lunedì 31 ottobre 2011

Ascolti: Florence And The Machine - Ceremonials


Non ripercorro la storia di Florence And The Machine, è già tutto scritto qualche settimana fa.
Anche perchè di Ceremonials ce n'è parecchio da dire.
Un album importante e di crescita.
Come si sa, il secondo album è il più difficile.
Spesso viene tutto portato al terzo, facendo del secondo una copia leggermente rivista del primo (e poi a volte si crolla, chi ha detto Editors e Bloc Party?).
Oppure si crolla direttamente e subito (chi ha detto White Lies?).
La bella Florence invece ci dà delle soddisfazioni.
Cambia mood, cresce, aggiunge strumenti, suona bene.
Un disco soprendentemente maturo, tanto che ai primi ascolti mi risultava difficile dare ancora un giudizio.
Come sempre serve l'ascolto approfondito per dire tutto e cioè cuffie o vinile e ascolto solitario, traccia dopo traccia.
Così ci si rende conto che se, è vero, mancano i singoli killer del primo album non è per una mancanza creativa ma per un cambiamento di prospettiva.
Qualche tempo fa si parlava sempre su questo blog in termini entusiastici del nuovo album di Feist.
Ecco, siamo un pò su quei contorni.
Solo che se la canadese gioca sulla sottrazione, la voce soffusa, le luci spente e le atmosfere notturne, Florence (con la sua band a giocare ruoli importanti) gioca sulle luci cittadine, sui ritmi veloci, sulla voce dispiegata a pieni polmoni (anche se in maniera funzionale al pezzo, senza mai esagerare).
Un album fondamentalmente pop ma di quel pop bello, con quasi tutti i pezzi a lambire e a volte superare i cinque minuti e rarissimi cali.
Averla vista live ha lasciato l'impronta di un'artista vera, molto alla mano e di assoluta qualità.
A questo punto, dopo il secondo disco possiamo dire che ci si può aspettare grandi cose da questa carriera.
Miglior pezzo? Sarà l'astmofera halloweeniana, ma forse Seven Devils, sinistra e oscura (vicina a Bat For Lashes) convince parecchio.
Intanto in ascolto Shake It Out.


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sabato 29 ottobre 2011

Report Live: Brunori Sas @ Lokomotiv (Bologna)


Dopo una lunga rincorsa finalmente si va a vedere Brunori Sas.
Perchè era già passato diverse volte ma c'era sempre stato un motivo per non riuscire e quindi arriviamo per il volume 2, album apprezzato da pubblico e critica e che ha confermato il talento del poco più che trentenne di Cosenza.
Che si presenta senza baffi e una faccia infinitamente più pulita e giovane rispetto alle foto che girano.
L'effetto è strano e conferma l'attitudine giovane della serata, a partire dalla giovanissima Maria Antonietta in apertura (acidi pezzi punk voce e chitarra, divertente dal vivo, difficilmente pensabile su disco) e finendo con un pubblico che riempe il locale e una età media più bassa di quella ipotizzabile.
Diciamo subito che il bilancio è di un buonissimo concerto, con qualche ni.
Qualche ni perchè se piacciono e molto i pezzi lenti (in particolare Il Giovane Mario, suonata con i soli chitarra e archi) in altri pezzi l'energia che si scatena è parecchio più elevata che su disco e questo fa perdere leggermente la patina da disco di tanti anni fa e di fascino vintage che riempe i dischi.
Mi spiego: l'idea di dare un'impronta più veloce e movimentata al live è bella e comprensibile e il pubblico apprezza, battimano, qualche momento un pò karaoke e tanta energia.
E non ci sono particolari nemmeno da dire sulla messa in scena, grazie anche alla presenza di un Brunori Sas assolutamente simpatico e mattatore, divertente e vicinissimo al pubblico (quella bella collaborazione di chiacchere che si instaura in alcuni concerti, con il palco che divide molto meno del solito artista e chi c'è sotto).
Però, semplicemente, è troppo maggiore l'impatto dei brani più lenti (che lui definisce romantici) rispetto agli altri.
Tutto diventa da festa a piccolo concerto privato, il pubblico finalmente ricomincia a ascoltare e rallenta la sua voglia di cantare.
In quei momenti tutto è davvero magico.
E di momenti ce ne sono, perchè Brunori, accompagnato da fiati, archi, batteria, tastiere e cori non si risparmia, con quasi un'ora e mezza di live equilibrata da i due album suonati fondamentalmente al completo.
Promosso al live, speriamo che la vena intimista rimanga sempre quella di maggiore spicco.

