venerdì 30 marzo 2012

Il nuovo singolo dei Sigur Ros


Ekki Mukk, questo il titolo.
Sigur Ros, la band.
Basterebbe questo, ma per completezza diciamo, per chi non fosse informato che il nuovo album si chiamerà Valtari, l'uscita è prevista per fine maggio e che in Italia suoneranno il 2 Settembre nell'A Perfect Day Festival (che da un paio di giorni ha aggiunto in lineup Mark Lanegan Band e Deus, mica male).
Infine, il pezzo: sembra dalle parti di Agaetis Byrjun, sembra di essere tornati indietro (nel senso buono) e senza essere indimenticabile, promette molto bene.
E' questo quello che vogliamo da loro.
E ora, basta ascoltare.


Sigur Rós - Ekki múkk from Sigur Rós on Vimeo.

giovedì 29 marzo 2012

Ascolti: A+E - Graham Coxon


Stiamo sempre a parlare di Damon Albarn, dei suoi mille progetti solisti (spesso di ottima qualità) e raramente ci si sofferma sulla carriera di Graham Coxon, chitarrista dei Blur e da non dimenticare autore solista ormai di ben otto album, a partire dal 1998 (e potrebbe far pensare che gli stessi Blur hanno poi pubblicato solo 13 nel 1999 e l'ambiguo Think Thank nel 2003 prima di sciogliersi).
Ora, o meglio il 2 Aprile, esce A+E, annunciato come prima parte di un doppio album il cui seguito dovrebbe uscire entro l'anno.
Dieci tracce che sembrano seguire la ricetta solista di Coxon (che compone e suona quasi tutto in prima persona) ovvero una media divisione tra energia rock'n'roll e ballate (meno del solito comunque), senza particolari sperimentazioni ma con buonissimi risultati.
Risultati vicini, sembra, ai Blur dei primi anni novanta, quelli più brit pop e meno sperimentali.
In particolare c'è sempre o quasi quel talento melodico che distingue un autore bravo da uno mediocre, anche se non si arriva ai risultati di Love Travels at Illegal Speeds (2006) a mio parere il suo miglior lavoro.
Per cui una buona sufficienza senza particolari vette.
E visto che c'è la possibilità, basta cliccare qui per lo streaming integrale del disco.


martedì 27 marzo 2012

Ascolti: Offlaga Disco Pax - Gioco di Società


Cosa vuoi scrivere del terzo disco degli Offlaga Disco Pax?
Un culto ormai destinato ad allargarsi quanto possibile, per poi finire la sua corsa in un pubblico non certo piccolo (anzi) ma che non si allargherà più.
Non è un difetto, davvero.
Perchè la band prosegue, coerente a sè stessa, nel percorso tutto personale di un gruppo nato per caso, di un cantante-non-cantante per caso, dall'idea di musicare testi di nostalgia e di tempo passati, dando alla luce quel Socialismo Tascabile che è uno dei dischi più importanti del decennio scorso, in Italia.
E poi Bachelite, ambizioso seguito, stessa formula ma più intensità, la nostalgia diventa anche un modo di guardare all'oggi, con quella Sensibile che è un manifesto buono per lo sdegno che ci accompagna tutti i giorni.
Ora, 2012, Gioco di Società.
Ne voglio scrivere dopo solo alcuni ascolti, prima che le storie narrate diventino quotidianità, nella maniera più onesta possibile.
Ed è un gran bel disco, che piacerà a chi piacevano, non piacerà a chi li malsopportava.
E dire che di novità ce ne sono, a livello musicale il tour suonato con le tastiere casio ha lasciato il segno ed ora c'è (molto più di prima) tanta elettronica nei brani degli Offlaga, suoni che si dissolvono, note che incrociano le parole, in molti casi (non tutti) l'idea è proprio quella di un tappeto sonoro, che segua le parole, allontanandosi (se mai vi si era avvicinato) ancora di più dalla forma canzone classica.
E poi i testi: un pò più di racconto questa volta, meno ironia, meno nostalgia, le consuete digressioni sportive (Tulipani, storia di un'epica giornata al Giro d'Italia) o politiche (Piccola Storia Ultras che nasce da un coro di Ultras per finire a riassumere fondamentalmente la storia di Gheddafi visto dal punto di vista della politica Italiana).
Insomma: Gioco di Società è a tratti bello, a tratti bellissimo, non aggiunge niente ma conferma tutto.
E quindi, a seconda del vostro giudizio sulla band, ci siamo già detti tutto così.

domenica 25 marzo 2012

Report Live - Mark Lanegan Band @ Estragon (Bologna)

Ma io lo so chi è Mark Lanegan,
arrogante bottegaio
indegno della roba che vendi qui dentro [...]

