sabato 30 aprile 2011

Ascolti di seconda mano: The Kings of Limbs - Radiohead


Un ascolto volutamente ragionato e tardivo.
Perchè se sono gli stessi artisti, in questo i caso i Radiohead più di altri, a rivoltare le regole del mercato discografico, noi ci permettiamo di non dare seguito a quella frenesia di opinione che pervade il web, dove spesso un disco viene stroncato dal singolo o da un primo distratto ascolto.
Anche perchè parliamo, piaccia o meno, della band più importante di questi ultimi anni, che poi ormai sono almeno una quindicina, l'unica in grado di dare alla luce una discografia variegata, coraggiosa, fuori dagli schemi, coinvolgendo un grande pubblico.
Così, dopo il bel In Rainbows, il quintetto inglese dà alla luce con un preavviso di pochi giorni un album, che poi è un grosso ep: The Kings of Limbs.
La notizia è questa: l'avevano detto di volere smettere con il percorso album-tour-album-tour e infatti regalano otto pezzi, più i due appena usciti per un vinile in poche copie in occasione del Record Store Day.
Noi li consideriamo opera unica e di questi dieci brani diciamo che...buon disco rilassato.
L'impressione è questa: che non ci sia più bisogno del perfetto brit rock (The Bends) dell'opera rock (Ok Computer) o delle rivoluzioni artistiche e sonore (Kid A / Amnesiac).
Così, c'è solo voglia di scrivere pezzi e darli alle stampe.
Il disco è diviso in due parti. La prima da "Bloom" a "Feral" è di chiare influenze dubstep (confermate dalle collaborazioni di Thom Yorke con Burial e Four Tet) ma non suona "al seguito di" perchè sono gli stessi Radiohead dieci anni fa ad avere inserito l'elettronica e una certa attitudine che solo dopo si sono canalizzate in altri percorsi e generi.
Suoni ben padroneggiati, dunque, anche se manca il guizzo perfetto.
Poi il tutto si schiude: i cinque minuti di Lotus Flower sono una idioteque dei giorni nostri, con un cantato efficace, Codex una ballata a metà tra Pyramid Song e Videotape (nomi non da poco, ne converrete) Give up The Ghost e Separator altri giochi di suoni a ritmi rallentati, che suonano come estensioni dei momenti migliori di In Rainbows.
E poi ci sono i due inediti, una Supercollider di sette minuti vicina ai pezzi di The Eraser, l'album solista di Yorke e The Butcher, apprezzatissima dai fan perchè riporta tutti i vari elementi al loro posto, si sentono batteria, un basso cupo e minaccioso in questo brano vicino (azzardiamo) a certe incursioni oscure dei Massive Attack, pezzo che si preannuncia di grande impatto dal vivo.
In conclusione, concludiamo poco: un buonissimo album, non un capolavoro, un lavoro rilassato e molto moderno per suoni, piacevole da ascoltare e che ci dice semplicemente che i Radiohead hanno ancora molto da dare.
E scusate se è poco.
Radiohead - The Butcher by ianbhoy

Ascolti: Fleet Foxes - Helpness Blues



Ci sono periodi, ondate. 
La musica va a cicli.
Di esordi e di secondi dischi.
Per dire, l'ondata rock dei primi anni 2000 è già sparita (Strokes, Bloc Party, Artic Monekys, Editors, Interpol,Hives, Libertines ecc ecc) e invece ora si stanno muovendo le file dei secondi album di svariati interessanti esordi di due o tre anni fa.
Abbiamo già detto con convinzione dei Pains of Being Pure at Heart, che hanno fatto un disco delizioso.
Parliamo invece ora dei Fleet Foxes.
Quando si spellavano tutti le mani per il loro esordio, avevamo mantenuto un certo riserbo su una formula funzionale per uno o due pezzi, meno su un album, ancora più su una carriera intera.
Anche se una Wihite Wyinter Hymnal faceva emozionare.
Così ci siamo buttati all'ascolto, ben ispirati da un pezzo rilasciato nei mesi precedenti,quel Helpness Blue che dà il titolo all'album (e che è qua sotto in streaming, con la sua pregevolissima seconda parte).
E l'ascolto è soddisfacente: migliori suoni, meno "abbozzi" e più band, una certa freschezza che permette di mettersi in macchina, sotto ai primi soli (quasi) estivi in serenità.
La ricetta rimane quella e gli interrogativi gli stessi: il futuro sarà ancora per loro?.
Nel frattempo ce li godiamo e ci spiace che non sia prevista nessuna data italiana...



Fleet Foxes - Helplessness Blues by subpop

giovedì 28 aprile 2011

Suoni, trip, incastri, geometrie.

