martedì 30 agosto 2011

Ascolti: The Rapture - In The Grace of Your Love


Non è frequente che un movimento musicale così sotto l'occho di tutti retroceda in poco tempo dalle attenzioni delle riviste.
Non che il movimento Dfa si sia sciolto, lo è solo il capostipite, quell'Lcd Soundsystem che pure che cambiato tante carte in tavola in questi anni (e ha fatto benissimo a chiudere se lo riteneva necessario), ma l'attenzione che hanno i vari progetti Rapture, Hercules And Love Affair, Shit Robot è sicuramente minore di qualche tempo fa.
Così come le nuove leve, Yacht e Holy Ghost hanno fatto si parlare negli scorsi meno ma meno di quella stagione in cui pareva che il mondo viaggiasse su quelle frequenze.
Però sono vivi.
Ad esempio sono vivissimi i the Rapture.
Dopo l'ottimo e seminale Echoes del 2003 e il meno buono Pieces of The People We love, tornano con In the Grace of Your Love, undici brani per 50 minuti di ottima musica.
Se già il primo singolo "How Deep is your love?" aveva ben impressionato, con una bella produzione e un brano meno"folle" ed urlato dei vari singoloni di Echoes, si conferma tutta l'eleganza di un album ben scritto e ben suonato, forse un pò appiattito rispetto al passato ma molto più vicino a realtà come Hot Chip e Metronomy che sembrano segnare l'attuale tendenza dell'elettronica, divisa tra la frangia dubstep e questa elettronica più vicina agli anni ottanta e a suoni meno ballabili (il ritmo è spesso a medio livello) ma ottimi da ascoltare.
Non è più il tempo dei Justice, insomma.
Livello generale buono, belle in particolare la traccia che dà il titolo all'album, il già citato singolo How deep is Your Love e Sail Away.
The Rapture, "How Deep Is Your Love" by The FADER

lunedì 29 agosto 2011

Un Campo Lungo Cinematografico - Le Luci della Centrale Elettrica


Ruggine è un film italiano, tra quelli selezionati per il Festival del cinema di Venezia.
Vasco Brondi ne ha scritto il tema principale, sottofondo anche del trailer che gira in questi giorni, dal titolo Un Campo Lungo Cinematografico, pezzo irrobustito dalla collaborazione co Rachele Bastreghi, bassista e ottima seconda voce dei Baustelle, in un pezzo meno dolente del solito e accompagnato da una bella base minimale che potrebbe segnare in bene il proseguo della sua carriera che dovrà, per forza, essere accompagnata da un accrescimento della strumentazione utilizzata (come già nel secondo album).
Mantenendo lo stile delle metriche, riconoscibile e punto di riferimento del cantante ferrarese (che detto da un Ferrarese vuol sempre in fondo dire quello-del-bar-in-centro-a-Ferrara-che-abbiamo-visto-crescere-sotto-i-nostri-occhi) ne esce un bel pezzo, qui sotto in ascolto con tanto di video.
Non sarà l'unico pezzo di Brondi al Festival: c'è anche Piazza Garibaldi, docufilm che contiene L'amore al tempo dei metalmeccanici.
Continua il bel momento insomma e ne siamo felici perchè è tutto meritato.
Anche per il discusso secondo album che rimane quasi più bello del primo e per Quando tornerai dall'estero che è una delle più belle canzoni di questi ultimi anni..

Esclusiva XL. "Un campo lungo cinematografico". Le Luci della Centrale Elettrica per "Ruggine" from videodrome-XL on Vimeo.

domenica 28 agosto 2011

Florence And The Machine: atto due


Lei ci è piaciuta molto, nel suo esordio.
Rossa naturale, londinese di 25 anni, un paio d'anni fa si fece un gran parlare di Lungs per alcuni singoli bomba (Dogs Days are over dice niente?) ma soprattutto per le portentose esibizioni live, con la giovane a sbalordire molti per una voce intensa e potentissima.
Venne pure in Italia, diverse volte e abbiamo avuto la possibilità di vederla all'Estragon di Bologna in una nevicante e fredda serata con parecchie note positive: ottima performer, buoni pezzi e un clima molto meno da diva di quanto si potesse pensare, a causa forse dei parecchi cocktail bevuti durante il concerto.
Attitudine indipendente nonostante la rotazione su circuiti ben più grandi,insomma.
Ora siamo al ritorno, pare intorno a Novembre di cui gira un primo pezzo (e video) dal titolo "What Water Give Me", scritto in parte pensando a Virginia Woolf.
Un bel pezzo, lungo e pomposo,nel senso buono del termine,  che fa ben sperare.