Era Tono Metallico Standard, degli Offlaga Disco Pax, in una già immortale scena in un negozio di dischi.
E pare lo sappiano in molti chi è Mark Lanegan, nonostante il prezzo non popolarissimo del biglietto  il sold out arriva all'Estragon di Bologna con qualche giorno di anticipo e non è un tutto esaurito da capienza ridotta (come pensavo), anzi il locale è riempito per intero.
Alle 21.15 entra il gruppo spalla "Creature With The Atom Brain" che scopriamo, in sintesi, essere una band belga, avere dato alla luce tre dischi, suonare un rock piuttosto potente e vicino, viene da dire, ai Queen Of The Stone Age con qualche digressione strumentale in più e che hanno il pregio di suonare e stare piuttosto bene sul palco ma il difetto di lasciare poco e niente dietro di sè, vista la proposta poco originale, per quanto solida.
Un'ora dopo circa è invece la Mark Lanegan Band ad entrare sul palco, di fronte ad una platea mista ma sicuramente di età non giovanissima (normale viene da dire).

Si parte con il singolo del nuovo album, The Gravedigger's Song e si prosegue per circa un'ora e mezza circa di live intenso, suonando praticamente tutto il nuovo disco e ripescando qualcosa da Bubblegum e dintorni.
Ho letto e sentito di qualche commento negativo ai suoni ma forse si trattava di alcune zone perchè da vicino al palco non erano niente male.
Quello che è certo è che mi è parso un concerto altalenante, dove l'altalena è tra il discreto e il più che buono/buonissimo.
Ma forse è la convinzione (di vecchia data) che il buon vecchio Lanegan sia un autore capace di rendere al meglio con la voce in primo piano e con ritmi dilatati.
Non a caso i momenti migliori sono (sempre a mio parere) Harborview Hospital e soprattutto Bleeding Buddy Water che suona (anche sul disco) come un piccolo classico.
E non è per niente male (anzi) la tanto discussa Ode To Sad Disco, che dal vivo fa la sua ampia figura.
E quando rende bene, come in questi pezzi (e non sempre lo fa questa sera) la voce di Mark Lanegan unita ai buonissimi compagni di palco rende l'atmosfera davvero speciale.
Anche se, in tutta nestà, ci era parso più intenso il live di qualche anno fa nel tour con Isobel Campbell ma forse è solo l'ennesima conferma dei gusti personali.
Ad ogni modo, lunga vita a questo straordinario e carismatico autore, che si ferma ad autografare magliette e dischi dopo il concerto: per uno che ha iniziato a suonare a metà anni ottanta senza mai fermarsi è un gran bel segno di vitalità.

sabato 24 marzo 2012

Record Store Day 2012


Il 21 Aprile è di nuovo il Record Store Day, festa giunta alla quinta edizione per festeggiare, per un giorno, il negozio di dischi.
Una festa che anno dopo anno sembra più una celebrazione di tempi passati perchè, si, il supporto fisico musicale sta morendo ma noi siamo di quelli che lo amano ancora (in vinile) e partecipiamo volentieri.
Per chi non lo sapesse, è un giorno in cui i vari artisti fanno uscire inediti, b-sides, remix, live e quant'altro, in pochissime copie, solo per quel giorno.
La lista è lunghissima e si trova qui.
Una piccola selezione dei nomi che appoggiano l'inizativa? Eccola.

