immaginare così).
Ascoltare Bob Dylan, ma anche Donovan o Springsteen.
Non molto di nuovo, sarebbe impossibile, lui di indie rock o dubstep se ne interessa poco.
Riesce facile immaginarlo fuori dalle amicizie cool, un ragazzo nato vintage.
Così, con la sua chitarra in mano scrive i suoi pezzi.
E inizia a girare in radio, qualche esibizione in tv, addirittura sul palco nella zona esordienti a Glastonbury.
Ed poi il primo omonimo disco.
Da ascoltare, sicuramente.
Quattordici pezzi per quaranta minuti veloci e ben scritti, la splendida Lightning Bolt in apertura a impostare il discorso ma anche la delicata Contry Song o Two Fingers, uno dei primi singoli usciti nei mesi scorsi a confermarne tutte le qualità.

Il consiglio è di prendere la monetina, metterla nell'immaginario jukebox e lasciarsi affascinare.

sabato 20 ottobre 2012

Tornano i Local Natives


Ecco un bel ritorno, decisamente.
Non che fossero diventati un caso da alto hype, i Local Natives,  quartetto dalle parti di Los Angeles, arrivati nei negozi (una frase che ha ancora senso?) nel 2009, con il più che buono Gorilla Manor.
Un indie rock crepuscolare, dalle parti, se vogliamo trovare una somiglianza, degli Spoon (che pure in Italia non sono famosi, purtroppo) con cambi di tempo, aperture chitarristiche, momenti corali.
Su questa esatta linea e con molta piacevolezza giunge ora Breakers, primo pezzo uscito dal futuro Hummingbird, in uscita a gennaio del prossimo anno.
Forse stavolta ne parleranno di più, almeno è quello che speriamo.

Local Natives - Breakers by indiebirdieblog

E visto che la band lo mette a disposizione, ecco lo streaming del disco d'esordio...
Gorilla Manor by Local Natives



venerdì 19 ottobre 2012

Ascolti: Bat For Lashes - The Haunted Man



Natasha Khan, in arte Bat For Lashes arriva al (sempre difficile) terzo album.
Un album importante, dopo la sorpresa dell'esordio fulminante con Fur And Gold (con varie date in tour con i Radiohead) e la solida conferma di Two Suns, questo album può essere la conferma della trentenne di origini Pakistane ma cultura inglese nel Gotha delle più importanti nuove autrici del panorama musicale.
Non ho scritto, volutamente, nè che questo album è la conferma, nè che poteva esserlo.
Perchè è ancora un pò dubbioso il giudizio su un disco sicuramente di qualità ma non incisivo come quello passato.
Cosa funziona: la voce, come sempre intensa e delicata, pronta ora ad esplodere ora ad accarezzare, della Khan.
E funzionano alcuni pezzi: Laura, primo intimo estratto, ma anche un brano come All Your Gold, ottima in suoni e scrittura.
Quello che non fa impazzire spunta quà e là, ad esempio in Oh Yeah che forse è questione di gusti personali ma proprio non convince nella parte musicale, che non decolla mai veramente.
L'elemento sicuro è la difficoltà di realizzazione di questo disco, confermato dai lunghi tempi di registrazione e dai blocchi di scrittura confessati dall'autrice.
Ecco, se nei precedenti dischi Bat for Lashes sembrava avere un'identità precisa, pareva seguire l'istinto di una voce, un suono tribale (chi ha detto Glass?) o meravigliose e semplici apertura pop (Daniel, What's a Girl To Do) in questo terzo album tutto pare molto più studiato, organizzato, pensato e lavorato in studio.
Un album più difficile ma non per questo brutto: Marylin, per dirne una, brilla di luce propria.
Insomma, pur mancando il capolavoro o l'acuto, il livello generale rimane quello della piacevolezza.
Per cui, un mezzo passo avanti (nella complessità e nei suoni) e uno mezzo indietro (nella qualità stessa) ci portato ad un disco discreto contanto ancora su un futuro tutto da scrivere.
Lo attendiamo con ansia.

Bat For Lashes - All Your Gold by Bat for Lashes


martedì 16 ottobre 2012

Prossimi appuntamenti live

Sono passati quasi due mesi dall'ultimo aggiornamento dei live più interessanti dei prossimi mesi.
Era agosto, la stagione all'aperto stava per finire, ora invece sta iniziando quella al chiuso.
Quindi un aggiornamento importante e dovuto, evidenziate in giallo le date uscite negli ultimi giorni!


