giovedì 30 giugno 2011

Che di idee si basa il mondo



Un post tra il personale e il nemmeno poi tanto.
Che in fondo si tratta di lanciare un'idea nel vuoto (nessun diritto d'autore sopra).
Che la declinazione scelta è quella della musica e quindi perchè non parlarne qui.
Fatto sta che a questo indirizzo  previa una veloce registrazione è possibile votare la mia idea ( se vi interessa, si può votare tre volte).
Succede che per caso lessi di un concorso indetto da Emilia Romagna e Lepida per premiare le idee più innovative partendo dal tema "se avessi un giga di banda cosa farei?".
Copio incollo la mia idea, se vi interessa votatela, magari a qualcuno diventerà un giorno utile!
Quando lessi del concorso, pensando ad un gigabyte di banda, pensai.
Pensai a cosa occupa banda.
Sono due le cose fondamentali: i video oppure tanti utenti.
Sui tanti utenti esiste il mondo dei social network, attualmente saturo e sui video in apparenza parrebbe essere già stato fatto tutto.
Poi però ricollegai un mio interesse (un blog sulla musica indipendente) e certi commenti alla stagione dei concerti e festival musicali estivi.
Gli spostamenti di date, i turni lavorativi, i costi dei biglietti, le date che sono una,due, massimo tre e concentrate al nord.
E viene da pensare: perchè non introdurre un portale dove poter vedere i concerti in tempo reale da casa?
Quanto mercato esiste veramente?
Parecchio. Parecchio se pensiamo alle moderne connessioni da casa, ai televisori con spesso un browser integrato (e in ottica futura lo saranno tutte), gli smartphone e i tablet.
In questo scenario di tecnologie pronte, immaginiamo tutte le persone che potrebbero non poter andare a vedere un concerto, ad esempio per  un lavoro con i turni che rende difficile andare proprio quella sera o programmare l'acquisto di un biglietto, persone che abitano troppo lontane, persone che non trovano compagnia e scelgono di non andare, c'è un'ampia casistica che potrebbe portare alla rinuncia.
E se avessero la possibilità di vederlo da casa? Ad un prezzo popolare?
Ora immaginiamo di essere uno di tutti quegli enti che propongono attività culturali in un contesto italiano abbastanza difficoltoso (economicamente e per pubblico meno abituato rispetto ad esempio alle realtà inglesi)  e immaginiamo di avere la possibilità di non perdere quei potenziali spettatori.
E immaginiamo anche (dall'altro lato) la soddisfazione di poter passare una serata diversa  o comunque di poter godere almeno in parte, pur senza la presenza fisica ad un evento che ci interessava.
Si uniscono due interessi.
A costi bassi per entrambi: per chi organizza da una a tre videocamere hd (o fotocamere con funzione video), una banda appunto che immaginiamo a gigabyte e l'utente che paga l'equivalmente ad esempio di un 10% del biglietto.
Un concerto da 20 euro ne costerebbe due in streaming.
Uno da trenta, tre euro.
Con la possibilità di riconoscere dopo ad esempio dieci concerti visti un biglietto scontato o ridotto.
L'investimento iniziale sarebbe basso per chi organizza e il potenziale ricavo alto.
Immaginiamo un concerto con mille persone paganti a dieci euro e mille spettatori in streaming.
Nel vecchio scenario, avevamo solo diecimila euro, in quello nuovo undicimila.
Può sembrare poco ma può essere la soglia del pareggio o il cachet del gruppo spalla.
E questo concerto dopo concerto, dando nuove possibilità al mercato dei concerti quando all'interesse delle persone (ad esempio per mezza Italia, quella da Roma in giù che ha rarissime occasioni per vedere anche le band più di nicchia, per non parlare di quelle importanti che difficilmente scendono sotto Milano in data unica).
Questo sarebbe il mondo dello streaming del concerto a pagamento.
Chi è disposto a crederci?

mercoledì 29 giugno 2011

Biophilia


Dunque.
Bjork non si dev'essere stufata di stupire: gli oltre quindici anni di carriera solista (e già c'erano dagli esperimenti punk degli esordi fino al successo dei Sugarcubes e parliamo di fine anni ottanta) e le ripetute stravagante uditive e visive non hanno stancato la creatività della cantante islandese.
Così a settembre, Biophilia.
Album o meglio concept album ancora dalle tinte oscure, ma da quel che si è capito più che di album si può parlare di progetto multimediale.
Legato ad Ipad e quindi Apple, Biophilia dovrebbe essere un album in parte registrato con il tablet della mela morsicata e con ogni brano legato da una app specifica.
Probabilmente sarà anche oltre, conoscendo la smisurata fantasia della ragazza.
Intanto però di musica qui si parla e quindi ecco Cristalline, primo estratto.
Che pare un (buon) brano vicino ai suoni di Homogenic e lo diciamo con estremo piacere.
Vediamo tra qualche settimana...

martedì 28 giugno 2011

Un giorno del tutto differente, a Ferrara.


