martedì 31 gennaio 2012

I Whites Stripes sono morti, Jack White invece no.


E che l'ex Frontman dei White Stripes non fosse fuori dal mercato discografico, lo sapevamo da tempo: The Raconteurs e Dead Wheater sono due supergruppi pienamente in attività e di buon successo con cui ha proseguito la sua attività discografica, prendendosi partner importanti come Alison dei The Kills e Brendan Brenson.
Che però avesse in mente anche di mantenere il proprio nome per un progetto solista, un pò sorprende ma fa più che piacere.
Così, veniamo a sapere che il 23 Aprile uscirà sul mercato Blunderbuss, di cui non abbiamo una scaletta ancora ma che sicuramente ci daranno una visione personale di uno dei più importanti musicisti di questi anni.
Intanto, possiamo ascoltare un primo pezzo, Love Interruption, breve pezzo voce, chitarra e forse clarinetto (se ne dibatte anche nei commenti su youtube) e il controcanto di Ruby Amanfu, cantautrice del Tennessee.
Un ottimo antipasto...

lunedì 30 gennaio 2012

Playlist del mese - Volume 1

Nuova rubrica che si affianca a quella dei tour live più interessanti.
Se quella dei concerti viene pubblicata intorno ad inizio mese, questa arriva verso la fine per fare il punto musicale delle cose migliori appena usciti.
Una serie di pezzi che può essere da alcuni a molti, con quello di cui abbiamo parlato e magari qualche riscoperta.
Ovvio dirsi che non ci sarà alcun pacchetto scaricabile ma solo il link a Youtube / Soundcloud, non possiamo legalmente farlo, se poi troverò una maniera di tutelare anche il blog stesso, perchè no.
Detto questo


Gennaio 



  1. Gotye - Somebody That I Used To Know
  2. St. Vincent - Cruel
  3. The Shins - Simple Song
  4. The Maccabees - Ayla
  5. The Big Pink - 1313
  6. Still Corners - Into The Trees
  7. Lcd soundsystem - All My Friends
  8. Heike Has The Giggles - Time Waster
  9. Emika - Professional Loving

sabato 28 gennaio 2012

A Marzo il nuovo Andrew Bird


Noble Beast, ultima prova del musicista statunitense, mi era piaciuto parecchio.
Quel fischiettare, tratto distintivo della sua musicalità riusciva a fondersi con un album intimista e pieno di ottimi momenti.
E' quindi con una certa attesa che si attende Break It Yourself che però pare distanziarsi parecchio dal precedente lp: le dichiarazioni parlano di un lavoro lo-fi, in un fienile adibito a studio, registrato in pochissimo tempo.
Insomma, poco lavoro e tanta improvvisazione e istinto.
Ecco il primo Eyeoneye che parte così così e migliora man mano, brano certamente più ruvido di altri del passato e che in qualche modo, non riesco a non pensarlo, ricorda qualcosa dei Fleet Foxes, con una voce leggermente diversa, effetto probabilmente dell'assenza o quasi di produzione sul pezzo.
Ad ogni modo, vedremo con l'arrivo del disco.

venerdì 27 gennaio 2012

Ascolti: Heike Has the Giggles - Crowd Surfing


L'oggetto di questa recensione è anche l'oggetto dell'osservazione di un percorso.
Come già scritto qualche mese fa, ho avuto il piacere di seguire la crescita di questo gruppo, un trio di giovani poco più che ventenni nati vicino a Ravenna, da prima (quasi un anno) che pubblicassero il primo album.
Una bella gavetta di un paio di anni, sommando live su live, biglietto da visita con cui gli Heike pubblicano "Sh!" nel 2010, conquistandosi un piccolo pubblico amante delle loro esibizioni piene di energia e dal piglio deciso, per un pop/rock che ricorda gli episo più incisivi dei primi Artic Monkeys (I Bet You Look Good On a Dancefloor) con la voce femminile di Emanuela Drei a farsi largo tra chitarra, basso e una batteria sempre energica e decisa.
Crowd Surfing è, come tutti i secondi album, il più difficile e possiamo subito dire che non delude le aspettative: piacerà a chi piaceva il primo, non piacerà a chi lo ha odiato.
Undici brani, dal minutaggio sempre abbastanza breve  e che confermano la capacità fondamentale del gruppo: quella di riuscire a scrivere pezzi killer, che suonano bene, rimangono in testa e fanno muovere il piedino.
L'approccio al disco è, come la volta precedente, puramente live: quello che si può sentire è quello che si sente sul palco.
Gl episodi migliori? Dear Fear (già uscito in vinile qualche mese fa) M.Gondry, Next Time (con un bel giro di chitarra ad avvolgere il pezzo) e la conclusiva I Don't Know, che rallenta leggermente i ritmi e chiude l'album.
Sempre per il processo di osservazione, mi sono letto critiche e lodi a questo album, attualmente in streaming su rockit e dal prossimo mese in tour di promozione.
Beh, le voci critiche si concentrano su una proposta innocua e poco incisiva: sbagliato.
Il potenziale di questa band è di fare bene, benissimo anche all'estero, lasciando il giusto tempo per crescere e intando godendosi la già ottima abilità live che, posso assicurare, è in grado di fare passare una bella serata a chiunque.
Promossi anche al secondo giro.
Clicco qui e mi ascolto l'album in streaming

