sabato 30 giugno 2012

Torna Cat Power, ecco "Ruin"


Pensare a Cat Power riporta in mente una serata non qualunque.
Ovvero il primo dj set in qualche modo importante della mia vita, per quanto nel dietro le quinte.
Ovvero la possibilità di fare una selezione musicale prima del suo concerto del 2008 a Ferrara Sotto le Stelle, per provare a dare nelle ore che accompagnano l'attesa per il concerto, un percorso musicale piacevole e ragionato sull'artista che sta per salire sul palco.
Ovviamente fu anche l'occasione per osservare da dietro questo mondo, per avere un pass al collo, per vedere lei, elegantissima e silenziosa con le indicazioni di chi organizza di non disturbarla (vedi alla voce "oggi e le prossime volte non fare il bambino che va dall'artista").
Insomma, bei ricordi.
E quindi non può che essere piacevole sapere che a settembre l'artista americana tornerò per il suo ottavo album in studio, di cui pare ci si possa aspettare un notevole cambio di sonorità o perlomeno più solarità e maggiori strumentazioni.
Sensazione che in effetti esce da "Ruin" primo singolo estratto qui in ascolto, brano quasi solare ed energico per gli standard della cantante.
Bentornata Cat.


giovedì 28 giugno 2012

Live Report: Portishead - Castello di Villafranca (Verona)

Cosa vuoi scrivere, in fondo, di un concerto dei Portishead?
Mi sono venuti in mente mille incipit per iniziale, da quello cronologico, a quello emozionale, da quello che ti butta direttamente dentro al picco della serata.
Vanno tutti benissimo.
Ma sarebbe solo mestiere scriverne così.
In fondo, invece, bastano sei lettere per descrivere il live: classe.

Classe nella voce di Beth Gibbons, simbolo del gruppo, allo stesso tempo dolce e timida (si rivolge al pubblico solo quando canta, in ogni altro momento strumentale si gira verso il gruppo e dà le spalle alla platea) e poi rock, sensuale, infinita, nei momenti più intimi come in quelli più aggressivi.
Classe nelle scelte visuali e sonore della band, che se per immagini proiettano a volte piccoli clip video, a volte immagini della band, a volte il nulla (e vuol solo dire di guardare il palco) mentre a livello sonoro segnano (e questa è la grande differenza tra i due primi album e Third) la digitalità del suono.

Che vuol dire che se i pezzi vecchi hanno ancora quel sapore tra il jazz e il trip-hop, quelli nuovi, ancora di più sono elettronici ed elettrici, impetuosi, come quella Machine Gun sparata a volumi altissimi che segna il picco emozionale (come intensità) della serata, trasformando in piedi la band in Bristol negli eredi dei Kratferk, con quella capacità di suonare futuristici eppure essere sè stessi fino in fondo.
Classe che vuol anche dire reinventarsi: così, quella Wondering Star, suonata praticamente solo voce e linea di basso (e che linea), in quella che per i Portishead probabilmente è la versione unplugged e che segna il momento invece più intimo della scaletta.
Classe vuol dire poi ancora due cose: poter suonare quasi come su disco e non soffrirne, vista l'enorme qualità dei pezzi e soprattutto produrre un live che sale e scende sul suono stesso: mi spiego, vive il suo corso non per pezzo bello / pezzo meno riuscito, ma per bordate sonore e rientri più delicati, così sul finire, nel bis, Roads suona semplicemente come suona Roads, senza impeto, scorre leggera e subito dopo We Carry On si eleva, suona davvero a qualche decibel in più e ti arriva, come altri, dritto nello stomaco in tutta la sua forza mentre d'improvviso Beth scende tra le prime file ed ha lo sguardo (è un attimo) di chi ringrazia il pubblico e non di, come di solito, si scende per prendersi i ringraziamenti da esso.

Così, è un grandissimo live di una band enorme e probabilmente senza eguali.
Ci sono i Portishead e non ci sono emuli o antenati, solo vicini e qualche affine.
Così li ringraziamo e ringraziamo anche Indipendente (ormai Vivo) per la bella location, le mura di un castello che custodiscono un grande prato, un luogo dalla bella acustica e popolato da un pubblico finalmente maturo, bendisposto e adeguato alla situazione.