sabato 27 agosto 2011

A Classic Education: in arrivo il primo album


C'è una band in Italia che da qualche anno fa storia a sè.
Il nome è A Classic Education e se ben ricordo nacquero da una costola dei Settlefish, gruppo italiano tranne per la voce di Jonhathan Clancy, dal Canada.
Li vidi la prima volta nel 2007, quando erano attivi da pochi mesi ed ebbero la possibilità di aprire per il leggendario concerto degli Arcade Fire a Ferrara Sotto le Stelle.
Erano bravi: acerbi ma bravi.
Uno stile molto vicino alla band per cui aprivano, con qualche pezzo in evidente rodaggio ma anche alcuni momenti già più che interessanti.
Un paio di anni dopo li incrociai nuovamente all'Estragon trovandoli cresciuti e sempre con la sensazione che avessero qualcosa in più di altri gruppi.
Lo confermavano le numerosissime date all'estero.
E soprattutto il fatto di essere riusciti a farsi un nome senza avere mai pubblicato un album.
Qualche Ep bello corposo, singoli messi sul blog, una costante attività live.
E ora, a fare bene i calcoli, dopo cicrca cinque anni dalla formazione, uscirà in autunno "Call It Blazing", primo album della band.
Aspettative altissime e quasi certezza di un ottimo album.
Ecco il primo estratto, Baby It's Fine, dalle belle influenze anni sessanta.

A Classic Education - Baby, It's Fine by A Classic Education

giovedì 25 agosto 2011

James Blake & Bon Iver: Fall Creek Boys Choir


Una notizia che è passata da dubbia a voce a collaborazione a esistenza vera e propria nel giro di pochi giorni.
Si diceva: Bon Iver farà qualcosa con James Blake.
Poi: si sono trovato insieme in uno studio.
Poi, eccolo qua.
Fall Creek Boys Choir è un pezzo a quattro mani di cui due (quelle di James Blake) sono autrici di uno dei più straordinari debutti di questi ultimi anni e le altre due...idem. Solo che Bon Iver ora ha bissato con il disco nuovo e quindi questa unione ci regala insieme due tra le voci più intense della nuova generazione.
Il brano riesce a fare la cosa più importante: riuscire ad unire i due stili insieme, con una base che sembra scritta dal più giovane e un cantato perfettamente a metà.
Pezzo bello e equilibrato, forse poco adatto ai quaranta gradi che ci circondano ma splendido per i futuri mesi.
E che dire di un ipotetico live James Blake & Bon Iver?
Troppo addirittura pensarci.

lunedì 22 agosto 2011

Indie Film: fenomenologia. E derivazioni.

Ieri sera, finalmente dopo anni, sono riuscito a recuperare la visione di La Mia Vita a Garden State, film del 2004, scritto e recitato da Zach Braff, che se non sapete chi è, dico solo il protagonista di Scrubs e se ancora non vi dice niente, potete saltare al prossimo post.
Leggendo dei premi ricevuti dalla colonna sonora, e vedendone la freschezza narrativa, ho ripensato ad un altro più che bel film di un paio di anni fa, quel 500 Days Of Summer (da noi uscito con 500 giorni Insieme, perdendo il delizioso riferimento al nome della protagonista).
In comune, storia (o meglio tematiche) e colonne sonore.
Nel primo film Coldplay (era il 2004) Shins, Zero 7, Iron And Wine, Nick Drake e parecchi altri.
Nel secondo originali o cover di Doves, She And Him, Wolfmother, Feist e poi Smiths e altri.
E ce ne sono parecchi: Juno per dire un grande successo.
C'è tutto un mondo.
Un mondo Sundance Film Festival, storie veloci e montate a ritmo di videoclip su brani "nostri".
Qualcuno potrebbe trovare stucchevole ma non io.
Film che raccontano i sentimenti di oggi nel mondo di oggi con le canzoni che dovrebbero, forse, essere le nostre.
Così, non ci troveremmo a essere, probabilmente, in futuro ricordati per le cose da bambini che giocano agli adolescenti (3 Metri sopra il Cielo) o adolescenti che giocano a essere adulti (Twilight) e nemmeno a adulti che fanno gli adolescenti (il mondo di Vasco Rossi, Ligabue, vecchi e seguiti da un pubblico sia vecchio che giovane a testimoniare un salto di generazione).
Dare un bacio sui National, dovrebbe succedere oggi. Ballare sui Vampire Weekend e struggersi sugli Arcade Fire, regalare cd romantici con Anna Calvi e Bon Iver.