Japandroids 
  • 18 Ottobre - Roma, Lanificio 159
  • 19 Ottobre - Bologna, Covo
  • 20 Ottobre - Padova, Loop
The Pains Of Being Pure At Heart
  • 23 Ottobre - Torino, Astoria
  • 24 Ottobre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 26 Ottobre - Bologna, Covo
  • 27 Ottobre - Padova, Loop
Patrick Wolf
  • 24 Ottobre - Roma, Teatro Ambra Jovinelli
  • 25 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
  • 26 Ottobre - Mestre, Teatro Corso
Tame Impala
  • 26 Ottobre - Milano, Magazzini Generali
Bon Iver
  • 30 Ottobre - Milano, Magazzini Generali 
Micah P. Hinson
  • 1 Novembre - Conegliano (Treviso), Appartamento Hoffman
  • 2 Novembre - Milano, Salumeria della Musica
  • 3 Novembre - Ravenna, Bronson
  • 4 Novembre - Torino, Astoria
  • 5 Novembre - Circolo Degli Artisti
Bloc Party
  • 8 Novembre - Milano, Alcatraz
Calexico
  • 13 Novembre - Milano, Alcatraz
  • 14 Novembre - Bologna, Estragon
Andrew Bird
  • 14 Novembre - Milano, Magazzini Generali
Bat For Lashes 
  • 19 Novembre - Milano, Alcatraz
Wild Nothing
  • 22 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 23 Novembre - Bologna, Covo
Django Django
  • 28 Novembre - Milano, Tunnel
Alt - J
  • 28 Novembre - Ravenna, Bronson
  • 29 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 30 Novembre - Milano, Tunnel 
The Black Keys
  • 1 Dicembre - Palaolimpico, Torino
The XX
  • 2 Dicembre - Milano, Alcatraz
Cat Power
  • 3 Dicembre - Milano, Alcatraz
  • 4 Dicembre - Bologna, Estragon
The Vaccines
  • 12 Dicembre - Roncade (Treviso), New Age
  • 13 Dicembre - Milano, Magazzini Generali
Sigur Ros
  • 18 Febbraio - Jesolo, Pala Arrex
  • 19 Febbraio - Assago, Mediolanum forum
Crystal Castles
  • 23 Febbraio - Bologna, Estragon
  • 24 Febbraio - Milano, Alcatraz
Of Monster And Man
  • 18 Marzo - Bologna, Estragon
  • 19 Marzo - Roma, Piper

sabato 13 ottobre 2012

Report Live: The Tallest Man on Earth - Artificerie Almagià (Ravenna)

E' un piccolo momento di consacrazione, questo (nemmeno troppo) mini tour Italiano di Tallest Man on Earth.

Quattro sold out di seguito in locali piccoli si ma non certo piccolissimi.
Ad esempio a Ravenna, alle artificerie Almagià, luogo preso in prestito dalla sempre ottima gestione Bronson (e Hana-Bi) ci saranno ad occhio quattrocento o forse più persone.
In questa fabbrica recuperata con una fila di sedie al centro e il resto della gente attorno si è consumata un'ora e mezza quasi di intensissimo live, è giusto dirlo subito.
Stavolta ci perdiamo il gruppo spalla causa uscita ritardata dal lavoro (che è a Ferrara, non esattamente dietro l'angolo) ma ci viene riferito di una divertente e trascinante apertura in stile folk di Dan Haywood's New Hawks, così ci ripromettiamo di approfondirli in futuro.
Poco prima delle dieci sale su un palco che più minimale non si può il nostro Kristian Matsson, armato di chitarra, microfono e un pianoforte a due metri di distanza.
Tutto qui.

In un clima informale e rilassato, di entusiasmo crescente, l' uomo più alto della terra inizia una meravigliosa e intensa danza.
E' proprio questa l'impressione, una danza, perchè si muove costantemente, a destra, a sinistra, la testa ora abbassata ora alzata, poi seduto, poi al pianoforte, poi a bordo palco, un passo indietro, un passo avanti.
Un lento valzer che privilegia (ovviammente) l'ultimo album, molto probabilmente il migliore a livello di scrittura, senza dimenticare i migliori momenti passati.
E minuto dopo minuto riesce ad incantare tutti.

