venerdì 28 settembre 2012

Terzo giro per i Crystal Castles


Due o tre sere fa inizia a girare in rete un nuovo video dei Crystal Castles.
Qualche anno fa, invece, non si parlava che di loro.
Di questa Alice Glass, non ho mai capito se per estetica (ne dubito) o per performance infuocate, fatto sta che l'esordio di questo duo elettronico canadese, era affascinante ma con poca longevità.
Insomma, difficile ascoltare a ripetizione il disco, è inutile negarlo, per quanto vi fossero momenti indubbiamente forti e particolari.
Erano, insomma, candidati, con molta facilità a rientrare nella categoria "secondo disco dimenticabile, al terzo disco dimenticati" che tanto riesce bene in questo mondo dove tutto passa per il tempo di uno streaming.
E io stesso pensavo che la cosa si sarebbe rivelata come predetto.

Poi ci siamo incontrati, io e il video di Plague.
Fa paura.
E' perfetto. E' inquietante e spazza via in un attimo i suoni da Nintendo dell'esordio, quel senso di piccolo gioco in sottofondo diventa senso di angoscia, un pezzo da Pornography se fosse stato pensato nel 2012.
E si, probabilmente è suggestione ma se poi anche Wrath of God, più eterea (ma nemmeno poi tanto) riesce a convincere, allora forse potrebbe anche essere un "ora siamo diventati grandi".




giovedì 27 settembre 2012

Ascolti: The Shoes - Crack My Bones


A parlare di loro, con poche (o pochissime righe) in lingua italiana, sono ben due siti.
Due blog.
Insomma, la ricerca di chi fossero, questi The Shoes, che tanto mi avevano impressionato al DCode Fest di Madrid, non è stata semplicissima.
Viene in aiuto (sempre onore) Pitchfork, che oltre a recensirli con discreta benevolenza, ci racconta di due ragazzi francesi che da tempo lavorano nella cosiddetta "gavetta" con parecchi remix, tra cui quello del nome più quotato è quello dei Late Of The Pier (ve li ricordate?).
Due ragazzi che hanno un nome, Guillame Brière e Benjamin Lebeau.
Che l'anno scorso hanno pubblicato il loro debutto, Crack My Bones.
In che direzione siamo?
Diciamo tra Hot Chip, !!! e Metronomy.
Quello che traspare solo in parte su disco era la grande potenza della parte percussiva live, davvero impressionante.
Invece il disco, dieci tracce per quaranta minuti scarsi di musica, scorre via piacevolmente, se volete un disco poco serio ma con qualche buonissima intuizione.
A partire da Time To Dance, in un'altra epoca (6-7 anni fa) un probabile successone da indie club.
Ma anche People Movin, questa si, potrebbe essere una bside dei Metronomy o l'acidissima Bored, di cui è rimasto qualche ricordo live.
Insomma, per essere onesti questo debutto è un debutto fuori tempo massimo, incrociando rock ed elettronica come si faceva qualche anno fa, ma non possiamo considerarlo un difetto.
Quindi, una sufficienza di stima, specie perchè se poi una Time to Dance si trasforma in una performance così, c'è solo da sperare di capitare una volta di più sotto un loro palco.
E volendo, intanto ci si può ascoltare l'album.




mercoledì 26 settembre 2012

Report Live: Radiohead - Arena Parco Nord, Bologna


I Radiohead sono per me (e per molti altri) IL gruppo.
Che poi ci si sia appassionati ad altri, si ascoltino mille dischi e si giri l'Italia o l'Europa per vedere concerti, nulla toglie che loro, anche al di là di un ultimo disco, The Kings Of Limbs che è il primo solo buono e non memorabile della loro carriera, rimangano quelli che ti fanno palpitare il cuore in maniera diversa.
Perchè in fondo la band di Oxford è un pò una di quelle storie magiche di un primo amore che non ti ha deluso, come una di quelle coppie che si fidanzano a quindici anni e a settanta ancora si stringono la mano per strada.
Una carriera ormai ventennale senza passi falsi, con molte deviazioni di territorio, sapendo far parlare di sè per la musica e non per gossip o altro, un invidiabile percorso artistico che si incrocia con chi scrive per la terza volta, ad una decina di anni di distanza dalla prima volta.
Allora, a Ferrara, avevo giusti diciotto anni, in quella tipica fase in cui "gli altri sono diversi da me, io invece ascolto i Radiohead anche se non mi capisce nessuno".
Oggi ne ho ventisette e se l'altra volta volta ero arrivato alle nove e mezza del mattino, questa volta (potere della maturità) sono riuscito ad arrivare nel primo pomeriggio.