Difficile che qualcuno possa dire che a Ferrara sotto le Stelle non manchino le idee interessanti.
Prima il Bands Apart, festival nel festival, capace di offrire in sostanza un doppio concerto doppio (solitamente due giorni vicini con due band a serata di grande importanza).
Poi, l'anno scorso, La Tempesta Sotto le Stelle, serata culminata un pò a sorpresa con un pubblico enorme per un mini festival su due palchi con tutta l'etichetta La Tempesta a suonare (Le Luce della Centrale Elettrica, Il Teatro degli Orrori, Giorgio Canali, Tre Allegri Ragazzi Morti, Zen Circus...).
Ancora: le Date Zero, nel mezzo dell'anno, a presentare l'album in uscita di importanti gruppi italiani, con il primo live del tour suonato qui a Ferrara (Ministri, Massimo volume, Luci della Centrale Elettrica, Ouchi Tocki).
Coraggio quasi sempre premiato dal pubblico.
E siamo ad oggi: Domenica (3 Luglio) ci sarà "Una Giornata del tutto differente".
In poche parole: ovunque quest'anno hanno suonato i Verdena, che hanno fatto il botto e composto un album che rimarrà storico per la musica italiana.
Qui però suona tutto diverso, perchè i ragazzi sono stati incaricati di essere direttori artistici del cast di supporto.
E dunque, con l'autorevole (!) apertura dei Dinosaur Jr che sono in tour a suonare l'intero "Bug" ecco la scaletta di domenica per l'onestissima cifra di 15 euro.

CORTILE DEL CASTELLO
Apetura porte 18
Spread 19:10 - 19:35
Iosonouncane 19:45 - 20:10
Sakee Sed 20:20 - 20:50
Aucan 21:05 - 21:35

PIAZZA CASTELLO
Apertura porte 18
Jennifer Gentle feat Luca e Alberto Ferrari 18:45 - 19:05
Dinosaur jr 21:40 - 23:10
Verdena 23:25 - 0:55

Mancare sarebbe a malapena un delitto.
In streaming, un leggero remix ad opera degli Aucan (in scena domenica) proprio dei Verdena.
VERDENA - RAZZI ARPIA INFERNO E FIAMME (AUCAN REMIX) by AUCAN

lunedì 27 giugno 2011

The Wilco are back


Lo ammetto con candore: i Wilco sono una di quelle band che ho solo sfiorato.
Ne ho letto parecchio bene, ho ascoltato (con piacere) qualche pezzo dalla loro discografia, non sono riuscito ad andare ad un loro concerto nonostante fosse qui in città.
Insomma: ci siamo sempre girando intorno, pur essendo che sono parecchie le affinità musicali con ciò che si ascolta su questi lidi.
Ad ogni modo, stiamo arrivando al nuovo album, il nono di una ormai longeva carriera che dura dall'esordio del 1995.
I Might è il primo singolo uscito, precedendo di un probabile mesetto l'uscita del disco ed è un pezzo piuttosto buono, dal suono quasi vintage, un basso acido, chitarre e atmosfere anni settanta.
Per cui, eccolo in ascolto e occhi puntati al resto che arriverà...
 
Wilco - I Might by ListenBeforeYouBuy

domenica 26 giugno 2011

Un Riassunto: Radiohead, tra Hype e musica.


Anno 2011, anno dei Radiohead?
No. Perchè musicalmente è stato meno sconvolgente che in passato, pur con ottime cose.
Qui lo diciamo e senza pensieri, pur considerando molto buono il materiale uscito.
Ma pensiamo a cosa stanno facendo e cioè confermare la distruzione del concetto album di cui abbiamo già trattato alcune volte in questo blog.
Già tempo addietro parlarono di voler evitare di mantenere il percorso album-tour e di dare vita a progetti più estemporanei. Ep, magari.
Ora: The King of Limbs è un Ep, lo sappiamo bene. Otto tracce per trentasette minuti di musica ben suddivisi (secondo chi scrive) per un lato A (quello più vicino al dubstep, fino a Feral) e un lato B più slegato e vicino a Hail To Thief (per la sua eterogeneicità di suoni).
Ed era febbraio.
Un album corto di cui si è sussurrato per parecchio che fosse solo la prima metà di un doppio.
Non era vero.
Però, per il Record Store Day hanno dato alle stampe un 12" di ottima qualità, quel Supercollider/The Butcher che aveva ridato luce ai vari strumenti della band inglese.
Finita così? No, passati un ulteriore paio di mesi, ecco l'inedito suonato live nell'esibizione che andrà in onda presto sulla BBC, "StairCase", con un'altra assoluta novità, il doppio batterista acquisito.
E poi roba di pochi giorni fa, l'esibizione a sorpresa al festival di Glastombury, con un ennesimo inedito, The Daily Mail
che fa pure girava come inedito in possibile pubblicazione già da tempo.
Insomma: una band completamente fuori dal percorso album, che pubblica il materiale man mano che viene composto, suona a sorpresa (certo, potendoselo permettere) in grossi festival e che appare pienamente padrona del suo percorso artistico ma pure in netta contraddizione con il corso naturale.
Sta cambiando la musica (lo fa sempre) e stanno cambiando i modi di fruirla e ci pare che siano sempre i Radiohead a impostare certe strane.
Per cui onore e grande attesa per le future sorprese.