Tallest Man on Earth è un grandissimo performer, fatto di una semplicità di tempi passati, armato solo di sè stesso e di uno dei due strumenti riesce a superare l'intensità del disco arrivando direttamente al cuore, grazie anche al piccolo posto, dimensione ideale per un live di questo tipo.
Difficile elencare i momenti migliori ma a sforzarsi potrebbero essere There's No Leaving Now, che ha il sapore del classico, una decisissima King of Spain o The Wild Hunt, dal precedente disco.

Ma sono quei concerti che puoi descrivere solo per immagini: la gente seduta o in piedi, sorridente, l'assenza di una barriera tra artista e pubblico, il battimani appena si può, l'abbraccio ad una ragazza che gli scrive un cartello (che non riusciamo a leggere) la corsa sotto al palco per il bis finale, gli applausi scroscianti.
Questo e altro per una bellissima serata di folk acustico e pieno di emotività.
Il futuro è probabilmente quello di un successo sempre maggiore per The Tallest Man on Earth ed è tutto ampiamente meritato.



giovedì 11 ottobre 2012

Ascolti: Muse - The 2nd Law



Forse finisce qui.
Finisce qui la storia dei Muse, per quanto mi riguarda.
Raro un caso simile, di una band partita dal niente, osannata dalla critica e poi da un pubblico sempre più vasto.
E che tutto sommato, aveva saputo mantenere buone o discrete idee almeno fino a Black Holes And Revelation.
Poi, The Resistance, traballante.
Ma niente era ancora arrivato da Bellamy e soci, come questo disco.

The 2nd Law è un disco caotico.
La sensazione è nata subito nei primi tre pezzi usciti, la pessima canzone donata alle Olimpiati (Survival, pomposissima) Madness (che parte nemmeno male, l'idea c'è ma il brano non esplode mai e finisce senza verve) e soprattutto la chiaccheratissima Unsustainable,  il famoso pezzo dubstep, che ti chiedi cosa gli sia saltato in mente, per fare un brano simile.
Che non ha poi nemmeno niente di dubstep a meno che per dubstep non vogliamo davvero intendere quelle cose alla Skrillex e non invece tutta la raffinata scena inglese.
E ancora, due pezzi scritti dal bassista Chris Wolstenholme, Save me e Liquid State, prive di qualunque attrattiva.
Poco da salvare, in questo disco: forse la voce di Bellamy, par strano ma forse più bella che mai, come in Animals, pezzo che dimostra che se addomesticati i Muse potrebbero ancora scrivere canzoni interessanti.
Solo che è poco perchè è difficile non soffermarsi su un pezzo come Panic Station, un pezzo rubato ai Red Hot Chili Peppers senza troppi complimenti (imbarazzante nel ritornello) o Explorers che è tanto una solita ballata in stile Muse da ricordare almeno due o tre pezzi del recente passato.

Inutile dilungarsi.
Raramente scrivo recensioni negative per un desiderio di evitare quel desiderio di distruggere tipico di molte recensioni (per non parlare delle community che ci stanno dietro) ma in questo caso è un amore ferito (e finito) a parlare.
Dispiace, ma ce ne faremo una ragione mentre per motivi abbastanza incomprensibili i Muse continueranno la loro scalata verso vendite e successo degne di band di livello planetario.

Muse || Madness by Warner Music Brasil

martedì 9 ottobre 2012

Arcade Fire di nuovo in pista, nuovo album per 2013


E' tutto molto semplice.
Rispettando la regola dei tre anni (2004, 2007, 2010) l'anno prossimo doveva essere l'anno del nuovo disco degli Arcade Fire, con ogni probabilità il gruppo più importante (tra quelli che vi hanno esordito) del decennio scorso.
Importante per la coerenza artistica, il pubblico raggiunto e l'essere riusciti a avere un suono proprio, senza mai fermarsi in una sola direzione.
In altre parole, difficile non dire che il gruppo canadese sia l'unico possibile erede dei Radiohead, in prospettiva futura, per capacità di unire qualità ed un pubblico trasversale.
Sarà quindi uno dei dischi più attesi e le notizie a riguardo sono tre, una più pesante dell'altra:
- c'è una conferma, anno 2013 su Mercury Records.
- c'è un nuovo brano, Crucified Again.
- la band stessa lo ha messo, live, nel proprio canale Youtube, segno di importanza dello stesso.