Che sia stata una grande serata lo si è capito, il consiglio, per chi non c'era è solo uno: se vi capita la possibilità, almeno una volta, vedeteli live.


Scaletta


  • Silence 
  • Hunter 
  • Nylon Smile 
  • Mysterons 
  • The Rip 
  • Sour Times 
  • Magic Doors 
  • Wandering Star 
  • Machine Gun 
  • Over 
  • Glory Box 
  • Chase the Tear 
  • Cowboys 
  • Threads 
  • Roads 
  • We Carry On 





lunedì 25 giugno 2012

Prossimi Appuntamenti Live

Con un pò di ritardo e parecchi aggiornamenti eccoci al calendario selezionato e ragionato dei concerti più importanti dei prossimi mesi.
Come sempre, le novità sono sottolineate.




  Portishead
  • 26 Giugno, Castello di Villafranca (Verona)
  • 27 Giugno, Ippodromo delle Capanelle (Roma)
Radiohead 
  • 30 Giugno Roma, Ippodromo delle Capannelle 
  • 1 Luglio, Firenze, Parco delle Cascine
  •  3 Luglio, Bologna, Piazza Maggiore 
  • 4 Luglio, Udine, Villa Manin
  • Rinviati, il 27 Giugno verranno comunicate le nuove date.
Hot Chip 
  • 2 Luglio - Milano, Circolo Magnolia
Mumford And Sons 
  • 2 Luglio - Teatro Romano, Verona
  • 4 Luglio - Piazza del Plebiscito, Ancora 
Heineken Jammin Festival (Arena Rho, Milano)
  • 5 luglio Red Hot Chili Peppers, Noel Gallagher, Pitbull, Enter Shikari
  • 6 luglio The Prodigy, Chase and Status, Evanescence, Lostprophets, Seether e Late Night Show di Gorillaz Sound Sysyem.
  • 7 luglio The Cure, New Order, Crystal Castles
Paul Weller
  • 10 Luglio - Atlantico Live, Roma
  • 11 Luglio - Ferrara Sotto Le Stelle
  • 12 Luglio -  Vigevano 
Flaming Lips + Verdena
  • 10 Luglio - Sherwood Festival, Padova
  • 11 Luglio - Gru Village, Torino
Pulp
  • 13 Luglio - Fiera della Musica, Azzano Decimo (Pordenone) 
Stone Roses
  • 17 Luglio - Arena Civica, Milano
Bon Iver 
  • 19 Luglio, Ferrara Sotto le Stelle
Kasabian
  • 14 Luglio - Ferrara (Ferrara Sotto le Stelle)
  • 15 Luglio - Lucca  
  • 18 Luglio - Ippodromo delle Capannelle (Rock In Roma)
  • 19 Luglio - Arena Civica, Milano
  • 20 Luglio - Tarvisio, Udine (No Borders Festival)
Soap And Skin 
  • 20 Luglio, Ferrara Sotto le Stelle
  • 21 Luglio, Sexto Unplugged, Sesto Al Reghena (Pordenone)
Tricky
  • 24 Luglio - Roma, Villa Ada
Anna Calvi
  • 24 Luglio - Roma, Parco di San Sebastiano
  • 26 Luglio - Bologna, Bolognetti On The Rocks
Damien Rice
  • 25 Luglio - Grado
  • 27 Luglio - Ferrara Sotto le Stelle
  • 28 Luglio - Firenze, Teatro Nuovo
  • 30 Luglio - Roma, Auditorium, Parco della Musica
A Perfect Day Festival - Castello di Villafranca (Verona)
  • 30 Agosto - The Killers + Two Door Cinema Club + The Temper Trap
  • 1 Settembre - Franz Ferdinand + The Vaccines + Mogwai
  •  2 Settembre -  Sigur Ros + Deus + Mark Lanegan Band 
Wilco 
  • 10 Ottobre - Padova, Teatro Geox
  • 11 Ottobre - Firenze, Obihall
  • 12 Ottobre - Torino, Teatro della Concordia
The Tallest Man On Earth
  • 9 Ottobre - Torino, Spazio 211
  • 10 Ottobre - Roma, Chiesa Evangelica e Metodista
  • 11 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
  • 12 Ottobre - Brescia, Teatro Grande
Patrick Wolf 
  • 24 Ottobre - Roma, Teatro Ambra Jovinelli
  • 25 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
  • 26 Ottobre - Mestre, Teatro Corso
Bloc Party
  • 8 Novembre - Milano, Alcatraz
Calexico
  • 13 Novembre - Milano, Alcatraz
  • 14 Novembre - Bologna, Estragon
Andrew Bird
  • 14 Novembre - Milano, Magazzini Generali
The Black Keys
  • 1 Dicembre - Palaolimpico, Torino