venerdì 24 giugno 2011

Bilanci di metà anno


Tracciamo un pò di bilancio di metà anno, ora che inizia l'estate.
Un anno interessante: ottime conferme e ottimi debutti, nella lista segnata sotto c'è ben poco di vecchio e stantio e questo fa piacere essendo l'obiettivo del disco quello di parlare di cose sempre nuove e non soffermarsi solo sulle "vecchie glorie".
Perchè è molto più bello trovare i tesori sconosciuti che passare il tempo a sfogare le proprie frustrazioni gettando pessimi voti ovunque, sport tra i più comuni nelle comunità musicali.
Dunque, cosa consiglierebbe questo negoziante ora che siamo arrivati a circa metà anno?
Ecco i dischi da non perdere...
Sul fronte concerti, invece, c'è molto ancora davanti quindi facile facile
 E così iniziamo ad appoggiare le prime certezze.
Perchè nei forum, sulla maggior parte di questi album si abbatteranno gli insulti: certe cose sopravvalutate, altre inutili, altre ripetitive.
Io invece dico: buone cose.

    giovedì 23 giugno 2011

    Il nuovo Apparat


    Apparat, musicista tedesco che appartiene alla variegata categoria elettronica (ma di difficile catalogazione, visti gli esordi techno, una prosecuzione più ambient e le influenze di musica classica, nonchè i numerosi progetti paralleli, in particolare Moderat) ci regala un primo estratto dal nuovo album, dal nome Black Water e possiamo solo parlarne in grandi termini.
    Ritmi dilatati e un ottimo crescendo, ricordando qualcosa vicino al miglior Moby.
    E quasi, anche se sappiamo di osare molto, alla The Rip dei Portishead.
    Ad ogni modo un grande pezzo, sotto in streaming e download.
    Apparat - Black Water by Mute UK

    mercoledì 22 giugno 2011

    Due pezzi grossi che battono un colpo



    Inutile girarci intorno, c'è poco preambolo da fare se ti ritrovi in mano due inediti, uno sul fronte Radiohead e uno di Damon Albarn.
    Partiamo da questo, di non poco interesse: la mente dietro ai Blur evidentemente non è soddisfatta delle svariate carriere parallele (Gorillaz, album registrati in Africa, il progetto The Good, The Bad and The Queen) e dunque ora sta lavorando ad un musical, presto in scena.
    Sappiamo che si chiama Dr. Dee e che narrerà di un un alchimista alla corte di Elisabetta I d'Inghilterra.
    Qualsiasi cosa ne esca, musicalmente non potrà che essere splendida, visto questo inedito cantato voce e chitarra, dal titolo Apple Carts.



    Non meno interesse sul fronte Radiohead.
    Sappiamo che a giorni uscirà un live At The Basement, prima versione dal vivo dall'uscita di The King Of Limbs (di cui per ora ancora non si hanno notizie di un tour) ed ecco che spunta un pezzo nuovo, con tanto di secondo batterista aggiunto.
    Le atmosfere sono quelle dell'ultimo album e pare piuttosto interessante.
    Dunque, il video di Staircase