giovedì 27 ottobre 2011

Preview - The Black Keys


I Black Keys sono un'ottima band.
Duo in circolazione già da una decina d'anni, sette album pubblicati, tanta gavetta e poi una lenta esplosione.
Viene da dire che tutto sia poi successo in realtà con Brothers.
Ed è ben raro che una band dia il meglio al settimo album in studio, eppure è successo.
Brother è uno dei migliori album del decennio, pieno di magnetismo, suonato meravigliosamente, compatto, energico e sensuale allo stesso tempo.
Ora due bellissime notizie.
Sta già per uscire il nuovo album, intorno ai primi di dicembre, intitolato "El Camino" e il 30 Gennaio suonano a Milano, dopo una vita che non apparivano sul nostro suolo.
Non bastassero le belle notizie, c'è un nuovo singolo, Lonely Boy, che sembra proseguire ottimamente il discorso di Brothers.
Sotto il video.

lunedì 24 ottobre 2011

Due parole, nulla più, sui Coldplay.


C'è stato un preciso momento in cui, secondo me i Coldplay sono stati una grande band.
Una band che è rimasta uccisa dal successo e continua ad averne per il medesimo motivo.
E' successo poco dopo Parachutes, il famoso esordio.
Già un buon annetto dopo un ottimo acquisto all'Ipercoop, ai tempi in cui si vendevano i singoli, in cui, indeciso tra non ricordo cosa e quello "The Blue Room EP" feci una scelta prettamente consumistica.
Pensai, cinque pezzi sono meglio dei due-tre di un normali.
Non sapevo di avere in mano (quasi) il meglio dei Coldplay.
 Una ventina di minuti, due pezzi in veste un pelo diversa che sarebbero finiti nell'album e tre inediti uno più bello dell'altro, in particolare Bigger Stronger ma soprattutto Such a Rush.
Sofferta, emozionante, una voce splendida, una costruzione vicina in un qualche modo a Exit Music dei Radiohead con una esplosione finale, per un grande pezzo, che poi sotto vi faccio sentire.
Non è stato questo il grande momento dei Coldplay.
E' stato questo Ep, il primo buonissimo album e il primo pezzo del secondo, quella Politik che a me pare un grandissimo pezzo, coraggioso nel suo aprire un discorso, con una struttura diversa dal solito e quei due, emozionanti finali.
In quel momento i Coldplay erano per me quelli capaci di continuare a fare i Radiohead prima di Kid A, di darci sperimentazione, malinconia, una splendida voce e buonissime melodie.
Di riprendere il binario impazzito di Thom Yorke e soci che sarebbero spariti dal mondo dei videoclip per proseguire in una personalissima e scintillante carriera lasciando però il vuoto di dischi come The Bends.
Poi, però, pur con qualche lampo, è iniziata la discesa.
Che forse nel mio cuore è stata durante un live non di livello, con una sovraesposizione mediatica eccessiva rispetto agli album e con una frettolosa tendenza a scivolare sempre più nei cori da stadio e nell'immediatezza, ma non l'immediatezza buona, quella fastidiosa.
Così, un lento distacco, a disagio, lo stesso disagio che si percepisce in ogni recensione e commento online di certi ambienti, perchè ci avevamo creduto.
Invece ci si ritrova dei nuovi U2 ma con la stessa stanchezza compositiva e se pure il precedente album,Viva la Vida era secondo me abbastanza apprezzabile con bei suoni e buoni tentativi, in questo nuovo album manca la sostanza.
Troppo pop, troppi suoni ariosi, troppa alone da "suoneremo insieme  tutti sotto le stelle allo stadio".
E c'è una bella differenza tra gli Arcade Fire che col passaparola fanno diventare inni da stadio quelli che non nascono tali e questi pezzi che sono costruiti palesemente a tavolino.
Per non parlare del duetto con Rihanna.
Che sarà pure un bel pezzo pop, ma non è ciò che interessa su questi lidi.
Per cui, torniamo indietro a quando ancora si poteva avere speranza.