Giornata calda, a Bologna.
I biglietti presi su W.A.S.T.E. garantiscono (e chi lo sapeva?) un ingresso separato e prioritario insieme a quelli che sono lì dal mattino.
Una piccola corsa di quelle gioiose, serene, per una bella posizione poco sotto al palco e poi una attesa tra chiacchere e letture ci porta dritti alle otto passate, quando arriva sul palco Caribou.
Su cui spendiamo poche righe: un live breve, quattro elementi e alcuni suoni campionati per un live che non mi ha convinto troppo.

Al di là che la presa sul pubblico è buona, specie quando parte la cassa in maniera decisa (funziona sempre) ci sembra che i lampi sentiti su disco (meno di quelli amati da molta stampa però) arrivino poco e non vi sia nulla di indimenticabile in questa mezzora.
Peccato.

E siamo alle 21.30, praticamente puntuali, salgono i cinque Radiohead, con quest'anno in aggiunta nientemeno che Clive Deamer (batterista dei Portishead).
Partenza energica: Lotus Flower - Bloom - 15 Steps sono un ottimo inizio ed è bellissima la scenografia, piena di luci e con dieci schermi fluttuanti pronti a disporsi in posizioni sempre diverse e a illuminare la scena.
Con Bloom, poi, si conferma l'impressione letta quà e là: i brani di The King of Limbs, a parte forse Little By Little, suonano parecchio meglio dal vivo, arricchiti e potenziati.
Vedi anche Morning Mr Magpie, potente ed emozionante.

Ma ad essere onesti, siamo ancora in fase di rodaggio, c'è ancora troppo cantare isterico nelle file dietro di noi.
A mio parere, cambia tutto da Pyramid Song in poi.
Esatto, Pyramid Song, suonata raramente nei tour e invece eccola qui, traccia numero dieci, in tutta la sua bellezza inarrivabile e che fa parte di una tripletta indimenticabile: Pyramid Song - You And Whose Army? - I Might Be Wrong, direttamente da Amnesiac, disco strepitoso e consumato all'epoca.
Dobbiamo ancora riprenderci che si arriva direttamente (dopo una Planet Telex d'annata) ad un'altra tripletta Feral-Little By Little e soprattutto Idioteque che se non ha più la novità dalla sua, si conferma brano cardine del live Radiohead.

Prima pausa: possibile che stiano suonando da quasi un'ora e mezza? Sembrano dieci minuti.
Si diceva di salti di qualità e il primo Encore ne fa un'altro.
Cinque brani: Give Up The Ghost e Exit Music non fanno volare mezza mosca in un'arena con ventimila persona (grazie Thom) The Daily Mail - Myxomatosis - Paranoid Android animano invece ogni persona presente.
E infine l'ultimo passo di qualità.
Perchè House Of Cards, Reckoner e una chiusura con una True Love Waits, b-side d'annata che introduce Everything in it's Right Place a degna chiusura di un grandissimo concerto.

Un concerto, giusto dirlo ora, che ha goduto di una straordinaria serenità della band, divertita e giocosa con un Thom sempre più, mai come ora, istrione, ballerino, uomo maturo divertito e consapevole del suo ruolo.
Insomma, concertone, conferme in piena regola per una band che è ancora sulla vetta, non si sa come, per qualità e quantità di fan (quattro date in Italia a 20-30mila persone sono qualcosa di incredibile).
Non resta che augurarsi che non finisca mai, questo amore.