Un brano che sembra nelle corde della band, una di quelle ballate lente con orchestrazioni a salire sul finale, che fa ben sperare anche se, ovviamente, le aspettative per un grandissimo disco saranno enormi.
Nell'attesa ecco il brano.

lunedì 8 ottobre 2012

Ascolti: Get Well Soon - The Scarlet Beast O' Seven Heads


Ecco, questo è stato un disco che ha richiesto tempo.
Se ne sta lì, discreto, da qualche settimana, senza troppe richieste, ma senza essere dimenticato.
Un pò per l'affetto sincero che si riserva a quelle piccole scoperte che ancora (e forse mai) interessano un pubblico non troppo numeroso.
Un pò per il ricordo di una serata musicalmente davvero bella, al Covo di Bologna, con questo doppio Gel Well Soon e in un apertura Dear Reader (ne riparleremo) di qualche anno fa, qualche decina di persone e tanta bella musica nelle orecchie.
Un pò perchè con quegli ascolti di tanto in tanto c'era l'idea che Konstantin Grooper, trentenne tedesco, fosse riuscito, dopo un secondo disco non esaltante, a ritrovare la via che tanti buoni risultati aveva dato nel primo, riuscitissimo "Rest Now Weary Head You Will Get Well Soon".

Ed eccoci a questo pomposissimo terzo disco, ispirato pare ad una certa estetica del cinema italiano degli anni settanta.
Al di là di questi proclami è un disco con parecchie influenze o per meglio dire affinità con la prima parte della carriera di Bright Eyes.
Un disco pomposo, pieno di suoni, orchestrazioni, idee.
A volte capaci di cogliere a volte magari meno a fuoco ma di discreto livello medio e occasionalmente piuttosto elevato.
Su tutti Roland, I Feel Like You, primo singolo che è molto semplicemente uno straordinario pezzo autoriale, di quelli che ti fa ricordare perchè questo ragazzo è di quelli con la marcia in più.
Anche The Last Day of Rome e Disney, più lente, piacciono nei loro suoni e specie nel secondo caso, esce pienamente la parte orchestrale, capace di restituire il senso di una colonna sonora o comunque immagini cinematografiche: difficile spiegarlo ma è così e visto l'obiettivo dichiarato, si può considerare riuscito.
Infine piena di energia è You Cannot Cast Out The Demons, lungo brano conclusivo a dir poco esaltante nei suoi momenti migliori, sostenuta da una doppia batteria con un esplosivo finale.
Non tutti i brani sono di questo livello ma non si può non pensare ad un disco piuttosto riuscito, una sufficienza più che abbondante.
Bentornato, insomma.


Get Well Soon - You Cannot Cast Out The Demons (You Might As Well Dance) by City Slang




sabato 6 ottobre 2012

Secondo album per Darkstar


Ha senso parlare di un disco in arrivo se il primo estratto pare di poco rilievo?
Si, se il disco d'esordio era valido.
E lo era nel caso di North, primo album di Darkstar, trio londinese dalle parti del dubstep, diciamo in un territorio di sperimentazioni elettroniche in alcuni casi parecchio riuscite .
Così dopo i voti piuttosto alti di quasi tutta la stampa specializzata, ecco ora Timeaway, prima traccia di un disco che uscirà il prossimo anno.
Nulla di che, si diceva, dalle parti di quell' "Aidy's Girl is a Computer" che aveva fatto conoscere la band nel 2009.
Sotto in streaming, per il resto aspettiamo.

giovedì 4 ottobre 2012

Il Calendario delle uscite discografiche


Bella stagione l'autunno, la migliore, quasi sempre, per l'industria discografica che dopo la (relativa ormai) quiete estiva, tiene in serbo per questi mesi moltissime uscite interessanti, con la contemporanea fine dei festival estivi e l'inizio della stagione dei concerti "al chiuso".
Ringraziando Pitchfork, ecco una selezione (ulteriormente) ragionata delle uscite previste per le prossime settimane.