    martedì 21 giugno 2011

    Report Live: Ryan Bingham and the dead horses @ Hana Bi

    L'Hana Bi è un posto magico e una di quelle eccezioni che ti fanno dire che anche in Italia si possono fare grandi cose.
    In fondo, capirai che idea: prendi un bagno a Marina di Ravenna, dagli una programmazione di livello internazionale e fai concerti in spiaggia ad ingresso rigorosamente gratuito, con la gente (decine, centinaia, a volte oltre) che viene e si siede, balla, si appoggia sulla duna circostante.
    Un rischio: perchè solo vedendo quest'anno sono passati / passeranno Anna Calvi, I'm From Barcelona, Yuck, Scott Matthew, Tallest Man on Heart, Oneida e parecchia altra gente importante.
    L'anno c'era Badly Drawn Boy, per dire.
    E poi scommetti di guadagnare sul ristorante, sui numerosi cocktail, fai feste e dj set con gente che balla il sabato, chiedi agli artisti compensi magari minori e gli offri una giornata al mare e una bella cena (e spesso poi se ne innamorano).
    Serve che venga gente e ne viene eccome.
    Anche in un anonimo lunedi, con un nome non certo famossimo come quello di Ryan Bingham quelle duecento o trecento persone ad occhio erano lì in giro.
    E c'eravamo pure noi, attirati da turni lavorativi favorevoli e dalla sensazione di un bel concerto in arrivo.
    Tutto come previsto.
    Qualche ora di sole, una piccola cena nel ristorantino interno (buono) e alle 9 e mezza circa entra per un set d'apertura quello che scopriremo essere poi il secondo della chitarrista della band, proponendo un folk acustico (che diventa accompagnato negli ultimi pezzi) di ottima fattura e di cui bisognerà ritrovare informazioni.
    Un'oretta dopo è tempe del protagonista della serata, appena trentenne dello stato di Nuovo Messico, Stati Uniti, conosciuto principalmente (su questi lidi) per il premio oscar per il brano The Weary Kind, dal film Crazy Heart (ma è uscito in italia questo film? o l'ho rimosso completamente per qualche motivo o viene la sensazione che sia uscito nelle classiche dieci copie in croce).
    Fatto sta che i territori musicali sono chiari: folk, rock e soprattutto country nella sua massima espressione, manca solo il cappello da cowboy (ce l'aveva un allegro signore sotto il palco) ma nulla manca in ballate con voce roca e momenti che si alternano tra importanti escursioni rock, altri più intimisti senza disdegnare aperture ritmiche ballabili capaci di far muovere parecchie teste e parecchie piedi.
    Un'ora e mezza quasi di concerto, compreso un bis che quando si tratta di cinque pezzi diventa più una seconda parte che un bis.
    Bella serata, bella atmosfera, tanto divertimento e buona musica.
    Anche quest'anno si parte benissimo con il mondo Hana bi...
    The Weary Kind (Theme From Crazy Heart) by Ryan Bingham
     

    domenica 19 giugno 2011

    Ascolti: Junior Boys - It's All True


    Quarto album per questo duo canadese.
    Elettro pop di estrema eleganza e ritmi rallentati.
    Buone impressioni nel loro intimo live al Covo (2007).
    Queste sono le coordinate di base di due personaggi molto amati da chi scrive.
    D'altra parte se scrivi due album pieni di autentiche gemme e aggiungi un terzo appena un pelo meno ispirato ma sempre un paio di spanne sopra la media, le aspettative sono elevate quanto le valutazioni di ogni voto.
    Ebbene, stavolta stiamo invece sulla sufficienza e basta.
    It's All True è un album al solito perfetto nei suoni però manca l'obiettivo più importante: il fattore canzone.
    Scorre quindi benissimo in sottofondo e pure bene ad alto volume ma non si pianta in mente: non ci sono le Count Souvenir o anche solo le matematiche eleganze di Parallel Lines  e soprattutto è la parte vocale a essere meno lucida, ispirata, memoriabile.
    E' sempre un bel sentire ma da chi ha scritto (pur non avendo mai avuto grossi riflettori sopra) grandissime cose, un album solo sufficiente lascia un pò l'amaro in bocca.

    sabato 18 giugno 2011

    Ascolti: Noah And The Whale - Last Night On Heart


    Uno si dice, visto che certi dischi hanno stagioni predilette per essere ascoltati, che un album nuovo di Noah And Whale in vista dell'estate non ha troppo senso.
    Perchè i precedenti (ottimi) lavori avevano come atmosfere quelle autunnali più che altri.
    Una certa malinconia di base, tempi dilatati, racconti di amori e emozioni.
    E invece il registro è completamente cambiato.
    Sembrano più (parleremo presto anche di loro) gli I'm From Barcelona.
    Vedi l'iniziale Life is Life e i suoi cori.
    Ma anche L.I.F.E.G.O.E.S.O.N primo estratto e delizioso brano che ha il sapore delle canzoni da spiaggia e da festa.
    Un disco più anni ottanta, per certi versi.
    Brillante per melodie e produzione anche se perde inevitabilmente in carisma.
    Perchè poi c'è un discorso di aspettative ed è un pò come fu sentire i primi pezzi "allegri" dei Sigur Ros, quel senso di straniamento per certi versi positivo (quando un brano è ben scritto lo è sempre) per altri leggermente malinconico per certe atmosfere perse o quasi (qualcosa è rimasto vedi Wild Thing).
    Comunque sopra la sufficienza.
    Clicco qui e mi sento tutto l'album in streaming

    giovedì 16 giugno 2011

    Batti le mani e dì "yeah"!