Setlist

01. Lotus Flower
02. Bloom
03. 15 Step
04. Lucky
05. Kid A
06. Morning Mr Magpie
07. There There
08. The Gloaming
09. Separator
10. Pyramid Song
11. You and Whose Army?
12. I Might Be Wrong
13. Planet Telex
14. Feral
15. Little by Little
16. Idioteque
encore #1:
17. Give Up the Ghost
18. Exit Music (for a Film)
19. The Daily Mail
20. Myxomatosis
21. Paranoid Android
encore #2:
22. House of Cards
23. Reckoner
24. True Love Waits/Everything In Its Right Place




lunedì 24 settembre 2012

XX, First Aid Kit e James Blake, nuovo materiale

I primi due sono sicuramente tra gli artisti che andranno nelle classifiche di fine anno (almeno di questo blog) e uno di quelli sicuramente più amati e da tenere d'interesse per il prossimo futuro.
Quindi, anche per recuperare alcuni giorni, una piccola triplice news.


  • Le First Aid Kit, con il loro carinissimo debutto  stanno avendo il meritato seguito. Così eccole a pubblicare una deluxe edition dell'album che include anche un nuovo brano "Wolf", decisamente in linea, per suono e qualità) con le tracce del disco. Complimenti ancora.

  • Il disco degli XX, nel frattempo arrivato qui a casa in un caldo vinile (confermando di essere un'opera a livello del sensazionale primo disco) gode di un bel remix ad opera niente meno di Four Tet, che rielabora Angels in maniera sorprendentemente delicata, avvolgendo le voci in leggeri suoni ed eliminando i battiti, tranne nel finale. Bello e di gran gusto.
  •  

  • Il nostro James Blake invece, preannuncia novità. Una è il brano in ascolto sotto, pubblicato con lo pseudonimo Harmonomix, assunto sicuramente per una libera sperimentazione rispetto all'ormai ingombrante nome del ragazzo londinese, un brano sicuramente interessante per le direzioni future (e che ricorda suoni dei primi ep di Blake). E di nuovi progetti si inizia a parlare, visto il piccolo tour di Dicembre tra Stati Uniti e Inghilterra (dove stiamo pensando di fare un salto) che annuncia la presentazione live di materiale nuovo...

sabato 22 settembre 2012

Report Live: DCode Fest 2012, Madrid

Siamo in vacanza, in Spagna e nel nostro tour tra centro e sud della Spagna, capitiamo a Madrid nei giorni in cui si tiene, come si autodefinisce, l'ultimo grande festival dell'estate in città.

Non è un Primavera o altri grandi festival ma sono comunque due giorni di bella musica nel cuore della città universitaria, un vero e proprio grande quartiere dentro la capitale spagnola.
Scegliamo, per il poco amore verso gli headliner del secondo giorno (i Killers) il primo che invece propone un più che interessante e vario programma.
Così, dopo una coda non troppo lunga, approdiamo in un grande parco, con due palchi e un bel pò di zone ristoro.
Cambiati i soldi in "moneta locale" (specie di gettoni che evitano le code ai bar) ci buttiamo nel palco principale, per goderci i King Of Convenience.

Che non hanno materiale nuovo e quindi suonano per il semplice gusto di farlo, regalando una ottima oretta in costante crescendo, suonando prima in acustico e poi in formazione allargata (dai nomi italiani) regalando brio, battute e parecchio divertimento.
Promossi.
Sul palco principale salirebbero tra poco i Deus, che abbiamo già visto al Perfect Day e quindi, con l'intenzione di curiosare in giro e bere qualcosa ci troviamo nel Scenario Heineken, secondo palco in teoria minore ma che ci regala subito un'ottima soddisfazione.
Ora: sul palco ci sono questi The Shoes, che sinceramente non conoscevo, scopro essere un gruppo francese e per farla semplice, suonano come un potentissimo incrocio tra !!! e The Faint.

Poco cantato e molte percussioni, a volte sono tre le batterie reali o virtuali a suonare in contemporanea,  il suono è potentissimo, forse poco elegante ma si balla e si vibra con enorme piacere.
Promossi e da approfondire.
Stanno finendo i Deus e rimaniamo in zona per ascoltare qualche pezzo di Kimbra, conosciuta per essere l'altra voce del pezzo di Gotye.

