sabato 29 dicembre 2012

Il ritorno dei Baustelle


Fa un pò impressione, ma è tutto vero.
I Baustelle sono in attività da ormai 12 anni, da quel piccolo Sussidiario Illustrato della Giovinezza che pure già fece un certo clamore e hanno avuto un successo sempre crescente.
A parere di chi scrive l'apice non è, come spesso viene considerato, nel duo La Moda del Lento / La Malavita, pur ottimo, ma con Amen, ricchissimo e intensissimo disco, in un qual modo un concept album di impressionante maturità artistica.
Poi c'è stato "I Mistici dell'Occidente" buono ma meno buono dei precedenti.
E ora arriviamo a Fantasma, sesto album in studio della band, registrato tra Polonia e Montepulciano, in arrivo il 29 Gennaio.
Che viene anticipato da ieri da un primo estratto, "La Morte ( Non Esiste Più)" che ben anticipa due elementi: lo stile è quello classico della band (ricorda un pò i primi dischi, più che gli ultimi) e aggiunge una componente orchestrale che pur essendo sempre esistita viene in questo album ampliata.
A riprova, le prime date di presentazione del disco, impreziosite da un'orchestra ad arricchire il suono.
Le date sono le seguenti, il singolo è in ascolto poco sotto.
Attesa alta, per quello che potrebbe essere uno dei primi grandi dischi del 2013.

  • 19 Febbraio - Bari, Teatro Team
  • 20 Febbraio - Roma, Auditorium Parco della Musica
  • 23 Febbraio - Firenze, Teatro Comunale
  • 25 Febbraio - Milano, Teatro degli Arcimboldi

giovedì 27 dicembre 2012

Ascolti: Burial - Truant / Rough Sleeper


Continua a farci aspettare, Burial.
 Gioca, quello che fu privo di volto e nome (e invece si chiama William Bevan ed è un ragazzotto di (giovane) età non definita, che dopo aver sconvolto l'elettronica (e non solo) con Burial (2006) e Untrue (2007) si nasconde.
Certo, nel 2009 c'è sono stati l'ep con Four Tet, bissato nel 2011 con in aggiunta niente meno che Thom Yorke.
Nel 2012, poi, ad inizio anno, lo splendido Kindred Ep, tre meravigliose tracce che riprendevano il progetto musicale degli album, migliorandone praticamente.
Ma ancora non è arrivato il momento di un album, no. Un altro Ep, questo Truat / Rough Sleeper, due tracce per venticinque minuti totali di musica.
Sta diventando, in qualche modo, un percorso simile (paragone ardito) a quello dei Sigur Ros di ( ). Burial si sta smaterializzando e approfondendo sempre più.
Due brani che sono partente e fermate, deviazioni, suggestioni, innesti leggeri, il tutto senza (apparente) logica di costruzione, abbozzi di idee che pure raggiungono momenti in gran parte buonissimi.
Certo, c'è da cercare di capire, sulla lunga distanza cosa ne uscirà, di questa dilatazione, di questo dubstep che si accartoccia su se stesso, si nasconde come si nascondeva Burial, privo di identità per parecchi anno pur essendo su parecchie copertine.
Che sia gioco o progetto, ancora un ben fatto.
Ora però è giunto il momento del disco completo.

martedì 25 dicembre 2012

Cinque Canzoni di Natale


E' Natale.
Le solite tre canzoni girano per Radio e Tv.
Sempre le stesse.
Così, quest'anno con l'aggiunta di una (deliziosa come sempre) cover degli XX uscita da pochi giorni, ne approfittiamo per una piccola playlist alternativa di Natale.
Che vi porti compagnia in questa giornata...


1. The XX - Last Christmas (Cover)



2. Julian Casablancas - I Wish I Was Christmas Today



3. Heike Has The Giggles - All I Want For Christmas is You



4.  Glasvegas - A SnowFlake Fell (And i Felt Like a Kiss)



5. Get Well Soon - Christmas In Adventure Parks

domenica 23 dicembre 2012

50000 Mila Grazie

E' fine anno, stiamo scrivendo le classifiche e viene raggiunto un bel traguardo per questo blog, piuttosto personale e per nulla professionale, ovvero le cinquantamila visite.
Traguardo raggiunto in un anno e mezzo circa, partendo dal quasi niente e con il semplice scopo di parlare di cose che ci piacciono: i concerti, i dischi, la musica in generale.
Molte recensioni, qualche live report, segnalazioni, approfondimenti.
Senza mai dimenticare che le webzine veramente buone sono altre, in Italia e all'Estero (se interessa, secondo me al momento SentireAscoltare è la numero uno in Italia).
Senza dimenticarlo, ci prendiamo un momento soddisfazione per il Negoziante, con un bel ringraziamento per chiunque venga qui, saltuariamente, casualmente o assiduamente.
E tanto per evitare che sia un post del tutto inutile, un pò di dati, per gli amanti delle statistiche.
Grazie ancora.

  • Le visite del 2012 sono circa 35mila, il mese con più visite è Febbraio, quello minore Agosto.






venerdì 21 dicembre 2012

Classifica 2012, Atto Secondo: I Dischi


Eccoci qua, senza girarci troppo intorno.
Queste sono, secondo il sottoscritto, le migliori uscite di quest'anno.
Premiati come sempre, originalità e capacità di durare settimana dopo settimana, mese dopo mese.
Magari qualche nome si spegnerà, qualcun altro diventerà grande, ma di sicuro quest'anno chi ci ha regalato le migliori emozioni in formato musica sono i nomi di questa lista.

Classifica de Il Negoziante: I Dieci Dischi






  1. Alt + J - An Awesome Wave
  2. The XX - Coexist
  3. Beach House - Bloom
  4. The Tallest Man on Earth - There's No Leaving Now
  5. Yeasayer - Fragrant World
  6. First Aid Kit - The Lion's Roar
  7. Glen Hansard - Rhythm And Compose 
  8. Django Django - Django Django
  9. Flume - Flume
  10. On Monster And Men - My Head Is An Animal

mercoledì 19 dicembre 2012

Classifica 2012, Atto Primo: Concerti



Iniziamo dunque con le classifiche di fine anno ora che, come dischi e come concerti, pare non ci sia più nulla di particolarmente meritevole ancora da vedere (o ascoltare).
Anche perchè di giorni alla fine dell'anno ne iniziano a mancare veramente pochi.
Come per tutti gli anni, la classifica dei concerti non è legata (strettamente) alla qualità dell'artista quanto alla qualità dell'esibizione e, forse in maniera ancora maggiore a quanto è tanto "speciale" il live.
Per cui, si, per usare nomi casuali, un concerto di Brunori Sas potrebbe essere in posizione più elevata rispetto a quello di Bruce Springsteen, se come qualità live il primo fosse migliore del secondo, pur restando ovvio che la carriera di Bruce resta ovviamente superiore.
Bando alle ciance, via alla classifica, su ogni nomi basta cliccare per leggere il live report.