C'erano i Battles, il Math-Rock, i Foals (sottovalutati, ricordatevelo).
E poi c'è lui, da oggi.
Otomata.
Trattasi di sequencer di note.
Impossibile non perderci ore, e non ringraziatemi.

Voglio entrare anche io nel trip e clicco qui

mercoledì 27 aprile 2011

Dovessi,oggi.

Dovessi oggi, vender dischi in Italia, cambierei mestiere.
Probabilmente, nemmeno aprirei e se l'avessi fatto, mi chiederei il perchè di tale scelta.
Perchè io, che pure faccio l'infermiere e di missioni me ne intendo (e che pure di professione e non di missione voglio sentire parlare) mi rendo conto che sarebbe un'impresa, un folle tentativo di fare sopravvivere qualcosa che sta sfuggendo da questa epoca.
Siamo inondati come mai di musica, eppure non la possediamo.
Un concetto unico nel mondo dei media e delle arti: il film lo si vede, lo si possiede (in dvd, blu-ray, divx, si pure così) un libro ancora si compra, si sfoglia e se anche è inchiostro virtuale (alla fine ci stiamo arrivando) rimane sempre un libro, lo leggi, attento alle parole.
Il quadro lo vai a vedere, una foto la fai, la osservi, ne studi le angolazioni e l'arte che viene dietro.
La musica invece si permette di stare in sottofondo: in automobile, mentre corri, mentre dai l'aspirapolvere, durante il servizio di un telegiornale, nella scena toccante del film, nella radio al lavoro o nel locale dove entri.
Pure dove sarebbe importante, come in discoteca raramente è la prima attrice: fa da contorno ai riti sociali che vi ruotano vicino.
Rimane forse il concerto ma anche quello è un indissolubile mix di compagnia, coinvolgimento, aspetto visivo, il toccare nel salto o nel gesto o nell'urlo o nella lacrima o nella dedica, tutti istanti che compongono l'esperienza concerto che solo a volte è solo o quasi musica.
Eppure piace a tutti: piace a chi conosce tre cantanti in croce e sono Vasco, Ligabue e i Modà (attuali sostituti dei Negramaro). Piace a chi guarda la televisione e ascolta i talent. Piace all'anziano che conosce solo Sanremo e poco più. Piace al giovane rapper, piace all'indie-snob, a quello che-la-musica-è-finita-nel (aggiungere data a caso).

E questo forse è il suo più grande successo: essere diventata da media tradizione da fruire (vado a vedere il film, leggo il libro ecc) a presenza costante di ogni cosa, tanto da avere dato un nome alla sua assenza, e cioè silenzio. Non esiste un nome per un assenza degli altri media.

Ecco perchè poi nasce questo blog, così come ne sono nati mille altri.
E muoiono i negozi di dischi, perchè nessuno li compra più, ma in fondo li possiede tutti perchè ci siamo evoluti affinchè fosse possibile questo.
P.s. sotto in streaming un gruppo così figo che non li conosce nessuno, nè per il primo incantevole album, nè per questo secondo che parte lento ma alla fine è per almeno metà splendido.
Stateless - 'Ariel' (Album Version) by Ninja Tune

martedì 26 aprile 2011

Ascolti: James Blake


A distanza, una recensione viene sempre meglio.
Perchè si spoglia di hype, attese, emozioni del primo ascolto, si ha la conoscenza del disco senza la necessità di parlarne.
Quindi eccoci qui: a parlare di un disco seminale, un esordio importante.
Non ci interessa quale sarà il seguito, non ci interessa se come per Block Party (soprattutto) o Interpol (con qualche eccezzione) il resto della carriera sarà una lenta anche se onorevole discesa, perchè si tratta di un preciso momento in cui questo ragazzo inglese ha trovato la formula perfetta.
Ha messo insieme Anthony And The Johnson (nella voce) Bon Iver (nell'attitudine) il dubstep inglese che sta finalmente uscendo allo scoperto incontrando la formula canzone e non la sperimentazione fine a sè stessa (era successo raramente in passato) e pure una certa attitudine soul.
Dunque: una cover strepitosa, di Feist, quella Limits to Your Love che diventa oscura, dolente, con bassi che fanno tremare tutto se avete un impianto degno, ma non solo: l'iniziale Unluck che presenta alla perfezione la ricetta, il crescendo di I Never Learnt to Share, i giochi sulla voce di I Mind.
Funziona tutto, alla perfezione, con la stessa coerenza sonora di Funeral degli Arcade Fire con in più il piacere di sapere che questo disco qui e ora, tra qualche anno sarà ricordato.
E giustamente soprattutto. Da ascoltare in cuffia o su un giradischi, nei suoi suoni caldi che la glacialità del digitale (perchè questo si, è un disco prodotto nel 2011) non riesce a fermare, perchè pieno di anima.
E l'ha scritto un ventenne inglese a casa sua, un ventenne che viene da anni di conservatorio e poi ha scoperto l'elettronica e ha fuso tutto insieme.
Complimenti, candidato a disco dell'anno, senza se e senza ma.

