giovedì 30 agosto 2012

Playlist: Luglio / Agosto

Finisce il mese e approfittiamo per fare un punto della situazione, con la consueta playlist.
Che in questo caso mette insieme Luglio ed Agosto, mesi caldi in cui abbiamo recuperato alcuni dischi interessanti dei mesi scorsi e soprattutto iniziamo a guardare il periodo più interessante dell'anno, con parecchie uscite.
Ne esce una playlist molto "ritmica" in varie accezioni e un certo piglio cantautorale in fondo.
Buon ascolto.


  1. The XX - Chained
  2. Yeasayer - Fingers Never Bleed
  3. Sinkane - Jeeper Creeper
  4. Of Monster Of Man - Dirty Paws
  5. Alt + J - Tessellate
  6. Vaccines - Ghost Town
  7. Get Well Soon - Roland, I Feel Like You
  8. Fiona Apple - Every Single Night
  9. Glen Hansard - Bird Of Sorrow




mercoledì 29 agosto 2012

Dai Dresden Dolls ai Flaming Lips, in mezzo Amanda Palmer


Uno dei gruppi di cui meno si è parlato negli anni scorsi, nonostante due grandissimi dischi, sono i Dresden Dolls.
Un gruppo, soprattutto, unico nel suo genere, nato dalla folle unione di un pianoforte, quello di Amanda Palmer e una batteria, strepitosa di Brian Viglione.
Il risultato sono stati due album (più uno di BSides) il primo omonimo e il secondo intitolato Yes Virginia.
Dentro, come da loro definito, due lezioni di Bretchian Punk Cabaret, una specie di musical oscuro eppure accessibile, con le trame vocali della Palmer a cui veniva aggiunto in un secondo momento l'apporto della batteria che quindi ne ampliava, seguiva, accentuava i confini.
Diventati famosi casualmente con Coin Operated Boy, ma da non dimenticare per pezzi incredibili quali Half Jack  o Missed Me (queste dal primo album) o quel pezzo incredibile di Sex Changes, ad aprire il secondo album.
Una serie poi di date in giro per il mondo (e che live!) e poi la separazione o meglio lo Hiatus, come da loro definito.
Ma Amanda non si è mai fermata.
Tre album solisti, un ep di cover dei Radiohead con l'Ukulele, collaborazioni sparse, tour in Australia e Nuova Zelanda, un intenso rapporto con i fan tramite il web, raccolte fondi, azioni di protesta per questo o quello.
Insomma, un'artista impegnata, intensa e curiosa di sperimentare a trecentosessanta gradi.
Sconosciuta o quasi in Europa, gode invece di una certa fama negli Stati Uniti.
E lo dimostra (arriviamo all'attualità) la scelta dei Flaming Lips di sceglierla come voce per il loro nuovo pezzo, ad anticipare un nuovo disco in arrivo.
Pezzo che aggiunge inoltre un non proprio televisivo video...

lunedì 27 agosto 2012

Ascolti: The XX - Coexist


Questo è il disco probabilmente più atteso di questo periodo.
Che non è un periodo da poco, se si considerano le importanti uscite (per qualità o pubblico) che si susseguono giorno dopo giorno: Animal Collective, Vaccines, Anthony And The Johnson, gli stessi Yeasayer di cui parlavamo nel precedente post.
Però, gli Xx. Uno di quei debutti destinati a rimanere nella storia, una miscela magica per un disco (omonimo) caapce di coinvolgere e farsi amare da un pubblico piuttosto grande, pur essendo un disco fondamentalmente scarno, lento e privo di singoli.
Pezzi che si fanno cantare si, ma quando mai, in questa epoca, ti ritrovi a considerare gli XX cantabili?
Eppure è successo.
Nel frattempo, poi, se n'è andata una e così sono rimasti in tre, Romy (lei) Oliver (lui) e Jamie, terzo che non ci mette la voce ma diciamola tutta è uno dei fenomeni più grande di questi ultimi anni musicali.
Da bravi ragazzi poi, non hanno avuto fretta, gli Xx, facendo passare tre anni dal primo disco, lasciando spazio per le attività soliste di Jamie e poi con un tour iniziato qualche mese prima dell'uscita del disco, per rodare il tutto.
Tour che abbiamo visto pure noi.