lunedì 23 gennaio 2012

Ascolti: Gotye - Making Mirrors


In un'altra epoca, quando ero piuttosto piccino, mi ero abituato alla seguente distinzione: in un album ci sono solo alcuni pezzi belli, gli altri sono riempitivi.
Era così nella musica pop, era così negli album da classifica, tanto che esistevano i singoli e tanto che mi veniva raccontato che decenni prima gli album erano spesso raccolte di singoli che uscivano man mano nei mesi.
Avrei poi scoperto che la verità era diversa: già non ci avevo mai creduto fino in fondo (ad esempio avevo comprato a 14 o 15 anni il grandioso album di Fat Boy Slim "You've come a Long Way, Baby e non avevo trovato questo crollo qualitativo)  e soprattutto, avvicinandomi ai grandi classici musicali non era affatto vera questa distinzione singolo-riempitivo.
Mi è tornata in mente questa cosa al momento di ascoltare "Making Mirrors" trentenne australiano al terzo album in carriera, stregato da un singolo di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, "Somebody That I Used To Know" che per la cronaca è un successone in parecchi stati e non si sa perchè in Italia no.
Dico mi è tornato in mente perchè l'album non parte per niente male: Easy Way Out è un breve pezzo vicinissimo a Beck, Eyes Wide Open è un discreto elettro pop, Somebody That I Used To Know è probabilmente IL pezzo pop di questi mesi e anche Smoke And Mirrors, in pesantissimo odore di Gorillaz, si fa ascoltare piacevolmente.
Peccato che poi la seconda parte del disco sia in vistoso calo: State of Art è un pessimo reggae con un pessimo lavoro sulla voce, troppo lungo e privo di verve e ne è il pezzo peggiore ma anche gli altri brani, il cosiddetto lato b, rallenta i ritmi, perde in efficacia vocale, in melodie, in quasi tutto.
Discreta solo Bronte, a chiudere.
Insomma, un lavoro così così.
Che però, perlomeno ha la questione Somebody That I Used To Know: riuscito, perfetto, ti si pianta in mente e ha pure un bel testo che parla di disillusione con una amarezza non indifferente.
Teniamoci il buono, insomma.
Nel Soundcloud, tenete d'occhio i titoli da me segnalati: c'è una selezione dell'album ma sono in maggior parte i pezzi peggiori, magari partiamo dalla traccia 4...

Gotye - selected Making Mirrors tracks by Gotye

domenica 22 gennaio 2012

Ascolti: Maccabees - Given To The Wild


Una cosa che apprezzo molto e che in fondo è una delle cose belle della musica (o dell'arte) è quella di rinnovarsi.
Quella sorpresa che ti coglie quando incroci un percorso artistico che ad un certo punto svolta di netto.
Come, per rimanere in questi territori musicali e di età, è successo ai The Horrors, trasformatisi da innocua band al calare di una generazione indie rock inglese ad una solidissima new wave band capace di stupire.
Ecco, questo è successo anche ai The Maccabess.
Che al terzo album cambiano marcia.
Sempre ben considerati per il talento melodico e alcuni ottimi pezzi, il gruppo londinese aggiunge in produzione Tim Goldsworty (Dfa Records) e basta vedere il minutaggio delle tracce per capire che l'aria è cambiata.
Quasi sempre intorno ai 3 minuti il precedente album, tra i 4 e i 5 in questo.
Che dopo una introduzione si concede un brano "Child" a ritmo abbastanza lento e che ci consegna i temi fondamentali: aperture melodiche, ritmi leggermente più rilassati, una batteria in grande spolvero, una costruzione musicale enormemente cresciuta e spesso destinata a climax all'interno o al termine della canzone.
Sembra che il gruppo abbia assimilato qualcosa del sempre incredibile Silent Alarm dei Bloc Party e qualcosa dei più recenti Foals.
I momenti migliori sono due: il trittico iniziale fino a Ayla, riuscitissimo brano con un veloce pianoforte in sottofondo e la parte centrale Heave/Pelican (singolo di lancio) / Went Away.
In particolare piace (ma forse sono gusti personali) Heave, in procinto di esplodere per tutta la prima metà e poi brillante nel finale regalando (ma c'è in molti altri brani) un senso di epicità che non può non far pensare agli Arcade Fire.
Non ci sono particolari cadute di tono, in questi 52 minuti di musica che anzi richiedono parecchia attenzione per un gruppo passato per la grande semplicità e arrivato alla grande stratificazione musicale.
Bravi, bravi davvero.