Limit To Your Love (clip) by JamesBlake

lunedì 25 aprile 2011

Tre nomi, Italia, tre.

Ci sono scene e momenti inevitabilmente, nella musica.
C'è un momento in cui Dente, Beatrice Antolini e i My Awesome Mixtape sono "nuovi" e hanno le copertine delle riviste specializzate e poi ci sono momenti in cui questi artisti sono già "vecchi saggi", con un loro pubblico ben definito e per quanto ci paia da poco, non sono più novità da scoprire se non da certe riviste (meno) specializzate che ne parlano ad un pubblico più generalista (senza creare chissà quale interesse ovviamente, perchè ci sono artisti che non faranno il grande salto, non in un'Italia congelata da vent'anno tra Vasco, Ligabue e Berlusconi).
Dunque, potendo dire oggi tre nomi per il futuro, di chi potremmo parlare?
Angolo cantautorale, che siamo ben dispiaciuti, nonostante i contatti, di non avere potuto portare qualche mese fa a suonare dalle nostre parti, diciamo Dimartino.
Un disco italiano, nel senso buono del termine, di quella tradizione attenta alle parole e agli arrangiamenti e che pure non suona vecchia, se non nei riferimenti. Un disco che si pone a metà tra lo splendido esordio di Brunori Sas e il buon-vecchio-ormai-famoso Vasco Brondi.
La differenza sta in una ottima strumentazione di fondo: non solo parole ma anche nome di pianoforte, chitarra, batteria, se ne parla bene pure dal vivo.
Il disco integrale qui

Il disco "cool" invece è roba proprio di questi giorni, arriva da Firenze e suona esattamente come un disco inglese. Eccoci qui, dunque: Art Brut, Libertines, spicchi di Vampire Weekend, brit pop nel senso migliore del termine, three-minute-song spesso perfette e nessuna pretesa se non di battere il piedino (si senta Nova) e divertirsi.
Si chiamano The Hacienda e il disco lo sentite qui

Dunque, gli italiani possono fare cantautorato, brit pop e... sperimentazioni elettroniche.
Difficile (ma piacevole) cercare di descrivere il genere dell'esordio dei Quakers And Mormons, nati da una costola (si torna lì) dei My Awesome Mixtape, con in mezzo pezzi di Uochi Toki e collaborazioni, che pure avevamo visto dal vivo in tipo otto-persone-otto a Copparo un paio di anno fa, quando sembrava tutto il gioco scherzoso del cantante del gruppo bolognese.
Invece è molto di più: si gioca a fare gli Animal Collective, o meglio a fargli idealmente remixare un hiphop molto poco italiano e sporcato di effetti e produzioni spesso azzardate ma interessanti.
Ci piace, perchè ha personalità e potrebbe benissimo non essere nato nella nostra penisola, segno di sicurezza che spesso manca a noi-italia-che-amiamo-tanto-essere-italiani.
Streaming del disco qui.

Non di capolavori ma di orizzonti promettenti si parla: non si pensi che sia meno importante, tutt'altro.
E questo negoziante preferisce un incerto ma interessante esordio alle minestre riscaldate di certi big.

domenica 24 aprile 2011

L'Italia estiva.

In Italia, si sa, siamo l'unico paese europeo probabilmente a non potere avere un festival musicale.
Parliamo di una manifestazione di 3-4 giorni, con quelle cento circa band che si suddividono in 2-3-4 palchi e suonano dalle due del pomeriggio alle due di notte, con migliaia di persone accampate che ascoltano.
Ce ne sono in Spagna, Francia, Inghilterra, Scozia, Germania, Svizzera, Austria, Slovenia, Belgio, Malta e altri ma non in Italia.
L'unico sarebbe l'Italia Wave, ma sta morendo a livello di programmazione e soprattutto rimane ad un palco solo (ma almeno suonano tutto il giorno).
Ci sono però cose belle, rassegne o giornate, facciamo ora una selezione ragionata per fare il punto della situazione ad oggi.
Per affinità di chi scrive, rimaniamo nel centro-nord, anche per esperienze dirette.