sabato 22 ottobre 2011

Il ritorno dei Los Campesinos


I Los Campesinos sono forti.
Sono forti e si è parlato di loro un pò troppo.
Ora che l'hype è scemato e fondametalmente il nuovo album passa un pò senza particolari attenzioni (sarà così) possiamo parlarne con piacere.
I Los Campesinos sono un pò  la risposta del Galles agli svedesissimi I'm From Barcelona.
Sono un gruppo corale, che suona con parecchie persone e parecchi strumenti, usa parecchie voci per cori e sovracori e regala atmosfere spensierate, casinare, da birra e amici.
Difficile ripassino in Italia per qualche anno dopo un assurdo tour appena dopo l'album d'esordio in tre posti enormi (ricordo l'Estragon di Bologna) prezzi impopolari (20euro mi pare) e un totale di...100 persone per tutte e tre le date messe insieme?
Probabile.
Ricordo che fui tra quelle, un giovedì sera all'Estragon, con un amico con cui credo di essere uscito solo quella volta che pure ci portava una ragazza (secondo me lui era lì solo per provarci con lei) e per noia, perchè non valevano il prezzo.
Però, detto questo fu un bel concerto.
Tanta, tantissima energia, divertimento, rilassatezza, una bella attitudine a credere in un prodotto impopolare perchè troppo leggero ma non così brillante da trovare troppe hit indimenticabili (solo You!Me!Dancing! e Death To Los Campesinos lo erano).
Ma molto meglio di quei pochi spettatatori e che il gruppo ci credesse era evidente dal secondo album pubblicato pochi mesi dopo e un terzo un annetto dopo.
Poi una giusta e fisiologica pausa.
Ora un album dal titolo strano per loro "Hello Sadness" in uscita a breve e un singolo "By Your Hand" piuttosto piacevole che sentiamo sotto.
Bentornati, c'è solo da volergli bene, senza chissà quale aspettativa.

giovedì 20 ottobre 2011

Autunno/inverno Live



Appuntamento circa mensile del blog, ovvero un piccolo calendario selezionato con il meglio che c'è in arrivo in ambito live.
Come al solito il tutto sconta semplicemente il mio gusto personale e può mancare qualcosa perchè non lo sono venuto a sapere oppure l'ho reputato meno interessante.
Con l'asterisco le cose nuove rispetto al mese scorso...

Brunori Sas
  • 28 Ottobre - Lokomotiv, Bologna
  • 29 Ottobre - Ravenna - Bronson
  • 03 Novembre - Roma- TBC
  • 04 Novembre - Pescara - Zu Bar
  • 05 Novembre - Brescia- Vinile 45
  • 11 Novembre - Modena - Spazio Off
  • 12 Novembre - Firenze- Flog
  • 23 Novembre - Roma - Auditorium, Parco della musica

Pete And The Pirates


  •     Giovedì 27 Ottobre Spazio 211 – Torino
  •     Venerdì 28 Ottobre London’s Corner c/o Le Male Club
  •     Sabato 29 Ottobre Covo Club – Bologna
The Rapture
  •     7 Novembre, Magazzini Generali - Milano
Fleet Foxes
  •     17 novembre 2011 - Atlantico Live, Roma
  •     19 novembre 2011 - Estragon, Bologna
  •     20 novembre 2011 - Teatro Smeraldo, Milano