Certo, è successo pure che per il secondo Twilight in colonna sonora ci fossero: Thom Yorke, Death Cab for Cutie, Ok Go, Grizzly Bear o Editors ma forse è stata conseguenza dei successi scritti sopra.
Insoma, tutto per dire che di belle storie raccontate con belle canzoni che-conosciamo-solo-noi e-non-chi-guarda-affianco-a-noi c'è sempre un piacevole bisogno.

Detto questo, dobbiamo segnalare un disco, che pur sempre un blog musicale state leggendo.
E allora ci ricolleghiamo a 500 Giorni Insieme, film che più Indie non si può dove protagonista è la più indie delle attrici, Zoey Deschanel, che ha pure un gruppo tutto suo e nemmeno male.
Si chiamano She and Him e questo è un bel pezzo dal Volume 2 uscito un annetto fa..



sabato 20 agosto 2011

Singoli, uscite, cover, varietà estive.

Tra un pò riaprono i negozi.
Finiscono i Festival (a proposito, vicinanza morale a morti e feriti del pure bellissimo Pukkelpop in Belgio) e riapre la stagione delle date al chiuso.
Ci sono varie uscite più o meno attese in giro, a seconda dei gusti.
Ad esempio, i Clap Your Hands Say Yeah: era bello il primo singolo e non è male nemmeno questo Maniac. Sanno scrivere canzoni e hanno fatto sempre passi avanti e il finale del pezzo è proprio bello.
Eccolo qui

Non meno attesa è Feist, ci cui parlavamo qualche giorno fa, che intanto fa parlare di sè con una (bella) versione di Femme Fatale dei Velvet Underground, con la seguente band a suonare:Colin Greenwood (Radiohead),Nicolas Goldin (Air),Soap And Skin e gli Hot Rats (pezzi dei Supergrass).
Impossibile avere dubbi sui risultati...

E Intanto sul fronte dell'I-Day si muove una cosa piuttosto carina:
Essendo che i The Vaccines hanno annullato alcune date per problemi di salute, compresa quella Italiana, Indipendente, sul suo Facebook sta chiedendo tra le band papabili per sostituirli quale interessa di più, impegnandosi a fare il possibile per accontentare tutti.
Tra i nomi, The Maccabees, Noah and The Whale e Pains Of Being Pure At Heart.
I primi due i più votati, per affinità diciamo meglio i primi, per qualità gli ultimi, per interesse visto che non ci sono state date con l'ultimo album, meglio i secondi.
Voi che Dite?