venerdì 22 giugno 2012

Salta la Gainsburg, rinviati i Radiohead, consoliamoci con i Calexico

Ieri non è stata una bella giornata, almeno per chi scrive e sempre se ci limitiamo alle vicende musicali.
Infatti, i recenti avvenimenti sismici che hanno colpito queste zone vanno a colpire Ferrara Sotto le Stelle.
Se il Cortile del Castello non è agibile, Piazza Castello non era sicura ancora e quindi ci si sposta al Motovelodromo di Via Canapa.
Che comunque viene comodo per chi viene in treno o altri mezzi e che ha parcheggi comodi intorno.
E infine, mettiamola così, mi dice Google che è a ben 210 metri da dove sto scrivendo.
Insomma, l'importante è che si faccia.
E si farà, tranne per la data di Charlotte Gainsburg, che è troppo a ridosso della manifestazione (era in programma questo Lunedì) e che viene quindi annullata.

Così come vengono annullati o meglio posticipati i Radiohead, per ciò di cui si è scritto qualche giorno fa. Le date verranno recuperate, si vocifera a settembre, ad ogni modo non bisogna attendere troppo, il 27 Giugno verranno ufficializzato il nuovo calendario.

E allora, vogliamo trovare una buona notizia in questa giornata?
Ce la mettiamo con il video/singolo nuovo che anticipa un ritorno atteso e piacevole, quello dei Calexico, disco intitolato Angiers, nei negozi (quelli che ancora esistono) l'undici settembre prossimo e di cui possiamo sentire "Para", primo estratto.
Un pezzo bello, intenso, pienamente in stile Calexico.
E tanto ci basta per ora.


martedì 19 giugno 2012

Ascolti: Hot Chip - In Our Heads


D'estate è un bel momento per un cd improntato al danzereccio.
Per cui, le aspettative per gli Hot Chip, teoricamente ormai all'apice del successo dopo una serie di album da The Warning all'ultimo One Life Stand (2010) capaci di regalarci successi come Over And Over e Ready For The Floor, erano parecchio alte.
E non lo nego: potrei pure sbagliare nel dire quello che sto per dire, ma questo In Our Heads è parecchio debole.
Dico che potrei sbagliare perchè le recensioni in giro sono tra il medio e l'alto, ammettendo tutte che non è il punto più alto della carriera dei ragazzi inglesi ma è comunque un buon disco con buone idee.
E invece io dico che è un disco solo sufficiente e con scarsa verve.
Per carità, il primo singolo, Flute, di cui avevamo già accennato, è piuttosto carino e rimane bene in mente, con quel delizioso motivetto in sottofondo.
O tutto sommato Night And Day, che pure ricorda tantissimo i Metronomy.
Meno bene altri pezzi, da Motion Sickness a Don't Deny Your Heart, pesantemente anni ottanta e molto pop e poco incisive.
Perchè in fondo il discorso è questo: gli Hot Chip non sono mai stati geniali, ma hanno avuto la capacità di indovinare ottimi singoli e fare dischi vari e interessanti.
In Our Heads fa venire poca voglia di riascoltarlo e lo dico avendolo ascoltato già diverse volte.
Non rimane in mente, pur suonando bene, pur avendo i giusti suoni.
E allora magari ne scriverò nuovamente, ma attualmente è una sufficienza risicata.
E sarebbe un voto onesto per esordienti, spiace per gli Hot Chip.

Hot Chip - Flutes

lunedì 18 giugno 2012

Crolla il Palco dei Radiohead a Toronto, un morto, alcuni feriti.