Classifica de Il Negoziante - I Migliori Concerti

  1. Portishead, Villafranca - Verona
  2. Radiohead (+ Caribou), Arena Parco Nord - Bologna
  3. Edward Sharpe And The Magnetic Zeros, Rocca Brancaleone - Ravenna
  4. Damien Rice, Cavea Nuovo Teatro dell'Opera - Firenze
  5. Bon Iver, Motovelodromo - Ferrara Sotto le Stelle
  6. The XX, Traffic Festival - Torino
  7. The Tallest Man On Earth, Teatro Almagià - Ravenna
  8. James Blake, Conway Hall - Londra
  9. Sigur Ros, Villafranca - Verona
  10. Alt + J, Bronson - Ravenna

Un veloce commento: i primi due concerti spiccano sugli altri, che pure sono stati tutti di livello altissimo, sicuramente il miglior anno di concerti per il sottoscritto. E le posizioni da metà classifica in poi sono praticamente tutte intercambiabili e hanno detto insieme una sola cosa: fossero artisti già affermati o quasi debuttanti, sono state tutte grandissime serate.
E se l'anno scorso Sufjan Stevens aveva scritto la migliore pagina, quest'anno, nonostante la grande concorrenza, i Portishead non potevano non vincere.
Grandissimi.

lunedì 17 dicembre 2012

Ascolti: Flume - Flume


In questo periodo, come ogni anno c'è la corsa alle classifiche di fine anno.
Le fanno tutti, dai blog alle webzine alle riviste.
Una corsa che porta ad avere già oggi, metà dicembre, la maggior parte delle classifiche fatte.
Un peccato, perchè inevitabilmente si possono perdere alcuni colpi di coda del mondo musicale.
Come in questo caso.
Anche se in Italia il primo disco di Flume verrà pubblicato ai primi di febbraio e quindi salverà chi vorrà inserire il disco di questo giovane australiano il prossimo.
Ma nel 2012 non esistono più regioni discografiche e quasi nemmeno più negozi, per cui siamo qui a parlare oggi, di Harley Streten, giovane di ventuno anni, cresciuto una terra che negli ultimi anni sta iniziando a dare soddisfazioni musicali (Gotye, qualche mese fa ad esempio).
Ma sena divagare ulteriormente andiamo a definire la ricetta di Flume: qualcosa di R&B si fonde a certe ritmiche dubstep (il primo James Blake, quello di CMYK) e ci mette alle voci un certosino lavoro di campioni, strofe in continuo movimento, un pò dalle parti di Burial per affinità.
Una voce insomma che femminile o maschile viene costantemente elaborata, diventa strumento e cerca di essere essa stessa melodia, anche nell'intonazione.
Se sembra un quadro un pò confuso è perchè lo è.
Nei termini in cui il lavoro del ragazzo australiano non è quello della sottrazione (vedi Bon Iver e soprattutto gli XX, evidenti punti di partenza) ma anzi della commistione, della fusione.
Certo, lungo le quindici tracce del disco, qualche momento meno riuscito salta fuori ma nel complesso è  da ammirare la coerenza e la capacità di raggiungere grandi momenti, per questo esordiente.
Provando (difficile) ad inquadrare i momenti migliori, prendiamo la doppietta di partenza, Sintra, ritmica ed energica, Holdin On che sembra la musica black come dovrebbe suonare oggi, Sleepless, primo singolo e che regala un immediato ricordo al disco di Washed Out) e infine, per pescare con meno scontatezza a Insane, che potrebbe essere davvero lo specchio migliore per un disco che ha la pretesa (non a tavolino) di poter suonare nuovo, di quelli che dici ecco, nei prossimi anni si suonerà così.

Se sembra trasparire molto entusiasmo, forse ingenuo, beh non è un problema.
Questo è un disco con un senso estetico altissimo, che si fa ascoltare con grande interesse (pregasi cuffie o impianto degno) e che suona nuovo in anni che di nuovo hanno sempre meno e quindi sarà un piacere farsi accompagnare in viaggi, dj set e probabilissimi remix futuri da questo esordio.
Sotto qualche ascolto e un discreto album teaser che regala un piccolo campione delle sonorità del disco.
Vale la pena di immergersi dentro a questo Flume.

venerdì 14 dicembre 2012

Introducing Float Fall


Se siete tra quelli a cui gli XX fanno quasi innervosire, via da questo post.
Per tutti gli altri ecco una bella scoperta, che più casuale non si più.
Un giro contorto su Facebook a partire da un gruppo italiano, per un festival straniero e che, non mi è chiaro come, tanto che non sono riuscito a ripercorrere la strada, mi ha portato a questo soundcloud.
Ad ogni modo, Float Fall è il nome, due i protagonisti, il Belgio è il paese.
E se gli XX erano quattro (rimasti tre) qui il numero scende ancora, portandoci nell'ambito di una coppia, perlomeno musicale.

Il citare il gruppo inglese non è (ovviamente) casuale, vista la grande affinità sonora con questo duo, che ancora deve presentare il primo disco.
Diverse date live, invece, di cui alcune nelle settimane scorse ad aprire per gli Alt-J, di cui abbiamo diffusamente parlato.
La scommessa per il futuro c'è, perchè se inevitabilmente si perde in originalità della proposta musicale, ci sono momenti davvero deliziosi, in particolare in Go Easy e Someday, brani disponibili da ascoltare a fine post.
Per ora si sa poco di più, il consiglio è di tenere d'occhio il sito ufficiale.

mercoledì 12 dicembre 2012

Ascolti: Comaneci - Uh!


E' da qualche anno che conosco i Comaneci.
Se ben ricordo, spero di farlo, fu in un piccolo festival musicale a cui avevo contribuito qualche anno fa (cinque?). C'era tanta bella gente della scena italiana, Da Bob Corn ai Gazebo Pinguins, eppure eravamo poche decine di persone, in un parchetto di un piccolo paese mai diventato famoso (al contrario di qualche terremotato vicino, vicinissimo e quindi va bene così).
Sono in due, Francesca Amati e Glauco Salvo, vengono dalle parti di Ravenna, così a memoria e si muovono dalle parti del folk, con l'impostazione, quando suonano, di chi ha studiato musica classica e risultato, quando li ascolti, di essere una bellissima cosa.
Lei, poi ha una voce elegantissima, impostata, rinchiusa in una figura minuta e fragile eppure capace di diventare protagonista e che, c'è da scommetterci, fosse straniera sarebbe ampiamente già passata sotto l'attenzione di riviste varie di settore.