    Ovvero, Clap Your Hands Say Yeah al gran ritorno.
    Gruppo americano, esploso al momento di massima ascesa del fenomeno Pitchfork, bibbia online del mond indipendente, in un'epoca in cui il solo voto (9) del sito al primo esordio autoprodotto di questi ragazzi riuscì a scatenare il passaparola e la conseguente espansione in tutto il mondo dell'album.
    La caratteristica fondamentale è la voce di Alec Ounsworth, sbilenca fino alla probabilmente voluta e accentuata stonatura su basi indie vicine a certi Arcade Fire meno impegnati.
    Non un capolavoro, come disse Pitchfork, ma una ricetta originale (grazie anche a riuscitissimi singoli) e quindi da tenere d'occhio.
    Dopo un secondo (meno popolare ma interessante) album stiamo ora arrivando al terzo ed è uscito ieri il primo estratto, in download gratuito sul sito della band .
    Primo impatto positivo: ritmica veloce, voce in primo piano, orchestrazioni in sottofondo, nulla di nuovo ma suona bene e ai Clap Your Hands Say Yeah non chiediamo nulla di più.
    Sotto l'ascolto e il modulo per il download gratuito, così ci dice cosa ne pensate!

    martedì 14 giugno 2011

    Ascolti:Patrick Wolf - Lupercalia


    Uno dice, questa volta non funziona.
    Perchè già Patrick Wolf è un personaggio controverso, amato alla follia da alcuni (siamo tra quelli) e odiato da altri, personaggio costantemente sopra le righe, sospeso tra pop, elettronica, orchestrazioni barocche, momenti di profondo intimismo quanto veri e propri inni hit pop (vogliamo parlare di The Magic Position?).
    E Lupercalia viene dopo The Bachelor, da più parti salutato come il suo migliore e più intenso album (al fianco di Wind in The Wires diciamo noi), quindi uno si aspetta parecchio.
    Intitolato come festività romana, l'inizio dell'album fa un pò storcere il naso: non perchè si tratti di pezzi brutti, anzi, la scrittura è sempre sopra la media ma tutto suona molto leggero, radiofonico, sgombrato dalla (positiva) pesantezza e dai (sempre interessanti) esperimenti del passato (l'indimenticabile The Libertine).
    Se quindi "The City", gia primo singolo suona bene ma non colpisce, da Armistice in poi esce tutto il lato drammatico e autorale del ragazzo inglese, prima di una coda nuovamente più allegra e sottilmente eighties.
    Tra parentesi, abbiamo visto live unplugged Wolf e ha una voce e un carisma immensamente migliori rispetto ai già ottimi dischi, lasciando la naturale impressione che un futuro tour sia quantomeno da seguire.
    Lupercalia è un disco che lentamente ammalia.
    Atmosfere dilatate, un suono più "radiofonico" ma in molti casi di ottimo risultati e quindi promosso, anche se inferiore ai dischi precedenti.
    Contiamo quella metà disco centrale di ottima qualità e il resto come solo sufficiente,  ma ciò che conta è che il Lupo è piuttosto vivo...

    lunedì 13 giugno 2011

    La crisi dei Festival? No.


    Ci dicono che il festival in italia è nudo.
    No.
    Non è il pubblico italiano ad essere diverso e se in parte lo è deriva tutto dalla logica conseguenza di una cultura organizzativa e civile sbagliata negli anni.
    Intanto, per essere chiari, noi di festival, in italia, ne abbiamo pochi.
    Il festival prevede più palchi, la giornata intera di concerti, il campetto con decine di migliaia di giovani.
    Da noi anche la cose più grosse iniziano alle 3 o le 4 del pomeriggio, a mezzanotte o poco più sono finite e sono solo lnghe giornate di musica: 3,4,5 artisti che si susseguono.
    E diciamo, piuttosto, che il cast di questo Heineken era impostato in una maniera che non mi viene in mente come possa essere successo, a gente che organizza da anni,di scriverlo.
    Basta fare un paio di giornate internazionali e una italiana, visto che Vasco Rossi bisogna sempre averlo, piazzando Cremonini Fabri Fibra e Negramaro lo stesso giorno e gli altri puntare sugli stranieri, magari aggiungendo agli Headliner Coldplay gli Strokes per il secondo giorno e più o meno il resto della programmazione era già a posto.
    E non è vero che c'è questa crisi: spuntano ovunque festivalini estivi, ovvero gruppi di date a pagamento o anche gratuiti, solo ieri è spuntato un radar
    festival a Padova con Juck, I'm From Barcelona e Adam Green tra gli altri.
    Siamo quindi cresciuti in un cattivo contesto e siamo pecoroni nell'adeguarci, con masse di persone a beatificare ogni santo anno per il Ligabue, Vasco Rossi o Negramaro, fieri di una italianità che non sappiamo nemmeno cosa sia (votare oggi please), figli di un paese vecchio che fa solo petizione perchè si abbassino i volumi (San Siro?) e tutto finisca entro le 11 e mezza o mezzanotte mentre in Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Belgio, Serbia e quasi ogni altro stato europeo si celebrano giorni di festa e riti collettivi basati semplicemente su amore per la musica e condivisione di spazi.
    E i nostri figli cresceranno così, stato unico dove i Festival con F maiuscola non si possono fare e dove non si investe sul farne crescere uno, sperando sulla buona (buonissima) volontà di piccoli indipendenti che per fortuna ogni anno ci regalano parecchie soddisfazioni.