Kasabian

  •     20 Novembre - Alcatraz, Milano (pare già sold out)
The Horrors
  •     Martedì 22 Novembre - Milano, Magazzini Generali
  •     Mercoledì 23 Novembre - Roma, Alpheus
  •     Giovedì 24 Novembre - Bologna, Estragon
Junior Boys
  •     29 Novembre 2011 – Milano – Magnolia
  •     30 Novembre 2011 – Bologna – Locomotiv
  •     01 Dicembre 2011 – Roma – Circolo Degli Artisti
*Patrick Wolf

  • 1 Dicembre - Spazio 111, Torino
    • 2 Dicembre - Fabbrica Del Vapore, Milano
  • 3 Dicembre - Bronson, Ravenna
*Badly Drawn Boy 

  • 9 Dicembre - Covo, Bologna
    • 10 Dicembre - Piper, Firenze

*The Black Keys
  • 30 Gennaio 2012 - Alcatraz, Milano 
*Clap Your Hands Say Yeah
  • 18 Febbraio 2012 - Covo, Bologna 

mercoledì 19 ottobre 2011

Ascolti: Noel Gallagher - Noel Gallagher's High Flying Birds


Gli Oasis hanno diviso tutti e fatto discutere tutti.
Due grandissimi album, poi momenti alternati, la capacità di far parlare sempre di sè per un pezzo, una litigata o una collaborazione.
La personalità, in sostanza, unita alla capacità di dare vita a pezzi in alcuni casi immortali.
Ho avuto il piacere di vederli live in un momento strano: l'ultimo album, un tour rilassato e molto ben suonato.
In sostanza, il loro momento migliore: superati i litigi, ritornati alla brillantezza compositiva degli esordi (gli ultimi due album da studio sono davvero buoni e in una certa musica coraggiosi, pur parlando degli Oasis).
Poi, quel giorno, la litigata finale.
E le due carriere parallele.
I Beardy Eye con Liam e Noel che ha atteso parecchio e poi ha dato alla stampe, in questi giorni, il suo atteso album.
Si è sempre detto che Liam era la voce e Noel la mente.
Avevo avuto la stessa impressione live.
Fatto sta che è difficile ascoltare questo album come fosse un album di Noel.
Sembra un album degli Oasis.
Degli ultimi Oasis e dei primi anche.
C'è (anche troppo) The Importance of Being Idle, ultima grande gemma del gruppo inglese, replicata qui in The Death of You And Me.
E soprattutto c'è tanto The Masterplan.
Non so perchè ma c'è tanto The Masterplan  e affini.
La cosa particolare (e inaspettata) è che ci sono pochissime ballate.
Pensavo sarebbero stare il tema dominante e invece tutt'altro.
Per il resto, che dire: suona bene, è bello ma è uguale a tanti album degli Oasis.
Vi piacciono gli Oasis rock'n'roll? Eccoli qui.
Come sempre, senza sconti, tutto sta in base all'amore per questo gruppo.
Una buon sufficienza, ad ogni modo.

domenica 16 ottobre 2011

Ascolti: Dente - Io Tra Di noi


Giuseppe Peveri, genialmente in arte Dente (genialmente "il Cantante sulla bocca di tutti) arriva al quarto album.
Un passato da chitarrista di una band, un primo album autoprodotto e poco conosciuto, il primo clamore intorno a "Non c'è due senza te" e la consacrazione con "L'Amore non è Bello" ottimo e spensierato album di riflessione sulle relazioni uscito, non a caso, un 14 febbraio (2009).
Attitudine da funamboliere delle parole, con ottimi giochi, racconti e pensieri sulla vita e una musicalità classica all'Italiana, da Battisti in poi.
Questo si potrebbe leggere in una recensione fredda ma io Dente l'ho un pò visto crescere e gli voglio bene.
L'ho visto crescere in concerto, cento persone, duecento, trecento e probabilmente molte di più con questo tour appena iniziato che ha luoghi più ampi del solito (vedi Estragon a Bologna) e parecchie attenzioni in pù del solito su webzine e soprattutto, quotidiani e settimanali popolari.
Dente si è fatto con il tempo, con lunghi tour, con bellissimi live parlati e partecipati, con le collaborazioni sparse in giro e gli inediti piazzati qua e là ed è riuscito a farsi amare più o meno da chiunque.
Stranamente però Io Tra Di Noi cambia un pò registro.
C'è la maturità.
Meno scherno e meno ritmo, un sottile velo di malinconia in alcuni pezzi, molti più strumenti e attenzione alla costruzione musicale.
Dente suona come una band e scrive come sè stesso, stavolta.
E il disco è bello.
Non c'è forse una "Vieni a Vivere" e viene richiesto qualche passaggio in più ma in cambio c'è molta più consapevolezza e amore, c'è il compimento di un percorso durato qualche anno e arrivato in fondo.
Dente è diventato grande. Vedi Rette Parallele, ultima traccia, che basta a raccontare tutto il percorso.
Ci sono i giochi di parole, la melodia, la musicalità, il ritmo, quel senso di divertito rilassamento.
Bravo e onore al meritatissimo successo.