  • Animal Collective - Transverse Temporal Gyrus
  • Arcade Fire - Sprawl II Rmx
  • Arctic Monkeys - R U Mine?
  • Beach House - Lazuli B/W Equal Mind
  • Bruce Springsteen - Rocky Ground
  • Eddie Vedder - Love Boat Captain / Wishlist
  • Edward Sharpe & the Magnetic Zeros - One Love To Another
  • Florence + the Machine - Shake It Out
  • Leonard Cohen - Live in Fredericton EP
  • M83 – Mirror
  • Paul Weller - That Dangerous Age
  • Sigur Ros – Hvarf-Heim
  • St. Vincent – KROKODIL
  • The Cult - For The Animals
  • The Flaming Lips - The Flaming Lips and Heady Fwends
  • The Tallest Man on Earth - King of Spain
E quali negozi partecipano in Italia? Non pochi, qui l'elenco 

giovedì 22 marzo 2012

Un Beck inedito, gli Arcade Fire remixati.


Beck ci manca da parecchio, 4 anni passati da Modern Guilt (davvero bello) e quindi non possiamo che essere contenti se esce qualcosa di nuovo a suo nome.
Purtroppo per ora non è ancora la notizia di un album ma è inedito per Jeff, Who Lives At Home, storia di due fratelli trentenni con nomi non di spicco ma che pare abbia ben impressionato pubblico e critica nel circuito dei festival.
E il pezzo di Beck, dal titolo "Looking for a Sign" non è niente male: qualcosa di vicino ai suoi lavori più intimisti, una lenta ballata che (forse per la voce, forse per la parentela cinematografica) fa un pò pensare all'Eddie Wedder di In To The Wild.

Beck - Looking For A Sign by tpop453



Importante il nome ma un pò meno riuscito è Spawl II, pezzo dell'ultimo album degli Arcade Fire, che viene preso in mano nientemeno che dai Soulwax, spogliato dell'alone un pò eighties originario per diventare più vicino ai Gorillaz più elettronici.
Che non è malissimo ma comunque non riesce a diventare indimenticabile come in altri casi.
  Arcade Fire - Sprawl II (Soulwax Remix) [radio recording] by ArcadeFireTube1

martedì 20 marzo 2012

Ferrara sotto le stelle: un annuncio e un riassunto.


Poche storie: abito a Ferrara e in pochi minuti raggiungo Piazza Castello.
E ho anche avuto il piacere di calcare il palco con qualche dj set prima di alcuni concerti estivi per cui si, FerraraSotto le Stelle è il "mio" festival, si gioca in casa e ne parliamo più di altri.
Un mettere le mani avanti che pure non sarebbe necessario vista la qualità del cartellone, anno dopo anno.
Per cui, sotto un riassunto e un nome nuovo in grassetto, annunciato da pochissimo e che sicuramente fa parecchio piacere, ovvero Paul Weller.

  • 22 Marzo: Data Zero - Giardimi di Mirò
  • 11 Luglio: Paul Weller
  • 14 Luglio: Kasabian
  • 19 Luglio: Bon Iver
Informazioni sul sito ufficiale 

lunedì 19 marzo 2012

Ascolti: The Shins - Port Of Morrow


Che Port Of Morrow, quarto album degli Shins sia un gran bel disco si capisce subito.
Ci accoglie The Rifle's Spiral, in qualche modo vicino alla verve di Australia del precedente disco e siamo di nuovo a casa, nel mondo della band americana capitanata da James Mercer e viene chiaro che il territorio della band non è cambiato: un viaggio a media frequenza di un rock così vicino agli sixties eppure così attuale, ben riuscito, guidato da una voce caratteristica e una capacità melodica di rara qualità.
E non (per fortuna) si ferma tutto al brillante inizio di disco, che dopo la citata apertura sfuma in The Simple Song (primo singolo)e prosegue con It's Only Life, un esempio ad esempio di un pezzo che gente più famosa come i Keane non riusciranno mai a fare.
Rarissimi i momenti meno ispirati e un plauso, se dovessimo segnalare qualcosa a 40 Mark Strasse che lentamente si apre musicalmente con un ottimo finale vocale e strumentale che si fa amare parecchio.
Insomma, gli Shins sembrano seguire sempre più la parabola di un gruppo americano anch'esso, i National, portando avanti una propria idea musicale chiara album dopo album e un'identità forte, ampliando il pubblico piano piano, pronti ad uscire (verosimilmente) dalla nicchia a pubblici più vasti.
Se vi piacevano, lasciatevi trasportare da un'altra quarantina di minuti per dieci ottimi brani, altrimenti il consiglio è di non farsi sfuggire una band davvero di livello.