Capita che in un blog ci si debba anche fermare a riflettere.
Che pure in questo "Il Negoziante", piccolo blog di una sola persona decisa a fare una piccola vetrina (senza pretese di oggettività) di ciò che di bello ha la musica, siano essi i concerti, i dischi, gli approfondimenti o le culture musicali, si si debba interrogare.
Non, questo no, a fare demagogia o quei sentimentalismi da due soldi che spesso coprono il mondo dei social network.
La notizia sta nel titolo e non c'è nulla da aggiungere.
Gli errori o i disastri stanno nella natura.
Ne sa qualcosa chi scrive su questa tastiera, svegliato il 20 maggio dal mondo che tremava, che era al lavoro tre ore dopo e vedeva la piazza del Comune dove era nato cadere in diretta televisiva, che passa davanti ogni giorno alla centrale dei Vigili del Fuoco di Ferrara sempre strapiena, che appena elaborato lo spostamento del concerto bolognese dei Radiohead da Piazza Maggiore all'Arena Parco Nord si ritrova quest'altra tegola.
Quella del crollo del palco dei Radiohead a Toronto, con la morte di un tecnico della batteria (Scott Johnson, che il nome lo merita scritto) e che segue di pochi mesi i crolli tutti italiani dei palchi di Jovanotti e Pausini è una tragedia grande e ferisce.
Non intendo esprimere opinioni, sui palchi non ci lavoro, le persone che lo fanno non so chi siano, passo parecchie sere dell'anno a vedere concerti (e comunque conosco quel pò di dietro le quinte che me ne fa apprezzare in pieno il lavoro) ma sarebbe pura faciloneria scrivere ora: ci vuole più sicurezza, ci vogliono più controlli.
La verità è che nessuno merita di morire di lavoro e ancor meno di musica.

Considero la musica (quella dei dischi e dei suoni, non sempre quello che ci gira attorno) come una delle più gioiose espressioni umane, capace di emozionare come e spesso più di altre arti magari considerate più nobili.
Ed invece la musica, nella sua trasversalità (tanto che fondamentalmente piace a chiunque) è qualcosa di grande.
E che ci cambia le esistenze, come pure un buon libro o un bel film.

Quindi sono notizie che non vorremmo mai commentare, o meglio leggere.
E non vorremmo nemmeno riconoscere in noi quel sentimento, quella vocina interiore che dice "ma a Bologna ci suonano poi vero?".
Poi viene da pensare che sia questo l'amore per la musica, proprio come l'amore vero: un sentimento spesso egoista, violento, indelicato, dove ami l'altra persona e vuoi essere amato, dove solo lo scambio funziona al meglio.
Se ami, ferisce più un bacio ignorato che un litigio.
Così, a ciò che io amo (la musica, i Radiohead, ma anche Ferrara, Bologna e il mondo in cui vivo) chiedo che si vada avanti.
Che si continui la magia, che ci stringiamo insieme per non rendere vano niente e non perchè theshowmustgoon ma perchè dobbiamo, dobbiamo davvero, riuscire a mantenere ogni singola cosa bella di questo mondo che spesso ci delude, ci inquieta, ci spaventa.

E allora, avanti.

venerdì 15 giugno 2012

Ascolti: The Walkman - Heaven


I Walkmen escono negli anni pari.
Duemiladue, duemilaquattro, duemilasei, duemilaotto, duemiladieci.
Non poteva mancare il duemiladodici (non fosse altro che per scamparsi dalle profezie Maya) per quella che ridendo e scherzando è una band al settimo disco, mai realmente esplosa anche se di critica favorevolissima perlomeno da You & Me, datato duemilaotto.
Stiamo un pò giocando coi numeri perchè i Walkmen sono una band strana, di quelle che sembra tutti amino e poi pochi ascoltino.
Che finiscano benissimo a voti e quasi mai nelle classifiche di fine anno.
Un fenomeno strano eppure in parte comprensibile: a parere di chi scrive, pur con ottimi pezzi, è sempre mancato qualcosa.
Non che sia chiaro cosa, però mettiamola così, per iscritto, come si potrebbe dire solo in un bar: i The National non fanno cose molto diverse ma sono diventati grandissimi.
E quindi è semplicemente che al quintetto newyorkese è mancato quel qualcosa di speciale, il pezzo indimenticabile, il disco di livello altissimo e non solo.