sabato 15 ottobre 2011

Giovani poco giovani

Sono in piazza a Bologna. Una visita al recentissimo Apple Store, nelle cuffie il nuovo album di Dente di cui parleremo presto, connessione in 3G. L 'idea e ' che sia siamo ormai digitali, pure nella bistrattata italia. Siamo sul treno anche se in bilico. Una cosa pero ' mi piace meno. Girare in molti negozi di dischi. Vedere giovani con le maglie dei Nirvana. Dischi dei Pink Floid in nuove edizioni. Io dico basta. Basta a giovani esaltati per i Joy Division, Pearl Jam,  gente di vent 'anni che nei dj set balla solo i Cure. Non ci stiamo piu ' costruendo ricordi musicali. Ogni generazione ha i suoi ricordi piu ' o meno colletivi. Tranne la mia,  la nostra. Se tra dieci anni nomineremo gli Arcade Fire o i Kasabian o i National quasi.nessuno ne sapra ' niente. Non parliamo di gente  meno famosa. Non mi sta bene ma c 'e ' poco da fare. Ad ogni dj set,  conversazione musicale la trama e ' la stessa. Per questo un po '  ci provo con questo blog, anche se alla fine e' spesso un parlare tra persone dello stesso mondo, senza coinvolgere molto il resto delle persone. Ma va bene. Domani si riparte parlando di Italia e di questo Io Tra di Noi.

mercoledì 12 ottobre 2011

Preview: The Big Pink


Secondo album per i Big Pink.
Se vi viene da dire "ma chi sono" non siete in torto.
Nonostante un certo hype e un buonissimo disco d'esordio, questo progetto non ha fatto parlare troppo di sè.
Peccato: gli incroci tra elettronica, rock e shoegaze erano stati interessanti e qualche buon ottimo singolo avrebbe dovuto girare di più nelle playlist (Dominos, Tonight, Too Young To love).
Ad ogni modo siamo quasi pronti per il secondo capitolo di questa unione artistica tra un discografico (milo Cordell) e un musicista (Robbie Furze) ed è stato presentato un primo estratto "Stay Gold", che mantiene tutti i bei suoni del primo album.
Eccolo in streaming, ne riparleremo con l'album. The Big Pink - Stay Gold by Vss Music

martedì 11 ottobre 2011

Ascolti: James Blake - Enough thunder Ep


James Blake non si è esattamente adagiato sugli allori dello splendido disco d'esordio, sicuramente presente in molte classifiche di fine anno.
Tra remix, inediti strumentali, esibizioni live praticamente ogni mese ci sarebbe qualcosa da scrivere.
Importante è però la musica in senso stretto e quindi torniamo ad approfondire il "caso" di questo ragazzo.
Che in Enough Thunder fa una cosa importante: si spoglia di molti orpelli elettronici.
Che sia sperimentazione fine a sè stessa vista la di solito scarsa visibilità dedicata agli Ep o se sia un'indicazione per la musica futura non ci è dato saperlo.
Ma il discorso importante è che si procede per sottrazione:  qualche strumento leggero, pianoforte, un lavoro molto minore rispetto al disco sulla voce che spesso è quella naturale del ragazzo.
Diciamo che questo ep di 25 minuti ci dice una cosa: non è stato fuoco di paglia.
C'è classe e ottimi momenti, anche senza raggiungere particolari vette.
Momenti migliori: A Case of You (cover di Joni Mitchell) è una grande ballata al pianoforte e rende l'idea della brillanteza di Blake, senza nessun sovralavoro tecnologico.
Not Long Now segue la stessa scia ma ma aggiungendo una bella parte strumentale di batteria e non solo, ricordando alcuni buoni momenti degli ep precedenti l'album di esordio (Cmyk ad esempio).