E così arriviamo a Coexist, che fa in copertina una scelta estetica di quelle riuscite.
Prende la X del gruppo, loro simbolo, nel debutto nera e semplice e la colora, ci fa passare sopra luci e ombre e una specie di arcobaleno nel mezzo.
E questo potrebbe chiudere la recensione, perchè il disco è esattamente questo.
Passando alla domanda principale: è bello? Si.
Quando l'esordio? Forse un filo meno, ma non potrebbe essere diversamente.

Riesce poi in un'operazione miracolosa, alzare (a volte) i ritmi e rimanere sullo stesso suono.
E partiamo all'ascolto, di questi undici brani.
Angels e Chained, già sentite, che sembrano voler esplodere e non lo fanno sono la continuità con il primo disco.
E poi il primo botto (la ricordiamo live) Fiction, che ci mette in mostra in tre minuti i nuovi Xx, la solita voce suadente, le note leggere in sottofondo e poi una cassa decisa che pure non fa diventare mai il tutto "tamarro".
Semplicemente delicato.
Try, avvolgente e poi Reunion che sviscera nuovamente questo equilibrio magico.
Ora, non vogliamo stare qui a descrivere ogni brano ma solo rendere un concetto.
Coexist vive di leggeri strappi e rallentamenti, come un giro in bici in collina tra piccole ascese e lente discese, curve panoramiche e vento leggero sul viso.
E cala la qualità? No.
Non cala in Missing, uno dei brani più sentiti ed emozionanti della discografia della band, che potrebbe essere per loro quello che per una band rock è l'unplugged, non cala nella pur leggera Tides, di quelle canzoni che vivono su tre accordi tre ed eppure sono belle ed intense.

E in fondo, Our Song, un regalo finale, il più sincero, un pezzo d'amore, un leggero sottofondo, versi che parlano di un rapporto difficile.
Insomma, Coexist è un disco bello, molto.
Non si discosta troppo da quello precedente ma ci aggiunge molto, mantiene la stessa sensibilità melodica, la capacità di essere scarni, essenziali, con le sole note che servono, nulla di più, in completa vicinanza con l'essenzialità carpita di James Blake e che si oppone all'orgia di suoni proveniente da New York in questi anni.
Sia questione casuale, di un tempo diverso o di scena musicale, non è dato saperlo nè ci interessa.
Ma siamo di fronte ad un nuovo grande disco, di quelli che riempiranno parecchie serate romantiche, accompagneranno numerose colonne sonore, amplieranno il pubblico (già grande) di una delle band più misteriose di questi anni che invece di dedicarsi alla più classica esuberanza rock dei ventanni ha deciso di essere diversa.

sabato 25 agosto 2012

Ascolti: Yeasayer - Fragrant World


E' tempo di New York.
E che arrivino negli stessi giorni o quasi i nuovi dischi di Animal Collective (ne parliamo presto) e Yeasayer è in qualche modo strano.
Perchè i due gruppi, da partenze diverse, hanno finito per sviluppare un discorso simile ed è innegabile che il (molto buono) Odd Blood degli Yeasayer fosse una specie di versione meno psichedelica e più pop e ritmata dei suoni di Merriwheater Post Pavillion.
E lo dico in senso positivo.
Due anni dopo, il quintetto si presenta con questo Fragrant World fresco per la nuova stagione musicale che, si sa, inizia come la scuola, a settembre.
Giusto dire che se avessi scritto un'impressione sul disco dopo i primi ascolti, ne avrei parlato peggio di quello che sto per fare.
Invece Fragrant World è un disco che esce alla distanza.
Intanto, da buttare subito l'ascolto disinteressato e quanto possibile su cassettine del portatile o via youtube.
E' un disco pulsante, che viaggia sempre o quasi a media velocità, che richiede qualità nella riproduzione.
E cresce piano piano: inizia con questa Fingers Never Bleed che sembra un pezzo innocuo finchè non senti di volerlo riascoltare ancora e ancora.
Una suadente Longevity e poi la parte centrale del disco, con la già conosciuta Henrietta e la più che bella Devil And The Deed che sembra un disco soul del 2020, completamente nuova e già capace di suonare come un classico.
Certo, c'è da perdonare una Reagan's Skeleton, un pò troppo radiofonica e anni ottanta (probabilmente quindi farà la fortuna del gruppo, magari con un bel remix) e una seconda parte lievemente meno a fuoco ma ascolto dopo rimane un concetto semplice: Fragrant World si ascolta bene, fa venire voglia di alzare il volume, è prodotto in maniera ottima e non perde quasi mai di vista l'obiettivo, cioè intrattenere.
Da tenere in mente questo concetto riguardo al disco degli Animal Collective di cui parleremo.
Insomma, bene così e al prossimo disco ci sarebbe spazio per il grande disco, cari Yeasayer.