Parte discretamente e prosegue anche un pò meglio, con una performance vicina a quella che ricordiamo di un'altra donna emersa negli ultimi anni, Florence And The Machine.
Ora però si torna al palco grande, ci sono i Sigur Ros, che replicano il buonissimo concerto italiano, senza dire una parola (non è un eufemismo, non abbiamo colto nemmeno gli sparuti thank you sentiti a Villafranca) ma sono un gruppo solidissimo, nulla da dire.
Siamo stanchi ma resistiamo, l'atmosfera è fresca e piacevole e all'una e mezza di notte c'è l'ultimo grande nome, i Justice.
Molto semplice il giudizio: pur se lungo dieci minuti di troppo, pur se è quasi un dj set mascherato come ben si sa, pur se il secondo disco non ha troppe cartucce da sparare, l'esibizione è convincente.
Ottimo il suono, belli i giochi di luce, la console che si apre rivelando tastiere o organi, (quasi) mai noiosi i passaggi di un mixato che ambisce ad essere quasi un live, con momenti di pausa (o quasi) e veri e propri saliscendi.


Si balla, con educazione e belle persone.
10 o 15 mila le persone, per una bellissima giornata musicale, bel pubblico, ampi spazi, una rilassante serata di musica che durante dalle 19 alle 3 passate, fa pensare che se tutto funziona bene, sono proprio queste le serate che fanno bene agli amanti della musica.



mercoledì 12 settembre 2012

Il Negoziante va in vacanza, a tra qualche giorno


Domani si parte per la Spagna, quindi nessuna paura se non vedete il blog aggiornato per un pò.
Approfittando della vacanza vedremo anche il primo giorno del D-Code Festival, che si tiene a Madrid e ha in scaletta, nel nostro giorno, King Of Convenience, Deus, Sigur Ros, Justice, The Shoes, Kimbra (quella di Gotye) e altri gruppi spagnoli.
A presto, per un live report e per ributtarci nella caldissima stagione concertistica in arrivo...

martedì 11 settembre 2012

La Cover dell'anno: Mark Lanegan, Martina Topley Bird e Warpaint alle prese con gli XX



Questa è una bomba.
Prendiamo un pezzo dal clamoroso esordio degli XX, Crystalized.
Cambiamo le voci, mettiamoci Mark Lanegan e Martina Topley Bird (indimenticata musa di Tricky ai tempi di Maxin Quaye e più che discreta solista), aggiungiamo agli strumenti i Warpaint, band dream pop americana.
Ed ecco una Crystalized come se l'avessero composta i Massive Attack, cupa, oscura, più sexy, dilatata e forse quasi migliore dell'originale o perlomeno di pari brillantezza.
Cover dell'anno, a mani basse, per il momento.

lunedì 10 settembre 2012

Ascolti: Glen Hansard - Rhythm And Repose



Una vita fa (tecnologicamente parlando) mi ritrovai sull'hard disk alcuni pezzi dei The Frames.
Sincero e onesto: non so perchè, non so dove ne avessi letto, non so perchè ne avessi solo alcuni pezzi.
Una certezza: era l'epoca degli mp3 a 128k (che si sentivano bene solo se avevi delle casse che facevano sentire male tutto) e dovevi cercavi i file a 192 o 256 come fossero oro.
In Italia l'Adsl era un sogno lontano, raggiungibile per pochi, i torrent erano agli albori e cercavi questi file su Emule o comunità in cui non sono mai riuscito ad entrare come Soulseek.
Le voci si rincorrevano nella rete con il sapore del segreto.
Tutto diverso da ora, dove in pochi secondi hai ogni disco a disposizione, inutile negarlo, sia in download legale che non.
Fatto che sta quei pochi mp3 di questi Frames sono sempre rimasti lì, a ruotare di tanto in tanto, specie con Finally.
Finally era un brano spettacolare, un crescendo di intensità emotiva di rara bellezza e alla cui voce, questo strano cantante, questo tale Glen Hansard, dava davvero qualcosa che non senti tutti i giorni.