giovedì 18 agosto 2011

Report Live: Estragon Lab Night @ Ferrara

Il Ferrara Music Park è uno spazio splendido.
Pochi anni fa era BuskerGarden, un enorme giardino nel sottomura della città, con proiezioni, concerti e soprattutto ragazzi. Ragazzi accampati, ragazzi che giravano, ragazzi che fumavano, si certo.
Si era un pelo superato il limite, vero ma era uno splendido spazio estivo, dove forse molti quarantenni non sarebbero andati ma molti giovani si.
Ora è diverso: si è istituzionalizzato.
Ci sono serate comiche, serate cover band, un ristorante vero e proprio, un angolo cocktail, uno gelati e qualche attrazione per bambini.
Ci sono ancora serate musicali, si.
Questa sera c'era un esperimento, una Estragon Lab Night, prevista inizialmente a pagamento (5 euro) e poi diventata gratuita.
L'Estragon ha preso alcuni suoi gruppi in booking e ci ha fatto la serata, in sostanza.
Bella cosa, sulla carta, bella cosa nella realtà.
Alle 19 è ancora semi deserto (però c'è l'Happy Hour e gli Spritz volano felici, il sottoscritto ne risentirà) e partono i Saluti da Saturno.
Non li conoscevo e non hanno impressionato, anche se sono simpatici.
Sembrano un pò Capossela ubriaco che scrive canzoni senza pensarci troppo su: se questa idea vi piace, loro vi piaceranno e vi lasceranno un bel sorriso, in caso contrario, si può passare oltre.
Meglio Young Wrist, onesto indie rock vicino a certe cose dei Raveonettes, forse solo un pò da rivedere voce e batterie (troppo scarna per quanto l'impegno non mancasse) ma piacevoli.
Ancora più piacevoli, come sempre, i nostri amatissimi Heike Has The Giggles.


Anche se confessano (un pò si vede) di essere stanchi, il piedino è sempre pronto a battere, le facce si fanno convinte e i nuovi pezzi suonano più che bene. Preso anche il vinile di Dear Dear, ci si crede sempre in loro.
Poi i Joycut. Oh, io i Joycut li apprezzo pure, già visti un'altra volta live, sono solidi, hanno i pezzi e in qualche caso suonano proprio bene. Però non mi dicono quasi niente. Mi sembrano fare il verso a una certa recente estetica rock anni ottanta senza avere il guizzo.
Guizzo che hanno i Massimo Volume, sempre. Anche se visti ora (forse sarà la serata, che è gratuita al Ferrara Music Park e non in un locale pieno di gente apposta per loro) sembrano meno vivi che non nel 2008 (o 2009?) quando li vidi nel tour della reunion, quando pareva fosse un'occasione rara e unica per vederla e avevano il fuoco dentro.
Ora paiono più rilassati, sicuri di sè. Sono rientrati dopo una decina d'anni e sono ancora attuali, segno che erano già troppo avanti all'epoca.
Davanti ad un pubblico composto si da trenta e quarantenni ma pure da molti ventenni o meno, lasciano semplicemente fluire le note.
Più impostati, meno aggressivi ma sempre pieni di quella forza di fondo, quella delle parole e del sentire veramente ciò che si sta facendo, che li mette su un piedistallo, sempre.
Bella serata, insomma.
Che non sia stata un'eccezione.


martedì 16 agosto 2011

Dear Reader: gradito ritorno.


Un paio di anni fa mi capitò di andare ad una di quelle serate che ti fanno sentire bene.
Metà settimana, un mercoledì mi pare, un Covo aperto per l'occasione, qualche decina di persone e un doppio live.
"Headliner" quel personaggio geniale di Get Well Soon, giovane autore tedesco (vicino al Bright Eyes elettronico) e opener una ottima scoperta, tali Dear Reader.
Tali o tale, visto che si tratta fondamentalmente della creazione di Cheri Mcneil, giovane sudafricana trapiantata in Europa.
Visto che ne parlava ieri, siamo dalle parti di Feist, e quindi ottimo indie pop con ampio utilizzo di strumenti e una delicatissima nonchè fragile voce.
Bene, a breve uscirà un doppio album, Idealistic Animals, di cui leggiamo essere una completa stesura in musica di un lungo percorso di abbandono della propria fede personale e del senso di svuotamento derivato da questa perdita.
Attese alte, nonostante per quasi tutti il nome sarà vicino allo sconosciuto.
Il primo estratto omonimo da qualche giorno e ora è stato rilasciato un pezzo live dal titolo Monkey che proponiamo qui

Dear Reader - Monkey (Go Home now acoustic) from City Slang on Vimeo.

lunedì 15 agosto 2011

Feist, una di noi.