The Maccabees - Pelican (Official Audio) by leonardalbert


venerdì 20 gennaio 2012

Notizie che sembrano non avere collegamento. E invece..

E invece, in fondo ce l'hanno.
Notizia prima: chiusi i siti Megaupload e Megavideo.

Nel giorno in cui parecchi siti importanti si sono chiusi per 24 ore per scioperare alla proposta di legge nota come SOPA (Stop Online Piracy Act) che potrebbe, se (difficile lo sia) rendere la vita molto più ardua alla pirateria, chiudono anche il sito di streaming video forse più famoso e uno dei più importanti raccoglitori di pacchetti audio/video.
Che, sia ben chiaro, la pirateria è cosa cattiva e sbagliata ma nella legge prevista darebbe troppo potere ha chi già ne ha tanto (approfondire qui se interessa) ma soprattutto è un ennesimo tentativo di dare restrizioni quando, perlomeno in campo musicale è già una battaglia persa.
Artisti importantissimi (e in numero sempre maggiore, ormai la totalità) regalano singoli in anteprima dei nuovi lavori (mp3 direttamente nella posta o solo da scaricare sul sito), spesso su qualche blog viene postato lo streaming completo del disco (che volendo è sempre facilmente scaricabile con programmi poco legali), c'è soundcloud che rende facile e veloce lo streaming e l'integrazione con piattaforme di blog e webzine.
Insomma: l'artista ha già accettato il fatto che il disco fisico non si vende quasi più, fatto salvo per gli appassionati che sono disposti ad acquistarlo (magari al banchetto del concerto) in cd o (sempre più) vinile.
Quindi, a chi giova questo costante tentare di rendere la vita difficile alla diffusione di contenuti musicali, specie quando è ormai dimostrato che da questi veicoli proviene gran parte della pubblicità, tra l'altro mirata e virale tramite piattaforme varie (vedi link via facebook dei contenuti della giornata)?
Quante date sold out avrebbero avuto I Cani senza Internet?
Nell'incertezza e nella speranza (ma forse no) che tante grandi aziende discografiche poco lungimiranti non facciano la fine (fallimento o grossa crisi) di BlockBuster, Kodak o in parte Nokia, passiamo alle belle notizie.
Collegate, si diceva, perchè la dimostrazione che il passaparola, l'apprezzamento e la qualità possono portare al successo è, negli ultimi anni, ben testimoniata dai The National.
Che ci hanno messo quasi 10 anni e 5 album per diventare da sconosciuti a popolarissimi.
Tanto che il buonissimo Alligator è entrato, nelle classifiche di 17 stati, solo in uno in una posizione e non propriamente in alto (n.165) mentre l'ultimo High Violet è entrato tra i primi dieci dischi più venduti in ben 12 di questi 17 paesi.
Avrebbero avuto la stessa possibilità negli anni novanta? Forse no.
Ad ogni modo, la notizia è che i The National sono i prossimi curatori dell'All Tomorrow Parties, date 7-9 dicembre 2012.

Per chi non lo conoscesse, la formula All Tomorrow Parties prevede che si dia ogni anno in mano la gestione della line up musicale ad un gruppo / artista, chiedendogli anche da curare una selezione letteraria e una cinematografica.
Si prende poi un posto (quest'anno è una delle location storiche, a Minehead, non lontano da Bristol, Inghilterra) con una capienza limitata, poche migliaia di persone e ci si faccia un festival.
In questo caso, 5000 circa persone in una specie di villaggio vacanze "requisito" da appassionati musicali per tre giorni, sotto la guida sapiente dei The National, che chiuderanno ovviamente con un loro concerto.
Già confermati per ora in scaletta anche, tra gli altri Owen Pallet, My Brightest Diamond, The Antlers, Tim Hecker.
Verosimilmente chi scrive ci andrà, quindi ne racconterò ampiamente.