Yeasayer - "Henrietta" by Secretly Canadian

venerdì 24 agosto 2012

Pitchfork pubblica LA CLASSIFICA


Impossibile non citare questo link.
Perchè se qualunque sito o blog musicale sulla terra vive il suo momento più interessante (o peggiore a seconda dei punti di vista) con la classifica di fine anno, Pitchfork, bibbia musicale americana (e non solo) ha appena pubblicato la classifica definitiva.
Prendendo sè stesso come punto di paragone (temporale) e quindi dal 1996, quando l'allora blog divenne Pitchfork, diventando ben presto, pur con tutte le critiche annesse, il riferimento indipendente musicale d'eccellenza (mantenendo tutt'ora una altissima qualità e quantità di scrittura).
E facendo votare i lettori.
Quasi ventottomila voti, capaci di dare una interessantissima visione d'insieme dei gusti dei lettori, con parecchie statistiche aggiuntive a seguire.
Si scopre così una enorme maggioranza maschile di lettori (88%), una grande devozione ai Radiohead (tre album nei primi sei posti) e poi mille commenti possibili da fare.
Ad esempio una posizione sorprendentemente alta dell'esordio dei Postal Service (posizione 43) una predilizione per le band americane (ci può stare, ma la posizione 59 per Mezzanine dei Massive Attack grida vendetta).
A prendere più voti nelle prime posizioni Radiohead, Arcade Fire, Kanye West, Animal Collective, Modest Mouse, Wilco, Lcd Soundsystem, Flaming Lips, Sufjan Stevens e Bon Iver.
Bellissimo poi vedere le classifiche cambiare per genere, anno di nascita o la classifica di qualità dei vari anni musicali.
Insomma, buon viaggio, se vi piacciono le statistiche.
http://www.pitchfork.com/peopleslist/

martedì 21 agosto 2012

Ascolti: Of Monsters And Men - My Head Is An Animal


Impossibile ricordare quanto tempo sia passato da quando un pezzo un radio/televisione ha attirato la mia attenzione.
Un pò per questione di tempi (anche i rari pezzi "interessanti" che raggiungono il mondo mainstream ci mettono le loro settimane di programmazione airplay con tutte le date ufficiali che servono, quando spesso su questi lidi abbiamo già ascoltato tutto) e un pò per un sano disinteresse per un mondo musicale e culturale che si è da tempo chiuso in sè stesso, senza abbracciare coraggio e voglia di novità.
Però stavolta è successo: se questo disco di esordio ad opera di un sestetto islandese (terra magica) ha avuto la forza dirompente di uscire dai confini nazionali, il merito c'è tutto.
E non è (solo) in Little Talk, indovinato singolo che per quelle misteriose ragione finisce per andare in rotazione radiofonica (che è cosa buona e giusta, viene da chiedersi perchè non accada più spesso).
Ma perchè "My Head Is An Animal" è con tutti i crismi del caso, il gioiellino pop di questo anno.
Che poi sia stato pubblicato nel 2011 ci interessa poco, è arrivato nei mercati europei soltanto qualche mese dopo e dunque gli regaliamo volentieri il titolo.
Che per intendersi è quello che in passato potevano avere avuto gruppi come I'm From Barcelona o Edward Sharpe And The Magnetic Zeros: se diffidate da questi, saltate pure le rimanenti righe.
In caso contrario eccoci qui: una spruzzata buona di due gruppi citati sopra, qualche goccia degli Arcade Fire più rilassati e divertiti, essenza leggerissima di Beirut ed eccoci ai Monsters And Men.
Tredici brani che se difettano un pò in varietà (le soluzioni e le costruzioni a volte si somigliano) regalano ampi sorrisi e bei momenti di un power pop corale, sognante e pieno di belle melodie.
E se non scadono nel classico lento (Sloom, prevedibile quanto godibile) fanno battere il piede dalla introduttiva Dirty Paws che presenta benissimo il disco.
Si scende raramente di velocità e intensità.
E se Little Talk appunto è la gemma per le radio, piace moltissimo Six Weeks, con il suo lungo finale che sembra voler pensare a No Cars Go degli Arcade Fire, così come Your Bones, impetuosa ed epica.