Come spesso accade, siamo in Canada.
Come spesso accade, si parla di buona musica, piena di ispirazione e sentimento, soprattutto.
Sta per tornare Feist, infatti, che se per la maggior parte di voi/noi esista dal 2007 (1 2 3 4 e il suo coloratissimo video , usato tra gli altri per presentare, ricordo, una generazione di Ipod, qualche tempo prima di Iphone, Smartphone e quant'altro) la ragazza canadese è in realtà attiva per tutti gli anni novanta e con il primo album importante dal 2003, con Let It Die.
Questa volta non c'è solo la critica ad attenderla ma anche un pubblico ben più vasto, per questa brillante autrice capace di scrivere i pezzi più solari e pop quanto per influenze jazz e non solo, mettendosi di fianco ma non certo sulla stessa linea di tutta una serie di giovani donne autrici e debitrici del passato (la ormai defunta Winehouse, come la sprecatissima Joss Stone).
Feist sembra avere qualcosa in più.
Per ora possiamo sentire il primo estratto "How Come You Go Never There"bella e languida nella sua sensualità da ballata lenta.
Bel pezzo, aspettiamo ancora qualche settimana per il disco...

How Come You Never Go There by Feist

domenica 14 agosto 2011

Ascolti estivi 3: Metronomy - The English Riviera


Io i Metronomy li ho visti dal vivo al Covo, anno 2009.
Li ho visti con la formazione precedente, in un tour con un discreto numero di presenze in cui i componenti del gruppo andavano sul palco con delle lampadine addosso che accendevano e spegnevano.
Si,si, proprio così, lampadine ad incandescenza illuminate e spente e una deliziosa oretta di dance/pop divertente e divertito.
In apertura c'era Swim, strano fenomeno italiano attualmente disperso per quel che risulta.
I Metronomy hanno da qualche settimana pubblicato un nuovo album che non è proprio un'evoluzione ma anzi un cambiamento: diversa line up, infatti, due personaggi nuovi, tra cui una nuova bassista ad affiancarsi anche alla voce.
English Riviera parte malino:We Broke Free mi sembra sconclusionata, e ancora la devo capire.
Però poi si va di bene in meglio: in odore di Hot Chip ma non solo, spiccano The Look (la più vicina alìalbum precedente) una The Bay in odore di Phoenix e in generale non si scende mai troppo dalla zona "carinissima".
Come per gli I'm From Barcelona, probabilissima recensione live in Settembre in quel di Glasgow.
Ad ogni modo un album ancora più raffinato rispetto alla precedente prove su disco.
Avranno ancora le luci da accendere e spegnere?
Metronomy - The Look by 1FTP

sabato 13 agosto 2011

Ascolti estivi 2: I'm From Barcelona - Forever Today


Gli I'm From Barcelona sono una cosa bellissima.
Un gruppo svedese capitanato da Emanuel Lundgren, composto di circa 29 elementi, che live diventano un numero variabile da 7-8 a 15 a chissà quanti, che compone gioiosi inni pop dalla scrittura mediamente splendida.
L'album d'esordio poi, We're From Barcelona, era praticamente un inno alla solarità, ai canti di gruppo, ai batti-le-mani ad un falò estivo.
Il secondo, invece, un piccolo passo indietro, mancante di quella freschezza degli esordi, salvo qualche episodio.
Perchè, diciamolo: se intraprendi questo progetto o scrivi perfette tre-minute-songs o puoi evitare.
Terzo Album, ora, dal (bel) titolo Forever Today.
E lo diciamo tranquilli: i nostri ragazzi sono tornati, hanno corretto la rotta e se non raggiungono (di poco) il primo album, ritornano ad un ottimo e solido album.
Basti Get In Line, primo singolo estratto, da standing ovation, la solarissima BattleShip o Can See Miles.
Sempre la solita ricetta: aperture vocali, ritornelli semplici, melodie mai banali eppure immediate.
Un bel ritorno, ve ne racconteremo in settembre al loro live a Glasgow dove andremo in vacanza!
Get In Line by I'm from Barcelona