    Dai regaliamoci un sorriso, con la Festival Song di Adam Green (30 giugno live unplugged a Bologna, 6 luglio dj set a Padova)

    sabato 11 giugno 2011

    Preview: The Rapture


    C'è stato un momento in cui la Dfa era al centro del mondo.
    The Rapture, Lcd Soundsystem, Hot Chip, Hercules And The Love Affair...
    Erano esattamente al posto giusto nel momento giusto: l'ondata di nu rave, una nuova scena elettronica apprezzata da pubblico e critica, l'esplosione parallela di nomi europei quali Justice e Digitalism.
    Per qualche tempo si ballava e si ballava con intelligenza.
    Ora molto sta cambiando, la scena più interessante pare essere quella dubstep, il ritorno degli ultimi due nomi segnalati non sta in realtà venendo così atteso come si poteva immaginare e soprattutto il progetto Lcd Soundsystem, progenitore di tutto, si è chiuso pochi mesi fa (e nel migliore dei modi, con una concerto celebrativo di più di tre ore a New York).
    Rimane l'apprezzamento per certi dischi.
    Uno dei più interessanti era sicuramente quello dei Rapture, folle elettro punk capace di dare alle stampe alcuni dei singoli più interessanti di quegli anni, non ultimo Echoes, di nuovo alla luce dopo l'essere diventato sigla di una delle serie tv culto di questi anni, Misftis.
    E dunque, eccoli di nuovo in scena: How Deep Is Your Love prelude al nuovo album e si presenta con classe e forse più vicino a Hot Chip o Chk Chk Chk, sopratttutto per una voce meno urlata.
    Comunque una buona anticipazione, vedremo tra un pò sulla lunga distanza...

    giovedì 9 giugno 2011

    Kasabian new single


    Secondo di chi scrive, i Kasabian sono e soprattutto possono essere un gruppo Enorme.
    Un esordio interessante, un secondo album pieno di buone idee e forse qualche esagerazione e un terzo (The West Rider Pauper Lunatic Asylum) spettacolare e finalmente a fuoco.
    Energia rock allo stato puro, unione tra rock, elettronica e richiami a orchestrazioni classiche, il tutto in un senso melodico che solo i grandi gruppi hanno.
    In settembre esce il nuovo album, Velociraptor.
    Da qualche ora gira il primo estratto.
    Un pò Chemical Brothers, un pò Kasabian. Un giro acido di chitarra, basso e rock.
    Insomma: Attendiamo il tutto con impazienza.
    Switchblade Smiles by kasabian

    mercoledì 8 giugno 2011

    Ascolti: Pete And The Pirates - One Thousand Pictures


    Qualche mese fa ero a Londra.
    C'era un piccolo festival chiamato Hmv Next Big Thing. In pratica per una settimana (abbondante) e in più locali della capitale inglese suonavano tre band al popolare prezzo di 10 sterline.
    Nomi nuovi, questo era il leitmotiv. Dai nomi nuovi ma già grossi (Anna Calvi, James Blake) a emeriti sconosciuti.
    Una delle sere i nomi sopracitati erano già sold out (anche perchè erano tutti locali da poche centinana di persone) e dunque scelsi il terzo nome a me conosciuto, nel bel The Garage.
    E c'erano sul palco, preceduti da due giovanissime e ottime indie rock band, proprio Pete And Pirates.
    Ottimo live il loro: solido, divertente, ben suonato.
    E ci fu un inedito, Winter 1, già prima traccia in anteprima tempo fa, suonata con tre o quattro alla batteria come i Franz Ferdinand nella loro splendida Outsiders live, un inedito dicevamo da strabuzzarsi gli occhi.
    Un ottimo inedito e quindi fu d'obbligo pensare di mantenere gli occhi aperti sull'imminente album.
    Dunque cosa ci dicono questi tredici pezzi?
    Ci dicono che Winter 1 si conferma uno dei singoli più belli di questi anni inglesi, che la capacità melodica della band si conferma pezzo dopo pezzo, così come il loro suonare "strano"  vicino a volte a quella intuizione dei Clap Your Hands Say Yeah nel risultare quasi stonati e invece non esserlo affatto.
    Dunque: rock a media velocità, cori, suggestioni anni sessanta, allo stesso tempo vicinanza con i migliori momenti di questi anni (Franz Ferdinand, Strokes).
    Un bell'album, bravi ragazzi, forse solo un pò fuori tempo per godere dei meritati riflettore.
    Winter 1 by Pete And The Pirates