Il collegamento sta tutto qui: gli appassionati di musica ci sono, chi è bravo ancora emerge, non è con la chiusura continua che si ottiene niente.
La musica è viva, vivissima.

mercoledì 18 gennaio 2012

The Cure, live, in Italia.


No, no.
I Cure non sono (ancora) fenomeni da baraccone di nostalgici nè (per fortuna) c'erano niente con quelle reunion di cui prima o poi scriverò ma per ora voglio evitare di parlare, perchè di vedere una generazione che si immola nel fare sold out per band che avrebbero potuto seguire i propri genitori (o fratelli più grandi) e dimentica tutto ciò che è nuovo (e spesso di valore) di oggi non è bello, non è bello per niente.
I Cure sono (ancora) un gruppo vivo e onesto.
Se l'ultimo album davvero buono (buonissimo) è Bloddflowers(2000), nel disco "The Cure" (2004) c'è Los, capolavoro degno dei migliori pezzi della band e tutto sommato 4:13 (2008) non è da buttare, anche se manca di acuti.
Insomma, onesti con sè stessi, capaci di live da tre ore e più, il gruppo di Robert Smith gira ancora per il globo ripercorrendo tutta la propria carriera e lo fa con pieno diritto (se si sa cosa si va a vedere).
Il 7 Luglio e il 9 Luglio, Milano e Roma, una di quelle che potrebbero essere le ultime occasioni per vederli dal vivo.
Chi può, ci vada.
7 Luglio – Rho (Milano) @ Heineken Jammin’ Festival
9 Luglio – Roma, Italia @ Ippodromo delle Capanelle




martedì 17 gennaio 2012

Ascolti: The Big Pink


Un lavoro perfetto ma così così, questo secondo dei Big Pink.
Perchè in fondo la seconda produzione di Milo Cordell e Robbie Furze, produttori londinesi a cui è venuta la bella idea di mettersi in proprio ha tutte le qualità (leggermente migliorate) dell'esordio aggiungendoci alcuni difetti tipici del secondo album.
In altre parole, questo album suona meravigliosamente bene, con una produzione (ci mancherebbe) sontuosa ma perdendoci in termini di qualità dei singoli brani.
Intanto per la presenza costante di suoni un pò già sentiti nell'album precedente che pure era già parecchio compatto ma forse, più di ogni cosa sulla questione voce.
Che salvo alcuni tentativi è fin troppo monocorde, con la stessa attitudine su ogni brano e al secondo album si perdona meno che al primo.
Peccato perchè le cose buone in fondo non mancano: Stay Gold ricalca i migliori momenti dell'esordio, Give It Up ricorda cose (buone) dei Gorillaz e ha un ritornello che potrebbe facilmente colpire qualche radio o televisione, 1313 rallenta i ritmi e si ascolta piacevolmente.
Insomma, il secondo album si sa, è sempre il più difficile, per cui promossi con riserva.
Ma il terzo ci farà dare il responso definitivo su questo progetto.

 