Ma inutile parlare dei singoli pezzi.
Se cercavate l'album leggero, divertente, ben suonato, trascinante, per una serata mentre si va al mare con gli amici, da cantare tutti insieme, beh, eccolo qui.

Little Talks by Of Monsters and Men

Lcd Soundsystem ci presenta Sinkane


La fiducia è importante.
Io di fiducia in James Murphy, per alcuni anni Lcd Soundsystem e con tale nome uno dei nomi più importanti dello scorso decennio, ne ho parecchia.
Così se lui, via Facebook, mi consiglia un pezzo da votare in un concorso (che poi il concorso non mi ricordo nemmeno quale fosse), lo vado ad ascoltare.
E si conferma come un'idea giusta: ecco Sinkane.
E chi sarebbe?
Da quello che si trova online, pare essere un ragazzo nato in Sudan, attualmente residente a New York (e dove altrimenti?) in contatto con la gloriosa Dfa Records (e si torna a Lcd Soundsystem).
Nessun album ancora all'attivo, diversi pezzi sparsi tra soundcloud e non solo (il nostro ha addirittura un profilo Myspace, alla faccia dell'anacronismo) e passando alle cose più interessante, sembra uno da tenere d'occhio.
Un'attitudine soul, vicinanze con l'elettronica, una voce un pò afro.
Potrebbe uscirne il meglio o il peggio.
I pezzi sparsi per la rete fanno rimanere il giudizio in sospensione ma poi arriva Jeeper Creeper, cinque minuti e ventidue secondi di gioia, un pezzo che sembra uscire dai migliori momenti di Mezzanine dei Massive Attack (Inertia Creeps?) con il pezzo che sboccia letteralmente dal suo inizio un pò dub e diventa istantaneamente una delle cose migliori di questa calda estate.
Cuffie o casse a volume elevate, spingete play.

Jeeper Creeper by Sinkane

venerdì 17 agosto 2012

Video Italiano (e privo di contegno) per Get Well Soon


Ecco, se negli ultimi anni ci è mancato il vecchio Bright Eyes, quello pomposo, malinconico, privo di ogni limite, forse c'è speranza di ritrovarlo in Get Well Soon, polistrumentista tedesco ormai arrivato al terzo album.
Che con il primo "Rest Now Weary Head You Will Get Soon" (si parlava di verbosità no?) ha dato alle stampe uno dei migliori (e meno conosciuti) dischi autoriali degli ultimi anni.
Difficile descriverlo, un disco pieno di influenze, tra singoli accativanti e interludi musicali, una cover (riuscita) di Born Slippy degli Underworld e una grande varietà di strumenti suonati.
Fatto sta che la nota dolente sta nel secondo album Vexations, poco a fuoco e che faceva presagire poco per il futuro di questo trentenne tedesco.
Sono passati ora due anni e arriva questa "Roland, I Feel You", pezzo piuttosto riuscito che riporta all'incisività del primo album e accompagnato da un video che...beh, meglio spingere play e guardarlo, perchè è un misto tra delirio e genialità.
A voi la scelta, nel mezzo il buon brano che anticipa "The Scarlet Beast O'Seven Hands" (!!!) in uscita a fine mese.

giovedì 16 agosto 2012

Prossimi Appuntamenti live

Ultimi colpi d'estate e primi annunci di un autunno che si delinea piuttosto interessante (e quanto lo sarà quando i calendari saranno più affollati...
Eccoci dunque all'appuntamento con i live più interessanti dei prossimi mesi.
In graziosa evidenziatura gialla le novità rispetto all'ultimo post.