Invece con questo quarto (credo) disco, curiosamente chiamato Uh!, rimarranno, probabilmente seguita da quella nicchia di persone che ascoltano buona musica.
Un peccato per Uh! che si fa ascoltare brillantemente lungo dieci brani di variabile durata, dal delicato abbozzo alla lunga e intensa The Green Lizard, per una mezzora abbondante di folk sapiente e delicato, con qualche accenno nervoso, qualche increspatura con gli strumenti a elevarsi.
Ma nel caso di avesse voglia di conoscerli, basta un link e l'ascolto integrale è disponibile.

lunedì 10 dicembre 2012

Ascolti: Grizzly Bear - Shields


Se esiste una dimostrazione che si può fare un ottimo cd senza che ce ne si debba innamorare, ecco, questo è Shields.
Quintetto di Brooklin, in questa area degli Stati Uniti che negli ultimi anni sta davvero tracciando il passo musicale, con una scena piena di vitalità) i Grizzly Bear arrivano al quarto album, che dovrebbe essere quello della consacrazione.
Un pò un percorso parallelo a quello dei National, band partite dal sottobosco e createsi un nome con la gavetta, album dopo album, raggiungendo l'apice disco dopo dopo disco.
Un pò l'opposto della scena inglese, insomma, dove sei al top prima che esca il tuo debutto e vieni spesso scaricato subito dopo.
Così questi ragazzi arrivano dopo Veckatimest, disco capace di sdoganarli e addirittura di dargli una specie di hit, quella Two Weeks che è sicuramente uno dei più più riusciti dello scorso decennio.
Tre anni dopo, ecco Shields.
Che si presenta con Sleeping Ute, ottimo brano dal sapore di qualche decennio fa, intenso e riuscito.
Pochi i cali di tensione: Yet Again e A Simple Answer sono forse i momenti migliori, in cui si snodano le capacità melodiche della band, in fondo non dissimile, anche se meno pop e più rock, dagli ultimi Shins (tanto per parlare di un gruppo che doveva sfondare definitivamente e invece è ancora a metà del guado).
Bella anche What's Wrong, pesantemente jazz, nella sua evoluzione.
Pochi i cali di tensione eppure non viene la voglia di innamorarsi fino in fondo, di ascoltare a ripetizione il disco.
E dunque?
Dunque forse è chi scrive, forse sarà il tempo, però l'impressione è che il disco non sia indimenticabile pur se perfetto, in confezione e contenuto.
Vedremo col tempo, per ora sufficienza piena, senza scene d'amore.


venerdì 7 dicembre 2012

Prima stella per Eels


Il titolo è semplice; se ho ben diviso, togliendo live e bside, il prossimo album in studio del signor Mark Oliver Everett, in arte Eels, è il decimo.
Una carriera importante, costante e sempre piacevole all'ascolto, per un cantautore mai seduto sulla propria posizione e anzi sempre in cerca di sperimentazioni e variazioni di registro.
Così, il prossimo febbraio siamo ben contenti dell'arrivo di Wonderful, Glorius, che segue dopo tre di assenza alla scorpacciata di (buonissimi) album dati alle stampe dall'ormai cinquantenne americano tra il 2009 e il 2010 (Hombre Lobo- End Times-Tomorrow Morning).
Non solo, c'è già una data live prevista per la primavera in Italia, il 18 Aprile all'Alcatraz di Milano.
E ora via all'ascolto di Peach Blossom, scanzonato e divertito pezzo che anticipa l'album.

giovedì 6 dicembre 2012

Live Report: James Blake @ Conway Hall, Londra


Sono cose che possono capire solo gli appassionati di musica, probabilmente.
Fatto sta che se si sommano alcuni elementi quali una settimana di ferie, l'annuncio tre date intime per James Blake per presentare nuovo materiale in piccole location e l'assenza di quest'ultimo dai palchi italiani se non per djset e una specie di data milanese annunciata al volo, con iscrizione via mail e pochissimi posti, la conclusione è che per stavolta la follia l'abbiamo fatta e così, biglietto Ryanair alla mano, partiamo per un paio di giorni a Londra, culminanti nel concerto la seconda sera.
In una Londra che ci ha accolto nella pioggia, avvolto con il sole e salutato in una tempesta di neve, ci troviamo intorno alla sette fuori dalla Conway Hall, libreria specializzata in umanistica, luogo di studio e conferenze, per questa sera sede di un live a forte tinte di dubstep nella sala conferenze interna (questa è Londra e uno dei motivi per cui l'amiamo).
Preceduto da un gruppo con le idee poco chiare su cosa fare del proprio suono, intorno alle nove sale sul palco il giovane classe 88 che ha stregato quasi tutto lo scorso inverno con il proprio debutto.
La formazione è a tre, lui alla voce e pianoforti, un bravo batterista diviso tra elettronica e normale e un terzo elemento a chitarra, basso o effetti digitale.
Nonostante il luogo, il suono sarà veramente ottimo, complici probabilmente le dimensioni ridotte, la potenza è elevatissima ed è inutile dire che su tutti si stagliano, oltre alla voce di Blake, bassi potentissimi lungo il locale.
Non potenti, potentissimi.

Quasi un'ora e mezza di musica, il totale, che ha esplorato il passato (una ottima versione di Cmyk, da uno dei primi Ep dell'artista) il presente (Limits to Your Love, certo, in una lunghissima versione, ma anche Lindesfarne nella sua evoluzione e A Case of You, cover di Joni Mitchell, nell'ultimo Ep di pochi mesi fa) e soprattutto il futuro.

Ecco, il futuro.
Blake ha presentato un buon numero di pezzi inediti, cinque o sei a occhio (la setlist nella foto non include tutti i brani suonati) e per dirla in maniera semplice, sono tutti molto buoni.
Pezzi con una forte componente dubstep nella parte ritmica (spesso più complessa rispetto al minimalismo di molti brani dell'album) e una struttura molto ben definita.
Insomma, più Limits to Your Love o Unluck, per dire.
E molto meno minimalismo alla voce che in piu di una occasione è sembrata completamente in primo piano, con crescendi ben studiati e notevoli interpretazioni.
Insomma, bene, davvero tutto bene, per un ragazzo che in fondo, è sulle scene solo di un annetto ed eppure calca già il palcoscenico come un professionista, rielaborando in quasi tutti i casi i pezzi scritti in versioni molto più complesse e dilatate che su disco e presentando ottimi inediti per il futuro album, su cui ovviamente ci saranno enormi attese.

Insomma, ne è valsa decisamente la pena, di fare questo volo...





domenica 2 dicembre 2012

Un inedito (nuovo album?) per i Royksopp


I Royksopp sono un gruppo simpatico.
Duo svedese, con quattro album all'attivo che ci hanno regalato alcuni tra i più delicati pezzi elettro-pop degli ultimi anni (Remind Me ad esempio), anticipano qualcosa del loro futuro con una bella esibizione live a presentare Running To The Sea, brano inedito.
Un brano che, stando a quanto dice la band, è nato di getto e presenta alla voce Susanne Sandofer, norvegese anche lei, sconosciuta su questi lidi ma sicuramente piuttosto brava.
Il pezzo è bello, quindi il consiglio è semplice: cliccare sul video sottostante.
Lo aspettiamo presto questo nuovo album, Royksopp.

venerdì 30 novembre 2012

Live Report: Alt-J @Bronson (Ravenna)




Con tre concerti a fine novembre si conclude, per quanto riguarda l'Italia, l'anno magico degli Alt-J.
Un disco d'esordio uscito a fine maggio, le prime date per il quartetto inglese.
Un'estate a suonare e un successo cresciuto settimana dopo settimana che li ha portati a platee sempre più ampie.
Un primo passaggio anche da noi, in apertura (h17) al Perfect Day Festival di Verona, con i primi applausi e un pubblico caloroso, con un certo stupore dei ragazzi di Leeds.
Poi, poche settimane fa, la vittoria al Mercury Prize, battendo altri nomi interessanti (ad esempio i Django Django) con un nuovo aumento delle vendite e un tour tra autunno e inverno capace di registrare numerosi sold out, non ultimo quello di questa sera, al Bronson di Ravenna.
Insomma: pochi mesi per passare da sconosciuti a realtà affermata, con la ormai insolita capacità di piacere ad un pubblico trasversale, critica compresa.
Il merito è ovviamente in An Awesome Wave, strepitoso disco di esordio degli Alt-J che nonostante passino i mesi mantiene tutta la sua freschezza, fatta di un pugno di grandissime canzoni e di un suono che frulla numerose influenze riuscendo però a condensarsi in un mood sonoro estremamente personale.