domenica 15 gennaio 2012

Lcd Soundsystem: Shut Up And Play The Hits


Se c'è stata una carriera folgorante e quasi perfetta è stata quella di James Murphy.
James Murphy inizia a rilasciare singoli dal 2002 (non singoletti, parliamo di Losing My Edge, Yeah e infine Daft Punk Is Playing At My House),  nel 2003 esce la prima compilation targata Dfa  (da lui fondata) che insieme a quella dell'anno successivo porta in scena una serie di nomi (The Rapture, Black Dice) pronti a conquistare i dancefloor (e non solo) di mezzo mondo ed esplode nel 2005 con il primo album solista (a nome Lcd Soundsystem), un capolavoro di elettronica suonata con strumenti reali, un modo non elegantissimo di dire che riesce a unire perfettamente il popolo rock e quello elettronico.
Nel 2006 crea una traccia passata inizialmente un pò in sordina, chiamata 45:33 e commissionata dalla Nike per lo strumento Nike Plus da unire all'Ipod, brano scritto per accompagnare una corsa di 45 minuti appunto, quasi esclusivamente strumentale e con i semi del secondo album di Lcd Soundsystem,  Sound Of Silver che ne conferma le eccezzionali qualità e contenente All My Friends, punto più alto della produzione di Murphy, in un irresistibile crescendo a partire dalle note di un piano.
E siamo al 2007.
Un tour con gli Arcade Fire (2008) il continuo allargamento della scuderia Dfa Records (che riesce a imporre un suono più che riconoscibile) con nomi quali Factory Floor, Hercules And Love Affair, Holy Ghost, Hot Chip, Shit Robot, Yacht.
Nel 2010 un terzo album, This Is Happening, bello ma non indimenticabile, un tour travolgente (che arriva anche qui a Ferrara, in compagnia dei Chk Chk Chk) e poi l'annuncio: il progetto finisce qui.
Ai primi cenni di stanchezza (fisica e compositiva) e di inizio di una routine meno entusiasmante (il processo disco-tour), James Murphy esce di scena, avendo dato tanto, tantissimo alla musica di questi anni e sapendo gestire il proprio percorso creativo, in un'epoca di reunion nostalgiche e quasi sempre esclusivamente remunerative.
Con un'appendice, organizzata poco dopo l'annuncio dell'addio alle scene; una data, il 2 Aprile 2011, al Madison Square Garden, un concerto di più di tre ore per salutare tutti i fan.
Ora, al di là dell'ovvio Dvd che uscirà dell'evento, ci interessa Shut Up And Play The Hits, documentario che verrà presentato al Sundance Film Festival di quest'anno (uno dei miglior festival cinematografici del globo, per via della grande qualità nel premiare spesso film indipendenti, scomodi e controversi) che ci mostrerà le 48ore che hanno circondato l'evento (ovvero la preparazione e le ore successive) promettendo di mostrarci qualcosa di questa persona molto semplice e onesta che pure ha lasciato, come pochi altri, una traccia importante nello scorso decennio musicale.
Sotto il Trailer.






sabato 14 gennaio 2012

Ascolti: Still Corners - Creatures of An Hour


Ecco, questo è come dovrebbe essere un esordio.
Gli Still Corners, di cui avevamo parlato qualche settimana fa promettendo di ascoltare con calma il disco sono un duo londinese, etichetta Sub Pop, essenzialmente un duo uomo/donna (quattro invece dal vivo).
Niente a che vedere, come si potrebbe pensare, al mondo White Stripes, Kills o altri, insomma, niente garage rock chitarra/batteria, tutt'altro.
Si parla di Dream Pop, che essendo uno di quei termini che vuol dire tutto e niente, potrebbe sviscerare come i Raveonettes dalle sonorità pesantemente dark e una affinità (dichiarata dalla band stessa) con la parte sonora dell'Horror italiano di qualche decennio fa (e negli ultimi anni più che rivalutato, specie grazie agli omaggi e all'impegno di Tarantino).
La ricetta funziona grazie alla grande sensibilità della scrittura, basti pensare a "The White Season" verosimilmente destinata a essere prima o poi scoperta per l'uso televisivo / pubblicitario nel suo incipit, e con una prima parte del disco su livelli altissimi, almeno fino a "I Wrote In Blood", brano più lungo del disco e che più di tutti nella sua essenzialità ci consegna la voce di Tessa su una musicalità che ricorda Profondo Rosso e che forse più di tutti è simbolo della proposta musicale.
Poi, qualche brano a concludere il disco in leggerissima discesa ma rimane da promuovere sicuramente come uno degli esordi più importanti e riusciti di questi mesi.
Da non perdere il tour italiano di Marzo.


giovedì 12 gennaio 2012

Gotye - Fanfarlo: i nostri prossimi pezzi preferiti.


Ora, Gotye è un musicista australiano piuttosto eclettico e attivo da parecchio tempo, musicalmente vicino a Beck (ovvero: attitudini presenti ma a 360gradi, perchè inquadrare Beck non è così semplice).
Un paio di mesi fa è uscito il suo ultimo album, Making Mirrors, che con calma recensiremo ma che ha soprattutto una caratteristica: è più il pezzo pop della settimana mese.
Un duetto su una melodia irresistibile in crescendo e una non indifferente storia di un rapporto finito male e della recriminazione che ne segue (You can get addicted to a certain kind of sadness/
Like resignation to the end/Always the end/So when we found that we could not make sense/Well you said that we would still be friends/But I’ll admit that I was glad that it was over).