mercoledì 10 agosto 2011

Ascolti estivi: The Cults - Cults


Un duo di Newyork, prodotto da Shane Stoneback (Vampire Weekend) che dopo avere rilasciato alcuni singoli in primavera arriva alla lunga distanza con un album omonimo di una mezzoretta abbondante di deliziose melodie anni sessanta.
Questo in sintesi.
Non che siano diventati chissà quale caso ma oltreoceano se n'è parlato parecchio di questi due esordienti, specie dopo l'uscita del primo estratto Go Outside.
D'altra parte siamo dalle parti del suono di gruppi che hanno mietuto parecchi successi in queste ultime estati: Vivian Girl, prima furono le Pipettes, poi c'era qualcos'altro di cui mi sfugge il nome ma che ben ricordo ci fosse.
Ad ogni modo: dream pop allegro e scanzonato, minutaggio sempre intorno ai 3 minuti, una voce lievemente effettata che passa sopra intrecci di batteria, qualche chitarra e tanti suoni di sottofondo e piccoli effetti regalando un ottimo disco da mare e brezza estiva.
In qualche momento (Never Saw The Point) si sentono echi degli ultimi Mgmt.
Insomma, ci è piaciuto.

lunedì 8 agosto 2011

Ci sono gruppi che l'Italia non la vedono.

Non è mica bello.
Ormai anche l'Italia (evviva) ha una florida stagione concertistica e se pure quest'anno abbiamo visto come al moltiplicarsi delle occasioni corrisponda spesso una buona riuscita su numeri piccoli quanto una  caduta sui numeri grandi (Heinken?) è vero che ci sono sempre più date interessanti e ci sono anche nuovi posti dove fervono novità (ad occhio, Veneto e Puglia sembrano le regioni più grintose ultimamente, pur se con approcci diversi).
Però ci sono eccezzioni.
Che fanno venire il nervoso.
Se per gente come i White Lies, Interpol o i Josh T. Pearson / Anna Calvi in questi mesi vi sono numerose occasioni anche vicine temporalmente e localmente, è vero che gruppi su questi lidi amatissimi non ci degnano di concerti da anni.
Esempi importanti:
Bon Iver: dal 2008 vi sono segnati su Setlist.Fm 91 concerti. Per uno dei nomi più chiaccherati e importanti del cantautorato, mai una volta in Italia. E se è vero che più di meta delle date sono negli Stati Uniti, non è difficile notare 5 date in Germania, 3 in Olanda e Belgio, 2 in Francia, 1 in Danimarca, Svezia... Ora è un uscito il nuovo album e il tour europeo prevede parecchie date: esatto, nessuna in Italia. Perchè mai?
Vampire Weekend: 224 concerti dal 2007, in Italia...2. Ma nel 2008, appena uscito il loro album. Tutto il tour successivo, niente da fare. Motivo? Mah.


Vicino ci è andato Sufjan Stevens, 116 concerti segnati su Setlist e ci siamo salvati con l'indimenticabile data a Maggio per Ferrara Sotto le Stelle, altrimenti non lo avremmo visto mai nei sette anni precedenti.
Se dite che sono tutti nomi americani, beh, andiamo in Inghilterra.
Doves e Elbow, due tra le realtà più acclamate nel mondo brit rock.
Doves: dal 2000 104 date, 1 una in Italia, pare ad un Festival. Anno 2000, undici anni fa. Quattro album su cinque non li abbiamo sentiti.
Elbow: band campione pure di incassi, viene  su 142 concerti, 1 volta nel 2003, una quest'anno per poche decine di minuti all'Heineken Jammin Festival prima di  Negramaro, Verdena, Fabri Fibra e in buona compagna degli Interpol .
In sempre buona compagnia, Black Keys (una data nel 2008 negli ultimi 8 anni) e Foals (idem, una data).

Insomma, che si deve fare?
Sognamo un minifestival di due giorni con questa line up, ci sarebbe da divertirsi.

sabato 6 agosto 2011

Strani ascolti, strani video


Dead Skeletons è un misterioso progetto proveniente dall'Islanda, quella di Bjork e Sigur Ros e per una volta ci porta in territori molto meno eterei e dilatati, anzi, ci porta un disco oscuro e spirituale, quasi fosse il negativo dei suoni delicati che abbiamo imparato a conoscere in quest'ultimo decennio.
A voler fare una (sbagliata) indagine socialmusicale, si potrebbe pensare che la crisi economica che ha coinvolto il paese abbia avuto ripercussioni anche nei suoni.
Ad ogni modo, proponiamo Dead Mantra, pezzo di apertura dell'esordio del gruppo e lunga cavalcata di otto minuti su un ossessivo ritmo di base che entra in testa in pochi secondi.
Vedremo se l'album reggerà, lo ascolteremo presto.