A Perfect Day Festival - Castello di Villafranca (Verona)
  • 30 Agosto - The Killers + Two Door Cinema Club + The Temper Trap
  • 1 Settembre - Franz Ferdinand + The Vaccines + Mogwai
  •  2 Settembre -  Sigur Ros + Deus + Mark Lanegan Band + Alt+j
Radiohead (nuove date aggiornate)
  • 22 Settembre - Roma, Ippodromo delle Capannelle
  • 23 Settembre - Firenze, Parco delle Cascine
  • 25 Settembre - Bologna, Arena Parco Nord
  • 26 Settembre - Codroipo, Villa Manin
Wilco
  • 10 Ottobre - Padova, Teatro Geox
  • 11 Ottobre - Firenze, Obihall
  • 12 Ottobre - Torino, Teatro della Concordia
The Tallest Man On Earth
  • 9 Ottobre - Torino, Spazio 211
  • 10 Ottobre - Roma, Chiesa Evangelica e Metodista
  • 11 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
  • 12 Ottobre - Brescia, Teatro Grande
Japandroids 
  • 18 Ottobre - Roma, Lanificio 159
  • 19 Ottobre - Bologna, Covo
  • 20 Ottobre - Padova, Loop
The Pains Of Being Pure At Heart
  • 23 Ottobre - Torino, Astoria
  • 24 Ottobre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 26 Ottobre - Bologna, Covo
  • 27 Ottobre - Padova, Loop
Patrick Wolf
  • 24 Ottobre - Roma, Teatro Ambra Jovinelli
  • 25 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
  • 26 Ottobre - Mestre, Teatro Corso
Bloc Party
  • 8 Novembre - Milano, Alcatraz
Calexico
  • 13 Novembre - Milano, Alcatraz
  • 14 Novembre - Bologna, Estragon
Andrew Bird
  • 14 Novembre - Milano, Magazzini Generali
Bat For Lashes 
  • 19 Novembre - Milano, Alcatraz
Wild Nothing
  • 22 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 23 Novembre - Bologna, Covo
The Black Keys
  • 1 Dicembre - Palaolimpico, Torino

mercoledì 15 agosto 2012

Introducing: The Staves


Dai, buttiamoci qualche riga giù.
Se lo potrebbero meritare queste The Staves.
Che in tutta onestà hanno attirato la mia attenzione per una piccola segnalazione via Facebook che recitava "dopo il tour in apertura a Bon Iver..." e la foto di queste tre ragazze.
E così, pensando alla non indimenticabile apertura ferrarese di Bon Iver, affiancato in quel caso dai Polica, ho voluto approfondire, in una specie di sliding doors musicale.
Ebbene, forse sarebbe valsa la pena di fare cambio.
The Staves sono tre ragazze, di più, tre sorelle, di Watford, non lontano da Londra.
E che devono ancora pubblicare il primo album (in uscita il 22 Ottobre) e come suggeriscono i visi dolci propongono esattamente quello che ci si aspetterebbe, un folk pop acustico classico ma piacevole. E se è evidente dopo qualche mese che uno dei migliori dischi di quest'anno sarà quello delle First Aid Kit, che sono anche loro sorelle (anche se "solo" due) possiamo puntare qualche interesse a questo esordio, se confermerà i buoni pezzi finora rilasciati in un paio di Ep e esibizioni live.
Da tenere d'occhio, per uno di quelli che potrebbe uno degli album migliori da ascoltare quando arriva la malinconia dell'autunno.

domenica 12 agosto 2012

Anthony And The Johnson incontra Marina Abramovic


Un incontro intenso quello di Anthony (ci sarebbe il And The Jonhson ma per noi è Anthony) con Marina Abramovic, artista serba di performance che negli anni ha fatto molto scalpore per le sue esibizioni.
Di lei si parla in "The Life And Death of Marina Abramovic" film che analizza il percorso artistico della donna e in cui vi sono musiche inedite di Anthony.
Parallelamente, lo stesso Anthony sta per dare alle stampe Cut The World, album che rielabora in maniera sinfonica alcuni brani della discografia del cantante di New York.
Il cerchio si chiude nel brano omonimo, che raggiunge il culmine in un intenso (e agghiacciante) video con la stessa Abramovic e Willem Dafoe.
Poco da aggiungere, se non spingere play: bei momenti di musica e arte.