Poi la storia tra me e Glen Hansard si era presa una pausa (addirittura il suo nome l'ho imparato poche settimane fa).
Io ho continuato ad ascoltare tanta musica, lui ha prodotto qualcos'altro con quel gruppo e poi ha fondato gli Swell Season, con cui ha pure vinto un Oscar per un brano in una colonna sonora (e, lo ammetto, ha pure suonato qui a Ferrara, senza attrarre il mio interesse).
Insomma, dopo tanto tempo, ci siamo ricongiunti.
Non è stato con le belle recensioni o con la data bolognese di questa estate, no, è stato con un David Letterman Show, gentilmente offerto da Rai 5, in cui suonava un brano, Bird Of Sorrow.
Brano abbastanza clamoroso e allora via di ascolto, via di album e via di percorso che è stato raccontato fin qui.
E su cui non c'è molto da aggiungere, in fondo.

Rhythm And Repose, prima esperienza solista di questo quarantenne di Dublino, è uno dei migliori e più intensi album di cantautorato di questi anni, una via di mezzo tra l'Eddie Vedder solista, un pizzico del Damien Rice più intenso e un qualsiasi grande autore degli anni sessanta o settanta.
Qualche arco, molta chitarra, parecchio pianoforte e una voce su tutto.
Molta in Bird Of Sorrow, che c'è solo da aspettarla in un momento sentimentale di qualche film o serie tv.
Tanta classicità invece in Talking With Wolves, tanto dolore in The Storm, It's Coming.
Pochi o nessuno i momenti deboli, poca, se vogliamo, sperimentazione, solo un gran bel disco di quelli che ne hai sentiti mille e poi ne ascolti anche un altro se, come questo è bello, bello davvero.



domenica 9 settembre 2012

Ascolti: Animal Collective - Centipiede Hz


Primo assunto: trovo gli Animal Collective sopravvalutati.
Un assunto necessario per inquadrare questa opinione sul nuovo lavoro della formazione americana, che conta su una produzione sterminata, pur avendo esordito solo nel 200 (si parla di una decina di album, progetti solisti, collaborazioni e altro, superando abbondantemente la decina come somma totale).
Quindi chi scrive non fa parte di quella corrente di "impazzimento collettivo" per le prove di questa band, sospesa tra sperimentazione, rock, elettronica, venature folk e soprattutto tantissima ricerca sonora.
E' però vero, incontestabile, che il precedente Merriwheater Post Pavillion i suoi numeri ce li aveva: My Girls - Summertime Clothes - Brothersport erano un trio di ottima fattura.
Insomma, la speranza c'era.
Invece l'impressione finale di questo Centipiede Hz è quella di un disegno con così tanti colori e tratti che riesce difficile scorgerci qualcosa di compiuto.
E intendiamoci, non è che si voglia chiedere al gruppo di arrivare una forma pop.
Per niente.
Anzi, apprezzabilissimo il sempre costante tentativo di trovare nuove strade.
Però che l'album sia confuso, infine, è proprio vero.
Partiamo dalle cose buone: Today's Supernatural, una specie di Mgmt in acido, è brillante.
L'energia, poi di Monkeys Riches (che se durasse la metà sarebbe un piccolo gioiello.
Però il resto poi si trascina stancamente, pur pieno di energia: New Town Burnout, ad esempio o Applesauce.
Se il gruppo nella prova precedente aveva dato l'impressione di essere coeso e riuscire a sintetizzare i concetti, per buona parte dell'album, in maniera buona, questa volta invece non ci riesce.
E così si ritorna al punto iniziale.
Difficile pensare che siano davvero gli Animal Collective il punto di riferimento di una scena musicale.
Secondo me sono interessanti sperimentatori con occasionali lampi di brillantezza.
Un pò come questo disco, che ruota intorno alla sufficienza in maniera vorticosa.