Ferrara Sotto le Stelle Sito Ufficiale
Piccola piazza da 4-5 mila persone, una storia ultradecennale, live all'ombra di uno splendido castello e l'atmosfera tranquilla della città. Un luogo meraviglioso. Quest'anno per ora le date sono:

  • 24 Maggio: Sufjan Stevens @ Teatro Comunale
  • 3 Luglio: Verdena
  • 5 Luglio: The National + Beirut
  • 6 Luglio: Pj Harvey
  • 10 Luglio: Skunk Anansie
  • 21 Luglio: Subsonica
 Hana-Bi (Marina di Ravenna) Sito Ufficiale
L'Hana-Bi è un piccolo miracolo italiano, il fratello estivo del Bronson di Ravenna, con la semplice formula: concerti in spiaggia, gratuiti e di grande qualità. Inutile dire che è una delle cose più belle degli ultimi 150 anni e ogni serata va dal piacevole allo storico. Anche quest'anno la programmazione è da brividi, le date si stanno aggiungendo ogni giorno, ecco il quadro attuale che ho raccolto
  • 20 Maggio: Blank Dogs
  • 23 Maggio: Akron/Family
  • 25Maggio:  The Tallest Man On Earth
  • 30 Maggio: Toro Y Moi
  • 3 Giugno: Suuns
  • 10 Giugno: Crystal Stilts
  • 17 Giugno: Mystery Jets
  • 26 Giugno: The Pains Of Being Pure At Heart
  • 1 Luglio: Yuck
  • 7 Luglio: This Will Destroy you
  • 22 Luglio:  Avi Buffalo
  • 22 Agosto: Edward Sharpe & The Magnetic Zeros
  • Già certe in date non ancora uscite: Massimo Volume, Bologna Violenta, Heike Has the Giggles, Stornoway, in Forse Anna Calvi. 
Rock in Idr(h)o (Rho, Milano - 15 Giugno) Sito Ufficiale
Una giornata di musica che cresce di anno in anno. Quest'anno infatti la line-up è davvero ottima e vale ogni singolo euro di biglietto:
  • Foo Fighters, Social Distortion, Iggy And The Stooges, Band of Horses, Hives, Flogging Molly, Ministri.
Flippaut Festival (Rho, Milano)
  • 4 Giugno - Dance Reload: Chemical Brothers, Loco Dice, Derrick May, Goldie, Tyler Noze, Pink Is Punk, Kavinsky e Rudemates
  • 12 Luglio - Rock Reload: The Strokes, Glasvegas, Chromeo, Verdena, Elizabeth 
 
I-Day Festival (Arena Parco Nord, Bologna - 3 Settembre) Sito Ufficiale

Storica giornata con ultimi anni difficili, dopo avere saltato il 2008 e perso gli Oasis headliner nel 2009 (sciolti pochi giorni prima) l'anno scorso l'I-Day è tornato in forma e quest'anno propone due giornate, la seconda ci interessa meno, Offspring headlinear e cast da annunciare, la prima è la sintesi dell'indie rock di questi anni e prevede:
  • Arctic Monkeys, Kasabian, White Lies, The Vaccines e The Wombats.

Per ora il resto è ancora da scoprire, è stato volutamente ignorato l'Heineken Jammin Festival per lo scempio compiuto nella formulazione (o meglio accozzaglia casuale) della line-up e ci sono programmazioni da ampliare o ancora scoprire, per cui ne riparleremo nelle prossime settimane.

sabato 23 aprile 2011

We Need a Myth, or not.

Qualche anno fa recuperai un disco che tutte le recensioni davano per splendido.
Black Sheep Boy, ad opera di codesti Okkervil River.
Lo aspettai per parecchio direttamente tramite un negozio di dischi, pur ben fornito, che me lo fece arrivare.
Altri tempi musicali, nemmeno poi così lontani.
Mi appassionai così a questa band così intimista, dolente, che raccontava di un'America piena di sentimenti e storie.
C'era un pezzo, For Real, un autentico capolavoro.
Li vidi poi, in solitaria, in un periodo malinconico della mia esistenza, all'Estragon e fu una festa, per orecchie e cuore. Scoprii che erano in realtà molto nerd, quello sfigatino dei primi Radiohead, quel gruppo di amici che poi ti toglie il fiato in certe versioni acustiche e allo stesso tempo (vedi due album successivi) ti fa sorridere e stare meglio. Vedi alla voce Lost Costlines, uno dei pezzi più belli del decennio passato, almeno.
Il nuovo album "I Am Very Far" è in uscita nei prossimi giorni e ascoltandolo è subito spiccata una traccia. Traccia che si candida tra i pezzi dell'anno, lo dico, lo scrivo e lo segno.
Non aggiungo altro.
We Need a Myth - Okkervil River

06 - We Need A Myth by ilnegoziante

venerdì 22 aprile 2011

Al Lupo, al lupo: Patrick Wolf sta tornando.