venerdì 10 agosto 2012

Ascolti: Bloc Party - Four



Si, certo, lo so.
Four, quarto album dei Bloc Party esce tra un mesetto, ma essendoci le prime recensioni in rete, mi son detto: si trova già?.
Si trova.
E per uno che considera Silent Alarm uno dei migliori dischi dello scorso decennio e che aveva imparato a pensare alla band capitanata da Kele Okereke come ad un discorso chiuso, visto l'ultimo disco uscito nel 2008 (no quel disco solista di Kele non è mai uscito) beh, è stato impossibile non buttarsi all'ascolto.
Dunque, procediamo per un paragone.
Qualche anno fa è uscito un qualcosa di simile, per intenti e nome, quel Third dei Portishead arrivato dal nulla dopo un decennio abbondante e che ci ha detto "ehi, i numeri uno siamo sempre noi".
Ecco, quel Third era stato come rivedere un amore passato in una fugace serata e poi ritrovarsi a vivere alcune ore di inattesa e estemporanea passione, con il cervello che dice "ecco quello che mi aveva fatto impazzire di te".
Bene, Four è il disco che ti fa dire "è stato bello, forse in passato ci siamo amati ma ora è tempo di staccare la spina".
E fa male, anche se succede.
D'altra cosa si può salvare da un disco così?
Percorriamoli.
Il primo uno - due fa tremare, "So He begins To Lie" sembra un pezzo mal riuscito dei Muse (cosa sono tutti questi suoni, effetti, chitarre, dove sono le melodie cristalline e la capacità strumentale della band?) 3x3 poi è un pezzo senza capo nè coda, con il suo tentativo di epicità malriuscita.
Poi un break, Octopus è un singolo quasi carino (peccato che quell'effetto sulla chitarra lo sentiremo in ben altri due pezzi), "Real Talk" pur suonando già sentita ci ricorda la bellezza della voce di Kele e ci fa pensare che se almeno in questo album i Bloc Party avessero evitato di riempire di suoni e chitarroni ovunque forse qualcosa di decente poteva uscirne.
Invece fanno pure peggio, e se fin qui eravamo su un paio di pezzi sufficienti e due pessimi, d'ora in poi si scende ulteriormente: Day Four pare voler clonare un noto pezzo dei Temper Trap (fa male scriverlo),  Coliseum ha un inizio che è esattamente uguale ad un pezzo che non mi viene in mente (mi è venuto, è Loser di Beck), Team A come detto riprende il discorso su Octopus a livello di chitarre e se pensiamo che si sente lo stesso gioco anche in Truth, pezzo seguente, siamo davvero alla fine.
Insomma, un mezzo disastro, momenti sopra o vicino alla sufficienza pochissimi, il desiderio di vedere nuovamente la band live completamente sfumato.
Soprattutto ci sono alcuni pezzi che sono quasi solo rumore: Ketting, vogliamo parlarne?
E viene da pensare a Lcd Soundsystem, un grandissimo che al terzo album e all'apice del successo ha lasciato il progetto perchè non sarebbe riuscito a replicarne i fasti.
E quindi facciamo finta di niente, miei Bloc Party.
Facciamo che avete scritto Silent Alarm (e vi ho visto live, che bello) e poi A Weekend In The City (discreto dai e vi ho rivisto live) e poi avete tentato una virata poco riuscita con Intimacy, di cui rimangono almeno il coraggio e un paio di lampi di classe in un declino già evidente.
E facciamo che Four non l'avete scritto, perchè potevate essere una band non qualunque e dunque è giusto ricordarvi per le cose belle.
Day Four by blocparty