Non meno irresistibili sono i Fanfarlo.
Per chi non avesse il piacere di conoscerli, possiamo considerarli la risposta londinese agli Arcade Fire, condividendone l'approccio musicale ma con un velo di spensieratezza in più, tralasciando spesso quella epicità diffusa ma rimanendo nei suoni che avevano caratterizzato Funeral, primo seminale (si può ben dirlo) album dei Canadesi.
Sono passati ormai tre anni dal piacevolissimo esordio (Reservoir) ed è stato rilasciato il primo estratto dal nuovo album, Shiny Thing.
Che alza l'asticella un pò, staccandosi dal nome già citato con un delizioso pezzo vicino ai Postal Service (li conoscete vero?) e dando soddisfazione a chi ci aveva creduto sin dall'inizio.
Sotto il video.

mercoledì 11 gennaio 2012

Tornano gli Shins, evviva.

Gli Shins sono un gruppo amatissimo. E non è difficile capire perchè.
Una carriera quasi priva di sbavature, di protagonismi (solo 4 album dal 1997, il quinto in arrivo in primavera dal titolo Port Of Morrow) e di grande qualità, finendo non a caso nella sempre meritevole cerchia della Sub Pop.
Un momento indimenticabile per loro (ma non solo) è questa scena di "La mia vita a Garden State" dove Zach Braff (J.D. di Scrubs, al primo film da regista) riceve nientemeno che da Natalie Portman l'ascolto di un pezzo degli Shins che "gli cambierà la vita"




Che dire, di fronte a tanta fortuna!
Ad ogni modo, sogni cinematografici a parte, la sensazione è che per l'attesa e per il momento storico, con questo album il gruppo americano potrebbe raggiungere un pubblico molto più vasto del solito, con il suo apparentemene (non lo è) intreccio di chitarre e attitudine folk.
Simple Song è la prima traccia rilasciata ed è davvero un bel pezzo: attendiamo con ansia l'album intero.

Simple Song by theshins

martedì 10 gennaio 2012

Ascolti da Hype: Maria Antonietta


Io, caso raro in "carriera" Maria Antonietta l'avevo già vista, live, senza sapere chi fosse.
Prima di Brunori Sas qualche mese fa.
Non ci avevo dato nemmeno troppo peso, ad essere onesto, per il semplice motivo che il suo live, voce e chitarra, era tanto "esagerato" quanto innocuo. Una voce che sembra volutamente perdersi e stonare (Clap your hands say yeah?) una scrittura estremamente simil-autobiografica, fatta di frammenti, relazioni e cinismo e una chitarra che un secondo sembrava imbeccare un'idea giusta e poco dopo diventata esagerata e sopra le righe.
Insomma, passati tre o quattro mesi tutto pareva possibile tranne che Maria Antonietta (già Marie Antoniette, già negli sciolti Young Wrist) diventasse il nuovo caso di hype italiano nelle settimane di uscita del disco.
Che già, dopo l''exploit dei Cani fa riflettere, per le indubbie affinità: un approccio lo-fi, progetti piuttosto personali, un uso delle parole ad uso e consumo di una generazione twitteriana, veloce, di frammenti immagini e citazioni, facile da ricordare e imparare.
Insomma una sensibilità pop ma non nel senso nobile del termine (nè in quello peggiore) e l'idea che basti poco per fare parlare di sè.
Insomma da Vasco Brondi a Maria Antonietta, da Vasco Brondi che nel demo voce e chitarra tracciava un rabbioso sguardo ad un noi di delusione per ciò che c'è fuori dalla finestra a questo album, dodici tracce che, siamo onesti, è un pò meglio di quello che sembrava dal vivo ma non lascia niente.
Un pò meglio per la presenza di batteria, qualche arco e qualche basso, che ampliano la dimensione punk della proposta della ragazza e che rendono alcuni pezzi sufficienti (Questa è La mia Festa, Saliva, Motel) ma senza diventare memorabili.
In una recensione di un sito che non nomineremo (Rockit) si scrive che [...] una frase come "volevo solo portarti a letto" è una frase normale e genuina che in un'Italia mai così bigotta e maschilista è un bel segno di indipendenza, un segno tanto diretto ed iconico che c’è da esser sicuri arriverà sui diari di un sacco di ragazzini annoiati, insoddisfatti e pieni d’aspettative come lo siamo stati tutti.
Ebbene no, volevo solo portarti a letto non è niente tranne che scontato , con un'immagine cinematografica, letteraria e anche quotidiana di una donna sempre più forte, emancipata, a proprio agio con la sua sensualità. E niente è scontato oggi come essere così egocentrici come scrivere di sè in un brano "e poi tutte le mie canzoni parlano di un solo cazzo di argomento, della mia incapacità di accettare la realtà" in un'epoca dell'Io è molto più coraggioso essere fuori dal tempo come i Poveri Cristi di Brunori Sas.
In definitiva, bocciatura senza esagerare perchè il futuro davanti, chi lo sa, può portare buone cose.
Ma ad ora stiamo solo parlando (troppo) di (quasi) niente.

lunedì 9 gennaio 2012

Prossimi Appuntamenti Live

Ecco un nuovo aggiornamento con le date più interessanti dei prossimi mesi.
Come sempre, con l'asterisco le nuove aggiunte.