Heaven potrebbe esserlo.
Heaven, anche se non tutti lo scriveranno, è il disco più maturo e meglio scritto dei Walkmen finora.
Cantato meglio, suonato in maniera armoniosa.
E con i pezzi: We Can't Beat, in apertura, in forte odore di anni sessanta, con il suo poderoso incedere dopo la metà, la traccia che dà il titolo al disco Heaven, che suona Walkmen fino al 100% si apre nel ritornello in un ritornello che rimane al primo ascolto, The Love You Love, insolitamente grintosa con la batteria a scandire il tempo.
Bello, bello, davvero.
E nemmeno questo disco li porterà al successo (quello delle grandi platee) ma è una bella crescita.
Li aspettiamo nel duemilaquattordici (e magari prima in tour).
E per ora, sufficienza piena, anzi di più, un buonissimo disco.

martedì 12 giugno 2012

Le Cocorosie tornano con un doppio singolo


Non mi hanno ancora convinto fino in fondo, le Cocorosie.
Eppure a forza di considerarle le giovani sorelline americane che suonavano giocattoli e strani strumenti, con il punto di forza di due straordinarie voci, siamo arrivati al quattro album già dati alle stampe.
E quindi esordienti non sono.
Ce ne si accorge con questo singolo a doppio lato, la cui traccia principale è We Are on Fire e che porta in dote  nel lato B un brano con Anthony, proprio quello di Anthony And The Johnson.
We Are on Fire convince e suona piuttosto bene, energico, vicino per sonorità forse alle atmosfere della Bjork più elettronica (Post?) e con belle vocalità delle sorelle.
E pure Tearz For Animals (pur ricordando un pò troppo Rainbowarriors, dal terzo album delle ragazze) incrocia in modo ottimo le tre voci, con quella di Anthony che è sempre incredibile.
Se la direzione per un nuovo album è questo, c'è da aspettarlo, decisamente.



domenica 10 giugno 2012

Ascolti: The Tallest Man on Earth - There's No Leaving Now


Carino, piacevole, delicato.
Non è un particolare passo avanti quello che porta Kristian Matsson, svedese, al terzo album in carriera (e autoproclamatosi l'uomo più alto sulla terra).
E' un semplice proseguire il (bel) discorso portato avanti dall'inizio della sua discografia, ovvero un cantautorato fortemente debitore a Bob Dylan e in generale basato su un semplice folk che in linea di massima coinvolge voce e chitarra e qualche strumento accessorio occasionalmente.
E quando si entra in questi campi quello che conta è semplicemente una cosa: la qualità di scrittura musicale.
Matsson non è un fenomeno ma nemmeno uno dei tanti, così ci regala nuovamente dieci brani mediamente buoni e occasionalmente buonissimi, di quelli che se si viaggia col vento in faccia nella natura o meglio ancora, se si è nelle prime ore di un falò in spiaggia, possono regalare bellissimi momenti.
E che le sensazioni siano queste, ce lo conferma pure la copertina.
In particolare There's No Leaving Now, traccia omonima, che si distingue dalle altre per essere voce e piano (ed è davvero bella) e 1904, che ha il sapore del piccolo classico appena lo si ascolta.
E forse ci possiamo mettere pure To Just Grow Away, che sembra provenire da un qualche vinile degli anni sessanta.
Insomma una conferma, se vi piaceva prima continuerà a farlo, se il genere non fa per voi, non chiedetegli molto.
Ma su questi lidi piace.

sabato 9 giugno 2012

Report Live: Traffic Festival Day 2 - The XX, James Blake Dj set, Foxhound

Che il Traffic, pur nel suo presentatore (?) che grida di essere l'unico grande festival musicale gratuito sia in fase di ridimensionamento è palese.
Un festival che ci ha abituato ad alcune serate indimenticabili (vedi Daft Punk e Lcd Soundsystem solo per dirne una) dopo la praticamente non edizione dello scorso anno (solo alcuni gruppi italiani per celebrare i 150 anni d'Italia a nascondere un budget crollato) quest'anno ci riprova con una via di mezzo: così i nomi di grido sono The XX, Orbital e Tim Exile, fedeli compagni Mount Kimbie e il dj set di James Blake, nelle aperture nomi italiani in rampa di lancio come Iori's Eyes, Foxhound e Drink To Me.
Come dire: ripartiamo un pò più in basso, ma ripartiamo.
Come nota viene da dire: ma portiamolo a pagamento questo festival e facciamone di nuovo qualcosa di enorme, che venga la gente dall'estero.