giovedì 9 agosto 2012

I Will Wait, riecco i Mumford And Sons


Poche band sono riuscite negli ultimi anni ad abbracciare un pubblico così grande con il solo esordio quanto i Mumford And Sons.
Due i motivi fondamentali: alcuni singoli di grande impatto e probabilmente essere capitati al momento giusto nel posto giusto.
Così, come capita a volte, il quartetto londinese ha catalizzato prima l'attenzione della stampa specializzata (in Inghilterra la next big thing è sempre dietro l'angolo) e poi coinvolto una fetta trasversale di ascoltatori, tanto da arrivare in prima o seconda posizione nelle classifiche di parecchi stati, quali Austria, Canada, Irlanda, Olanda, Nuova Zelanda e Stati Uniti.
Tante parole per dire che Babel, secondo disco della band in uscita il 24 Settembre, sarà uno dei dischi più attesi della seconda parte dell'anno.
Ed è arrivata ieri "I Will Wait", primo estratto.
Un commento? E' il classico brano che "poteva stare benissimo nel primo disco" che vuol dire essenzialmente due cose: funziona piuttosto bene e non aggiunge troppo alla proposta musicale.
In attesa di un giudizio definitivo ecco il brano.




lunedì 6 agosto 2012

Sophomore per i Vaccines


In caso non lo si sapesse, Sophomore è "il secondo" in inglese, inteso come aggettivo per lo studente al secondo anno o come in questo caso la band al secondo disco.
Non so se ne parleremmo se non fosse Agosto, mese tranquillo per eccellenza, dove i dischi nuovi non ci sono ancora e la stagione dei concerti rallenta parecchio, per poi ripartire leggermente a Settembre e dare il via alla nuova stagione al chiuso in Ottobre.
Fatto sta che tra un mesetto sarà tempo del secondo disco dei Vaccines, forse una delle ultime Next Big Thing londinese (era il 2010) capace di un discreto successo di pubblico (e in parte di critica) con il classico esordio brit-rock divertente e spensierato (e con qualche indovinatissimo singolo).
E abbiamo già due pezzi, Teenage Icon e No Hope che, se possibile, alleggeriscono ulteriormente il discorso del primo album, due brani voce, chitarra e batteria, alla ricerca del ritornello più semplice, a media velocità.
In realtà, niente che si avvicini alle qualità di una Post Break-Up Sex, ma ci si può accontentare.
Difficilmente se ne parlerà molto, più interessante, se proprio, la prima volta live della band, dopo il rinvio dello scorso anno.
Saranno infatti presenti in compagnia dei Franz Ferdinand il 1 Settembre a Villafranca (Verona) nella seconda giornata dell'A Perfect Day Festival.
E intanto, un ascolto ai brani.

Teenage Icon by thevaccinesbrazil

The Vaccines - No Hope by The Vaccines

sabato 4 agosto 2012

Si avvicina il terzo album dei Grizzly Bear


A tre anni Veckatimest, apprezzatissimo secondo (in realtà terzo se si considerano i primi esperimenti del gruppo), capace di comprendere anche quella Two Weeks che abbiamo imparato ad amare, tornano i Grizzly Bear, quartetto di Brooklin, vero centro nevralgico della scena indipendente di questi ultimi anni.
Due pezzi già usciti, Sleeping Ute e ora Yet Again, piuttosto convincente nella sua proposta di rock psichedelico, con una bella parte vocale, un brano che, insomma, piace al primo ascolto e non è poco.
Per sicurezza, io le metto entrambe in streaming, così arriviamo alla stessa conclusione: attesa molto alta per un possibile candidato alle classifiche di fine anno.
Disco intitolato "Shields", in arrivo a metà settembre.
Siamo in attesa.

Grizzly Bear - Yet Again by El Ciervo Vulnerado
Grizzly Bear - Sleeping Ute by androojb