The Black Keys 
  • 30 Gennaio 2012 - Alcatraz, Milano  (Sold Out)
  The Maccabees
  • 12 Febbraio, Magazzini Generali, Milano.
Clap Your Hands Say Yeah
  • 18 Febbraio 2012 - Covo, Bologna
St Vincent
  • 22 Febbraio - Lanificio 159, Roma
  • 23 Febbraio - Lokomotiv, Bologna
  • 24 Febbraio - Tunnel, Milano
Kasabian 
  • 24 Febbraio - Atlantico, Roma
  • 25 Febbraio - Gran Teatro Geox, Padova
Wilco
  • 8 Marzo, Alcatraz, Milano
  • 9 Marzo, Estragon, Bologna
* Still Corners
  • 16 Marzo 2012 – Conegliano (TV), Apartamento Hoffman
  •  17 Marzo 2012 – Bologna, Covo   
  • 18 Marzo 2012 – Roma, Circolo degli Artisti 
  •   20 Marzo 2012 – Milano, Rocket
Mark Lanegan  
  • 24 Marzo, Estragon, Bologna
  • 25 Marzo, Alcatraz, Milano
Cass McCombs
  • 29 Marzo - Bronson, Ravenna
* Bruce Springsteen
  • 7 Giugno, Milano
  • 10 Giugno - Firenze
  • 11 Giugno - Trieste
Radiohead  
  • 30 Giugno Roma, Ippodromo delle Capannelle 
  • 1 Luglio, Firenze, Parco delle Cascine
  •  3 Luglio, Bologna, Piazza Maggiore 
  • 4 Luglio, Udine, Villa Manin

    sabato 7 gennaio 2012

    Zona Italia: Ascese, discese, nuovi arrivi.


    C'è molto in arrivo anche in Italia per il 2012.
    Di fronte a esordi di cui parleremo con calma nelle prossime settimane, ci sono due ritorni, rispettivamente al secondo e terzo album.
    Alla terza opera sono Il Teatro degli Orrori (e fa strano, a me A Sangue Freddo sembra uscito da pochissimo) gruppo che dopo un, a mio parere un pò sopravvalutato, primo album, aveva dato alle stampe un secondo disco piuttosto interessante, specie nei pezzi più dilatati e "letterari" se mi si concede il termine.
    Ad ogni modo è in arrivo "Il Mondo Nuovo", 16 tracce per settanta minuti di musica, anticipati da "Io Cerco Te", singolo in realtà deboluccio vicino alla traccia che dava il titolo al precedente album senza averne la qualità musicali e di scrittura.
     
    Ma proviamo ad avere fiducia.

    Fiducia che non manca negli Heike Has The Giggles, tra un mesetto in uscita con Crowd Surfing, secondo disco già ben anticipato dal doppio singolo uscito questa estate.
    In questi ragazzi ci crediamo da prima che uscisse il loro album e quindi l'attesa è piuttosto alta.
    Sotto il teaser del disco.

    mercoledì 4 gennaio 2012

    Ascolti: St Vincent - Strange Mercy


    Annie Erin Clark, in arte St Vincent, classe 82, arriva al terzo album.
    Ho aspettato un pò prima di parlarne perchè Strange Mercy continua a darmi qualche dubbio ma potrebbe essere una questione personale.
    Dico questo viste le numerose critiche positive lette in giro, condivisibili (a mio parere) solamente in parte: trovo che vi siano brani riusciti (la title track, Year of the Tiger, Cruel) e altri meno brillanti (Surgeon, Dilettante).
    Al di là dell'indubbio talento trovo che la ragazza si esprima al meglio quanto più va per sottrazione: meglio voce e piano, meglio voce e chitarra, in alcuni casi invece si aggiunge tanta strumentazione e si rischia (come Bjork, nome non a caso dato le evidenti vicinanze in alcuni brani) di strafare o di fae tecnicismo un pò vuoto di emozioni.
    Per ripetermi: Dilettante a parte il finale non è compiuta fino in fondo quando Year of The Tiger, brano che chiude il disco e ci lascia una St Vincent rilassata e a proprio agio con la voce, dove sono gli strumenti a seguire la melodia e non l'opposto.
    Detto questo, un disco interessante e di valore anche se non sempre a fuoco.
    Da vedere alla riprova live a breve: 