Detto questo, superata l'improbabile viabilità cittadina di Torino, ci portiamo in Piazza San Carlo per la serata che prevede Foxhound, il dj set di James Blake e soprattutto l'atteso live degli XX.
Due righe per i Foxhound: giovanissimo quartetto torinese, in uscita in questo periodo con l'album d'esordio ("Concordia") propongono un discreto indie rock che pur arrivando un pò fuori tempo massimo (nel senso che suona come suonavano molte cose qualche anno fa, in Inghilterra, ai tempi della buttata Artic Monkeys, Maximo Park, Libertines e compagnia) sono piacevoli, hanno un più che buon batterista a dare la ritmica e quindi portano a casa la sufficienza.

Un pò di attesa ci porta intorno alle nove e un quarto quanto in una nuvola di fumo escono gli XX.

Che sono in fase di rodaggio, con alcune date preliminari estive per preparare il rientro a settembre con il secondo, atteso, disco.
E che quindi dividono la scaletta tra precedente album e alcuni nuovi inediti.
Aggiustati i volumi (non altissimi, per fortuna eravamo davanti) il quartetto si rivela un terzetto (come mai? mi ero scordato della dipartita di una dei quattro) con le due voci davanti e Jamie XX dietro a creare gran parte delle ritmiche e dei suoni muovendosi tra strumenti reali e digitali.
Lo diciamo subito: è stato un ottimo live.

Accompagnato da belle luci e dalla enorme X sullo sfondo, i giovanissimi ragazzi inglesi riescono a portare con trasporto l'inteso disco d'esordio, che suona più o meno come su disco appunto, ed è un complimento: melodie leggere, voci che si intrecciano (bella soprattutto quella di lei) e suoni profondi.
Suonano praticamente tutto.
Non solo, suonano una breve versione strumentale di I'll Take Care Of You, dall'(ottimo) album di remix di Jamie XX su Gil-Scott Heron.
Non solo, suonano cinque o sei inediti, i primi in linea con le atmosfere già sentite (e molto molto belli) nella parte finale poi escono pezzi nuovi che aggiungono più movimento al ritmo, avvicinandosi a qualcosa di ballabile.
L'avevano annunciato: il secondo album farà ballare e sarà diverso.
In realtà sembra che la ricetta sia quella (bene) e che tutto il percorso personale di Jamie XX abbia aggiunto una maggiore consapevolezza da dancefloor (senza esagerare) alla band.
E vibra tutto, con bassi reali e digitali che colpiscono Piazza San Carlo, scatenando l'entusiasmo.
Insomma: davvero un bel live, un'ora e un quarto circa, una quindicina abbondante di pezzi e un bell'impatto sonoro per una band che è ancora in crescita.




Ci sarebbe poi il dj set di James Blake, ma ci allontaniamo.
L'abbiamo già sentito in un'occasione migliore e soprattutto abbiamo già dovuto sopportare abbastanza la classica italianità tamarra dietro di noi, capace spesso di superare il rumore proveniente dal palco, senza la minima consapevolezza di quel che sta succedendo (e veniamo a sapere che anche domani sera c'è uno bravo perchè "c'è un nome scritto in grassetto e quindi vuol dire che è un pezzo grosso").

Bentornato Traffic, speriamo che riesci a trovare la tua dimensione.
E soprattutto bentornati agli XX, da cui ci si  può attendere grandi cose.

martedì 5 giugno 2012

Ascolti: Edward Sharpe And The Magnetic Zeros - Here


Ai primi ascolti sono rimasto (leggermente) deluso da questo album.
Amando profondamente quell'indie folk corale che caratterizzava l'esordio di questo supergruppo capitanato da Alex Ebert, percepivo un disco un pò dimesso.
E come potevo accettare che fosse dimesso il seguito di uno dei dischi più trascinanti e divertenti di questi anni?.