Infine, discorso a parte c'è la questione Fall Creek Boys Choir.
Ovvero il duetto con Bon Iver.
Ne ho letto malissimo in giro, più o meno ovunque e non gli avevo dato più di una abbondante sufficienza nemmeno io, inizialmente.
Poi come spesso accade, ho ascoltato con attenzione, che spesso per me significa la sera in macchina ad alto volume, con il mio buon impianto.
E dico che non sarà un capolavoro ma è un ottimo pezzo.
Forse un pò lungo ma pieno di ispirazione e ottimi suoni, coinvolge e seduce.
E ora ascoltatevi pure voi il tutto qui


lunedì 10 ottobre 2011

Portishead - Chase the Tear, un inedito.


Un pezzo dei Portishead è sempre cosa rara. Tre soli album, un (meraviglioso) live e poco di più dal 1994. Però hanno segnato una generazione e l'ultimo album, datato 2008 si è preso il titolo di miglior album dell'anno da più parti, quasi venisse a dire "dieci anni dopo questa classe ce l'abbiamo solo noi ancora". Ebbene, sta per uscire in vinile Chase The Tear, pezzo con un paio di anni sulle spalle a quanto ho trovato e che esce ora fisicamente con i proventi a favore di Amnesty International. Pezzo veramente bello, tranquillamente aggiungibile alla tracklist di Third. Sotto l'ascolto del brano. Pare esserci anche qualche novità su esibizione live...

Portishead - Chase The Tear from Mintonfilm on Vimeo.

domenica 9 ottobre 2011

Drc Music: Damon Albarn, ancora.


Drc Music - Kinghasa One Two.
Questo è il nome dell'ennesimo progetto di Damon Albarn.
Che potremmo stare qui a raccontare tutto, che l'album è fondamentalmente per beneficienza e così via ma ci interessa l'aspetto musicale.
Il nostro geniale musicista (già frontman dei Blur, Gorillaz, autore di un ottimo album anni fa suonato in Mali e dell'altro ottimo progetto The Good, The Bad and The Weird) questa volta vola in Congo, portandosi però dietro uno stuolo di produttori e nel giro di pochi giorni cerca di unire il meglio della musica del Congo con la propria esperienza e i suoni occidentali.
Buoni i risultati: a volte vicini ai Gorillaz (Hallo) a volte più vicini alla terra d'origine (Africa Space Anthem) le quattordici tracce sono interessanti e piacevoli.
Esiste uno streaming integrale dell'album, quindi non aggiungo altro.
Se poi volete fare del bene, i proventi del disco serviranno per cose utili...

venerdì 7 ottobre 2011

Il Negoziante presenta: Live Volume 0

Vol. 0: The Great Northen X

Con grande piacere, dopo qualche mese a rifletterci, ci abbiamo provato.
Molti di voi conosceranno (è il più famoso ma ce ne sono altri) il sito la Blogoteque, spettacolare blog dove vengono invitati artisti famosi (e intendo Vampire Weekend, Sufjan Stevens, Bon Iver, Phoenix, Beirut solo a ricordare alcuni nomi) a girare per le strade delle città e improvvisare live in una piazza, un condominio, un ristorante.
Momenti bellissimi che con coraggio vogliamo provare a portare anche qui in Italia.
Dunque, a Ferrara c'era il Festival di Internazionale (un piccolo miracolo tra parentesi) e abbiamo invitato Marco, cantante dei the Great Northen X, progetto che arriva la prossima settimana al primo album.
Un progetto nato dall'unione tra Art of Wind, cantautorato folk intimista e Flap, gruppo strumentatale attivi da qualche anno che messi insieme danno il vita fondamentalmente a un folk-post-rock di ottima fattura.
Abbiamo preso un paio di brani in acustico (Loser Song e Sickness of the Great Nothing) e abbiamo ripreso i live tra le vie della bella cittadina.
L'idea è che con cadenza casuale e con nomi speriamo sempre più importanti vi riproporremo altri eventi simili...
Sotto lo streaming dell'album e i due video!