Animal Collective - Today's Supernatural by Gonzalo Marín

sabato 8 settembre 2012

Il supergruppo Atoms For Peace al primo singolo


Di solito i supergruppi tradiscono le attese, pieni di nomi importanti e poi deludenti nei dischi, raramente del valore dei singoli elementi messi insieme.
Non è detto che questo valga anche per gli Atoms For Peace, cinque elementi che rispondono nientemeno che a Thom Yorke (Radiohead) Flea (Red Hot Chili Peppers) Nigel Godrich (produttore e sesto membro dei Radiohead) Mauro Refosco (percussionista brasiliano) e Joey Waronker (batterista e produttore).
Nati per puro divertimento live, sono rimasti nel cuore dei protagonisti e mai realmente abbandonati, come piccolo progetto a tempo perso.
Era il 2009 e tre anni dopo siamo arrivati a Default, prima traccia, che anticipa un futuro album, dai tempi ancora incerti.
Non è niente male, tra l'altro, molto vicino, come brano, alle suggestioni del Thom Yorke solista di The Eraser.
Sarà la volta di un super album da un super gruppo?

Atoms For Peace – Default by gavrila

mercoledì 5 settembre 2012

Hundred Waters, Dalla Florida.


In tutta onestà, non è che abbia ancora capito troppo di chi sono questi Hundred Waters.
Ne parlano bene su Pitchfork (un punto in più) escono dell'etichetta di Skrillex (due in meno) vengono dalla Florida e sono in cinque.
Quello che importa sono due cose, il bel singolo (che dà il nome al nuovo Ep) Thistle, pezzo che potrebbe benissimo essere uscito dalla Bjork di Homogenic e, non da meno, lo splendido video in stop motion che lo accompagna.
Sul gruppo approfondiremo, per ora, dopo questi giorni di piogge ad annunciare l'arrivo dell'Autunno, una bella visione serale.

martedì 4 settembre 2012

Report Live: A Perfect Day Festival, Giorno 3.

Quando, a qualche minuto dalla mezzanotte, i Sigur Ròs suonano le prime note di Popplagiò chiudo gli occhi per un attimo e mi rilasso completamente.

Il mal di schiena si prende un pausa, sapendo che mancano undici o dodici minuti prima del ricominciare a poter assumere posizioni diverse dallo stare in piedi in direzione palco.
Dietro le mura del Castello di Villafranca una luna decisa sbuca per l'ennesima volta dalla leggera coltre di nubi che ben si è comportata durante la giornata, graziandoci da una pioggia temutissima e che avrebbe messo alla prova il terreno (una volta erba, ora spesso fango).
Sotto il palco dieci o dodicimila persone piuttosto educate e tranquille si apprestano a godersi quella che è LA chiusura dei Sigur Ròs e che non avrebbe senso cambiare.
Un pezzo atteso per dieci anni dal sottoscritto, che per un motivo o l'altro non aveva ancora potuto vedere la band islandese live e che parte, come previsto, per fortuna.

Ma prima di arrivare a questo momento, torniamo indietro.
Perchè alle 16.59 del mio cellulare, quei tre minuti prima di riuscire ad entrare dopo una bella fila, si odono le note degli Alt + J.

Che dovrebbero essere sconosciuti o quasi alla maggior parte del pubblico e invece vengono accolti più che bene, con molti applausi, qualche voce nel pubblico che racconta la storia del nome, forse addirittura diverse persone sembrano canticchiare i brani di An Awesome Wave, suonato giustamente quasi per intero con ottimi risultati.
I quattro inglesi superano insomma la prova live, nonostante la piena luce e il clima di festa in preparazione (ci si potrebbe immaginare molti ancora ad attaccare le decorazioni, se fosse Natale) e salutano con un'ottima Taro, chiusura del disco e del live, salutando con la speranza di un (più che probabile) ritorno per un tour esteso.

Passa un pò ed è il momento dei Deus. Che, è giusto essere onesti, non mi hanno mai fatto impazzire.
Così, già visti di spalla (o a fianco, perchè così era il Bands Apart) agli Interpol ad un Ferrara Sotto le Stelle di qualche anno fa, si decide per cogliere il momento per birra e piadina, compagni ufficiali dei Festival Italiani.
E forse è l'aria fresca, forse lo stare un pò seduti ma, per farla breve, la band belga sembra piuttosto in forma, molto più che a Ferrara.
La loro miscela musicale continua a non farmi impazzire ma la sensazione è che ci fosse parecchia energia e quindi, per quel che vale, bravi,dai.

Giudizio diverso per la Mark Lanegan Band.