    22 febbraio 2012 – Roma – Lanificio 159
    23 fabbraio 2012 – Bologna – Locomotiv Club
    24 febbraio 2012 – Milano – Tunnel



     

    martedì 3 gennaio 2012

    Tra la percezione e la realtà



    Periodo calmo, di poche uscite.
    Queste settimane sono quelle tranquille, le cose importanti sono uscite, per qualche giorno ancora nessuno farebbe uscire un disco e quindi ne possiamo approfittare per qualche riflessione.
    Ho trovato un interessante resoconto delle vendite negli Stati Uniti degli album che sono arrivati tra i primi 50 nella (sempre importante, per quanto si dica) annuale classifica di Pitchfork.
    Una piccola selezione:


    1. Bon Iver Bon Iver - 317,355
    3. M83 Hurry Up, We’re Dreaming - 59,573
    4. PJ Harvey Let England Shake - 62,000
    11. St. Vincent Cruel Mercy - 44,334
    12. James Blake James Blake - 47,372
    15. Fleet Foxes Helplessness Blues - 277,541

    26. The Field Looping State of Mind - 4,900
    28. Cut Copy Zonoscope 51,000
    32. Panda Bear Tomboy - 46,000
    33. Fucked Up David Comes to Life - 19,000

    46. Cults Cults - 25,000
    48. Toro Y Moi Underneath the Pine - 19,381

    A titolo di confronto ci sono due album in classifica prettamente mainstream

    21. Jay-Z/Kanye West Watch the Throne - 1,143,674
    27. Beyonce 4 - 971,264


    Considerazioni:
    - davvero ormai non si vendono più dischi. Beyonce è un'artista palesente pop, dal successo costante e senza gavetta, a suo nome, provenendo dalle Destiny Child. Ebbene, ha venduto dal primo al quarto album: 4,7milioni, 3,3 milioni, 2,9 milioni, 1 milione. 
    - c'è una forte uniformità, in qualche modo, qualche tempo fa dischi di gente come Jay o Beyonce vendevano centinaia e centinaia di volte quelle degli artisti "indie", qualcosa come 5 - 10 milioni di copie contro 20mila copie o cinquantamila.
    Ora, tralasciando un Bon Iver che è un pò un caso a sè, gente come m83, St Vincent o un Panda Bear vendono "solo" una decina o ventina di volte in meno. Forse hanno un pubblico più fidelizzato, più incline ad acquistare l'album.
    - c'è come un livello che nella maggior parte è il livello della piccola nicchia: tra i sessantamila della notissima Pj Harvey e i 25 mila degli esordienti e nemmeno troppo chiaccherati Cults non c'è troppo distatto. Quasi si dicesse "per quella nicchia, qualunque genere sia, il livello è quello". A meno che non diventi Bon Iver (300mila) o  gli Arcade Fire (500mila) che diventano (imprevedibilmente) col passaparola e il tam tam della rete fenomeni anche commercialmente rilevanti.

    Certo, questa è una classifica americana, verosimilmente in Europa certi valori cambierebbero ma è comunque indicativa, in un mondo sempre più globalizzato e caratterizzato da scene musicali si, ancora esistenti mentre da pubblici sempre più settoriali e indipendenti dal luogo di nascita bensì dalle proprie preferenze.

    In questo quadro è bello, bellissimo, vedere di fianco all'aumento del download digitale (che perlomeno aiutano artisti e la legalità) come sia rispettata sempre più la mia previsione  e cioè il ritorno al vinile: in Inghilterra ad esempio +44% e quasi 350mila dischi venduti, numeri ancora piccoli ma che preludono, a mio parere, al futuro scenario migliore, ovvero la massa al download digitale, l'appassionato e fan al vinile (oggetto fisico meraviglioso e dal bel suono) e il vero incasso dall'artista dal concerto, appuntamente sempre più di massa e abitudine da consolidare anche in Italia, dove pure si vedono bei segnali, nonostante le sempre difficili condizioni per le produzioni medio / piccole.

    E voi che futuro vedete per la musica?




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