September by The Shins

sabato 17 marzo 2012

Aggiornamenti: un mare di live

Seguendo una tendenza che negli anni ci sta facendo finalmente entrare a pieni polmoni nel mondo live, pur se in mancanza, per ora, di un vero festival degno di tale nome di livello europeo, negli ultimi giorni è praticamente una gara al rilancio su date live di ogni tipo, quindi, facciamo un piccolo aggiornamento che verrà poi incorporato nel consueto post mensile.


  • Il "A Perfect Day" diventa non di due ma di tre giorni, 31 Agosto e 1-2 Settembre, proponendo per ora Sigur Ros e Franz Ferdinand headliner e un abbonamento intorno ai 100 euro per i tre giorni: vista la bella location al Castello di Villafranca di Verona aspettiamo di vedere la line up aumentare e speriamo possa essere un avvicinamento al primo vero festival indipendente italiano. Vivo Concerti (ex Indipendente) ha già annunciato i nomi (per l'estate, non sappiamo dove) di Florence And the Machine, Paolo Nutini, Killers e Green Day. Verosimili che i primi due rientrino nel cast del Perfect Day e nel primo caso non ci dispiace per niente.
  • Gli Stone Roses passano per l'Italia, il 17 Luglio all'Arena Civica di Milano
  • Patrick Wolf torna per date acustiche: 21 Giugno a Sesto San Giovanni (Milano) 22 a Sestri Levante (Genova) e 23 ad Ancora
  • I Chk Chk Chk (!!!), che dal vivo sono almeno memorabili, saranno il 22 Maggio al Lokomotiv di Bologna e il 23 al Brancaleone di Roma (consigliati acqua e pochi vestiti, almeno nel primo caso, vista la capienza)
  • I Justice passano in data unica a Roma, 8 Luglio, Ippodromo delle Capanelle
  • L'Italia Wave, ex Arezzo Wave e poi diventato itinerante, a Firenze a Livorno a Lecce torna a casa ad Arezzo.
  • Infine una piccola aggiunta nella data forse più interessante dell'ultimo giorno dell'Heineken Jammin Festival, che ora include Cure, New Order e Crystal Castles.
Tante belle notizie e un quadro generale sempre migliore nell'Italia Live. Peccato, ma è una tendenza mondiale, per il notevole caro biglietti degli ultimi anni (molte band sono passate con poco da un biglietto tra i 10 e i 20 euro ad uno tra i 20 ed i 35) ma sappiamo che il mercato del disco è morto e quindi non può che essere così.


venerdì 16 marzo 2012

Hot Chip: a giugno il nuovo album, adesso il primo singolo


Fedelissimi all'appuntamento (arriviamo al quinto album, ognuno per anno pari a partire dal 2004) gli Hot Chip arrivano lanciatissimi sulla Domino Records, staccandosi dalla Emi dopo il grande successo raccolto con le ultime prove discografiche (e svariate hit, da Over And Over a Ready For The Floor).
Il disco è previsto per giugno, intitolato "In Our Heads" e viene anticipato in questi giorni da "Flutes" primo estratto.
Che ci dice alcune cose: che il gruppo inglese rimane nella direzione di un elettro pop piacevole quanto curato (e capace in svariate occasioni di lasciare gemme di assoluto valore) ma anche che prova ad alzare leggermente il tiro, con un brano di sette minuti giocato su voci che si intrecciano, un bel ritornello e un bel sound leggermente retrò.
Non un pezzo che farà sfracelli sulle piste (a meno di clamorosi remix) ma davvero un bell'antipasto...