Dritto al punto: scaletta troppo rude, un'oretta troppo fredda, in confronto specie poi al concerto di Bologna di qualche mese fa.
Che per carità, la voce è quella incredibile di sempre, il carisma anche nella posizione immobile pure, i compagni sul palco fanno il loro compito senza particolari problemi.
Però sembra mancare il cuore a questa esibizione e non è per i soli due thank you al pubblico di Lanegan, anzi, ma per una scaletta davvero improntata ai soli (o quasi) brani più energici dell'ultimo disco (con qualche ripescaggio dal passato).
Insomma, con un impianto e un pubblico del genere, una "Bleeding Muddy Water" ci sarebbe stata ben volentieri.

Non è invece, infine, il cuore a mancare ai Sigur Ròs.

Sono tutti o quasi qui per loro e se stupisce sempre il pubblico ormai (numericamente) mainstream conquistato dalla band, la dimensione live risponde per buona parte allo stupore.
E quindi diciamo alcuni anche se.
Anche se, è giusto dirlo, il concerto parte un pelo, non so come dire, contratto e sembra spiccare veramente da Ny Battery in poi, terzo brano in scaletta.
Anche se è mancata qualche suggestione visiva (la tenda in trasparenza di un precedente tour, il meraviglioso effetto visuale di Tornado del Jonsi solista a Ferrara).
Anche se la band stessa sembra disconoscere un pò l'ultimo disco, Valtari, di cui pure non si è scritto male su questo blog, suonando in gran parte brani da Agaetis Bjryun - ( ) - Takk.
Con questi anche se, rimane la sensazione di una grande band, di una voce, quella di Jonsi, fuori parametro (non è una voce, è uno strumento musicale) e non ha molto senso parlare dei singoli brani, se suoni una specie di greatest hits, da Hoppipolla a Svefn-G-Englar a Olsen Olsen, beh, va tutto bene.
E soprattutto, siamo di nuovo qui, se chiudi con Poppagiò, una delle più stupefacenti prove musicali dell'ultimo decennio (o di sempre, libera scelta) con il suo lento incedere iniziale e poi quel cambio di ritmo, la batteria che pulsa prima pesante e poi in lento, infinito crescere, con Jonsi a superarsi vocalmente e poi tutti insieme, in un turbine sonoro che avvolge Villafranca e le sue migliaia di persone, allora se chiudi così, non puoi che fare contenti tutto, dalla giovane ragazzina alle (diverse) persone sulla cinquantina e passa che abbiamo intravisto lungo la giornata.



Ultimi complimenti a Vivo (o Indipendente, come sarà sempre per me) per un bel festival, in una bella cornice, ben organizzato, con volumi alti come devono essere.
C'è spazio anche in questa nazione per musica e rispetto reciproco, il pubblico ha risposto bene, continuate a crederci.
Specie finchè esisteranno gruppi così magici.

domenica 2 settembre 2012

Paul Banks solista, atto secondo.


Gli Interpol sono una delle cose più incredibili successe nel decennio scorso, a partire perlomeno da Turn Off The Lights (disco mostruoso) fino a Antics, che per qualche ragione non convinse tutti come l'esordio ma ne era almeno pari di livello.
Poi un altro paio di dischi dal più che discreto (Our Love To Admire) all'appena sufficiente (Interpol, 2010).
E se sul proseguimento della band ci sono alcuni dubbi (ma speriamo, magari con rinnovata energia) prosegue il percorso solista del frontman Paul Banks, che si spoglia dello pesudonimo Julian Plenti e ci mette il proprio nome, con una importante dichiarazione di onestà.
Il disco uscirà in ottobre ma possiamo già ascoltare "The Base" primo singolo che sembra non essere male, pezzo intenso, atmosfere un pò diverse dalla band e un certo coraggio nella seconda parte.
Un buon ascolto per ora, in attesa fiduciosa del disco intero.
Basta spingere play.

[Live Report] Home Festival - Giorno 1 - 31/8

Non è nemmeno, spero, necessario l'abusato discorso che potremmo riassumere in festival/italia/mondo. Ovvero: siamo una rara anom...