 The Great Northen X - Live Acustico per Il Negoziante Blog


giovedì 6 ottobre 2011

Ascolti: Dj Shadow - The Less You Know, The Better


Dj Shadow è uno di quei personaggi che mi piacciono.
Le tappe sono spesso simili: anni novanta, sperimentazione musicale, dj, produzione di album e progetti pieni di contaminazioni, progetti collettivi con grossi nomi e spesso non grandissimi risultati ma capaci di tracciare strade sonore importanti e seguire nella maniera migliore qualche anno dopo.
Questa è anche la storia di Dj Shadow, americano classe 72.
The Less You Know, The Better è il quarto album a suo nome (il più importante è Entroducing... datato 1996, sicuramente un album storico) ma non meno importante è il fare parte del progetto U.N.K.L.E. che a mio parere ha fatto grandi cose con gli ultimi due album.
Il disco è di quelli importanti, 18 tracce per un'ora e quindici minuti di musica e suoni in tutte le direzioni: dal rap al rock al trip hop.
C'è tanto di bello e qualche di meno bello, nell'album.
Molto bene ad esempio la già citata tempo fa I Gotta Rokk, progressione rock forse un pò rozza ma dall'indovinatissimo riff, Redeemed (vicina al miglior Moby di Play) e I've Been Trying, bel pezzo pop vicino ai Morcheeba.
Meno bene altre cose, magari ben fatte ma pesantemente "vecchie" nel suono inizio anni novanta o semplicemente poco riuscite (la lunga Def Surround Us).
C'è da dire che i suoni sono sempre molto buoni (ottima la produzione) e che i brani a velocità maggiore sono mediamente più riusciti di quelli lenti.
Ad un modo, chiunque in un album così vasto troverà qualche di buono.
L'unica pecca è che se una volta dj Shadow indicava strade nuove in questo caso si ha la sensazione di una specie di greatest hits.
Ma almeno un ascolto va dato.

martedì 4 ottobre 2011

Pianeta Radiohead, notizie.

A me sta venendo l'idea che "The King Of Limbs" sia più che un album, un laboratorio.
Un laboratorio di suoni, idee e percorsi.
Una specie di grande ep, quale in effetti potrebbe benissimo essere, vista la durata minore rispetto al solito, l'assenza di un tour, il progetto di remix che non è un solo un'uscita a sè stante ma viene supportata e pubblicizzata dalla band stessa.
Vedremo.
Nel frattempo, per ridare un senso, ricordiamo che c'è stato un ottimo live casalingo capace di dare grande vigore e nuova luce alle tracce dell'album.
La settimana prossima uscirà il doppio disco di remix, con nomi importanti (Four Tet, Modelselektor, Jamie Xx, Caribou e altri) e io che sono piuttosto gentile ve lo faccio ascoltare tutto qui (via hype machine)
Portate pazienza per la leggera sformatura del formato, ma è uno stream che non si può personalizzare.