 

mercoledì 14 marzo 2012

Ascolti: Andrew Bird - Break It Yourself


L'ultimo album di Andrew Bird, americano di Chicago, era datato 2009 e portava il nome di Noble Beast.
E fu uno dei migliori dischi di quell'anno, con un'eleganza di fondo incredibile e questa serie di brani tra violini, fischi e leggeri arrangiamenti che portavano a risultati veramente affascinanti (vedi Tenousness).
Così l'attesa era parecchia.
Ammetto però di essermi approcciato a Break It Yourself con un inizio di diffidenza.
Semplicemente perchè è (in molti casi) un album sporco.
Ma non è un errore visto che nasce da una scelta precisa.
Bird si è riunito nel suo granaio-studio, ha preso con sè tre altri elementi e in pochi giorni ha composto su un 8 tracce questi quattordici brani per un'oretta giusta di musica.
E che sia in qualche maniera artigianale, a bassa fedeltà,  si sente parecchio.
E questo mi aveva un pò deluso perchè se ammiri l'eleganza sonora di un album è difficile, per un momento abbandonarsi a questo cambiamento.
Poi però, come sempre accade, la musica ha fatto il suo dovere.
Ovvero, ascolto dopo ascolto, le canzoni sono diventate sè stesse, private del giudizio pendente dell'album precedente.
E ne è uscito un ottimo album.
Non al livello di Noble Beast (un pelo sotto) ma un album davvero ispirato e piacevole.
Più rilassato, a volte con la sensazione di un vinile in un bar nel deserto (Lusitania, con St. Vincent in duetto, pare un duetto tra il country e il folk) a volte giocoso e divertito Near Death Experience Experience).
E anche Eyeoneye, primo singolo e premonitore delle sensazioni già descritte, guadagna punti (anche senza essere la vetta del disco).
Insomma: Andrew Bird ce l'ha fatta di nuovo e spogliandosi degli orpelli, con un disco istintivo e che si può promuovere sotto ogni aspetto.
Mica poco.

Eyeoneye by Andrew Bird

lunedì 12 marzo 2012

(Re)Introducing Joss Stone


Questa storia voglia essere un pò un esempio, un monito.
Usciamo (ma non troppo) per un momento dal mondo "alternativo" che non vuol dire niente e che intenderemo significare quel mondo musicale che se ne parli a chi non è appassionato ti risponde "si,si, quella musica che conosci solo tu".
Entriamo, per rimanerci solo in parte, nel mondo mainstream.
2005.
Esce "The Soul Session", della sedicenne Joss Stone, bionda inglese del Dorset che diventa un caso più o meno ovunque: fortunatissima la cover (la mano è di Jack White, che realizza la versione al femminile di un pezzo proprio) di Fell In Love With a Boy e fortunato un album fatto per il resto di cover riuscitissime di un soul vecchio stampo, per un disco che sembra uscito da un vinile anni sessanta e con una voce poderosa.
Non è un periodo casuale: nello stesso anno esce Frank, primo disco di Amy Winehouse, pubblicizzato si ma non ancora a livello mondiale come il successivo.
In altre parole: se oggi si muovono Adele e altri autori (sbancando) sulla scia di un ritorno a certi stili, lo si deve anche a questi esordi.
Ma torniamo a noi.
Il primo disco solista, Mind Body And Soul è un piacevole disco pop ma solo due o tre pezzi (verso la fine) regalano le emozioni sperate: così se arriva il successo commerciale e l'alta rotazione dei video, scema un pò l'attenzione del mondo "indipendente" verso Joss Stone: che vada pure la strada standardizzata del pop, viene da dire.
Due anni dopo, però: esce Introducing Joss Stone, con la nostra che compie vent'anni e si dice orgogliosa di presentare sè stessa, veramente, per la prima volta.
Come a dire, prima mi avevano solo detto cosa fare.
Il successo rimane, la qualità traballa, ad essere onesti.
E siamo pronti a tornare dalle nostre parti: perchè la Stone sta diventando donna, litiga con la casa discografica, si rallenta l'uscita dell'album successivo e quando esce nel ritornello si sente distintamente "free me, EMI, free me".
E infatti succede: la ragazza crea una propria etichetta discografica, la Emi fa quello che fanno sempre le case in questi casi (pubblica un greatst hits, per racimolare i soldi e rivendicare i diritti su quegli album) e l'estate scorsa esce LP1, in buona sostanza l'inizio della terza vita.
La prima dell'incoscienza, la seconda della lotta dall'interno e poi la liberazione.
L'ho ascoltato in queste settimane: è un album onestissimo, molto semplice, tra il soul e il pop, in rari casi pomposo e pieno di quella stessa voce sorprendente delle cover che ne avevano decretato la fama.
Soprattutto è un prodotto autentico, non indimenticabile ma sincero e intenso, questa volta di un LP1.
E quindi, bentornata tra noi a Joss Stone, augurandogli un buon futuro lontano dalle logiche di mercato, un mercato che si sta sbriciolando nelle stesse mani di chi lo crea.