    martedì 7 giugno 2011

    Musica Liquida: Kaiser Chiefs, ICloud e moderne fruizioni della musica


    Non so se ve ne siete accorti.
    Ma se dovessero chiedervelo tra qualche anno è esattamente in questi giorni che sta cambiando tutto.
    O meglio, se ne stanno creando i presupposti.
    E' una rivoluzione, apriamo gli occhi.
    Antefatto: mp3 e banda larga hanno reso a disposizione di tutti ogni contenuto musicale, senza che ci giriamo troppo intorno.
    E di pari passo sta evolvendo il sistema distributivo: i Radiohead con l'ormai storico Up-To-You misero in vendita un album facendo decidere all'acquirente il prezzo e si sono ormai tolti dal mondo discografico, vendendo direttamente in prima persona i loro cd (almeno in un primo momento).
    E poi sono seguiti esempi simili anche di band più piccole.
    Si è sfaldato il meccanismo casa discografica-radio-negozio di dischi, la prima perchè il mondo social riesce a portare alla ribalta artisti anche con semplici webzine o passaparola, le radio aggiungono contenuti parlati (o moriranno) e il negozio di dischi è già ormai defunto, sorretto in minima parte dai negozi di vendita online.
    Ma diciamolo: pagare per un oggetto non fisico (l'mp3) è difficile, non a caso c'è un piccolo ritorno di acquisto ma non sul cd ma sul vinile (ne abbiamo parlato qui ).
    Questo è il quadro attuale. Anzi era.
    Poi due cose rapide in pochi giorni.
    Una band, non certo indimenticabile ma comunque di una certa fama, ovvero i Kaiser Chiefs.
    Propongono un nuovo album che album non è: 20 brani disponibili, ognuno ne sceglie i dieci preferiti, si fa la copertina e paga.
    Svanisce il concetto di album. Cosa si dovrebbe recensire in questo caso? Tutti e venti i brani? I migliori? I migliori per chi?
    Non è finita: ICloud.
    Ormai si sapeva e ora è ufficiale.
    Nuvola online: tutti i propri contenuti, anche (soprattutto) quelli musicali, vanno a finire in un nostro spazio virtuale, e nella declinazione Apple con un qualunque dispositivo noi abbiamo la nostra libreria pronta.
    Che sia accendere il computer, usare l'Iphone, scrivere sul tablet e per logico futuro, accedere a internet tramite televisore o automobile o quant'altro, non esiste più supporto fisico.
    Probabilmente, esisterà sempre meno anche il concetto di album. Avremo semplicemente ciò che ci piace.
    E non si pensi si tratti di un servizio di streaming in abbonamento, non è "io compro un disco e Apple me lo tiene nello spazio".
    No,no. Anche ogni pezzo che abbiamo personalmente. Le nostre migliaia di mp3 precedenti, tutte vengono da Itunes riconvertite e ricodificate e messe in questo spazio infinito.
    Avrà successo? Penso di si.
    Costa 25 dollari all'anno e con quelli avremmo tutta la musica che vogliamo, dove vogliamo, sempre associata a noi.
    Il futuro è qui, forse.

    Ascolti: Jamie XX - Far Nearer


    Qui, per essere chiari, si reputa Jamie XX uno di quei 4-5 personaggi che faranno la storia della musica nei prossimi anni.
    Si tratta di una scommessa e non fa paura.
    Ne abbiamo parlato per gli XX, debutto di una personalità immensa ma cosparso nell'insieme del gruppo e poi pochi mesi fa per quella splendida operazione con il da poco compianto Gil Scott Heron.
    Ora esce un piccolo singolo a suo nome e per quanto non sia nulla di epocale si sente tutta quella sensibilità musicale e capacità di suonare con eleganza questo minimale dubstep che arriva dritto al cuore e suona 2011 in ogni poro, senza guardare a niente di passato.
    Buon ascolto.

    lunedì 6 giugno 2011

    Sullo stato della critica musicale


    C'è bisogno di critica musicale? Di qualcuno che giudichi un album?
    Forse no, anche se pure di questo tratta questo blog.
    Non arrivo a fare questo ragionamento su complesse basi teoriche o altro ma su banali e freddi dati.
    Questo blog cresce: 50,80, anche 120 visitatori quotidiani, che per uno spazio aperto da una manciata di settimane la soddisfazione non manca.
    E da persona curiosa osservo cosa cerca la gente per arrivare qui.
    Quali strade, link o chiavi di ricerca usa.
    E lo dico onestamente: una parte rilevante del traffico proviene da "nomeartista + megaupload/torrent".
    Arrivano qui perchè cercano il disco e non un'opinione su di esso.
    E questo viene da riflettere sul fatto che se ancora serve il critico cinematografico ("faccio bene a spendere i miei 7euro per il cinema?") o d'arte o la prova di uno smartphone, sull'album in fondo il passaggio si può saltare.
    Trovo un nome figo, ne sento un brano o due su youtube/soundcloud e poi mi scarico tutto il pochi minuti, spesso meno di quelli che impiegherei a cercare e leggere le 4 o 5 cinque recensioni necessarie a farsi un'idea della qualità dell'opera.
    E quindi siamo tutti critici. Non a caso i forum pullulano esperti sapienti pronti spesso a scagliare tutto il loro furore in poche ermetiche righe di disapprovazione per ogni disco.
    Dunque, chissà a quanto serve, la critica.
    Forse serve non per l'egoistica presunzione di una conoscenza superiore ma solo per la voglia di condivisione.
    Ad ogni modo, finchè almeno alcune delle chiavi di ricerca conterrano solo il nome dell'artista e non il tentativo di download, noi siamo qui.
    Perchè piace parlre di ciò che si ama, tutto qui.