Qualche anno fa, difficile dire quando ma probabilmente almeno sette o otto, presi Blow Up, nota rivista "d'avanguardia" (nel senso che recensisce centinaia di dischi ogni mese e di ogni genre e che anche chi ha un'ottima conoscenza musicale inevitabilmente trova almeno la metà dei nomi sconosciuti).
Si parlava di nuovo cantautorato, giovani di venti o anche diciotto anni che già facevano i numeri.
Me lo ricordo bene: era un gran articolo, scritto meravigliosamente e c'erano tre nomi: Bright Eyes, Patrick Wolf e...il terzo non lo ricordo (ci diremo che era Get Well Soon, anche se non è vero, perchè ci piace metterlo nella tripletta, ma di lui riparleremo più avanti).
Se Bright Eyes splendette su tutti per qualche anno, salvo poi mantenersi su livelli dignitosi, Patrick Wolf dà l'idea di essere ancora in rampa di lancio, forse perchè più elettrico, capace di essere allo stesso tempo un nuovo David Bowie, un bambino, un grande autore di ballate e pezzi strepitosi quando di pezzi semplicemente divertenti (vedi The Magic Position).
L'ultimo suo lavoro, The Bachelor, era  uno dei suoi migliori, complesso e scritto nella migliore dei mondi, apprezzatissimo da tutti e visto dal sottoscritto in versione unplugged nell'agosto del 2009 faceva una grande figura, specie per una voce che su disco si nasconde quasi mentre è semplicemente strepitosa dal vivo.
Tra poche settimane esce il nuovo album e quindi intanto vi mettiamo uno dei primi estratti, "The City" un brano medio di Wolf che spesso però inganna con i singoli e quindi varrà poi la pena di approfondire...

lunedì 18 aprile 2011

Un Festival, live. A Casa

Senza tanti giri di parole, abbiamo la possibilità di vedere il Coachella live.
Semplicemente dal sito, tutte le esibizioni, in streaming.
Con un cartellone impensabile, tra i più grandi e importanti del mondo.
Ed essendo al di là dell'oceano, pochi ci saranno potuti andare e quindi godiamoci questa inedita possibilità (e speriamo che la replichino anche in Europa...)

Il Coachella. Live.

domenica 17 aprile 2011

L'Eden dei Subsonica: il live.

Ci sono i Subsonica su disco e i Subsonica dal vivo.
I primi, dopo l’ottimo L’Eclisse (pare quasi non si sia capito, era un gran disco, probabilmente il migliore loro dopo Microchip Emozioanale) sono in calo o perlomeno l’ultima uscita, Eden, non soddisfa pienamente, arrivando ad un 6 stiracchiato per qualche bel brano e per la buonissima (come sempre) produzione che regala ottimi suoni, ma con un songwriting è in calo, liriche meno ispirate e quindi un risultato sotto i picchi raggiunti in passato.
Diverso il discorso sul palco: da anni ormai i cinque di Torino sono tra i migliori esponenti live italiani, frutto di un ottimo suono, di scelte visive e sonore sempre interessanti e al livello di produzioni ben più importanti per numeri (si pensi alla gabbia di luci del precedente tour) di un pubblico ormai eterogeneo e che li segue, canta, poga, balla, salta senza fermarsi per le due ore (abbondanti, a dire il vero) di concerto.
E’ quindi una grande festa il concerto di chiusura di questo primo Eden Tour al Futurshow Station di Bologna.
Parecchie migliaia di persone, palazzetto stipato, tripudio di luci, scaletta che pesca parecchio da Microchip Emozionale, ripesca buone cose da Amorematico e ignora un po’ l’Eclissi (peccato) mostrando una band in forma, rilassata, ben conscia di una coerenza artistica e intellettuale che permette di lanciare un appello sugli imminenti Referendum senza risultare stonati e prendendo sempre più slancio man mano che i minuti passano, riuscendo a fare saltare tutti.
Una ventina abbondante di pezzi, svariati bis, e tutti contenti.
Sul disco, li attendiamo al varco del prossimo album, perché c’è da rilanciare il progetto artistico, dal vivo, una sicurezza come sempre e quindi il consiglio è di non perdere il tour estivo, visti anche i prezzi bassi che come sempre la band vuole mantenere.


sabato 16 aprile 2011

Record Store Day

Nel 2007 se lo sono inventati  (quasi) per scherzo, oggi ne parlano pure i quotidiani nazionali e quindi ci vogliamo credere, che questo Record Store Day, giornata dedicata all'oggetto fisico musicale, specie al vinile, abbia un senso.
Quel che succede, sicuramente è che esce di tutto.
Lista di cosa esce, ebbene si.