sabato 10 marzo 2012

Ascolti: Fanfarlo - Rooms Filled With Light


Rooms Filled With Light suona come un terzo disco.
E invece è il secondo dei Fanfarlo, diventati un piccolo caso nel 2009, quando con Reservoir parevano essere una sorta di risposta europea agli Arcade Fire, ricalcandone parecchie idee e suoni (in particolare qualcosa da Funeral) ma rileggendoli in maniera personale e con qualche pezzo più che buono.
Suona come un terzo disco perchè si discosta in maniera importante dal primo, in un'epoca (chi ha detto Editors?) in cui abbiamo visto parecchi gruppi salire agli allori con un bel debutto, un secondo album simile e un terzo di cambiamento, è un bel merito avere il coraggio di spostarsi, almeno in parte da ciò che era già stato fatto.
Problema: funziona a metà.
Interessante la prova di pop barocco che apre il disco (Replicate) seguito da Deconstrution, serenissima e estiva prova di capacità melodiche (che sembra uscire dagli ultimi Noah And The Whale).
E soprattutto funziona (ne avevamo già parlato) il singolo Shiny Things, venato di elettronica e con un irresistibile finale tra violini e una batteria più che incisiva.
Però: però.
Tunguska è un lento che sembra appartenere poco alla band, Lenslife ha alcuni suoni che fanno storcere il naso.
Insomma: la seconda parte del disco cala non poco.
E soprattutto, a parte il già citato singolo, rimane in mano un pugno di canzoni abbastanza innocue quando pure (succederà) le attenzioni della stampa porteranno il gruppo parecchio più in alto.
Diciamo che apprezziamo il coraggio del cambiamento, ci teniamo quel che c'è di buono e attendiamo il disco della maturità.

venerdì 9 marzo 2012

Una risposta tra blogger

Di rado butto giù pensieri sulla musica o meglio, di rado cerco di "fare filosofia" della musica, di fare psicanalisi musicale.
Troppo imponente e vasto l'argomento, che nessuno qui vuole finire a fare quei titoli in stile "Focus" con banalità assunte a grandi rivelazioni (quelle cose da "perchè l'uomo assomiglia all'elefante" o "gli alieni esistono: ecco perchè").
Però a volte capitano riflessioni interessanti.
In questo caso tutto parte da "Il pop irrisolto" più che interessante articolo di approfondimento a mano di Francesco Marchesi sulla webzine Kalporz.
Un articolo che, in banali parole, cerca di riflettere su una tematica su cui già ragionavo da tempo e cioè che, al netto degli integralismi, tra classifiche e recensione si nota una tendenza, pur se in mille forme, ad ascoltare pop, anche tra le righe più d'avanguardia.
Non solo, si parla di un certo tratto comune: un pop irrisolto, appunto, vicino alla forma canzone ma disturbato, incerto, in bilico, come se (ma senza esserlo, viene ben specificato) fosse in qualche modo simbolo di un'epoca indecisa e instabile, priva di ideali e piena di segnali di decadenza e in certo modo di pessimismo.