Sono le 22 e 30, giusto il tempo di dimenticarsi in fretta il gruppo di apertura e i quattro entrano in scena, con una delta sullo sfondo, simbolo della band, che scopriremo poi essere fondamentalmente rotta e quindi rimane fissa senza regalare presumibilmente giochi di luce.
Ma non è di spettacolo che ci interessa, ma di canzoni.
E ci sono tutte.
Dal Perfect Day ad oggi sono passati tre mesi circa ma l'impatto sonoro, complice anche il luogo piccolo e chiuso è ottimo.
Sono cresciuti gli Alt-J.
Pur con un'estetica nerd indistinguibile, sono spariti molti dei sorrisi sorpresi in chi suona per fare spazio ad una esibizione praticamente perfetta dell'intero disco, con un paio di aggiunte.
Ottima la batteria, ottima la voce di Joe Newman e decisamente buonissimo il supporto di Gus Unger-Hamilton, alle tastiere e seconda voce, nonchè vero frontman del gruppo in una curiosa distinzione dei ruoli rispetto al solito.
Se il pubblico dimostra di conoscere ogni nota, il gruppo dimostra in poco tempo di essere in formissima.
Così, dopo un inizio identico al disco, svettano la sequenza Somethng Good-Dissolve Me-Fitzpleasure, con quest'ultima che guadagna molta intensità rispetto al disco.
E poi due grandi pezzi, Breezeblocks a chiudere la prima sequenza e Taro a chiudere il concerto, per una cinquantina di minuti di concerto dove trovano anche spazio Hand-Made (b-side) e una curiosa versione di Slow di Kylie Minogue in salsa Trip-Hop, straniante ma riuscita.

E se il successo tra nel coinvolgimento del pubblico è giusto notare quanto la maggior parte dei pezzi siano accompagnati da cori e applausi, addirittura spesso da applausi nel mezzo della canzone.
Dunque: una crescita impressionante per quello che al momento è già un grandissimo gruppo.
Il futuro è tutto loro.

domenica 25 novembre 2012

Il punto della situazione su Beck


Bek David Campbell, ci manchi.
Perchè l'ultimo album di Beck (si, lo pseudonimo era necessario) è datato ormai 2008, la più lunga distanza tra un album e l'altro nella (ormai lunga) carriera del ragazzo di Los Angeles.
E, tra l'altro Modern Guilt era un album davvero piacevole, che suona più che bene riascoltato oggi.
Però iniziano ad esserci segnali di vita.
Il primo, difficile parlarne, è "Song Reader".
Difficile parlarne, perchè uscirà l'undici dicembre prossimo, ma solo su carta.
Su carta? Ebbene si, Beck ha scelto di pubblicare gli spartiti e lasciare la libertà a chi conosce note e pentagrammi di suonarsi il proprio disco.
La mossa definitiva contro la pirateria?
Difficile commentare anche se il potenziale per esecuzioni, remix e cover di ogni tipo è altissimo.
Una piccola anteprima?
Qui, da qualcuno che si è letto lo strumento e ha suonato questa (non certo brutta) ballata.

Per fortuna in questi ultimi giorni c'è anche un'altra dichiarazione di Beck: il disco nuovo esiste e uscirà nel 2013.
Musica vera, s'intende.
Non vediamo l'ora.

venerdì 23 novembre 2012

Sophomore per gli Everything Everything


Per essere onesti, il primo disco degli Everything Everything, datato 2010, non mi aveva per niente conquistato.
Forse era il momento o forse un caso di incomprensione reciproca, per quel Man Alive che tante belle recensioni aveva portato al gruppo residente a Manchester.
Fatto sta che c'è una seconda possibilità, visto che il 14 Gennaio prossimo uscirà Arc, secondo album della band, anticipato in questi giorni da Cough Cough, primo estratto.
Un pezzo piuttosto divertente, energico, giocato sulle vocalità della band, che funziona in tutto e per tutto.
In attesa di sapere se scatterà l'amore...

  Everything Everything - Cough Cough by EverythingEverything

martedì 20 novembre 2012

Bjork e il suo album di remix


Esce in questi giorni "Bastards", interessante progetto di remix di Biophilia, ultimo (e non migliore nella sua carriera) album della cantante Islandese.
Molto interessanti i nomi che danno l'idea di un progetto non nato, come capita a volte, per aggiungere solo una dimensione da club ai pezzi rivisitati.
Si va da Alva Noto ai Death Grips ai These New Puritans.
Il progetto sembra valido sulla carta quanto nel primo singolo, proprio con il gruppo inglese (che con Hidden nel 2010 ha ricevuto molti onori nelle classifiche di fine anno) che rielabora Mutual Core in maniera superba.
In attesa di un ascolto integrale, sotto il video dello splendido primo estratto...


lunedì 19 novembre 2012

Ascolti: Crystal Castles - III


Giusto chiarirlo: i Crystal Castles sono fuori tempo massimo.
Non è più il loro momento, non siamo in quegli anni dove elettronica e rock si coniugavano nelle classifiche, dove la loro proposta di una elettronica lo-fi a 8 bit (una definizione abbastanza poco sensata ma necessaria) e l'estetica particolare avevano portato il duo di Toronto in cima all'hype.
Giusto dire all'hype perchè se si guarda la sintesi su Wikipedia, a parte il singolo con Robert Smith (Not In Love) nelle classifiche sono apparsi raramente.
Eppure quanto se n'è parlato.
E quanto di Alice Glass, performer e voce femminile del gruppo capace per un fugace momento (tra il primo e il secondo album) di essere una delle voci più cool del mondo indipendente.

Tutto per arrivare al punto in cui è giusto rendersi conto che di questo disco se ne parlerà davvero poco.
Eppure è probabilmente il migliore disco dei Crystal Castles.
Manca il singolo, inutile dirlo (anche si Violent Youth scorre che è un piacere).
E in certo qual modo mancano pure i Crystal Castles, nel senso che del suono a 8bit rimane pochissimo, solo accenni.
Però ha i suoi momenti e una grande coerenza di fondo.
III è una specie di disco horror, inutile negarlo.
Saranno le immagini del clip di Plague, sarà la voce della Glass sempre più lontana, trasfigurata, aliena.
Sarà che è abbastanza impensabile di ascoltare spesso, di giorno, questo disco.
Però la sera, se si è in vena di suggestioni pesanti.
Se si vuole un disco in cuffia con ritmiche abbastanza elevate, suoni che si accavallano, melodie che sfuggono eppure ci soo sotto altre linee sonore, ecco allora questo è III.
Ha il suo fascino, un fascino particolare che può piacere solo se cercate proprio quello di fascino.
III è come quella ragazza che si veste sempre di nero, solitaria, inaccessibile e che in fondo fino ad ora aveva fatto parlare di sè ma senza farsi mai piacere: ora invece è diventata un pò più grande e quando nessuno ne parla più rivela finalmente i suoi lati più interessanti.