2 Ottobre
Dark Dark Dark: Who Needs Who
Flying Lotus: Until the Quiet Comes
John Cale: Shifty Adventures in Nookie Wood
Moon Duo: Circles
Muse: The 2nd Law 
Simian Mobile DiscoA Form of Change
Tori Amos: Gold Dust

9 Ottobre
Boys Noize: Out of the Black
Ellie Goulding: Halcyon
Ladyhawk: No Can Do 
Tame Impala: Lonerism
Ty Segall: Twins 

16 Ottobre
Chelsea Wolfe: Unknown Rooms: A Collection of Acoustic Songs
Matmos: The Ganzfeld EP
Patrick Wolf: Sundark and Riverlight 

23 Ottobre
...And You Will Know Us by the Trail Of Dead: Lost Songs
Bat for Lashes: The Haunted Man
Of Montreal: Daughter of Cloud
Paul Banks: Banks
Titus Andronicus: Local Business 

30 Ottobre
Andrew Bird: Hands of Glory
Hercules and Love Affair: DJ-Kicks
Neil Young & Crazy Horse: Psychedelic Pill
The Soft Moon: Zero

13 Novembre
Brian Eno: LUX 
Oneida: A List of the Burning Mountain
The Rolling Stones: GRRR! 

Infine, tra le release senza data ma in arrivo ci sono: Coldcave, Iceage, Still Corners.







mercoledì 3 ottobre 2012

Ascolti: Mumford And Sons - Babel


Tre anni fa succedeva qualcosa che ormai è un evento raro: con un solo disco una band all'esordio diventava una band da stadio o quasi.
Rarissimo infatti vedere un disco folk di un gruppo sconosciuto essere recensito in maniera spesso entusiastica e vedere il seguito crescere di mese in mese.
Sigh no More era un disco in realtà non perfetto ma con una grandissima carica evocativa: la voce di Marcus Mumford, i potenti crescendo di alcuni brani, il suono distintivo (non originale ma il folk non necessita di rinnovamento come altri generi che fanno della sperimentazione la propria crescita).
Qualcosa di strano, si diceva, perchè se succede che pure in Italia (questa estate) questa estate il gruppo inglese abbia centrato due ampi sold out senza avere ancora fatto uscire il disco nuovo, in una sorta di tour di preparazione, allora davvero c'è un interesse che non è più quello della solita nicchia più o meno allargata.
Insomma, i Mumford And Sons sono ormai un fenomeno trasversale e mainstream.
Arriviamo a Babel, dunque.

Di Babel ho letto abbastanza in giro, tanto per farmi un'idea.
Sono tutte o molte pesantemente negative.
Eppure Babel farà ampliare ulteriormente le quote di fan della band.
Quindi arriviamo al dunque, scrivendo direttamente a Mumford e soci.
Cari ragazzi, il vostro disco non è così pessimo come scrivono o scriveranno quelli della critica specializzata. Ma non è nemmeno così bello come vi diranno i vostri fan.
Per un solo e semplice motivo: raramente mi è capitato di sentire un disco che si ripete con così grande meticolosità.
Se già il primo disco non era campione di varietà, qui sembra che in studio il gruppo si sia detto: "come possiamo ripetere The Cave o ancora meglio Little Lion Man?
E quindi ecco qui, Babel nella sua semplicità.
Una serie di (non sempre brutti) pezzi con una introduzione più o meno elaborata, il già temutissimo momento banjo che arriva in sottofondo, un ritornello di stampo epico, un momento poco prima del finale del brano in cui si accresce ulteriormente il pathos e via così.
Ma non è di struttura che parlo, è proprio di suoni.
Davvero, la chitarra suona spesso le stesse note, la voce mantiene la stessa impostazione, la batteria quella velocità, il banjo arriva in scena in quel preciso momento.

Così Babel, perchè i Mumford And Sons i pezzi li sanno scrivere eccome, è quel disco che ne senti un singolo in radio/youtube/dovunque si ascoltino i dischi oggi e ti esalti tantissimo, allora ascolti un altro brano e già pensi grande disco.
Solo che tre brani dopo chiedi con quel pò di rassegnazione qualcosa di diverso.
Forse è una band che dovrebbe ragionare su piccoli Ep.
Sarebbe imbattibile, fornirebbe materiale per colonne sonore e concerti di esaltazione collettiva.
Per è ora il pensiero è un mah, andata anche questa ma al prossimo disco se non variate qualcosa, così, non si va da nessuna parte.

Mumford & Sons – I Will Wait by BOBBB

[Live Report] Dear Reader @ Clandestino, Faenza

Il Clandestino, a Faenza, è un posto strano. Da fuori, pare un bar. Un lungo tavolo, sulla sinistra, ne suggerisce chiaramente l'i...