Edizioni limitate, remix, edizioni delux, inediti, il mondo musicale, in particolare quello "indipendente" lo celebra alla grande.
Saremo scontati, ma scegliamo un vinile uscito oggi in mille copie (che non abbiamo la fortuna di possedere fisicamente, peccato) e cioè Supercollider / The Butcher, due inediti dei Radiohead, stampati in mille copie, nelle orecchie in questi precisi momenti.
Pare molto bello, a livello di Kings of Limbs, in particolare Supercollider, che lasciamo in ascolto qui sotto, direttamente da un rip su vinile, qualità non altissima, ci sarà di meglio, ma l'importante è essere qui, ora e oggi a celebrare questo giorno, ironicamente con la band che più di tutte si è staccata dal concerto di album fisico ma allo stesso tempo con quella che più, in questi anni musicali ha lasciato una traccia importante per coerenza, coraggio e qualità musicale.
E si sente, perchè se questa è una b-side, è una bellissima b-side.
01 - Super Collider (vinyl rip) by ilnegoziante

venerdì 15 aprile 2011

Riflessioni

Riflettiamoci, davvero.
Pare assurdo tutto questo clima di reunion.
Alcune cose belle, per carità, mi vedrei volentieri i Primal Scream che rifanno Screamedelica tutto.
Però c’è questo strano fenomeno di hype e hype di ritorno.
Mi spiego: c’eravamo tutti a vedere Anna Calvi al Lokomotiv (sold out) così come c’eravamo tutti a vedere gli XX al Covo l’anno scorso (soul out più duecento persone fuori).
E ci sono tutti (un altro mondo) a vedere gli Skunk Anansie oggi, ci sono tutti a vedere gli Strokes ora, headliner come l’anno scorso fu per la reunion per una sera dei Libertines o l’anno prima di quella dei Blur.
Che certe cose vanno pure bene, per carità, ma pare che in queste cose, a volte, ci sia più la ricerca dell’evento che l’evento stesso.
Io non mi spiego perché band che facevano duecento persone, si sciolgono e dopo dieci anni ne fanno mille, non sta nulla giusta cronologia delle cose.
O fa come se facendo fatica ad avere oggi “cose importanti” da vivere, ci creassimo hype di ritorno per cose che “non ci siamo resi conto che erano importanti”.
Un po’ come i Massimo Volume, che pare raccolgano ora il successo di pubblico facendo (bene) le stesse cose che facevano (benissimo) a fine anni novanta.
C’è poco di generazionale, oggi.
Di questi ultimi anni, forse gli Arcade Fire.
Per tutto il resto c’è la piccola grande nicchia, quel piccolo nugulo di persone che non riempono uno stadio ma fanno strabordare un piccolo club, ci sono sempre più concerti (perché i dischi non si vendono) e gente che paga per andarci.
E poi ci sono i forum, le persone che scrivono per criticare e sminuire i gruppi che non amano o per sdoganare personaggi al limite dell’imbarazzante, circoli viziosi di opinioni svolazzanti con l’intento premeditato di far parlare, con il gioco, favorito dalla socialità della rete, di sentirsi tutti come i redattori di Rolling Stone di Almost Famous, di essere rock’n’roll quando si è solo ragazzi smarriti sul treno di una passione chiamata musica.
E quindi ci siamo dentro, pure qui chi scrive, dal bancone immaginario di un negozio desolato, dove suona a ripetizione un disco amato mese dopo mese, quell’esordio di Bon Iver che attende trepidante un seguito, anticipato oggi da cinquantuno-misteriosi-secondi che potrebbero essere niente come (si dice) l’inizio del disco.
E in fondo, semplicemente, ci piace tutto questo.
Bon Iver Site
"Skinny Love" Live - Bon Iver

giovedì 14 aprile 2011

L'uomo più alto della terra

Il 25 Maggio, in spiaggia. Ovviamente Hana-Bi, Marina di Ravenna.
Live, The Tallest Man on Heart.
Sarebbe un consiglio, di quelli sottobanco.
Sarà una delle date più belle, perchè nello scenario della spiaggia al tramonto, si sa, certe cose rendono meglio di altre e un concerto affollato di persone (ce ne saranno) sedute tutte intorno ad un uomo con solo voce e chitarra, è una di quelle cose che possono scivolare in fretta dall'interessante all'indimenticabile.
Aiuta poi che ad esibirsi sia l'uomo più alto sulla terra, geniale  pseudonimo di Kristian Matsson, un ep nel 2006, uno sfolgorante esordio nel 2008 "Shallow Grave" e ritornato l'anno scorso con il secondo album, The Wild Hunt.
Voce intensa e chitarra sotto, un senso di rilassatezza e allo stesso tempo intimità difficile da trovare facilmente nel panorama musicale, non a casa parliamo di uno svedese che si è riuscito a fare un nome a livello mondiale.
Bene allora, il negoziante vi lascia un brano su cui bisogna solo spingere play, poi sulla serata ragionateci voi...
The TallestMan on the Heart - Troubles Will be Gone by ilnegoziante

mercoledì 13 aprile 2011

Lcd Soundsystem, Franz Ferdinand, cover e addii.