Ma gli ho lasciato tempo.
Ed è vero: è dimesso ma non è brutto, anzi.
Se l'esordio era la festa tra amici, questo disco è l'aperitivo che ne accompagna i preparativi.
Pur nell'insensatezza cronologica della metafora, credo il concetto renda bene.
Perchè i preparativi cosa sono? Sono risate leggere, battute scherzose, tempi più lenti, momenti più intimi e meno ufficiali ma non per questo meno belli.
E così,  oltre a Man On Fire (che apre il disco e ci regala la serenità di un falò in spiaggia) seguono e convincono That's What's Up (festosa e un pò seventies) e soprattutto il duo I Don't Wanna Pray (questa si, pienamente edwardsharpe) e la lenta e corale Mayla.
E da lì ci si tiene sempre su ritmi medio e a volte mediobassi, fino all'ultima, riuscitissima, prova autorale dal nome All Wash Out, che ci accoglie con la sua atmosfera quasi acustica, un leggero fischietto a mantenere la melodia e la bellissima voce di Ebert in primo piano.
Ci farà ballare un pò meno, insomma, ma questo Here conferma tutte le qualità della band americana.
E su tutto, non vediamo l'ora di vederla dal vivo, nell'unica data estiva, targata Ravenna, l'undici di luglio.


 

sabato 2 giugno 2012

I Deus fanno uscire un disco subito, i Bloc Party lo anticipano con un trailer

Due ritorni.
Il primo dei Deus, che stupiscono tutti, a nemmeno un anno dal precedente album con un disco, Following Sea, che viene annunciato e subito pubblicato.

Proprio così, un annuncio del tipo "ehi, ciao, da ora c'è un nuovo disco nostro e lo trovate su Itunes, subito".
Che il mercato discografica sia in una fase di implosione è palese, che non si sfrutti nemmeno (come fatto da altre band) quella settimana o poco più di hype generato dalla rete è perlomeno strano.
Ma in fondo il disco ce lo ascolteremo comunque, quindi...

Così come ascolteremo il disco dei Bloc Party, intitolato semplicemente Four, che è, inevitabilmente il disco più importante per loro: dopo Silent Alarm (capolavoro degli anni zero), A Weekend In The City (più che discreto seguito) Intimacy (in fin dei conti coraggioso ma poco riuscito) e le pessime prove soliste di Kele Okelele come solista, la speranza è di un ritorno ai fasti iniziali, con quella strepitosa urgenza giovanile e abilità compositiva che aveva permeato Silent Alarm.
Per loro la data è il 20 agosto e ci lasciato intanto questo trailer...

Ascolti: The Hives - Lex Hives


Prima di tutto, un appunto: me l'ero persa che gli Hives erano Svedesi.
E chi l'avrebbe detto.
Punto numero due: ce li eravamo un pò tutti dimenticati, perchè sono passati ben cinque anni dal precedente The Black And White Album capace di contenere alcuni dei momenti migliori della loro carriera (si perchè nonostante sia abusatissima, sdoganatissima e quant'altro, Tick Tick Boom era una bomba e tale rimane).
Cinque anni dopo il quinto album: cosa sono gli Hives oggi?
La stessa cosa che sono sempre stati.
E ci va benissimo.
In questi giorni un pò pieni di ansia e col quel sottile pensiero in sottofondo che ogni vibrazione sia una nuova, grossa, scossa di terremoto (siamo in quel di Ferrara) un disco così puro, onesto, 12 pezzi, trentuno minuti, quasi nessuna paura (specie a livello ritmico) e garage rock, nient'altro.
I pezzi si succedono, la voce di Howling Pelle Almqvist ci si avventa sopra, le chitarre seguono il tutto, fanno capolino i classici ritornelli corali e la batteria picchia, picchia, picchia.
Un disco a cui manca solo il singolone (poi magari emergerà ma nessuno ci è parso meritevole) ma che non mancherà di infiammare i (famosi) live della band.
Li aspettiamo presto da queste parti.
Non bastasse, il disco intero in streaming.

[Live Report] Dear Reader @ Clandestino, Faenza

Il Clandestino, a Faenza, è un posto strano. Da fuori, pare un bar. Un lungo tavolo, sulla sinistra, ne suggerisce chiaramente l'i...