Chi poi, a livello di video non delude mai sono gli Ok Go, che hanno sfornato un nuovo Ep e ci regalano nuove prodezze visive.
Il pezzo è nella loro media qualità, il video nei loro eccezzionali standard.

giovedì 4 agosto 2011

Tempi di Remix, tempi di autoremix



Il Remix è un'arte strana, quasi mai da me capita.
E' raro che una canzone prenda slancio o venga migliorata da una seconda mano che ci lavora e non così frequente che la rielaborazione sia almeno piacevole da ascoltare.
Spesso si tratta di manipolazioni sonore che nulla aggiungono.
Però non è sempre così, per fortuna.
Ne abbiamo oggi due esempi di buona fattura.
Nel primo caso, in un comodissimo widget, ci sono tre del (ben più ampio) progetto di remix di King Of Limbs, ultimo album dei Radiohead.
Ci sono ottimi nomi in mezzo e quello di Four Tet (di cui l'album è molto ispiratore, specie in pezzi come Feral) spicca sicuramente.



Un caso anche più strano è quello di un Jamie XX (quello degli XX, ne abbiamo già parlato) che rielabora un pezzo da lui scritto, cioè Basic Space, dal debutto del gruppo e la dilata ulteriormente.
Se può apparire coraggiosa l'idea di aggiungere spazio ad un disco così, il risultato è comunque interessantissimo.

martedì 2 agosto 2011

Una risposta a Francesco Alberoni, Corriere Della Sera.


Dove lavoro io, che è un ospedale, in alcuni periodi dell'anno vengono lasciati disponibili per operatori/pazienti/passanti numerose copie del Corriere Della Sera.
Una bella iniziativa, specie per chi rimane ricoverato e non ha certo Internet appena arriva a casa come me.
Uno sguardo veloce glielo dò sempre volentieri (per quanto mi appaia un giornale molto timido in un periodo in cui serve l'opposto).
Prima pagina di ieri, articolo di fondo. "Il Rock, la trasgressione e la stagione delle droghe".
Si parte dal discutere della giovane morte di Amy Winehouse e si arriva a scrivere che "Puccini per comporre le sue opere stava sul lago di Massaciuoli [...], tutta la musica itaiana da Modugno a Endrigo a Mina a Battisti esprime i sentimenti abituali, l'amore". Il Rock No. E' americano, nasce dall'espansione di sè, dal superamento delle emozioni normali". E' espressione di esperienze parossistiche possibili solo con la droga. E Anche chi ascolta questa musica in concerto o in discoteca, spesso, per viverla deve fare lo stesso. [...] Tutto è nato negli anni sessanta [... ] da allora l'uso delle droghe ha già continuato a crescere. Ha già cambiato le relazioni fra i sessi..."