James Murphy ci ha lasciato, lo sappiamo ormai.
Con un concerto al Madison Square Garden di proporzioni epiche (più di tre ore, ospiti, praticamente ogni pezzo suonato), il progetto Lcd Soundsystem si è congedato.
Forse al meglio: al top per visibilità e al primo (leggero, non troppo) calo d'ispirazione il nostro ragazzone ha pensato di dedicarsi ad altri progetti.
Bene, dunque, lasciamo un nome importante (si voglia o no) per un intero decennio di musica.
Uno degli ultimi regali esce tra pochi giorni, per il Record Day Store, giornata in cui tutto il mondo indipendente celebra "il vecchio negozio di dischi".
Un tema affine a questo blog, ampiamente affine.
E quindi ecco che Lcd Soundsystem fa brillare un pezzo dei Franz Ferdinand, Live Alone, facendolo suo, rendendolo il doppio più lungo, sensuale, delicato.
E quella lunga coda finale che sembra l'abbandonare di un palco, un ennesimo saluto e un ennesimo ringraziamento.
Video: Lcd Soundsystem "Live Alone" (Franz Ferdinand Cover)

martedì 12 aprile 2011

Report Live - Anna Calvi @ Lokomotiv (Bologna)

Capita raramente un'occasione così.
Anche nel veloce 2011, dove fai parlare di te per qualche cover nell'anno precedente, esci con il primo album ad inizio anno e ti ritrovi ad aprile a fare il primo tour in Italia, nel piccolo ma sempre accogliente Lokomotiv bolognese.
Quindi capita la fortuna di assistere alla nascita di qualcosa.
Dopo una (pessima) apertura di Marcella dei Blake/e/e con il suo progetto solista Bemydelay, arriva sul palco intorno alle 23 la nostra ventinovenne cantante inglese.
Due le anime sul palco: una aggressiva, la voce, la minica facciale, il corpo avvolto in un intenso sforzo e i pezzi vicinissimi (no, osiamo, meglio) alle versioni su disco.
L'altra quella innocente e molto poco show (wo)man della ragazza, timida e con un sorriso ingenuo che spesso arriva a ringraziare e poco più, interagendo poco con il pubblico, se non verso la fine.
E' una fotografia interessante, quella di un'artista non ancora coinvolto dai manierismi e dagli spesso meccanismi dello spettacolo, no, questa sera c'è la nudità di chi si ritrova sotto gli occhi (piacevolmente interessati, bel pubblico) di persone che ascoltano per la prima volta l'artista.
Promossa, a conti fatti, specie nella parte finale, dove imbraccia la chitarra, pur a mezzo servizio (qualche problema fisico per lei) e si libera del tutto.
Scopriremo che nel piccolo locale c'erano quasi tutte le webzine che contano, qualcuno di Mtv che ne ha pubblicato il report e addirittura su Pitchofork sono apparse foto di questo live.
Viene da dire che tra qualche anno saremo ben felici di questo live quando Anna Calvi calcherà palchi ben più grandi...



Il nuovo singolo degli Arctic Monkeys

Ce lo regala Pitchfork e segna un altro appuntamento nel ritorno di Alex Turner e soci.
Dalle anteprime della tracklist al piccolo ep solista del frontman, dalle date live (in Italia a Settembre per l'I-day Festival) i prossimi mesi sono tutti per loro...

http://pitchfork.com/news/42166-listen-new-artctic-monkeys-single

lunedì 11 aprile 2011

Le prossime uscite...

Dunque, di che si parlerà nelle prossime settimane?
Il vostro negoziante inizia a consigliare questa listona, sono le sue scelte su cui puntare l'interesse nei prossimi mesi...