    sabato 4 giugno 2011

    Un'estate (anche) bolognese

    Lessi un paio d'anni fa una (giustissima) lettera da qualche parte di una persona che lamentava la "morte" musicale bolognese nei mesi estivi, specie poi vedendo la piccola Ferrara e il suo grande Ferrara Sotto Le Stelle.
    In effetti, di fronte allo splendore e alla vivacità dei locali nel periodo settembre/maggio, vi è una grande ferma in quel periodo.
    Anche se...qualcosa sta cambiando.
    Pareva infatti che il Botanique Festival, opera dell'Estragon l'anno scorso fosse uno sperimentale e isolato evento e invece prosegue e si aggiunge il Bolognetti on the rock, ad opera, per quel che si capisce del lokomotiv.
    Con piacere, essere tutti concerti gratuiti, ecco le date più importanti...
    Bolognetti On The Rock
    18 Giugno: Offlaga Disco Pax
    21 Giugno: Pan del Diavolo
    23 Giugno: Destroyer
    28 Giugno: Brunori Sas
    11 Luglio: Crocodiles
    21 Luglio: Washed Out
    BOtanique Festival:
    27 Luglio: Africa Unite
    29 Giugno: Ardecore
    8 Luglio: Cold In Berlin
    11Luglio: Amor Fou
    13 Luglio: Perturbazione
    22 Luglio: Kaki King

    Beh, pare che la Bologna estiva si stia svegliando...

    giovedì 2 giugno 2011

    Ascolti: Miles Kane - Colour Of the Trap


    Dunque, definiamo i confini della vicenda.
    Miles Kane. Classe 86. Nel 2008 frontman dei The Rascals (onesto gruppo indie inglese), l'anno successivo il progetto applaudito (più) dalla critica (e in parte) dal pubblico dei The Last Shadow Puppets, scritto a quattro mani con Alex Turner, voce e mente degli Artic Monkeys.
    I due sono pure stati compagni di stanza ai tempi dello studio e la vicinanza artistica si nota con le somiglianze tra l'ep solista di Turner e questo esordio a nome proprio di Kane, non a caso, forse, quasi contemporanei.
    Cambia solo l'approccio, da una parte più intimo e sussurrato mentre in questo caso più solare e forse, impropiamente pop, ma la direzione è la stessa: la canzone d'autore inglese anni sessanta/settanta.
    Pezzi con il sapore del classico, in termini non di qualità ma di suono, pezzi che hanno il sapore del vinile e della londra pre Woodstock e ancora sotto soggezione dalle opere dei Beatles (l'elegantissima My Fantasy).
    Potrebbe sembrare un disco da 6 e mezzo e invece riesce a strappare anche il sette in virtù di una bellissima scrittura e produzione.
    In poche parole: dodici pezzi tra il pop e il rock, di marca sixties per quasi quaranta minuti di piacevolissima musica che non ci cambierà le giornate o le classifiche di fine anno ma si lascerà ascoltare ancora e ancora.
    Ci basta eccome, vista l'età.
    In streaming, Come Closer, splendido pezzo di apertura dell'album...

    mercoledì 1 giugno 2011

    Edward Sharpe & The Magnetic Zeros


    Uno sfoglia il programma dei live dell'Hana-Bi.
    Tanti nomi, uno non ricorda niente di particolare. Ed è lunghissimo: Edward Sharpe & The Magnetic Zeros. Ebbene, trattati di un disco molto particolare uscito nel 2009, frutto di una scanzonata compagine di dodici elementi capitanati da Alex Ebert, album che se si dovesse definire in una parola sarebbe: hippie.
    Hippie come l'atmosfera da viaggio in autobus verso Woodstock, come l'estetica del gruppo, come le atmosfere vicine a certi Arcade Fire seduti intorno ad un fuoco e con la giusta quantità di alcool in corpo, tra momenti divertenti (la splendida Home, che ci siamo chiesti per giorni dove fosse presente e l'abbiamo poi ritrovata in un episodio di Community, serie tra le più divertenti degli ultimi anni) e riflessivi (la ballata Black Water).
    Sembra solo che sia venuto a mancare il giusto interesse per questo album perchè è pervaso di buoni sentimenti e ottima scrittura musicale.
    Ecco, la giusta unione tra i suoni degli Arcade Fire e gli I'm From Barcelona.
    Se conoscete le band, un quadro ve lo siete fatto.
    Altrimenti ecco l'irresistibile Home: siamo sicuri vi unirete il 22 agosto in spiaggia...

    [Live Report] Home Festival - Giorno 1 - 31/8

    Non è nemmeno, spero, necessario l'abusato discorso che potremmo riassumere in festival/italia/mondo. Ovvero: siamo una rara anom...