CRYSTAL CASTLES - VIOLENT YOUTH by ppatricide

mercoledì 14 novembre 2012

Prossimi Appuntamenti Live



Ed eccoci al consueto appuntamento mensile.
Solite regole: evidenziati i live annunciati recentemente.



Andrew Bird

  • 14 Novembre - Milano, Magazzini Generali

Bat For Lashes 

  • 19 Novembre - Milano, Alcatraz
Blood Red Shoes
  • 19 Novembre - Torino, Astoria
  • 20 Novembre - Padova, Loop

Wild Nothing

  • 22 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 23 Novembre - Bologna, Covo

Django Django

  • 28 Novembre - Milano, Tunnel

Alt - J

  • 28 Novembre - Ravenna, Bronson
  • 29 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 30 Novembre - Milano, Tunnel  (sold-out)

The Black Keys

  • 1 Dicembre - Palaolimpico, Torino

The XX

  • 2 Dicembre - Milano, Alcatraz (sold-out)

Cat Power (tour annullato)

  • 3 Dicembre - Milano, Alcatraz
  • 4 Dicembre - Bologna, Estragon
Jens Lenkman
  • 4 Dicembre - Mezzago, Bloom
  • 5 Dicembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 6 Dicembre - Ravenna, Bronson

The Vaccines

  • 12 Dicembre - Roncade (Treviso), New Age
  • 13 Dicembre - Milano, Magazzini Generali
The Raveonettes
  • 17 Febbraio - Roma, Circolo degli Artisti
  • 18 Febbraio - Milano, Tunnel
  • 19 Febbraio - Rimini, Velvet

Sigur Ros

  • 18 Febbraio - Jesolo, Pala Arrex
  • 19 Febbraio - Assago, Mediolanum forum

Crystal Castles

  • 23 Febbraio - Bologna, Estragon
  • 24 Febbraio - Milano, Alcatraz
Local Natives
  • 28 Febbraio - Tunnel
Amanda Palmer
  • 6 Marzo - Milano, Magnolia
Mumford And Sons
  • 14 Marzo - Milano, Alcatraz
  • 15 Marzo - Firenze, Oblhall
  • 16 Marzo - Roma, Atlantico

Of Monster And Man

  • 18 Marzo - Bologna, Estragon
  • 19 Marzo - Roma, Piper


martedì 13 novembre 2012

Un inedito (e una celebrazione) per gli Alt-J


Ormai tutto sanno che gli Alt-J hanno vinto il Mercury Prize come disco dell'anno.
Ogni mese che passa sembra aumenti la celebrazione per questo ottimo disco della band inglese, di cui ne scrivevamo ottimamente già in luglio e con una recensione entusiasta, con un fondo lo streaming completo al disco.
Potremmo sfumare nel discorso parlando di un album capace di vendere decine di migliaia di copie pur avendo lo streaming integrale pubblicato da mesi direttamente dalla band, come segno che non è la pirateria la causa dell'insuccesso musicale.
Invece preferiamo segnalare due chicche per chi volesse avvicinarsi a questo (ormai) fenomeno:
- le tre date live (attenzione, vicine al tutto esaurito)
  • 28 Novembre - Ravenna, Bronson
  • 29 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 30 Novembre - Milano, Tunnel 

- un inedito, per il film L'Orlo Argenteo delle Nuvole, dal titolo Buffalo, che non è decisamente male e che prosegue in pieno il discorso impostato nell'album.



alt-J feat. Mountain Man - Buffalo by alt-J

domenica 11 novembre 2012

Report Live: Shearwater @ Covo (Bologna)

Storia di una notte, una sola.
E' un pò quella che porta lungo la strada per il Covo, che è un pò una seconda casa.
Suonano gli Shearwater, che nelle 48-72 ore precedenti al live diventano da "sentiti quà e là" a "progetto parallelo degli Okkervil River" a "gli Shearwater".
Acquisiscono fisionomia, insomma. Personalità.
Giusto dire, che almeno fino ad alcuni ascolti approfonditi di Animal Joy, ultimo album della band di Austin, tutto il mio interesse sta nel "Okkervil River", sicuramente uno dei gruppi più importanti del decennio scorso.
Per chi non lo sapesse, gli Shearwater ne sono una costola diventata uomo: Jonathan Meiburg si è progressivamente staccato dagli Okkervil River e Will Sheff dagli Shearwater.
Il gruppo parallelo ha guadagnato consensi ed è diventato grande, in particolare da Palo Alto in poi.

E arriviamo allo scuro stage del Covo che dopo un'impalpabile Jesca Hoop (simpatica, armata di sola voce e chitarra, fa un pò il verso al Anna Calvi ma lascia ben poca traccia dietro di sè) in una sala a dire il vero piena ma sicuramente non pienissima, accoglie poco dopo le undici la band texana.

Si potrebbe riassumere tutto nel sorriso di Meiburg: un sorriso timido ma rilassato, una straordinaria dimostrazione che esula dal tecnico, dagli strumenti e dai suoni: c'è sul palco una band felice di esserlo.
Ricorda un'altra band felice di essere sul palco, guarda caso gli Okkervil River.

E se solo raramente (giusto così) se ne sentono affinità sonore, per quasi un'ora e mezza la band mette in scena un puro e semplice rock, ora più lento e ora più vicino al muro di suono, ora improntato sulle chitarre e ora sulla batteria (ottima, tra l'altro).
Tra i momenti migliori i brani più intensi dell'ultimo disco: Breaking The Yearlings, You As You Were e la quasi Interpoliana Pushing The River.

Un buon concerto, a tratti buono e in tre o quattro occasioni ottimo, quando gli intrecci strumentali danno il meglio e la voce, poderosa e piena di spleen di Meiburg danno il meglio di loro.
Complimenti.



venerdì 9 novembre 2012

E' Natale, c'è Sufjan Stevens


Il nostro Sufjan Stevens, in qualche modo, fa sempre venire Natale.
Non bastasse, Chicago, contenuta nel suo capolavoro Come On Feel The Illinoise, che quando arriva a metà sembra esattamente ricordarti la neve e la slitta di Babbo Natale e la prima uscita (2006) di Song for Christmas (1-5), contenente una quarantina tra brani e strumentali dedicati al Natale.
Non bastasse questo, arriva una produzione ancora più ampia, che prosegue il discorso, ovvero Song For Christmas 6-10, cinque ep per un totale che supera i cinquanta brani.
Che dire? Ci immergeremo in queste ore di musica, le prime dopo The Age of Odz, che ci aveva regalato il concerto più bello dell'anno scorso al Teatro Comunale di Ferrara.
Intanto un paio di anticipazioni, la traccia che dà il titolo alla raccolta, Silver And Gold e Mr Frosty Man, dal bellissimo video.
Inutile dire che da questi brani, non sembra per niente un lavoro minore...








martedì 6 novembre 2012

Terzo Album per i Foals (e primo singolo)


Lo sapevamo dalla settimana scorsa ma abbiamo atteso l'uscita del primo disco.
I Foals sono uno dei gruppi inglesi più interessanti degli ultimi anni, tra i pochi ad essere sopravvissuto al terribile secondo disco (che ne loro caso era invece ancora piuttosto interessante e con una gemma non da poco come Spanish Sahara).
Così, quando la settimana scorsa avevano annunciato il nuovo disco (Holy Fire) per il 2013, un primo tour inglese per dicembre e soprattutto l'uscita di un primo brano il 5 Novembre era venuta l'ovvia acquolina in bocca.
Ed eccoci qui, con Inhaler.
Promosso, diciamo subito.
Perchè cambia leggermente di nuovo le traiettorie di un gruppo che era partito da quella ondata indie rock (e in un qualche modo vicino anche al Math-Rock dei Battles) e invece ha saputo dimostrare voglia di sperimentare e una non indifferente abilità tecnica, in particolare a livello di batteria e chitarre.
Inhaler riprende la ritmica della band, ci mette un piglio quasi funk per diventare invece insolitamente aggressiva nel ritornello.
Insomma, una buona dose di coraggio per un brano non certo radiofonico.
E su questi lidi, questo si apprezza.