12 aprile
  • Cass McCombs: Wit's End [Domino]
  • Elbow: Build a Rocket Boys
  • Joan as Police Woman: The Deep Field
  • TV on the Radio: Nine Types of Light
16 Aprile  Record Store Day
  • The Dodos: "So Cold" 7" [French Kiss]
  • Franz Ferdinand: Covers EP [Domino]
  • Radiohead: "The Butcher" b/w "Supercollider" 12" [self-released]
19 aprile
  • i'm From Barcelona: Forever Today [Mute]
  • Kode9 and the Spaceape: Black Sun [Hyperdub Records]
26 aprile
  • Tied & Tickled Trio and Billy Hart: La Place Demon [Morr Music
  • WhoMadeWho: Knee Deep [Kompakt]
  • The Wombats: Proudly Present This Modern Glitch [Bright Antenna]
3 maggio
  • Architecture in Helsinki: Moment Bends [Cooperative/Downtown/Modular]
  • Fleet Foxes: Helplessness Blues [Sub Pop]
10 maggio
  • Okkervil River: I Am Very Far [Jagjaguwar]
  • Wild Beasts: Smother [Domino]
24 maggio
  • Art Brut: Brilliant! Tragic! [Cooking Vinyl]
31 maggio
  • Death Cab for Cutie: Codes and Keys [Atlantic]
  • Patrick Wolf: Lupercalia [Hideout Recordings]
  • The Vaccines: What Did You Expect From the Vaccines? [Columbia]
7 giugno

  • Arctic Monkeys: Suck It and See [Domino]
  • Battles: Gloss Drop [Warp]

14 giugno
  • Junior Boys: It's All True [Domino]
  • Bon Iver: TBA [Jagjaguwar]

Il dolore dell'essere puri di cuore (e bravi a suonare)


Ci era piaciuto molto l'esordio, sin dal nome, The Pains Of Being Pure At Heart e non c'erano proprio dispiaciuti nemmeno live all'Hana – Bi. E ora siamo di fronte al secondo album di questa giovane band che aveva dato buoni segnali l'anno scorso con un piccolo Ep che ne testimoniava la buona forma artistica.
E infatti Belong prende il meglio dell'esordio, ci aggiunge una produzione più corposa e ci riporta in maniera ottima in certi anni 80 e 90, atmosfere shoegaze tra Smashing Pumpkins e Cure, come nel pezzo che vi segnaliamo, My Terrible Friends.

Unioni improbabili (e dunque riuscite)

Gil Scott-Heron è un poeta e musicista statunitense, conosciuto principalmente per i suoi lavori della fine degli anni sessanta e inizi degli anni settanta come autore di spoken word, cioè di poesia recitata su basi musicali, insieme al suo attivismo militante afroamericano.
Jamie XX è uno, appunto, degli XX, la principale mente dietro ai suoni.
Succede che Heron torni nel 2010 dopo undici anni di silenzio con I’m New Here e che Jamie Xx ci metta le mani e lo trasformi in un disco di remix “We’re Here”, che suona come gli XX con alla voce un attivista politico di colore, che suona black, soul, dubstep.
Capolavoro, suoni fantastici.

Caparezza - Il Sogno Eretico

Personaggio ormai sdoganato alle masse ma sempre fedele a sé stesso in un percorso personale e sempre almeno interessante, Caparezza giunge al nuovo lavoro “Il Sogno Eretico” in piena forma.
Stiamo ascoltando da qualche giorno il nuovo album e ci sembra solo lievemente inferiore a quel Le Dimensione del Mio Caos che ne aveva sancito la definitiva maturazione.
Meno concept e più raccolta di canzoni, contiene la solita varietà musica e l'ottima dialettica espressa nei versi.
Da ascoltare e vedere live se potete, che ne vale la pena.

Radiohead. Ora.

Così alla fine, da un giorno all'altro.
Abbiamo aperto un sito, una webzine, un forum o anche un quotidiano forse e abbiamo letto che di lì a pochi giorni usciva il nuovo album dei Radiohead.
King of Limbs, otto pezzi, trentasette minuti circa. Un primo trascinante estratto con un Thom Yorke invasato come quasi mai davanti alle telecamere.
Qualche giorno dopo ne parliamo bene: una specie (sembra) di doppio Ep, una prima parte elettronica, erede di tanti ascolti della scena dubstep inglese suonata dal gruppo di Kid A, come se Idioteque avesse dieci anni fa dato il via a tutto, una seconda più intima, più In Rainbows, emozionante, dolce.

http://www.youtube.com/watch?v=cfOa1a8hYP8
http://www.thekingoflimbs.com/

E il non sapere scrivere pezzi brutti, The National.

Ormai sdoganati, ormai fanno sold out (speriamo lo ripetano a Ferrara Sotto le Stelle, cornice magnifica per loro), i The National vivono da qualche tempo la splendida abitudine di non sapere scrivere un pezzo brutto.
Spesso bellissimi, a volte belli, mai banali, noiosi, inutili.
Lo dimostra questo inedito dalla colonna sonora di "Win Win" film indipendente in uscita in queste settimane (all'estero, ovviamente).
Che dire, inchino.


The-National - Think-You-Can-Wait by ilnegoziante

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