venerdì 3 agosto 2012

Un pensiero: concerti, permessi, voci dal coro


In questi giorni ci sono parecchie notizie che sarebbero musicali ma in realtà sono extramusicali, ovvero eventi che riguardano la percezione e la regolamentazione dell'attività live in Italia.
Parto dall'assunto che eviterò di dire "solo in Italia" (sarebbe troppo ovvio) perchè non conosco la situazione estera, anche la sensazione, per letture e viaggi è che sia ben diversa, migliore, più tollerata, di stati che comunque incoraggiano, sostengono e sono mediamente più giovani del nostro (paese vecchio per eccellenza).
La prima notizia fu qualche giorno fa, quando arrivo lo stop per il Bolognetti Rocks, gestito dal Covo e capace di dare una bella programmazione quasi sempre gratuita nell'estate Bolognese: una settimana prima del termine è stato sospeso il permesso per fare concerti.
Questione di regolamenti e (pare) di numero massimo di concerti possibili in un determinato posto.
Se a qualcuno pare assurdo, specie poi considerando che si tratta comunque di organizzare serate anche con cachet importanti a ingresso libero e quindi con grossi rischi economici, beh ben venga.
Non solo.
Qualche giorno dopo sul blog di Grillo appare una piccola demonizzazione della "movida" di Parma (nota città violenta del Nord) promuovendo come positivo il tentativo di limitare la gestione degli eventi nei centri città dopo le 21.
A cui segue una risposta di Max Casacci, casa Subsonica, di cui tutto si può dire ma a cui va riconosciuto il merito di avere lavorato per dare a Torino una scena musicale, con il proprio gruppo, con la produzione di altri e con la creazione di eventi (chi ha detto il Traffic?).
E che dice quello che è ovvio: non demonizziamo, semplicemente dobbiamo fare le cose per bene ma non possiamo davvero rientrare in una mentalità da persone di ottanta anni.
Ora: scivolare nelle pieghe problematiche della nostra nazione sarebbe retorico, scontato e pure ovvio, non lo faremo.
Semplicemente, per quel che serve, si vorrebbe ribadire un concetto, semplice e naturale: i ritrovi di giovani, la serate di musica (quali esse siano) così come la proiezione di un film o qualunque cosa possa essere il desiderio di condividere un pensiero artistico non può essere demonizzata.
Se un ragazzo si droga in una scuola, non vuol dire che è una scuola di drogati.
Se succede un ferito fuori da una discoteca, non si viene feriti se si va a ballare.
Se, infine, ragazzi e non ragazzi vogliono metterci impegno e soldi per creare qualcosa che sia cultura ci vogliono istituzioni che diano regole semplici e utili.
Non come, ne parlavo ieri per un'altra cosa, dover dipendere da ordinanze locali per poter organizzare live o djset (se vi chiedete a fini di decibel o altro cosa possa cambiare, non è chiaro a nessuno, ma pare che davvero si possa a volte scegliere solo una delle due modalità).
Non come dover suonare, a quanto ho letto (o visto, in prima persona all'Arena Civica di Milano) a volumi così bassi, se si è nel centro città, che già nelle prime file riesci a parlare tranquillamente con il vicino.
Nel momento in cui l'attività live finisce intorno alle 23, 23 e 30 massimo e dopo con volumi un pò più bassi si fa un pò di dj set, credo sia tutto tollerabile.
D'altra parte, se si sceglie di vivere in un centro città, si sa che sono spesso pieni di vita.
O dovrebbero.
Perchè poi si finisce a impedire di poter girare con un bicchiere dopo le 21 (di questo si parla a Parma) e poi a protestare se qualcuno rimane in piazza a chiaccherare a mezzanotte e infine di finirà a pensare ad aree chiuse per i giovani insonorizzate: ah,no quelli erano, come aree chiuse dico, i centri sociali, ormai passati alla storia come zone di disadattati, drogati e buoni a nulla.
Se la non conoscenza di un fenomeno (in questo caso la musica) deve portare all'insofferenza allora siamo davvero un paese anziano, stanco, che assurdamente gira felice per il mondo raccontando di queste "città che non dormono mai" di una Londra sempre accesa, allora davvero siamo Italiani che colonizzano le spiagge Spagnole d'estate per il divertimento e l'allegria, allora davvero mettiamo foto su Facebook di un cocktail in un club di New York scrivendo "questo si che è vivere" e poi rientrati in Italia facciamo manifestazioni e cartelli per il bar sotto casa che fa rumore.
E quindi siamo incoerenti e soprattutto poco giovani ma non di età ma di mente.
E dovremmo imparare che sono le idee e la cultura che ci hanno portato ad un mondo migliore, non una finestra abbassata, un doppio vetro costoso, per lasciarci guardare il programma di intrattenimento in prima serata, rinchiusi nel nostro mondo che è migliore di quello che non conosciamo.


[Live Report] Dear Reader @ Clandestino, Faenza

Il Clandestino, a Faenza, è un posto strano. Da fuori, pare un bar. Un lungo tavolo, sulla sinistra, ne suggerisce chiaramente l'i...