Foals - Inhaler by indiebirdieblog


domenica 4 novembre 2012

Ascolti: Chrysta Bell - This Train


Se, leggendo il titolo, la domanda naturale è stata "e chi sarebbe", nessun problema, mi sono posto la stessa domanda.
Aggiungo: l'album non è nemmeno di recentissima uscita, anzi è datato 2011.
Osservando il calendario live di inizio dicembre di Londra, il giorno prima di un intimo concerto di James Blake a cui verosimilmente assisterò, è capitato questo nome su SongKick (per chi non lo conoscesse, probabilmente il miglior database mondiale dei concerti, leggermente meglio di Last.Fm).
Vedendo numerose partecipazioni, ho approfondito un attimo.
Ecco, ora la cosa più utile sarebbe cliccare sul Soundcloud di fine articolo, alzare il volume.

Bene, possiamo proseguire dando le coordinate.
Chrysta Bell, sorvolando sulla sensualità che non è oggetto di valutazioni musicali, di un'età imprecisata intorno ai trent'anno (o forse più) dopo una carriera votata alla musica sin da bambina e un percorso vicino al Jazz, incontra David Lynch.
Si, proprio uno dei più grandi registi (parola più corretta: artista) di questi anni, che aveva già avuto modo di collaborare con la Bell per Island Empire, al momento ultimo lungometraggio del regista.
Ne esce Polish Poem, contenuta anche in questo album.
E così, la collaborazione diventa un album.
Le musiche e le parole le scrivono insieme anche se sembra che gran parte del lavoro sia opera di Lynch.
Chrysta Bell ci mette una voce strepitosa, intensissima e sensuale.
Il risultato è un buonissimo album, lento, sospeso tra il pop e il jazz, a velocità piuttosto bassa.
Ne spiccano Swing With Me e Real Love, non a caso i due singoli estratti ma è raro il scendere sotto il buono in un bell'album di cui si è parlato molto poco ma che ha parecchie qualità.
Vale la pena recuperarlo, insomma.

Swing With Me by chrysta bell

venerdì 2 novembre 2012

E questi No Ceremony/// ?


Chi siano, non si sa con precisione.
Si fanno chiamare No Ceremony /// e che sia una (intelligente) operazione di marketing al contrario o una reale necessità di rimanere fuori da un certo (corto) circuito musicale di riviste/hype/singoli/album/live che spesso fagocita la maggior parte dei gruppi esordienti, fatto sta che potrebbero essere un gran gruppo.
Non è nemmeno chiara la composizione, si sa che sono diversi elementi, si sa che sono di Manchester, si muovono in un terreno strano, un suono che pare già ben definito (eppure in continua evoluzione) fatto di un suono sintetico, voce spesso filtrata, una ritmica in sottofondo abbastanza eccelerata.
In un qualche modo sembra un nu-rave aggiornato e ipnotico, se vogliamo.
Fatto sta che dopo qualche sparuta esibizione live e alcuni brani messi online in un sito che di loro dice niente, pare che per fine anno possa uscire qualcosa di ufficiale, mentre esistono già un paio di vinili acquistabili con due tracce.
Il motivo per cui ne parliamo (e ne parlano) è che c'è della brillantezza in questi brani.
Due su tutti, Feelsolow, recente singolo e sicuramente uno dei brani più belli di quest'anno, perfetto nel suo distendersi melodico: rimane in mente al primo ascolto e Heartbreaker, data invece febbraio di quest'anno, di altrettanta elevata intensità, quasi una colonna sonora di un film del 2020.
Entrambi in ascolto qui sotto, il consiglio è di dedicarci un ascolto piuttosto intenso...

NO CEREMONY/// FEELSOLOW by CPR Agency
NO CEREMONY/// HEARTBREAKER by CPR Agency

martedì 30 ottobre 2012

Ascolti: Reptar - Body Faucet


C'è nebbia, spesso, qui dove scrivo io.
La nebbia arriva in questi giorni, cala lenta nella notte e al mattino ti trovi un muro a volte penetrabile a volte minaccioso, che ti impedisce di vedere l'uscita della rotonda che stai percorrendo.
Dura fino a primavera.
Non è un problema, se ci si cresce.
Però che esca un disco come questo, quattro ragazzi esordienti dalla Georgia, poco sopra la ridente Florida, in questo periodo può essere una bella cosa.
Perchè, chiariamolo subito, i Reptar sono i primi eredi (o fratelli, viste le affinità musicali) dei Vampire Weekend.
Ne ricalcano le esatte coordinate, brani afro-pop, melodie cristalline, una batteria leggera e dinamica.
Certo è anche una bellissima occasione per capire la differenza tra una band di fuoriclasse (i Vampire) e una discreta band.
Perchè se la ricetta è centrata in pieno, quasi a far gridare al plagio, i risultati finali sono leggermente sottotono, anche se, onestamente, il disco scorre con piacere.
Prendiamo Sebastian, scanzonata, ad aprire il disco. Deliziosa.
Non rallenta mai, Body Faucet, fino a quando non giunge in fondo con la doppietta Three Shining Suns e Water Runs (la migliore) in cui le percussioni si riposano quasi del tutto, per lasciare la scena alla voce di Graham Ulicny.
I Reptar comunque ci hanno provato, il disco sta vendendo bene negli Stati Uniti e mostra l'apprezzabile tentativo di allargare il cerchio, con brani che spesso superano i quattro e i cinque minuti, al contrario del quartetto di New York che si è sempre distinto per le perfette three-minute-song.

Insomma, il giudizio è chiaro: da queste parte i Vampire Weekend sono amatissimi (e quanto vorremmo un loro live) e questi Reptar, con molta modestia, possono regalare qualche ora più che piacevole sulla stessa scia musicale.
Non male, con questa nebbia.

P.s. da non perdere il sito della band, in un genuino stile Windows 3.1 di qualche decade fa...

Reptar - Sebastian by Vagrant Records

lunedì 29 ottobre 2012

Musicraiser arriva in Italia


Qualche tempo fa gli organizzatori dei Secret Concert, di cui ogni tanto avrete letto qualche report, hanno scritto parlando di un nuovo progetto, Musicraiser.
Realtà già esistente in altri stati, ecco arrivare quindi la settimana scorsa anche nella penisola questo peculiare progetto di Crowdsourcing.
Per chi non lo sapesse, il progetto è semplice quanto geniale: l'artista si distacca dalle regole di mercato e da case discografiche, imposta il progetto (un disco, un video, un tour) e una cifra da raggiungere per poterlo ottenere.
Il popolo della rete dona quanto vuole, se il progetto va in porto, tutto si svolge, in caso contrario gli utenti vengono rimborsati.
Piccolo surplus, la band può impostare diversi gradi di donazione, dai più semplici che includono il download o il disco fisico una volta terminato fino a weekend con la band, la partecipazione ad un pezzo, note sul libretto o quant'altro, a libertà degli autori. Ovviamente ricompense ottenute con donazioni di alto valore.