Sempre la prossima settimana si terrà uno show a Londra di presentazione (si, per un attimo ho pensato di andarci, ma non ho capito come possa essere la cosa e come si entri).
Infine, notizia non da poco, qualche giorno fa la band ha confermato il tour per il 2012.
Speriamo in una data in Italia (la sensazione è che Italia o no, ci si andrà).
Insomma: la band è vivissima.




lunedì 3 ottobre 2011

Ascolti: Feist - Metals


Domani esce il nuovo disco di Feist.
Da qualche giorno è già disponibile in streaming.
Donare un disco in streaming integrale è ormai pratica comune e significa in massima parte dare il via allo scaricamento del disco in maniera gratuita senza particolare remore.
Di fianco, nel sito, ci sono le date dei tour, che sono, ad oggi, il vero e proprio motore  economico della musica, sempre più spostata, nel suo essere materiale, al vinile o al disco speciale per appassionati.
Resiste, però, la forma album: si pensava ad un ritorno alla frammentazione, ai singoli, agli ep ed invece gli artisti continuano il percorso disco-tour-riposo-disco-tour-riposo come prima.
Così anche Feist.
Che è un'artista strana, per quanto mi riguarda.
La intendo come ormai famosa, per via di alcuni singoli di successo o per la pubblicità di una generazione di Ipod che era praticamente basata sulla sua 1,2,3,4 per il proprio promo.
Però, rimane che non è una cantante pop, intendendola nel senso banale del termine.
Feist non è, per dire, sulla stessa riga della pur apprezzabile Florence And The Machine.
Feist mi pare una che ha beccato quei singoli radiofonici pur senza essere di quel mondo.
C'è tanto jazz, soul, orchestrazioni, alcuni suoi pezzi hanno il sapore del bianco e nero, di una sigaretta rimasta accesa, della libertà che si respira in un grande parco.
Così pure in Metals.
Che, ad un primo ascolto ha rinunciato a quegli stessi pezzi facili.
Non ho trovato una Mushaboom o una 1,2,3,4.
Ma ci sono grandi pezzi, duetti, una produzione eccellente, una certa vicina alla migliore Cat Power, un pò meno solarità del disco precedente, una maggiore voglia di sperimentare nei suoni.
Insomma: Metals è un bellissimo disco per l'autunno che (forse) verrà.
Consigliato.
E in streaming ve lo metto pure io, qui sotto.

domenica 2 ottobre 2011

Ascolti: Kasabian - Velociraptor


Allora, per partire.
I Kasabian secondo sono, attualmente, la migliore band inglese.
Non in senso stretto (sono cose impossibili da dire) ma come combinazione di qualità, successo e crescità.
Capaci di riempire ormai posti enormi e finalmente al successo anche in Italia, i ragazzi di Leichester arrivano al quarto album con un percorso interessante: un buon esordio con ottimi singoli, un secondo album meno di successo ma a mio parere molto interessante per le sperimentazioni sonore e un terzo, West Ryder Pauper Lunatic Asylum, datato 2009 che ne ha sancito la definitiva maturità: capacità di unire il brit pop (melodicamente) a suoni vicini a quei Primal Scream che unirono il rock e l'elettronica.
E un ottimo songwriting, i pezzi ci sono e sono buoni.
Ora, 2011, Velociraptor, da loro definitivo, con la consueta modestia, "un album che cambierà le vite delle persone".
Esagerazioni a parte, l'album è ottimo.
Punto e basta.
Sono i Kasabian: basti sentire la seconda traccia (girava già per i club di Edimburgo prima dell'uscita dell'album, la sentiremo parecchio nei prossimi mesi) Days Are Forgotten, sorta di rock tribale capace di infuocare tutti i palazzetti.
Ma non c'è solo ritmo: la sensazione è che il ritmo sia un pò rallentato, per tornare in parte a certe ottime incursioni quasi acustiche dei primi album (vedi British Legion), con l'episodio migliore forse in Goddbye Kiss, che deve parecchio (ma che oggi non riuscirebbero a scrivere) ai fratelli Gallagher.
Per il resto non ci sono particolari innovazioni: i pezzi potrebbero uscire dal precedente album come fosse niente ma suonano freschi, hanno personalità e sappiamo già che dal vivo i Kasabian sono più che validi.
Un altro centro, insomma. 

Streaming integrale qui.



[Live Report] Home Festival - Giorno 1 - 31/8

Non è nemmeno, spero, necessario l'abusato discorso che potremmo riassumere in festival/italia/mondo. Ovvero: siamo una rara anom...