Che in fondo, di pop si parlo spesso (non sempre) è verissimo.
Possiamo prendere James Blake come i Black Keys come i Portishead come Beirut come mille altri: la forma canzone c'è, la voglia di piacere c'è, le tempistiche e la struttura coincidono.
E allora? E allora, intanto, mi viene da dire che quello che "ascoltiamo noi" qualunque cosa voglia dire (ma chi legge ha capito e sa che è un mondo vasto che include generi diverse per simili attitudini) ha voglia di sperimentazione (magari sonora, magari testuale) e di emozione.
Il mondo "alternativo" ha ancora (e credo sempre avrà) quella capacità di essere puro, privo di patinature e produzione fredde che riempe il mondo mainstream.
Insomma: il brano di un qualche giovane uscito da Amici o Xfactor, giovani magari brillanti ma spesso incanalati nell'obiettivo di essere popstar, di saper interpretare altri cantanti del passato (ma perchè mai dovrebbero?) e attorniati da persone, produttori, costumisti che ne plasmano immagini e percorsi discografici, quel brano, si diceva, mai potrà essere (e mai è) delicato come un brano di Dente o emozionante come uno di Brunori Sas.
La Pausini non mai nel segno, al di là dei giudizi, quanto "Una Guerra Fredda" delle Luci della Centrale Elettrica.
Tre elementi citati non a caso, per tornare al pop irrisolto, il vero tema, e questa decandenza che si può ritrovare nei poveri cristi di Brunori, nella disillusione amorosa de L'amore non è Bello di Dente o nei versi glaciali di Vasco Brondi.
C'è davvero questa non compiutezza in ciò che ascoltiamo?
Si, quasi sempre: c'è nella decostruzione malinconica di James Blake, nelle paure dei Radiohead, in quella sensazione di viaggio irrisolto di Beirut o nella intensità di Bon Iver.
Ma in fondo è questo che siamo.
Questa generazione che acclama (giustamente) i suoni cupi ed ossessivi di Burial, che potrebbero essere le strade, i telefoni, i televisori, quell'impianto sonoro di sottofondo della vita in cui si nascondono spesso alienazione o paura per il futuro.
Siamo, si sa, la prima generazione da molto tempo a questa parte che, verosimilmente, vivrà peggio della precedente.
Così, anche il nostro pop, come la vita, è irrisolto, in bilico, spaventato, con momenti (certo) di felicità, altri di malinconia, tendenze elettroniche e escursioni acustiche, amore per il ritorno al passato e voglia di futuro che dobbiamo scrivere e che spesso viene immaginato, anche in musica, come decostruzione del presente e non come evoluzione.
Ma non potrebbe che essere così.

martedì 6 marzo 2012

Bon Iver a Ferrara, Rufus Wainwright al settimo album


Così, a ciel sereno (anche se chi scrive ci sperava non da qualche settimana ma addirittura dalla settimana scorsa) arriva l'annuncio ufficiale:
19 Luglio - Bon Iver @ Ferrara Sotto le Stelle.
Data unica italiana nella migliore cornice possibile e quindi siamo felici, felicissimi.
Biglietti in vendita da domani, qui le informazioni.

E visto che le cose belle paiono non finire mai in questi primi mesi, aggiungiamo il primo singolo che annuncia il nuovo album di Rufus Wainwright, cantautore canadese di sempre ottima qualità al settimo album in studio.
Presto ne riparleremo a disco completo.

Out of the Game by Rufus Wainwright

domenica 4 marzo 2012

Prossimi Appuntamenti Live



Ecco un nuovo aggiornamento con le date più interessanti dei prossimi mesi.
Come sempre, con l'asterisco le nuove aggiunte, che pure sono parecchie!



Mark Lanegan

  • 24 Marzo, Estragon, Bologna
  • 25 Marzo, Alcatraz, Milano
Cass McCombs

  • 29 Marzo - Bronson, Ravenna
*Gomez
  • 13 Aprile - Estragon, Bologna
  • 14 Aprile - Magazzini Generali, Milano
*Fanfarlo
  • 12 Maggio - Magazzini generali, Milano
Bruce Springsteen
  • 7 Giugno, Milano
  • 10 Giugno - Firenze
  • 11 Giugno - Trieste
*Portishead

  • 26 Giugno, Castello di Villafranca (Verona)
  • 27 Giugno, Ippodromo delle Capanelle (Roma)