E' una bella cosa, Musicraiser, ennesimo passo verso un rapporto più vicino tra fan e gruppo e soprattutto in grado di permettere libertà artistica totale dell'artista.
Ovvio che un nome conosciuto (ad esempio partecipano gli Stato Sociale, caso indie di questi mesi) avrà maggiori possibilità di uscire con l'obiettivo raggiunto ma è tutto democratico, come nella migliore tradizione della rete.
In fondo, se uno sconosciuto mette un paio di bei pezzi realizzati da solo e chiede fondi per un album completo, chi vieta di potersi farlo largo con il passaparola?
Il consiglio è di perderci qualche minuto, chissà che non possa uscirne qualcosa di ottimo nei prossimi anni...

MusicRaiser

giovedì 25 ottobre 2012

Ascolti: Amanda Palmer - Theatre is Evil


Amanda, Amanda Palmer. Amanda Fucking Palmer, come ama definirsi.
Trentaseienne di New York, dodici anni fa forma i Dresden Dolls insieme al folle batterista Brian Viglione, due brillanti album di punk-cabaret tra piano e batteria, un disco (discreto) di B-sides.
Poi un primo album solista, collaborazioni di ogni tipo (l'ultima con i Flaming Lips), un disco di cover con l'Ukulele dei Radiohead, una solidissima attività di contatto con i fan tra facebook, twitter e foto, tanto da portare ad una raccolta fondi su Kickstarter per questo disco, Threatre is Evil, capace di raccogliere più di un milione di dollari da quasi 25mila donatori, diventando il progetto musicale ad avere raccolto più fondi di sempre.
Artista fuori dagli schemi, provocatrice e capace di creare un piccolo culto sfortunatamente rimasto fuori dal successo in Europa (mentre un disco come questo è arrivato al numero dieci negli Stati Uniti).
Se l'eccesso sembra uscire da queste poche e sintetiche righe di descrizione della (non più) ragazza, eccesso è anche quello che esce da questo album.
Quindici brani per settantuno minuti di musica, strumenti di ogni tipo e una sensazione generale di magnificenza in quasi tutti i brani difficile da non notare.
Nell'eccesso però, Amanda riesce spesso a centrare il bersaglio.
Curiosamente partiamo da metà disco, una "The Bed Song" voce e piano dove esce l'intimità e la qualità interpretativa della Palmer che riesce raramente a limitarsi a questa dimensione (un peccato viene da dire).
Tutto l'opposto l'apertura di "Smile", brano di apertura, iperprodotto e sempre sopra la righe, pur pieno di intensità.
Non mancano i bei pezzi in questo lungo disco: The Killing Type è una perfetta pop song che meriterebbe le rotazioni in radio molto più di quelle cose che girano in radio (e vado a presunzione, non sapendo cosa succede in quel mondo).
E' un disco che si muove tra suggestioni pop, echi del passato dei Dresden Dolls (Lost, Berlin pur nel suo brillantissimo finale quasi orchestrale), tra partenze e ripartenze, con un cantato quasi sempre eccessivo ma perfettamente incisivo, come è storia della Palmer.

Una volta digerito e assimilato, insomma, Threatre is Evil è un disco dalla ampia sufficienza, che forse con tre-quattro pezzi in meno poteva diventare uno dei migliori dischi autoriali dell'anno ma che conferma le qualità uniche di Amanda Palmer.
E non essendo l'unica artista a cui abbiamo perdonato negli anni una certa bulimia creativa (il Bright Eyes dei tempi d'oro?) ci godiamo questo bel disco.
Ben fatto, Amanda.

07. Trout Heart Replica by DE-CIDER

martedì 23 ottobre 2012

Introducing Jake Bugg


Un ragazzino classe 94 alla conquista delle classifiche inglesi, questa è la storia di Jake Bugg.
Che parte in realtà dall'Inghilterra centrale, contea di Nottingham.
Riesce facile immaginarlo, questo Jake, da più parti definito come ombroso e ben poco sorridente , chiuso nella sua cameretta ad ascoltare vinili dei genitori (si, anche in questo decennio digitale piace immaginare così).
Ascoltare Bob Dylan, ma anche Donovan o Springsteen.
Non molto di nuovo, sarebbe impossibile, lui di indie rock o dubstep se ne interessa poco.
Riesce facile immaginarlo fuori dalle amicizie cool, un ragazzo nato vintage.
Così, con la sua chitarra in mano scrive i suoi pezzi.
E inizia a girare in radio, qualche esibizione in tv, addirittura sul palco nella zona esordienti a Glastonbury.
Ed poi il primo omonimo disco.
Da ascoltare, sicuramente.
Quattordici pezzi per quaranta minuti veloci e ben scritti, la splendida Lightning Bolt in apertura a impostare il discorso ma anche la delicata Contry Song o Two Fingers, uno dei primi singoli usciti nei mesi scorsi a confermarne tutte le qualità.

Il consiglio è di prendere la monetina, metterla nell'immaginario jukebox e lasciarsi affascinare.

sabato 20 ottobre 2012

Tornano i Local Natives


Ecco un bel ritorno, decisamente.
Non che fossero diventati un caso da alto hype, i Local Natives,  quartetto dalle parti di Los Angeles, arrivati nei negozi (una frase che ha ancora senso?) nel 2009, con il più che buono Gorilla Manor.
Un indie rock crepuscolare, dalle parti, se vogliamo trovare una somiglianza, degli Spoon (che pure in Italia non sono famosi, purtroppo) con cambi di tempo, aperture chitarristiche, momenti corali.
Su questa esatta linea e con molta piacevolezza giunge ora Breakers, primo pezzo uscito dal futuro Hummingbird, in uscita a gennaio del prossimo anno.
Forse stavolta ne parleranno di più, almeno è quello che speriamo.