Ora, Francesco Alberoni. Prima pagina del Corriere della Sera.
Io credo che sia onesto per chi scrive, anche su un umile blog come questo, parlare di ciò che si conosce.
Io non conosco tutto il percorso della musica reggae o classica. Non ne parlo. Non ne cito nomi.
Dunque, perchè non fanno tutti lo stesso?
Perchè, un presumile laureato e di presumibile intelligente deve scrivere banalità e assurdità quali che il rock è possibile, da scrivere e da vivere solo con la droga?
Perchè io, 150 e passa concerti raggiunti a soli 26 anni avrò fatto 10 tiri in croce nella mia vita tanto per provare e pure vivo il rock, di rock e nel rock?
Perchè dobbiamo arrivare a scrivere sciempiaggini (lo sono) quali che le droghe abbiamo modificato i rapporti sociali tra i due sessi quando di mezzo abbiamo avuto il femminismo, la televisioni, i cambiamenti sociali dettati da un'emancipazione, dai mezzi di comunicazioni stravolti e da una società stessa, integralmente, profondamente cambiata nella sua ossatura?
Soprattutto, per quale motivo dobbiamo partire da Amy Winehouse che pure, ironicamente, di rock non aveva niente, quando scriveva tutt'altro genere, legato tra l'altro ad una tradizioni molti vicina a suoni anni cinquanta e quindi prima che questa presunta rivoluzione culturale delle droghe avesse inizio?
Perchè dobbiamo parlare di nomi quali Elvis Presley ("Nel suo corpo furono trovate 14 sostanze medicinali a lui prescrittegli dal medico personale, sostanze dunque legalmente somministrate ad Elvis, il quale non faceva uso di sostanze stupefacenti") Jimi Hendrix (fino ad oggi, non vi è una versione certa della morte del chitarrista) quali esempi di morti per droga?
Perchè dobbiamo portare idee generaliste, facili, degne di uno Studio Aperto in un giornale che aspirerebbe ad altro e perchè dobbiamo portare da cinquant'anni questa idea di rock (e forse in generale) musica come luogo di perdizione ed eccessi?
Come se non sapessimo del passato di Baudelaire o D'Annunzio, estimatori di oppio e non solo.
Come se in tutti gli stati, tranne in Italia, ci siano per tutta l'estate festival con decine e oltre (anche centinaia) di migliaia di persone che vanno ai festival musicali, campeggiano insieme e non succede mai nessun problema?
Come mai dobbiamo sempre dare il particolare al generale, se troviamo un videogioco ad un criminale, diciamo che il videogioco fa uccidere, se un musicista si droga allora il rock è droga, come mai siamo così limitati da voler etichettare tutto e ridurci in pensieri deboli degni delle chiacchere degli anziani sull'autobus, buoni per i minuti del mercato ma non per la parte più intellettuale (che pure dovrebbe aspirare ad ampliarsi) della società?
Non ho mai trovato risposte.
Fa niente.

P.s. Francesco Alberoni ha più di ottanta anni e scrive la stessa rubrica dal 1982.
Sto rispondendo ad una rubrica iniziata prima che io nascessi (classe 1985).
Viva l'Italia, viva il ricambio, viva la gioventù.

lunedì 1 agosto 2011

Perchè Silent Alarm non ci deve lasciare mai: L'Italia dell' Indie rock.


In questi giorni si celebra il decennale di Is This Is degli Strokes.
Io non l'ho vissuto in tempo reale, sono onesto. Solo un pelo dopo.
Lo ritengo un disco perfetto eppure non storico.
Ritengo maggiormente imperfetto e dunque storico, Silent Alarm dei purtroppo probabilmente spenti Bloc Party.
Un disco nervoso, tiratissimo, suonato con quella rabbia e urgenza dei ventanni che qualunque cosa sia uscita dopo li tiene comunque su un olimpo, per quanto mi riguarda.
L'onda lunga di questi dischi, noi che siamo in Italia, si mantiene e si sente in chi esce in questi giorni.
Un gruppo nuovo, romano, dal nome geniale è Indie Boy Are For Hot Girls.
Vedremo gli sviluppi, nell'attesa (consigliata I Teach, gran bel tiro)

Altri nomi? Ecco le nostre certezze o speranze.
Heike Has The Giggles, ne parliamo sempre e lì promuoveremo senza indugi.
Eccoli alla prova di una Cover.

Non da meno i To Be Rhudes, gruppo toscano che pure abbiamo portato live l'anno scorso da queste parti, convincendoci parecchio. Una voce vicina ai Joy Division, ritmiche cupe tra la band di Curtis e i Kasabian.

Infine, un nome nuovo ma di cui abbiamo lo streaming integrale e ci piace parecchio, ovvero i the Vickers, stessi suoni di sopra ma declinati in maniera più solare, tanto che paiono evidenti gli ascolti ai Vampire Weekend (vedi You Think I'm Playing)

[Live Report] Dear Reader @ Clandestino, Faenza

Il Clandestino, a Faenza, è un posto strano. Da fuori, pare un bar. Un lungo tavolo, sulla sinistra, ne suggerisce chiaramente l'i...