Radiohead

  • 30 Giugno Roma, Ippodromo delle Capannelle 
  • 1 Luglio, Firenze, Parco delle Cascine
  •  3 Luglio, Bologna, Piazza Maggiore 
  • 4 Luglio, Udine, Villa Manin
*Mumford And Sons 
  • 2 Luglio - Teatro Romano, Verona
  • 4 Luglio - Piazza del Plebiscito, Ancora 
*Heineken Jammin Festival (Arena Rho, Milano)
  • 5 luglio Red Hot Chili Peppers, Noel Gallagher, Pitbull, Enter Shikari
  • 6 luglio The Prodigy, Chase and Status, Evanescence, Lostprophets, Seether e Late Night Show di Gorillaz Sound Sysyem.
  • 7 luglio The Cure, New Order
*Pulp
  • 13 Luglio - Fiera della Musica, Azzano Decimo (Pordenone)
Kasabian

  • 14 Luglio - Ferrara (Ferrara Sotto le Stelle)
  • 15 Luglio - Lucca  
  • 18 Luglio - Ippodromo delle Capannelle (Rock In Roma)
  • 19 Luglio - Arena Civica, Milano
  • 20 Luglio - Tarvisio, Udine (No Borders Festival)
* Sigur Ros
  • 2 Settembre -  Castello di Villafranca (Verona)

venerdì 2 marzo 2012

Ascolti: Django Django - Django Django


I Django Django mi danno l'idea di poter essere un gruppo da singolo e da live.
Gruppo di quattro elementi, originario di Edimburgo (si sono conosciuti al College of Art) attualmente residente in Londra (ovviamente, viene da dire) ci regalano questo debutto più che omonimo.
Una introduzione semi-strumentale e poi si parte: Hail Bob e Default ci introducono nel loro mondo musicale.
Che racchiude una serie di nomi: Metronomy, Cristal Castel, Fleet Foxes e un tocco di Vampire Weekend.
Andiamo a spiegare: l'approccio è quello di un cantato corale applicato a una specie di elettro-pop che in  più di un caso riesce davvero a regalare alcuni pezzi che non possono non piacere.
Prendiamo Default: cassa non in primo piano ma ad alta velocità, un ritornello giocato sull'intreccio delle voci e che si pianta in mente e che fa pensare a quanti remix si ascolteranno nei club nei prossimi mesi di questo pezzo.
E tutto l'inizio è incoraggiante: Firewater poi si sposta leggermente in direzione Animal Collective e Waveforms mantiene alto il livello.
E' nella seconda parte che si scende un pò: Wor sembra un pezzo di certi anni sessanta e pur piacevole non regala niente che non si sia già sentito, soprattutto Skies Over Cairo e in generale gli ultimi pezzi sono abbastanza riusciti a livello strumentale ma molto meno a livello canoro, perdendo l'efficacia dell'inizio del disco.
Insomma: un debutto promettente con qualche ma, non è infatto chiaro quanto potranno fare questi ragazzi, rimane nelle orecchie un disco bello compatto e pieno di ritmo e idee, pieno di gioventù e voglia di fare.
Vedremo il proseguimento, sicuramente promossi per ora e attesi per futuri live che ci si immagina parecchio divertenti.

Django Django - Default by Django Django

giovedì 1 marzo 2012

Portishead: due date in Italia a Giugno


Non è frequente, su questo blog, fare un solo post per delle date live, che al massimo preferiamo segnalare nei vari approfondimenti/recensioni o nel post mensile di riepilogo dei tour più interessanti.
Ma ci sono necessarie eccezzioni: ad esempio quella del ritorno live dei Portishead.
Era nell'aria da tempo e ora è ufficiale.
La band di Bristol, autrice di due album fondamentali negli anni novanta e di un capolavoro nel 2008, quel "Third" che è sembrato un ritorno a dire "ecco come si fanno i dischi", torna in queste due date
  • 26 Giugno, Castello di Villafranca (Verona)
  • 27 Giugno, Ippodromo delle Capanelle (Roma)
40 Euro il prezzo del biglietto, che può sembrare impopolare ma è allineato con gli odierni concerti, c'è poco da fare.
Ad ogni modo, si tratterà con ogni probabilità di un concerto strepitoso come è sempre stato, quindi da non perdere.

[Live Report] Home Festival - Giorno 1 - 31/8

Non è nemmeno, spero, necessario l'abusato discorso che potremmo riassumere in festival/italia/mondo. Ovvero: siamo una rara anom...