Local Natives - Breakers by indiebirdieblog

E visto che la band lo mette a disposizione, ecco lo streaming del disco d'esordio...
Gorilla Manor by Local Natives



venerdì 19 ottobre 2012

Ascolti: Bat For Lashes - The Haunted Man



Natasha Khan, in arte Bat For Lashes arriva al (sempre difficile) terzo album.
Un album importante, dopo la sorpresa dell'esordio fulminante con Fur And Gold (con varie date in tour con i Radiohead) e la solida conferma di Two Suns, questo album può essere la conferma della trentenne di origini Pakistane ma cultura inglese nel Gotha delle più importanti nuove autrici del panorama musicale.
Non ho scritto, volutamente, nè che questo album è la conferma, nè che poteva esserlo.
Perchè è ancora un pò dubbioso il giudizio su un disco sicuramente di qualità ma non incisivo come quello passato.
Cosa funziona: la voce, come sempre intensa e delicata, pronta ora ad esplodere ora ad accarezzare, della Khan.
E funzionano alcuni pezzi: Laura, primo intimo estratto, ma anche un brano come All Your Gold, ottima in suoni e scrittura.
Quello che non fa impazzire spunta quà e là, ad esempio in Oh Yeah che forse è questione di gusti personali ma proprio non convince nella parte musicale, che non decolla mai veramente.
L'elemento sicuro è la difficoltà di realizzazione di questo disco, confermato dai lunghi tempi di registrazione e dai blocchi di scrittura confessati dall'autrice.
Ecco, se nei precedenti dischi Bat for Lashes sembrava avere un'identità precisa, pareva seguire l'istinto di una voce, un suono tribale (chi ha detto Glass?) o meravigliose e semplici apertura pop (Daniel, What's a Girl To Do) in questo terzo album tutto pare molto più studiato, organizzato, pensato e lavorato in studio.
Un album più difficile ma non per questo brutto: Marylin, per dirne una, brilla di luce propria.
Insomma, pur mancando il capolavoro o l'acuto, il livello generale rimane quello della piacevolezza.
Per cui, un mezzo passo avanti (nella complessità e nei suoni) e uno mezzo indietro (nella qualità stessa) ci portato ad un disco discreto contanto ancora su un futuro tutto da scrivere.
Lo attendiamo con ansia.

Bat For Lashes - All Your Gold by Bat for Lashes


martedì 16 ottobre 2012

Prossimi appuntamenti live

Sono passati quasi due mesi dall'ultimo aggiornamento dei live più interessanti dei prossimi mesi.
Era agosto, la stagione all'aperto stava per finire, ora invece sta iniziando quella al chiuso.
Quindi un aggiornamento importante e dovuto, evidenziate in giallo le date uscite negli ultimi giorni!


Japandroids 
  • 18 Ottobre - Roma, Lanificio 159
  • 19 Ottobre - Bologna, Covo
  • 20 Ottobre - Padova, Loop
The Pains Of Being Pure At Heart
  • 23 Ottobre - Torino, Astoria
  • 24 Ottobre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 26 Ottobre - Bologna, Covo
  • 27 Ottobre - Padova, Loop
Patrick Wolf
  • 24 Ottobre - Roma, Teatro Ambra Jovinelli
  • 25 Ottobre - Ravenna, Teatro Almagià
  • 26 Ottobre - Mestre, Teatro Corso
Tame Impala
  • 26 Ottobre - Milano, Magazzini Generali
Bon Iver
  • 30 Ottobre - Milano, Magazzini Generali 
Micah P. Hinson
  • 1 Novembre - Conegliano (Treviso), Appartamento Hoffman
  • 2 Novembre - Milano, Salumeria della Musica
  • 3 Novembre - Ravenna, Bronson
  • 4 Novembre - Torino, Astoria
  • 5 Novembre - Circolo Degli Artisti
Bloc Party
  • 8 Novembre - Milano, Alcatraz
Calexico
  • 13 Novembre - Milano, Alcatraz
  • 14 Novembre - Bologna, Estragon
Andrew Bird
  • 14 Novembre - Milano, Magazzini Generali
Bat For Lashes 
  • 19 Novembre - Milano, Alcatraz
Wild Nothing
  • 22 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 23 Novembre - Bologna, Covo
Django Django
  • 28 Novembre - Milano, Tunnel
Alt - J
  • 28 Novembre - Ravenna, Bronson
  • 29 Novembre - Roma, Circolo degli Artisti
  • 30 Novembre - Milano, Tunnel 
The Black Keys
  • 1 Dicembre - Palaolimpico, Torino
The XX
  • 2 Dicembre - Milano, Alcatraz
Cat Power
  • 3 Dicembre - Milano, Alcatraz
  • 4 Dicembre - Bologna, Estragon
The Vaccines
  • 12 Dicembre - Roncade (Treviso), New Age
  • 13 Dicembre - Milano, Magazzini Generali
Sigur Ros
  • 18 Febbraio - Jesolo, Pala Arrex
  • 19 Febbraio - Assago, Mediolanum forum
Crystal Castles
  • 23 Febbraio - Bologna, Estragon
  • 24 Febbraio - Milano, Alcatraz
Of Monster And Man
  • 18 Marzo - Bologna, Estragon
  • 19 Marzo - Roma, Piper

sabato 13 ottobre 2012

Report Live: The Tallest Man on Earth - Artificerie Almagià (Ravenna)

E' un piccolo momento di consacrazione, questo (nemmeno troppo) mini tour Italiano di Tallest Man on Earth.

Quattro sold out di seguito in locali piccoli si ma non certo piccolissimi.
Ad esempio a Ravenna, alle artificerie Almagià, luogo preso in prestito dalla sempre ottima gestione Bronson (e Hana-Bi) ci saranno ad occhio quattrocento o forse più persone.
In questa fabbrica recuperata con una fila di sedie al centro e il resto della gente attorno si è consumata un'ora e mezza quasi di intensissimo live, è giusto dirlo subito.
Stavolta ci perdiamo il gruppo spalla causa uscita ritardata dal lavoro (che è a Ferrara, non esattamente dietro l'angolo) ma ci viene riferito di una divertente e trascinante apertura in stile folk di Dan Haywood's New Hawks, così ci ripromettiamo di approfondirli in futuro.
Poco prima delle dieci sale su un palco che più minimale non si può il nostro Kristian Matsson, armato di chitarra, microfono e un pianoforte a due metri di distanza.
Tutto qui.

In un clima informale e rilassato, di entusiasmo crescente, l' uomo più alto della terra inizia una meravigliosa e intensa danza.
E' proprio questa l'impressione, una danza, perchè si muove costantemente, a destra, a sinistra, la testa ora abbassata ora alzata, poi seduto, poi al pianoforte, poi a bordo palco, un passo indietro, un passo avanti.
Un lento valzer che privilegia (ovviammente) l'ultimo album, molto probabilmente il migliore a livello di scrittura, senza dimenticare i migliori momenti passati.
E minuto dopo minuto riesce ad incantare tutti.

Tallest Man on Earth è un grandissimo performer, fatto di una semplicità di tempi passati, armato solo di sè stesso e di uno dei due strumenti riesce a superare l'intensità del disco arrivando direttamente al cuore, grazie anche al piccolo posto, dimensione ideale per un live di questo tipo.
Difficile elencare i momenti migliori ma a sforzarsi potrebbero essere There's No Leaving Now, che ha il sapore del classico, una decisissima King of Spain o The Wild Hunt, dal precedente disco.

Ma sono quei concerti che puoi descrivere solo per immagini: la gente seduta o in piedi, sorridente, l'assenza di una barriera tra artista e pubblico, il battimani appena si può, l'abbraccio ad una ragazza che gli scrive un cartello (che non riusciamo a leggere) la corsa sotto al palco per il bis finale, gli applausi scroscianti.
Questo e altro per una bellissima serata di folk acustico e pieno di emotività.
Il futuro è probabilmente quello di un successo sempre maggiore per The Tallest Man on Earth ed è tutto ampiamente meritato.



[Live Report] Home Festival - Giorno 1 - 31/8

Non è nemmeno, spero, necessario l'abusato discorso che potremmo riassumere in festival/italia/mondo. Ovvero: siamo una rara anom...